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Lo stress psicosociale e le tecnologie comunicative caratterizzano la fase 2 della pandemia

stress psicosociale - agnoletti 1

Stress psicosociale. La pandemia ci ha obbligati ad essere maggiormente consapevoli riguardo l’enorme grado di interdipendenza e di iperconnessione globale permessa dalla tecnologia attualmente disponibile (comunicativa e non solo).

Abstract

Lo stress psicosociale e l’estrema iperconnessione della tecnologia attualmente disponibile, nella loro natura altamente interconnessa e vicendevolmente rinforzante, determinano le dinamiche complesse più peculiari della “fase due” della pandemia.

Abstract

Psychosocial stress and the extreme hyper-connectedness of the technology currently available, in their highly interconnected and mutually reinforcing nature, determine the most peculiar complex dynamics of “phase two” of the pandemic.

Autore

AgnolettiDott. Massimo Agnoletti – Psicologo, Dottore di ricerca Esperto di Stress, Psicologia Positiva e Epigenetica, Formatore/consulente aziendale, Presidente PLP-Psicologi Liberi Professionisti-Veneto, Direttore del Centro di Benessere Psicologico, Favaro Veneto (VE).


Stress psicosociale: dipendenza da tecnologia post Covid-19

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a pandemia ci ha obbligati ad essere maggiormente consapevoli riguardo l’enorme grado di interdipendenza e di iperconnessione globale permessa dalla tecnologia attualmente disponibile (comunicativa e non solo).

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Questa consapevolezza permette potenzialmente di trovare soluzioni innovative al problema della pandemia ma rappresenta contemporaneamente anche, all’interno della popolazione, una diffusa vulnerabilità e fragilità psicologica.

Mai come ora percepiamo la nostra salute (anche in termini di sopravvivenza) e qualità di vita, come dipendenti dalle scelte e dai comportamenti effettuati anche dagli “altri” (intendendo con questo termine qualsiasi entità e non considerando noi stessi).

Stiamo assistendo ad una massiccia transizione sociale globale che da emergenza sanitaria (“fase1”) è passata ad un contesto cronico emergenziale psicosociale ed economico (“fase 2”) connotato da una parte, come un rischio oggettivo e percepito di diffusione del virus minore rispetto la fase precedente, dall’altra come il pericolo effettivo di ritornare a valori di propagazione virale della fase pandemica precedente.

Se la “fase 1” era contrassegnata da una combinazione di stressor psicosociali e stressor di altra natura (come per esempio quelli che hanno alterato il nostro ritmo circadiano determinando cambiamenti dei nostri stili di vita – Agnoletti&Zimbardo in press; Agnoletti&Zimbardo 2020), lo sforzo adattativo che stiamo vivendo per affrontare lo stress è quasi esclusivamente di natura psicosociale.

Alcuni dei fattori dello stress psicosociale erano facilmente ipotizzabili anche in epoca pre COVID-19, si pensi ad esempio allo stress nel cercare di soddisfare dei sani rapporti sociali o al fatto di non sapere mai con assoluta certezza il proprio grado di esposizione al virus.

Altri fattori invece sarebbero stati molto più difficili da prevedere prima della pandemia ma l’esperienza ci ha dimostrato, essere molto impattanti sulla qualità di vita quotidiana oltre che sull’efficacia dei comportamenti adottati (individuali e collettivi.

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Nello specifico ci riferiamo a tre stressors psicosociali legati a tutto ciò che potremmo definire dominio informazionale relativo il COVID-19 (per semplicità li chiameremo “stressors da infosfera COVID-19”abbreviandoli con l’acronimo “SIC”):

  • lo stress psicosociale quotidiano, necessario a distinguere le fonti di disinformazione dalle fonti affidabili (si pensi alle numerose “fakenews” presenti nei social media),
  • lo stress di gestire continuamente le informazioni incongruenti relative il nostro comportamento. Questo stress è connesso alla dissonanza cognitiva innescata dai contrasti funzionali relativi a credenze, nozioni ed opinioni presenti contemporaneamente in ciascuna persona (per esempio adottare una distanza di sicurezza diversa a seconda si tratti di un parente o di un estraneo),
  • lo stress relativo l’esposizione diretta o indiretta (assistendo personalmente o tramite contenuti televisivi o presenti sul web) di comportamenti finalizzati a contenere il COVID-19 incoerenti con quelli considerati come “corretti” (si pensi, per esempio, a come giudichiamo le diverse politiche di contenimento adottate dalle nazioni confinanti la nostra).

Questi  specifici fattori di stress psicosociale rappresentano gli elementi che, sebbene inizialmente molto sottostimati all’inizio della pandemia, sono quelli che impattano maggiormente, più diffusamente e in maniera più pervasiva e continua, sulla qualità di vita di ciascuno di noi.

La mia personale convinzione è che la presenza massiccia e diffusa di stressors psicosociali veicolati dall’eccessivo impiego della tecnologia comunicativa sono ciò che rendono più caratteristica ed unica la pandemia da COVID-19 che stiamo vivendo.

Stress psicosociale e stressors psicosociali

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La presenza combinata di questi stressors psicosociali, rinforzati ed amplificati dall’utilizzo della tecnologia comunicativa digitale, rende le dinamiche psicosociali e comportamentali della pandemia COVID-19 un fenomenobio-psico-sociale (Agnoletti, 2020) unico nella storia della nostra specie.

Le dinamiche legate ai SIC sono così diffuse e presenti nelle nostre vite che ritengo sia fondato gestire questo fenomeno con determinazione oltre che competenza.

Sappiamo infatti quali possono essere gli effetti potenzialmente negativi per la salute psicofisica dell’organismo derivanti da un’esposizione così prolungata (cronica) agli stressors psicosociali (si veda la vasta letteratura scientifica relativa lo stress cronico) ma non dobbiamo sottovalutare anche le dinamiche sociali dei SIC stessi nel polarizzare pericolosamente comportamenti strategicamente importanti per le politiche di contenimento del virus (si pensi, ad esempio, alla polarizzazione pro e contro l’utilizzo di eventuali vaccini o l’utilizzo di App di tracciamento dei contagiati, ecc.).

Se infatti i SIC includono il distress individuale consistente, ad esempio incontrando una persona senza mascherina, gli stressors da infosfera COVID-19 sono rappresentati anche da quei fenomeni di polarizzazione comunicativa dettati dai social media (Del Vicario et al., 2018), fonte di emozioni negative e nella loro dimensione cronica impattano negativamente nella nostra salute.

Possono, quindi, realizzarsi comportamenti basati su fake news o sulla diffusa disinformazione presente sul web (Pira & Moncada, 2020) che risultano pericolosi per la salute individuale e sociale.

Anche altri elementi di distress sono naturalmente presenti attualmente nella nostra società, come ad esempio l’attuale estrema incertezza economica.

Questo un fattore, pur essendo importante è comune anche ad altre situazioni emergenziali non esclusivamente sanitarie (si pensi alla grande crisi economica mondiale degli anni Trenta del Novecento).

Gli “stressors da infosfera COVID-19”, diffusi dalle proprietà iperconnesse e continuamente presenti della tecnologia comunicativa attuale, sono gli elementi più interessanti e più caratteristici della pandemia da COVID-19 poiché innescano dinamiche comportamentali difficilmente prevedibili che influenzano, in ultima analisi, anche il grado di efficacia di contrasto al virus stesso.

Naturalmente gli “stressors da infosfera COVID-19” hanno una componente soggettiva che li rende estremamente complessi ed è proprio per questo che rappresentano attualmente una delle sfide più importanti e strategiche per la nostra società.

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BIBLIOGRAFIA

Agnoletti, M. & Zimbardo, P. (in press). La gestione del tempo psicologico (prospettiva temporale) e di quello biologico (ritmo circadiano) per il benessere psicofisico in tempo di pandemia. PNEI NEWS, 6.

Agnoletti, M. & Zimbardo, P. (2020). L’importanza di avere un profilo temporale bilanciato e un corretto ritmo circadiano per gestire al meglio la pandemia. Medicalive Magazine, 7, 15-20.

Agnoletti, M. (2020). Coronavirus come fenomeno biopsicosociale. Medicalive Magazine, 3, 23-28.

Del Vicario M., QuattrociocchiW., Scala A., Zollo F. (2018). Polarization and Fake News: Early Warning of Potential Misinformation Targets.arXiv:1802.01400.

Pira, F., &Moncada, R. (2020). Fake news. Medinova Edizioni, Agrigento.

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