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Si chiamano C.E.T.R.A. e Orti di A.D.A. e sono due centri specializzati che rispondono, con modelli innovativi di cura, ai bisogni delle famiglie di bambini con autismo e di pre-adolescenti e adolescenti con disturbo della condotta alimentare. Si tratta di due inedite esperienze, realizzate per rispondere alla domanda di assistenza che le famiglie chiedono, costruendovi attorno una rete di servizi specializzati, ben integrati, affidabili e continuativi. E’ con questi presupposti che venerdì 23 marzo dalle ore 9 nell’Auditorium della Stella Maris, in viale del Tirreno 341 a Calambrone (Pisa), saranno presentati C.E.T.R.A. (Centro specializzato sul trattamento precoce dell’autismo) e ORTI di A.D.A. (focalizzato sui disturbi alimentari) alla presenza dell’Assessore per il Diritto alla Salute di Regione Toscana Stefania Saccardi. Alle 14,30 è prevista la visita alla struttura di via dei Giacinti 2 dove sono allocati i due nuovi servizi nati dalla volontà del IRCCS Fondazione Stella Maris e da IGM Campus Leonardo e attorno a cui sarà sviluppata una rete nazionale di servizi a sostegno delle famiglie con figli che vivono questi problemi. Oltre agli amministratori e gli specialisti, interverranno anche i genitori. I due Centri si aprono quindi alla collaborazione con i professionisti che operano a livello territoriale (pediatri di libera scelta, neuropsichiatri infantili, educatori, psicoterapeuti, psicomotricisti, logopedisti) a partire dalla Toscana nelle varie regioni d’Italia.
C.E.T.R.A Il Centro per il trattamento e la ricerca nell’autismo è specializzato nel trattamento precoce di questa patologia per bambini nella fascia di età compresa tra i 2 e i 6 anni. Ospita le famiglie in un momento molto delicato, quello appena successivo alla diagnosi di autismo dei loro figli. In questo centro viene applicato un modello avanzato di trattamento che accompagna la famiglia nell’apprendere le strategie per comunicare con il figlio con autismo. Un team multidisciplinare sostiene i genitori migliorando la conoscenza delle esigenze di chi soffre di autismo, si tratta di un trattamento che agevola entrambe le parti, consentendo al bambino una migliore integrazione nel nucleo famigliare. “Per comprendere un bambino con autismo bisogna mettersi dalla sua parte, che è come quella di uno straniero finito all’improvviso in un mondo di cui non conosce la lingua – spiega il prof Filippo Muratori, Direttore dell’Unità complessa di Neuropsichiatria della Stella Maris di Pisa oltre che docente di Neuropsichiatria all’Università di Pisa – I genitori devono essere aiutati a capire e a comprendere come funziona la mente del proprio bambino: noi viviamo in un mondo ad alta intensità sociale e il bambino con autismo ha molte difficoltà a entrare in questo mondo per noi così familiare. Per questo al centro del nostro lavoro c’è il “parent coaching” con cui ‘alleniamo’ la famiglia a comprendere il proprio bambino. Ci ispiriamo al ‘Early Start Denver Model’, un modello di trattamento precoce dell’autismo che si è già dimostrato efficace”. La struttura nuovissima ha locali dotati di ogni confort ed è pensata per accogliere nella massima sicurezza i bambini con autismo. La struttura è dotata di 18 camere, oltre che una sala accoglienza, una palestra, ambulatori e locali per il trattamento riabilitativo ed educativo. I periodi di questi “stage per famiglie” possono essere ripetuti nel corso dell’anno e per particolari necessità sempre sotto il controllo dei clinici della vicina Stella Maris.
Orti di A.D.A. (Assistenza Disturbi Alimentari). E’ una struttura residenziale che accoglie bambini e adolescenti post acuti con disturbi alimentati dopo il ricovero. Si colloca come una struttura intermedia tra il ricovero ospedaliero e il ritorno a casa. Risponde a un bisogno sempre crescente di luoghi di cura specificatamente dedicati al trattamento di questi disturbi nell’infanzia e nell’adolescenza, offrendo un percorso riabilitativo per il recupero non solo di sé ma anche della qualità relazionale interna alla famiglia. La sede è nel complesso di via dei Giacinti 2 ed è dotata di 12 posti letto complessivi (ogni camera ha il posto anche per il genitore e ha il bagno personale). ORTI di ADA, avrà come filo conduttore la green therapy e l’ortoterapia la cui efficacia è dimostrata nell’ambito di molte patologie psichiatriche: curare un fiore, una pianta insegna al bambino e all’adolescente come curare sé stesso. In questo caso il percorso intensivo varia da un minimo di 3 mesi a un massimo 12 mesi e consentirà al minore e alla sua famiglia di affrontare il percorso di cura sostenuto da un team multidiscipinare. Oltre ad attività psicoterapeutiche individuali, familiari e di gruppo, il centro propone una serie di attività legate alla ortoterapia, alla coltivazione e raccolta di prodotti e anche laboratori di cucina in spazi opportunamente attrezzati. Il modello interviene anche sulla famiglia con attività volte al miglioramento della qualità della relazione e per un composizione del disturbo alimentare.
La Rete. Il complesso che ospita queste due avanzate esperienze vuole essere il punto di riferimento di una rete più vasta non solo sotto il profilo professionale, ma anche geografico, partendo dalla Toscana, per ampliarsi alle varie regioni italiane. Nella rete C.E.T.R.A. e Orti di A.D.A. costituiscono uno spazio di ricerca-intervento per più Istituti di ricerca universitari e un hub a supporto dell’attività di cura e di alta formazione per oltre 700 specialisti italiani che saranno associati alla rete già nel primo anno di attività.

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Esperto, saltare il primo pasto riduce energia e concentrazione

Tra i bambini e i ragazzi italiani, all’aumentare dell’età sale il numero di coloro che saltano la colazione al mattino: dal 5% nella fascia d’età sotto i sei anni al 20% dei ragazzi fra 14 e 17 anni. Lo afferma un’indagine dell’Osservatorio nutrizionale Grana Padano sulle abitudini alimentari di 500 femmine e maschi in età scolare, valutando il numero dei pasti giornalieri e la loro composizione.
“La prima colazione è un pasto fondamentale per tutti ed in particolare per bambini e ragazzi in età scolare – spiega Claudio Maffeis, Direttore della Pediatria e Malattie del Metabolismo dell’Università di Verona – E’ provato che saltare il primo pasto della giornata riduce la concentrazione e priva i ragazzi dell’energia necessaria per la mattinata” risorse utili.
Lo studio mette anche in rilievo che bambini e adolescenti italiani bevono troppe bevande zuccherate, assumono troppi grassi saturi, poco pesce, poche fibre e pochissima frutta secca. Al contrario, un’alimentazione equilibrata è necessaria per la salute, aiuta il cervello che ha bisogno di energia per affrontare le ore di studio e contrasta obesità e sovrappeso. In particolare, analizzando i macronutrienti introdotti con gli alimenti dal campione, si rileva che il 15% dell’energia totale introdotta deriva dalle proteine, il 52% dai carboidrati, e il 33% da i lipidi, apporti in media con le indicazioni dei Livelli di Assunzione Raccomandati (LARN). Se si analizza però l’apporto energetico dei carboidrati, lo studio rileva che il 20% dell’energia arriva dagli zuccheri semplici, energia che secondo i LARN non dovrebbe superare il 15%. Il dato più clamoroso è l’abuso delle bevande zuccherate, utilizzate dal 50% degli adolescenti quotidianamente, anche durante i pasti principali dove si dovrebbe bere solo acqua. Ma anche per i grassi le cose non vanno meglio. In tutte le fasce d’età si introduce più del 10% dell’energia con gli acidi grassi saturi (grassi animali, burro, formaggi, carne rossa) e meno del 5% con gli acidi grassi polinsaturi (pesce azzurro e frutta secca in guscio e tutti i cibi che contengono omega3-omega6): l’inverso di quanto raccomandato.

Fonte:www.ansa.it

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Ricerca condotta in Uk su oltre 100 ragazzi

Il gioco del calcio favorisce lo sviluppo delle ossa negli adolescenti, più di altri sport. Lo rivela una ricerca pubblicata sul Journal of Bone and Mineral Research e condotta presso l’Università di Exeter in Gran Bretagna. E’ emerso che praticare il calcio rispetto ad altri sport come ciclismo e nuoto o rispetto a nessuna pratica sportiva regolare è associato a maggior aumento di massa ossea dopo un anno di allenamenti.
Gli esperti, coordinati da Dimitris Vlachopoulos, hanno tenuto sotto osservazione 116 adolescenti di 12-14 anni, sottoposti a vari esami per misurare l’accrescimento osseo e la densità ossea (ad esempio radiografia del collo del femore). L’adolescenza è un periodo critico per l’accrescimento osseo, per cui se le ossa non si sviluppano adeguatamente in quegli anni, si arriva alla prima età adulta con meno densità ossea e col tempo si va incontro a maggior rischio fratture e osteoporosi. Gli esperti hanno osservato che, rispetto ad altri sport, il calcio è associato a maggior accrescimento osseo dopo un anno di pratica.
Il loro consiglio, quindi, per chi preferisce altri sport rispetto al pallone, è prevedere anche esercizi che ad esempio il sollevamento pesi nel loro piano di allenamenti.

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Con conseguenze durature anche sul comportamento degli anni a venire

Bere spesso alcolici da adolescenti modifica la forma dei neuroni. A confermare la pericolosità del consumo continuativo di alcol in età giovanile è uno studio pubblicato sulla rivista ‘Alcoholism: Clinical and Experimental Research’, che descrive l’impatto, sulle cellule cerebrali e sul comportamento, dell’esposizione continuativa e intermittente all’alcol durante l’adolescenza.
Il periodo di sviluppo dall’adolescenza all’età adulta è accompagnato da una maggiore vulnerabilità alle dipendenze, rispetto ad altri periodi di vita. Ma le conseguenze possono essere dannose anche per gli anni a venire. I ricercatori della Research Society on Alcoholism, in Texas, hanno condotto due test in topi maschi adulti dopo l’esposizione all’alcool durante l’adolescenza o l’età adulta: hanno testato gli animali sul consumo di alcol e la sensibilità all’intossicazione e hanno misurato i cambiamenti nella densità e nella struttura delle spine dendritiche (terminazioni dei neuroni) presenti in alcune zone della corteccia e dell’amigdala.
Ne è emerso che l’esposizione cronica all’alcool durante l’adolescenza ha prodotto alterazioni significative e persistenti nella densità spinale dendritica dei neuroni presenti della corteccia infralimbica e nelle regioni basilaterali dell’amigdala. Inoltre questi cambiamenti erano accompagnati da alterazioni comportamentali, con conseguenze durature e potenzialmente dannose.

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Rapporto pediatri Sip, ma pochissimi quelli che ottengono aiuto

L’80% dei ragazzi ha vissuto un disagio psichico e il 15% si e’ sottoposto ad atti di autolesionismo. Mentre esplode il caso “Blue Whale”, il pericoloso rituale che ha lo scopo di condurre ragazzi fragili verso il suicidio, i risultati preliminari di un’indagine della Società Italiana di Pediatria, presentata in occasione del Congresso Nazionale in corso a Napoli, rilevano l’esistenza un disagio emotivo diffuso tra i giovanissimi accanto a una distanza dalle figure adulte di riferimento.
La ricerca è stata condotta in collaborazione con gli uffici scolastici regionali che hanno invitato gli alunni a rispondere ad un questionario informatizzato. A questa richiesta hanno risposto in circa due mesi, più 10 mila ragazzi, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, provenienti da tutte le regioni italiane.
Oltre la metà degli intervistati dichiara di essere stato (sempre, spesso, qualche volta) così male da non riuscire a trovare sollievo. E se a questa percentuale si aggiungono coloro che hanno sperimentato “raramente” questa sensazione si arriva a circa l’80% del campione. Circa un ragazzo su due ha sentito il bisogno di avere un sostegno psicologico, ma l’84,2% non si è rivolto a un servizio di aiuto psicologico e solo il 4,8% ha utilizzato quello della scuola. Quelli che si sono rivolti allo specialista (7,4%) lo hanno fatto principalmente per problemi familiari (27,3%) seguiti da quelli sentimentali e comportamentali (entrambi al 21%), scolastici (16%) e con coetanei (13,3%).

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Oms, tremila adolescenti perdono la vita ogni giorno nel mondo sulla strada e anche per le infezioni

Tremila adolescenti muoiono ogni giorno nel mondo, la maggior parte per cause prevenibili. Lo afferma un rapporto pubblicato oggi dall’Oms, secondo cui sono gli incidenti stradali la principale causa tra i 10 e i 19 anni.
In totale il documento ha stimato 1,2 milioni di morti l’anno, due terzi dei quali in paesi a medio e basso reddito.
Oltre alla strada, che fa 115mila morti l’anno soprattutto tra pedoni, ciclisti e motociclisti, i killer principali sono le infezioni respiratorie (oltre 72mila) e i suicidi (67mila), mentre molti comportamenti assunti dai giovani hanno un impatto negli anni successivi, dall’inattività alla dieta sbagliata ai comportamenti sessuali a rischio. “Gli adolescenti sono stati completamente assenti dai piani per la salute per decenni – afferma Flavia Bustreo, vicedirettore generale dell’Oms .
Investimenti relativamente piccoli concentrati in questa fascia d’età non solo porterebbero ad adulti più sani e consapevoli che contribuiscono positivamente alla comunità, ma anche a generazioni future più in salute, con un enorme ritorno”. Il quadro varia molto a seconda del reddito e del genere, oltre che della fascia d’età. Gli incidenti sono la causa principale di morte nei paesi occidentali, mentre in quelli a medio e basso reddito sono superate dalle infezioni come la polmonite, che hanno anche il peso maggiore sulle ragazze tra 10 e 14 anni. Le complicazioni della gravidanza, dall’emorragia agli aborti non sicuri, sono invece il killer principale delle ragazze tra 15 e 19 anni.

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Bravi invece a identificare dolci e junk food

Ragazzi immuni oltre che al disordine anche all’odore spesso non proprio gradevole delle loro stanze? Non è tutta colpa loro. Hanno bisogno ancora di crescere e fare esperienza proprio con alcuni odori, dando loro oltre che una consistenza un nome. È quanto emerge da una ricerca della Aarhus University, in Danimarca, pubblicata sulla rivista Chemical Senses.
Secondo lo studio, che ha coinvolto in totale 411 adolescenti e 310 adulti, i ragazzi hanno meno probabilità di identificare odori come quelli del sudore, del fumo di sigaretta e del sapone. Mentre hanno un ‘naso’ tutto sommato buono quando si tratta di junk food, ketchup e caramelle.
I test effettuati hanno riguardato in particolare 125 odori e alcuni dei partecipanti allo studio sono stati sottoposti a una versione modificata, ‘evoluta’, di uno stesso esperimento. Dai risultati è emerso che se tutti riuscivano ad identificare sentori netti come quelli del caffè, della benzina e del pesce, un vero e proprio ‘gap generazionale’ divideva invece adulti e adolescenti su altro.
Accadeva per il sapone, ma anche per il sudore ,non identificato da un ragazzo su 7, o ancora per il fumo di sigaretta , non identificato invece dal 10% dei più giovani. I ragazzi, invece, andavano molto meglio quando si trattava di riconoscere bevande gassate frizzanti, biscotti, marshmallow o ketchup.

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Indagine su 2mila tredicenni, 60% non tiene conto dei rischi

Gli adolescenti italiani sono sempre più ‘connessi’: tutti (oltre il 97%) presenti sui social e per il 40% di loro la rete è il luogo per fare nuove amicizie. Ma ad allarmare è la poca prudenza con la quale utilizzano internet: anche quando le informazioni su come proteggersi dai rischi della rete le hanno, circa il 60% dei teen-ager non ne tiene conto. Altra nota preoccupante è l’età di ‘esordio’ per l’uso di smartphone e social: per la maggioranza è dagli 11 anni in giù.
E’ la fotografia dell’indagine ‘Adolescenza e Socialità’, realizzata dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) e dall’Associazione Laboratorio Adolescenza (su un campione di 2000 studenti di terza media), che sarà presentata a Pisa nell’ambito del Congresso SIMA. Se scuola e sport sono al primo e secondo posto tra i “luoghi” in cui si creano le nuove amicizie (indicati dal 96% e dal 72% degli adolescenti), circa il 40% degli intervistati (era il 31% nel 2012) ha affermato che i nuovi amici si trovano attraverso rete e social.
Pressoché tutti gli adolescenti utilizzano almeno un social e, in media, ciascuno ne utilizza 3-4. In cima alle preferenze c’è whatsapp (97,2%), seguito da Instagram (75,1%), mentre la star del momento è snap-chat, che in un anno è passato dal 12% al 37% di utilizzatori. Social “molto pericoloso – commenta Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza, riferendosi a Snap Chat – perché associa alla possibilità di comunicare anonimamente, quella di far scomparire il messaggio dopo pochi secondi. Il che induce molti adolescenti ad utilizzarlo per inviare foto, anche intime, senza considerare che prima di auto-cancellarsi possono essere salvate dal destinatario e riutilizzate”.
A preoccupare, inoltre, è la precocità di utilizzo di tali strumenti. Il 35% degli adolescenti ha infatti avuto lo smartpone ad 11anni, il 22% a 10 anni e oltre il 16% a meno di 10 anni. Quanto ai social, il 33% ha iniziato a 11 anni, il 13% a 10 e il 7,5% a meno di 10. E l’esordio per gli adolescenti che vivono nelle grandi città è ancora più precoce.

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Studio della Ue, 37% contro una media del 21%

L’Italia è il Paese europeo dove più adolescenti fumano. Emerge da una ricerca condotta nelle scuole di 35 Paesi, tra studenti di 15-16 anni nel 2015, (di questi 24 Stati Ue). Se meno di un quarto della media del campione generale (21%) può essere considerato fumatore – si legge – “l’Italia spicca per la percentuale di fumatori (37%)” lekarna-slovenija.com.
L’indagine riguarda il consumo di sigarette, alcol, droghe, e altro, ed è stata diffusa dal Centro europeo per il monitoraggio della dipendenza dalle droghe (Espad).L’Italia è seguita da Bulgaria e Croazia (33%), mentre Islanda (6%) e Norvegia (10%) hanno le percentuali più basse. L’Italia è in controtendenza anche per l’età in cui si accende la prima sigaretta. Se nei 35 Paesi la percentuale di coloro che lo fanno prima dei 13 anni è ampiamente scesa, “Cipro, Francia, Italia e Romania rappresentano un’eccezione”, evidenzia lo studio. In Italia il 21% degli studenti ha fumato sigarette nell’ultimo mese prima dell’intervista, quasi il doppio della media dei 35 Paesi (12%). Lo stesso è avvenuto in Bulgaria (25%) e Croazia (23%). E sebbene la Repubblica Ceca risulti il Paese con più adolescenti che consumano cannabis (37%) anche in Italia il fenomeno è diffuso – rivelano le tabelle – ben al di sopra della media. Guardando ad esempio a quanti hanno consumato cannabis ‘negli ultimi trenta giorni’, vediamo che la media nei 35 Paesi è del 7%, mentre in Francia è del 17%, in Italia del 15% e nella Repubblica Ceca del 13%. Inoltre, se la media degli adolescenti negli ultimi 12 mesi ha consumato cannabis 8,9 volte, quelli islandesi lo hanno fatto 14, francesi e islandesi 13, gli italiani 12. Quanto alle nuove droghe psicoattive (Nps), il loro consumo è più diffuso di quello di amfetamine, ecstasy, cocaina o Lsd. Il campione generale presenta una media del 3% tra quelli che le hanno usate negli ultimi 12 mesi. In Polonia ed in Estonia però la percentuale raddoppia (8%), seguono Bulgaria e Croazia (6%) e Irlanda e Italia (5%).

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Cuffiette per ascoltare la musica sempre nelle orecchie e serate in posti rumorosi, come discoteche e concerti rock, possono mettere a rischio prematuramente l’udito degli adolescenti. In particolare i ragazzi sperimentano sempre più il tinnito, o acufene, uno dei disturbi più diffusi che fa percepire fischi e sibili nell’orecchio e considerato un segnale di allerta per la perdita di udito.

È quanto emerge da una ricerca brasiliana, della University of São Paulo’s Medical School, pubblicata su Scientific Reports. I ricercatori hanno utilizzato un otoscopio per esaminare le orecchie di 170 studenti tra gli 11 e i 17 anni, chiedendo loro anche informazioni su alcune abitudini relative agli stili di vita, come la frequentazione di discoteche o l’ascolto di musica ad alto volume. 

Oltre la metà dei ragazzi, il 54,7%, 93 in totale, hanno riportato di aver sperimentato il tinnito nel precedente anno e 51 di loro lo hanno collegato, ad esempio,proprio all’ascolto di musica a volume molto alto. “Abbiamo scoperto che gli adolescenti percepiscono l’acufene molto spesso, ma a differenza degli adulti non si preoccupano e non si lamentano con i genitori o gli insegnanti. Di conseguenza non vengono visitati da un medico e il problema può diventare cronico” spiega Tanit Ganz Sanchez, autrice dello studio. 

”Questo disturbo dovrebbe essere visto come un avvertimento per questi giovani, che corrono un serio rischio di perdita dell’udito – aggiunge Sanchez – se questa generazione di adolescenti continua a esporsi a livelli di rumore molto elevati, probabilmente soffrirà di perdita dell’udito a 30 o 40 anni”.