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Il 118 è già nei locali del Pronto soccorso, per fare spazio a nuovi ambulatori

La Direzione generale della Asl Bt ha incontrato le organizzazioni sindacali regionali confederali e di categoria Cgil, Cisl e Uil e i segretari delle categorie dei pensionati Cgil, Cisl e Uil e sottoscritto un importante documento che illustra nel dettagli le principali attività in corso e i progetti da realizzare sul territorio Bat.

Piano di riordino

La Direzione generale è entrata nel dettaglio delle attività in corso e da avviare per dare seguito al Piano di riordino ospedaliero che per il territorio Bat prevedono la riconversione in Pta (presidio territoriale di assistenza) del presidio ospedaliero di Trani (già avviato come da protocollo di intesa sottoscritto con il Comune e la Regione), la riconversione in presidio post-acuzie dello stabilimento ospedaliero di Canosa, nonché il trasferimento di alcuni reparti. In particolare, dopo l’estate prossima si prevede di ultimare i lavori di ristrutturazione, già in corso di aggiudicazione, che consentiranno il definitivo trasferimento del reparto di Psichiatria (Spdc) da Barletta a Bisceglie e che permetteranno, di conseguenza, il trasferimento del reparto di Gastroenterologia da Trani a Barletta. Entro lo stesso termine è inoltre ipotizzabile il trasferimento a Bisceglie del reparto di Medicina Interna, attualmente collocato a Trani.

Presidio Territoriale d’Assistenza Trani

A seguito di tali trasferimenti, unitamente alla ricollocazione della postazione 118 nei locali dell’attuale Pronto soccorso, si libereranno su Trani spazi da adibire al pta e per far spazio ad uffici/ambulatori del Distretto socio-sanitario di Trani-Bisceglie, attualmente collocati presso l’ex ospedale pediatrico, completando l’offerta ambulatoriale a gestione sia distrettuale (cardiologia e cardiologia pediatrica, chirurgia, dermatologia, endocrinologia/diabetologia, medicina dello sport, neurologia, oculistica, otorinolaringoiatria, ortopedia) che ospedaliera (cardiologia, chirurgia, endoscopia/gastroenterologia e nutrizione, ginecologia, pneumologia e medicina interna, ortopedia, urologia, terapia del dolore, diabete mellito e malattie cardio-metaboliche, malattie dell’apparato respiratorio, allergologia, disturbi metabolici infantili, odontoiatria e urologia).
Le novità rispetto al protocollo del 2016, consistono nella installazione RM da 1,5 tesla, di recente autorizzata dalla Regione Puglia, nell’allestimento di un arco sterile per oculistica per decongestionare le sale operatorie di Andria e Barletta), una RSA R1 da 20 posti letto (Unità di Cure Residenziali Intensive – per assistenza a pazienti non autosufficienti richiedenti trattamenti Intensivi, essenziali per il supporto alle funzioni vitali come ad esempio: ventilazione meccanica e assistita, nutrizione enterale o parenterale protratta, trattamenti specialistici ad alto impegno, stati vegetativi o coma prolungato, pazienti con gravi insufficienze respiratorie, pazienti affetti da malattie neurodegerative progressive, etc.)
Il potenziamento del day service chirurgico e l’attivazione del day service oculistico del PTA di Trani si pone la precipua finalità di decongestionare le sale operatorie di Andria e Barletta e consentire, pertanto, un potenziamento delle sedute operatorie sulle aree in sofferenza, ed in particolare le sedute chirurgiche in ambito oncologico, ortopedico e ginecologico.
Gli ambienti dell’ex pediatrico che si libereranno saranno adibiti a potenziare l’attività riabilitativa del Centro di Salute Mentale e a migliorare la collocazione dell’ufficio vaccinazioni.
Presso il PTA di Trani verrà inoltre attivato l’ospedale di comunità, coordinato da medici e interamente gestito da infermieri; al riguardo, il DG comunica che è allo studio la possibilità di mettere in rete un gruppo di medici che, eventualmente anche a turno, prendano in carico il coordinamento dell’Ospedale di Comunità.
Nei prossimi giorni il DG della ASL BT, il Governatore Emiliano e il Sindaco procederanno alla sottoscrizione dell’addendum al protocollo nonché agli atti traslativi di Palazzo Gradenigo in favore della ASL.

Liste di attesa

Sul tema delle liste di attesa, la Direzione generale ha specificato che la riorganizzazione dei servizi sarà strumento di abbattimento delle liste di attesa. A queste azioni si aggiungono le attività di sensibilizzazione rivolte ai medici prescrittori perché vengano utilizzati al meglio i codici di priorità. Le organizzazioni sindacali hanno richiesto incremento del personale: la Direzione della Asl ha comunicato che a breve la precisa definizione dei reparti da attivare (in considerazione di alcune specifiche deroghe richieste dalla Direzione ASL BT alla Regione), consentirà di rideterminare le dotazioni organiche di personale, e pertanto di poter procedere alla attivazione delle conseguenti procedure di reclutamento.

Punti di primo intervento

Su Trani e Canosa restano attivi i PPI, gestiti dal 118, con doppio equipaggio, con ambulanze collegate in telecardiologia ed in grado di diagnosticare l’infarto, evitando il passaggio in P.S. e garantendo il trasferimento diretto in reparto. È inoltre in corso l’acquisto di 4 ambulanze nuove.
Per Spinazzola, il Direttore Generale Alessandro Delle Donne comunica che è stata chiesta alla Regione la deroga per poter mantenere il PPI nel periodo invernale (ottobre – marzo); per Minervino, la postazione 118 sarà dotata di doppia ambulanza, in modo da garantire la copertura della postazione in caso di trasferimenti.

Centro unico di prenotazione

La Direzione Generale ha precisato che l’appalto per il centro unico di prenotazione è in corso di aggiudicazione; a regime, le postazioni CUP verranno raddoppiate rispetto all’attuale situazione. Sulla sede di Andria, è prevista l’apertura di ulteriori sedi decentrate del CUP.
Al fine di consentire un ampliamento dell’offerta di strumenti per la prenotazione/pagamento delle prestazioni sono in programma accordi con l’Ordine dei Medici e con Federfarma.

Cabina di regia

Con riferimento al protocollo d’intesa sottoscritto in data 26/10/2017 tra la Direzione Generale Asl BT e le organizzazioni sindacali, la Direzione della Asl ha chiesto alle stesse organizzazioni di designare i propri rappresentanti per istituire la Cabina di Regia prevista dal Protocollo di intesa. La cabina di regia sarà convocata seguendo i tempi e le modalità previsti dal Protocollo di intesa.
«L’incontro con le organizzazioni sindacali è stato molto più che proficuo – dice Alessandro Delle Donne, Direttore Generale Asl Bt – è stato occasione per condividere le attività che saranno portate a termine già nei prossimi mesi al fine di migliorare le risposte di assistenza su tutto il territorio. Si è trattato di un incontro interlocutorio e proficuo che ha portato alla definizione di importanti passaggi per affrontare alcune delle problematiche più importanti e di diffuso interesse, sulle quali sia il Governatore Emiliano, che la direzione generale della ASL BT stanno ponendo massima attenzione e velocità, come testimoniano i recenti e sempre più frequenti interessamenti personali del Presidente sullo stato di attuazione dei tanti progetti in corso e in avvio, come ad esempio il nuovo ospedale di Andria o la manutenzione delle strutture attive».

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Le aziende USL Umbria 1USL Umbria 2 e l’Azienda ospedaliera di Terni, per la prima volta congiuntamente, hanno siglato con le Organizzazioni Sindacali della dirigenza e del comparto un accordo per la stabilizzazione di circa 200 lavoratori precari nella sanità, in applicazione della Riforma Madia e sulla base degli atti di indirizzo della Giunta regionale.
L’accordo è stato siglato il 23 aprile, all’ospedale Media Valle del Tevere di Pantalla, dalle delegazioni di parte pubblica – i direttori generali della USL Umbria 1 e 2, Andrea Casciari e Imolo Fiaschini, e il direttore amministrativo dell’Azienda Santa Maria di Terni Riccardo Brugnetta – e di parte sindacale delle tre Aziende, che, in un percorso condiviso, hanno stabilito criteri omogenei, in termini di tempi e modalità, per superare il fenomeno del precariato.
“La stabilizzazione degli organici – sottolineano le tre direzioni aziendali – produce qualità e consente di capitalizzare le professionalità che negli anni si sono formate in numerosi reparti e servizi, garantendo la continuità organizzativa e assistenziale”.
L’accordo prevede fin da subito la stabilizzazione di quasi 200 lavoratori precari già in possesso dei requisiti previsti maturati in ciascuna Azienda di riferimento. Nello specifico si tratta di 77 operatori nella Usl Umbria 1, 64 nella Usl Umbria 2 e 33 nella Azienda ospedaliera di Terni, suddivisi tra dirigenti e altre professioni sanitarie. Il percorso di stabilizzazione proseguirà poi con l’individuazione, entro il 31 dicembre 2018, dei lavoratori che abbiano maturato i requisiti in altre Aziende del Servizio Sanitario Nazionale . 
Inoltre, nel triennio 2018-2020 sono previsti concorsi riservati al personale titolare di contratti di lavoro atipici, da almeno tre anni alla data del 31 dicembre 2017.

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L’appello di FedEmo in occasione della XIV Giornata Mondiale

“Precarietà nell’assistenza. Ri-partiamo dall’accordo Stato-Regioni”: questo l’appello lanciato dalla Federazione delle Associazioni Emofilici (FedEmo) in occasione dell’incontro “d’ACCORDO con MEC. Trattamenti omogeni, rilanciamo il dialogo” che si è svolto oggi a Roma per celebrare la XIV Giornata Mondiale dell’Emofilia.
Obiettivo dell’evento quello di portare all’attenzione delle Istituzioni la mancata attuazione, a 5 anni dalla sua firma, dell’accordo per l’assistenza sanitaria ai pazienti affetti da Malattie Emorragiche Congenite (MEC).
“In Italia sono oltre 11.000 le persone affette da Malattie Emorragiche Congenite – ha dichiarato l’Avv. Cristina Cassone, Presidente FedEmo –. Tra loro, poco più di 5.000 quelle con Emofilia A o B. Ad oggi siamo purtroppo costretti a registrare un’inerzia sostanziale da parte delle Istituzioni locali che non hanno dato seguito pratico a quanto contenuto nel documento. Questo è causa di un livello disomogeneo di assistenza interregionale che comporta non solo significativi costi socio-sanitari, ma anche forti disagi nella vita personale e lavorativa di pazienti e famiglie”.
Poche, infatti, le Regioni che al di là di un recepimento dell’Accordo hanno dato qualche seguito concreto al documento, tra cui Piemonte, Liguria, Lazio ed Emilia Romagna. “Conoscere l’emofilia – ha proseguito la Senatrice Paola Binettisignifica conoscere i diritti dei pazienti e garantire loro non solo le migliori cure possibili, sulla base di un aggiornamento scientifico accurato; significa anche intervenire con politiche sociali che facilitino un loro inserimento professionale adeguato alle loro capacità e competenze”.

Attraverso l’accordo MEC, raggiunto su istanza presentata da FedEmo, il Governo, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano si erano impegnati a definire il percorso assistenziale per le persone affette da MEC, al fine di garantire loro qualità, sicurezza ed efficienza nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza Sanitaria (LEA) in riferimento alla formulazione della diagnosi, al processo di cura, alla gestione delle emergenze emorragiche, alla prevenzione e al trattamento delle complicanze dirette ed indirette della patologia.
“L’impegno assunto con l’Accordo Stato-Regioni del 13 marzo 2013 – ha aggiunto la Senatrice Elena Fattorinon può e non deve essere disatteso. Definire un percorso assistenziale di qualità per le persone affette da MEC è un dovere al quale nessuna Regione può sottrarsi. Mi auguro che tutte le regioni rispettino l’impegno preso”.
Ad emergere nell’accordo MEC la necessità di assicurare la presa in carico del paziente con MEC in tutto il territorio nazionale, riducendo differenze ed iniquità di accesso alla diagnosi, alle cure e ai trattamenti ottimali in base alle evidenze scientifiche, tenendo conto degli indirizzi per la definizione di percorsi regionali o interregionali di assistenza per le persone affette da MEC. Garantire tutto ciò, attuando quanto di fatto è contenuto nell’accordo, oltre ad una ottimale presa in carico del paziente condurrebbe a una sicura razionalizzazione e a un più efficace controllo dei costi.
“I traguardi terapeutici raggiunti – ha affermato la Dott.ssa Elena Santagostino, Presidente Associazione Italiana Centri Emofilia (AICE), Responsabile Unità Emofilia, Centro Angelo Bianchi Bonomi, IRCCS Fondazione Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – hanno portato l’aspettativa di vita del paziente con emofilia ad essere paragonabile a quella della popolazione generale. Pertanto, oggi con l’invecchiamento della popolazione emofilica dobbiamo far fronte alla gestione degli esiti cronici legati alla coagulopatia persistente (artropatia degenerativa e rischio emorragico pluridistrettuale), oltre che alla comparsa di comorbidità tipiche dell’età avanzata quali le malattie cardiovascolari, tumorali e metaboliche che hanno un importante impatto sulla gestione clinica globale. Per potere rispondere a questi bisogni, in continua evoluzione, i Centri per la cura dell’emofilia devono avvalersi di specifiche competenze cliniche specialistiche ed organizzarsi per rispondere in maniera efficace ed efficiente a tali sfide”.
“L’emofilia – ha concluso l’Avv. Cassone – attualmente, grazie alle opzioni terapeutiche disponibili, è sostanzialmente comparabile ad una condizione di cronicità con risorse, cure e professionalità dedicate. Cercheremo di sviluppare questo tema per immaginare come potrebbe configurarsi in futuro il sistema emofilia nel nostro Paese. La Giornata Mondiale dell’Emofilia è un momento importante per dare voce ai bisogni insoddisfatti dei nostri pazienti, ma vuole essere anche un momento costruttivo, di confronto e di reale collaborazione con le Istituzioni affinché la qualità di vita delle persone con Malattie Emorragiche Congenite possa migliorare in maniera concreta”.

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L’asma è la più frequente malattia cronica dell’infanzia e dell’adolescenza, una delle principali cause di assenze da scuola e ricovero in ospedale. In Italia, in età prescolare, il 25% soffre di crisi d’asma almeno una volta nella vita, mentre in età scolare ne soffre mediamente 1 bambino su 10. E circa il 5% soffre di asma grave persistente. Nelle grandi città è registrata una prevalenza più alta con numeri in crescita. A Roma, per esempio, mentre negli anni ‘70 accusava asma il 7 % dei bambini, oggi ne soffre il 13% Nella Regione Lazio, il numero di alunni/studenti affetti da asma e malattie allergiche nelle scuole superava le 100 mila unità già nel 2012.
I maggiori problemi sono tra i 2 e i 4 anni, dove il rischio di essere ricoverati in ospedale è 14 volte maggiore che negli adolescenti, anche se quella dei giovani adulti resta la fascia di età con maggiore probabilità di ricevere una diagnosi d’asma nel corso della vita.
Diversi studi evidenziano, del resto, un’associazione tra disturbi respiratori nella prima infanzia e negli adulti. E, in effetti, l’ospedalizzazione per patologie polmonari durante la prima infanzia è correlata alla presenza di sintomi respiratori nei giovani adulti. Di più: per un bambino in età scolare, avere respiro sibilante, asma e una funzione polmonare compromessa può aumentare il rischio di sviluppare una broncopneumopatia cronica in età adulta.
Insomma, quella dell’asma è una sfida che coinvolge tutte le istituzioni cliniche e scientifiche e che richiede la messa in atto di sinergie tra i modelli di cura e riabilitazione più indicati a ogni singolo caso, per creare le condizioni per un’accurata valutazione dei piccoli pazienti e una reale continuità assistenziale con l’età adulta. Per questa ragione è importante poter disporre di una Rete di centri di eccellenza che garantisca una reale condivisione e contribuisca così a un salto di qualità nella cura dei disturbi del respiro in età pediatrica.
Va in questa direzione la nuova convenzione tra Fondazione Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma – con
il suo Direttore Generale Ing. Enrico Zampedri, il Prof. Luca Richeldi, Direttore UOC Pneumologia e l’Area Salute del
Bambino, – e l’Istituto “Pio XII” Onlus di Misurina, – con don Luciano Genovesi, Presidente dell’Opera Diocesana “San
Bernardo degli Uberti” di Parma di cui fa parte l’Istituto, e il Dr. Ermanno Baldo, nuovo Direttore Sanitario e Clinico del “Pio XII”, – finalizzata alla ricerca, educazione e formazione nella cura dei disturbi del respiro del bambino.
Con questo accordo, si estende e si consolida la “Misurina excellence network for children’s breathing”, Rete di eccellenza per le malattie del respiro in alta quota, lanciata il 26 agosto 2016 in occasione della visita al Pio XII del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Papa Francesco, con un primo accordo di partnership scientifica e di networking con l’IRCCS “Bambino Gesù” di Roma.

Policlinico “Gemelli”: un Polo di assoluta eccellenza

Il “Gemelli” di Roma, in stretta integrazione con la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, è polo di assoluta eccellenza per la cura dei pazienti, per la formazione delle migliori risorse professionali nell’ambito medico e sanitario e per la ricerca biomedica traslazionale. L’Istituto “Pio XII” Onlus è l’unico centro in Italia e il più alto in Europa per la diagnosi, la cura e la riabilitazione in quota delle malattie respiratorie pediatriche e punta a diventare il Laboratorio in quota per lo studio di queste patologie e il Centro di Riferimento nazionale sul tema.

Un obiettivo comune

Tutti gli Istituti condividono il medesimo obiettivo: erogare il miglior servizio clinico specialistico ai propri pazienti in età pediatrica e promuovere la continuità assistenziale con l’età adulta. La collaborazione tra i Centri, – come si legge nelle convenzioni siglate, – è finalizzata a favorire lo scambio di competenze nella prevenzione e cura dell’asma. Uno dei traguardi della nuova Rete di centri qualificati operanti in sinergia sarà la realizzazione di un polo di eccellenza per lo sviluppo di un’intensa attività di ricerca scientifica e di sperimentazione clinica. In primo luogo per precisare meglio le caratteristiche dell’asma di difficile trattamento e per individuare strategie terapeutiche più efficaci, colmando così una carenza rilevata da diversi studi.
Una delle ricadute di maggiore effetto sulla cura di oltre 42.000 bambini italiani che non riescono a controllare i sintomi malgrado ogni sforzo (pari al 5% di tutti i bambini che soffrono d’asma),1,11 sarà verosimilmente la stesura di linee guida cliniche congiunte della SIMRI (Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili) e della SIAIP (Società Italiana di Immunologia e Allergologia Pediatrica), per definire i piccoli pazienti che possano maggiormente beneficiare di Misurina, un quadro di riferimento da condividere con la FIMP (Federazione Italiana del Medici Pediatri) e con Federasma.

Misurina, Laboratorio in quota per i disturbi del respiro in età pediatrica

“Attraverso la costruzione della Rete, – ricorda Don Luciano Genovesi, Presidente dell’Opera Diocesana “San Bernardo degli Uberti” di Parma e del “Pio XII”, – Misurina intende presentarsi come un’eccellenza nella cura dei disturbi del respiro, e si propone a tutta la galassia della Pediatria italiana, come Laboratorio in quota per lo studio, la prevenzione e la cura dei bambini con disturbi del respiro, per dare a tutte le realtà cliniche una possibilità unica di sperimentazione per affinare approcci terapeutici sempre più efficaci, affiancati alla climatoterapia” e alle peculiari condizioni, che in quota permettono con la riduzione delle resistenze delle vie aeree anche un minor uso di terapie e la possibilità di sviluppare programmi di riabilitazione/riallenamento per i soggetti con malattie respiratorie disabilitanti fra cui l’asma.

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Bonaccini, “è una grande soddisfazione”

Accordo raggiunto all’unanimità in Conferenza delle Regioni sul riparto del Fondo sanitario 2017 che ammonta in totale a 113 miliardi di euro. “E’ grande la soddisfazione”, ha commentato il presidente della Conferenza, Stefano Bonaccini. “Siamo arrivati all’unanimità alla decisione – ha evidenziato Bonaccini – e per il secondo anno consecutivo lo facciamo a inizio anno e non a fine anno, come avvenire prima, così le Regioni hanno possibilità di programmare le priorità”. Quest’anno, per la prima volta è stato inserito il criterio della cosiddetta “deprivazione” socio-economica, quello dell’incidenza della vecchiaia della popolazione così come un contributo aggiuntivo di 10 milioni per le Regioni colpite dal terremoto. “E’ stata una discussione robusta ma costruttiva, abbiamo trovato l’accordo prima della fine di febbraio, il risultato è importante”. La proposta verrà inviata al ministero della Salute per l’approvazione “il prima possibile, la definizione delle cifre già c’è”.