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Gli Oncologi Siciliani e con essi le Associazioni Professionali (AIOM, CIPOMO, AIOP) esprimono serie preoccupazioni su due problematiche che hanno ed avranno importanti ripercussioni sulla cura e gestione dei pazienti oncologici siciliani .I due problemi riguardano il decreto sul budget sulla spesa farmaceutica e il rinnovo della Commissione del PTORS e le problematiche inerenti all’inserimento di nuovi farmaci. “Il decreto sul budget – si legge nel comunicato stampa – è un decreto assessoriale della ex giunta Crocetta che ha stabilito che il budget 2018 venisse aumentato del 2,22% rispetto al budget 2016. Non tenendo conto che nel 2017 sono stati acquistati farmaci costosi che hanno fatto lievitare la spesa e che l’Aifa (l’agenzia italiana per il farmaco) ha decretato l’extra budget per i farmaci innovativi. A questo punto diventa indispensabile non solo rivedere il budget ma adeguarlo alla spesa farmaceutica quanto meno del 2017 anziché a quella del 2016. Viceversa, Il budget si esaurirà in breve tempo e i malati non potranno accedere alle cure. A questo punto sarà inevitabile il ricorso a strutture non siciliane con ulteriore aggravio dei costi per la Regione e di disagio per i pazienti. Il secondo nodo è la commissione Ptor che si occupa dell’aggiornamento del prontuario terapeutico con l’inserimento dei nuovi farmaci approvati dall’AIFA e utilizzabili sul resto del territorio nazionale”. “Da oltre 4 mesi – afferma il Coordinatore Regionale AIOM Sicilia Dario Giuffrida – una decina di farmaci antitumorali da erogare in regime di servizio sanitario regionale, tra cure innovative e nuove applicazioni terapeutiche di molecole già in uso, aspettano di essere inseriti e quindi erogati in Sicilia, quando già invece sono prescrivibili sul resto del territorio italiano. In questa situazione i pazienti si trovano costretti a rivolgersi presso strutture sanitarie di altre regioni con ulteriore aggravio della spesa pubblica. A tal riguardo riteniamo che la migliore strada percorribile sia quella di abolire questa prassi e la stessa commissione per velocizzare il meccanismo ed adeguarsi alle altre regioni italiane”.

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La prevenzione del cancro al seno è un tema caldo per la salute delle donne nel nostro paese. Il 31% ignora la funzione salva vita dell’autopalpazione, mentre il 57% non conosce le cure necessarie. Tali dati sono stati diffusi dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) in una riunione organizzata presso il Ministero della Salute.
La ricerca condotta dalla Aiom ha lo scopo di diffondere la conoscenza della malattia. Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom ha affermato che “è la neoplasia “più frequente in tutte le fasce d’età. A dimostrazione del livello raggiunto dal Sistema Sanitario Nazionale, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi nel nostro Paese raggiunge l’87% ed è più alta sia della media europea (82%) sia dei livelli nei Paesi Scandinavi (85%) e in Irlanda e Regno Unito (79%). La prevenzione primaria, basata sugli stili di vita sani, e secondaria (adesione ai programmi di screening mammografico) sono le armi principali per sconfiggere questa neoplasia. Se si interviene ai primissimi stadi, le guarigioni superano il 90%”.

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I giovani italiani ignorano i fattori di rischio oncologico e seguono uno stile di vita sbagliato. Due milioni e mezzo di under 19 non svolgono nessuna attività fisica e conducono una vita prevalentemente sedentaria. Trascorrono troppe ore (tre o più ogni giorno) davanti al computer o al tablet. La percentuale dei 15enni che passano in questo modo il tempo libero, dal 2010 al 2014, è aumentata dal 24,2% al 28,1% (maschi) e dal 16,1% al 25,9% (femmine). Preoccupa anche il consumo di alcol.

Comportamenti a rischio che possono favorire lo sviluppo di un tumore da adulti, ma 7 ragazzi su 10 non sanno che il 40% delle neoplasie può essere evitato con uno stile di vita sano e che la prevenzione secondaria, come l’adesione alle campagne di screening attivate nel nostro Paese, fa aumentare in modo significativo la sopravvivenza attraverso una diagnosi tempestiva.

Tutti elementi che preoccupano l’Aiom che per questo ha promosso la VI edizione dell’iniziativa “Non fare autogol”, presentata al XVII Congresso nazionale della società scientifica che si è svolto a Roma.

“È il più importante progetto di informazione mai realizzato in Italia sui fattori di rischio oncologico, indirizzato agli studenti delle scuole superiori – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente Nazionale AIOM -. A partire da novembre fino a giugno 2016, l’iniziativa toccherà i 20 capoluoghi di Regione e coinvolgerà gli Assessorati regionali alla Sanità. In questo modo andremo in città mai coinvolte nelle precedenti edizioni, con una forte collaborazione con le Istituzioni locali. Non solo. Quest’anno il nostro testimonial di punta è Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, che coordina la squadra della prevenzione composta da grandi giocatori della serie A e dagli allenatori. Come nel calcio, anche nella lotta al cancro è infatti fondamentale il lavoro in team. Entriamo nelle classi per insegnare ai ragazzi le regole per combattere i ‘7 vizi capitali’: fumo, alcol, sedentarietà, alimentazione scorretta, eccessiva esposizione al sole e alle lampade solari, sesso non protetto e doping”.

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Per una volta, il nostro paese, conquista un primato positivo, quello delle guarigioni dai tumori.

Secondo le statistiche l’Italia negli ultimi anni ha fatto passi da gigante in questo ambito migliorando il suo tasso di guarigioni in modo netto, andandosi a collocare  al primo posto in Europa.

Di questo e di molto altro si è parlato a Roma al XVII Congresso nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), che ha visto la partecipazione di circa 3.000 esperti.

In 17 anni (1990-2007), infatti, i pazienti che hanno sconfitto il cancro nel nostro Paese sono aumentati del 18% (uomini) e del 10% (donne). Percentuali, afferma l’Aiom, ”che collocano l’Italia al vertice in Europa per numero di guarigioni”.

Il primato italiano per le guarigioni, afferma l’Aiom, è soprattutto nei tumori più frequenti come quelli del colon (60,8% vs 57%), del seno (85,5% vs 81,8%) e della prostata (88,6% vs 83,4%). E oggi si stanno affermando nuove armi come l’immuno-oncologia, che ha già dimostrato di migliorare in maniera significativa la sopravvivenza a lungo termine nel melanoma e sta evidenziando risultati importanti anche in un big killer come i tumori del polmone e del rene.

Gli italiani però, rileva il presidente Aiom Carmine Pinto, ”non conoscono questi importanti risultati: per il 41%, infatti, non esistono terapie efficaci, la maggioranza (54%) ritiene che i tumori siano un male incurabile e il 72% non ha mai letto nulla sull’immuno-oncologia”.

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Il tumore alla prostata colpisce con maggiore frequenza soprattutto gli over-70, eppure 8 anziani su 10 non sanno che si può prevenire anche attraverso i corretti stili di vita.

Per questo è ai nastri di partenza il primo tour nazionale contro i tumori degli anziani: promosso dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) farà tappa nei Centri anziani comunali di varie città, dal nord al sud, per parlare direttamente agli over-70 e promuovere stili di vita sani nella terza età.

Un italiano su 2 (49%), rileva l’Aiom, ignora che corretti stili di vita possono prevenire l’insorgenza di un tumore.
Mentre il 79% degli over-65 ritiene che modificare le proprie abitudini sbagliate da anziani non serva a molto.

Col risultato che nel nostro paese abbiamo il 46,4% degli anziani in sovrappeso, il 16% obesi, il 21% fumatori, che consumano nel 40% alcool in quantità rilevante mentre solo quattro su dieci svolgono attività fisica con regolarità.

Una situazione ”preoccupante, frutto di molti miti sbagliati – spiega Carmine Pinto, presidente Aiom -. Per questo abbiamo deciso di partire con il primo tour contro i tumori negli anziani. Perché a tutte le età modificare in meglio il proprio stile di vita è opportuno: no al fumo e all’abuso di alcol, attività fisica costante e dieta corretta sono i messaggi chiave della prevenzione oncologica”.

Una vera e propria campagna di sensibilizzazione che porta gli oncologi in tour in dieci città italiane.

“Intercettare una fascia della popolazione per la quale non esistono finora programmi di informazione e prevenzione adeguati – prosegue Pinto -. Abbandonare comportamenti a rischio come il fumo o la sedentarietà presenta enormi vantaggi anche se in un’età matura. Negli anziani, il rischio di cancro è 40 volte più alto rispetto alle persone di 20-40 anni e 4 volte maggiore rispetto a quelle di 45-65 anni. Stili di vita sani, non solo hanno effetti preventivi, ma quando si è colpiti dalla malattia, aiutano a rispondere meglio alle terapie e ad abbassare il rischio di recidiva”.

Gli incontri si focalizzeranno soprattutto sulle neoplasie che interessano maggiormente la terza età, in primo luogo il tumore alla prostata, per spiegare che si deve prevenire, ma anche che quando colpisce, può essere vinto e si può tornare ad una vita normale.

Il tour è partito il 20 luglio da Torino, approdando poi a Catania, e ora proseguirà nelle città di Firenze (13 ottobre), Napoli (20 ottobre), Milano e Trieste (27 ottobre), per sbarcare poi a Roma, Reggio Emilia, e ancora ad Ancona e Genova. L’intero progetto è realizzato con il sostegno incondizionato di Janssen.

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In Oncologia vengono chiamati Long Term Survivors, si tratta dei pazienti che escono dalla fase acuta di un tumore e che devono essere costantemente monitorati. In Italia sono circa tre milioni i pazienti che vivono in questo stato di limbo, non si possono definire guariti nè cronicizzati e per il sistema sanitario rimangono in carico all’oncologo a tempo indeterminato.

Quello dei Long Term Survivors e delle possibili soluzioni è stato il tema principale della conferenza dell’AIOM tenutasi in questi giorni a Roma.

La soluzione individuata fa riferimento al modello americano di gestione del paziente oncologico chiamato “survivorship care”.

Il modello contenuto in un documento di consenso firmato da 10 sigle che operano nell’oncologia, parla di una rete informatica per la sorveglianza clinica dopo il tumore, differenziata e mirata alla persona e alle sue specifiche caratteristiche, che vede il medico di famiglia riorganizzarsi insieme all’oncologo per reciproci invii e controlli, paziente informato, medico di famiglia avvertito, oncologo disponibile in via preferenziale nel caso vi sia sospetto di recidiva.

Un percorso virtuoso, attento anche alle problematiche psicologiche, riabilitative e socio-lavorative, in modo da ottimizzare l’assistenza e diminuire i tassi di ospedalizzazione durante la sorveglianza clinica. E soprattutto individuare prima possibile le ricadute e gli effetti anche a lungo termine della tossicità dei trattamenti farmacologici.

Al momento i Long Term Survivors costano al sistema sanitario circa 400 milioni di euro l’anno per i costi di troppi esami inutili e di una scarsa comunicazione tra specialista e medico di famiglia, superando di dieci volte il budget previsto.

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Il test per la mutazione del gene BRCA, meglio conosciuto come Test Jolie è stato approvato da  Aiom insieme alla Società Italiana di Genetica Umana, Società Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare Clinica e Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia diagnostica.

Il test genetico, diventato celebre grazie all’attrice Angelina Jolie, che, a seguito del risultato positivo ha poi deciso di farsi asportare preventivamente mammelle e ovaio, diventerà nel nostro paese un importante strumento di prevenzione per il tumore all’ovaio e alla mammella.

Ad annunciare l’approvazione del Test Jolie presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica, Carmine Pinto.

”Le donne colpite da carcinoma dell’ovaio – si legge nel documento – subito dopo la diagnosi, devono svolgere un test genetico per valutare la presenza di mutazioni del gene BRCA.

Il Test Jolie deve essere prescritto solo ed esclusivamente da un oncologo, genetista o dal ginecologo con specifiche competenze.

I risultati di questo test forniscono informazioni sia per la scelta terapeutica che per individuare un rischio nei familiari di sviluppare un altro tumore. Per un’adeguata esecuzione del test è necessaria per i laboratori una comprovata validazione ed un controllo di qualità esterno del test proposto”.

”Quello dell’ovaio – afferma Pinto – rappresenta il 3% di tutti i tumori femminili e 8 diagnosi su 10 arrivano quando il cancro è in fase avanzata. I test genetici rappresentano un’arma in più per sconfiggere la malattia. Attraverso un semplice prelievo di sangue è possibile sapere se una donna è predisposta ad ammalarsi di cancro e se risponderà positivamente o meno ad alcuni farmaci. L’esame deve però essere svolto seguendo specifici criteri stabiliti dai vari specialisti. Con questo documento – conclude – vogliamo favorire l’implementazione del test Brca nei percorsi assistenziali e terapeutici delle donne colpite dalla neoplasia”.

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Dal 15 al 19 Giugno le stazioni di Milano Centrale e Roma Termini ospiteranno la nuova campagna nazionale per la prevenzione del melanoma “Sole per amico”.

L’esposizione ai raggi UV senza adeguata protezione è il principale fattore di rischio per lo sviluppo di un melanoma, una forma tumorale che ogni anno colpisce circa 10.000 Italia e che, per la sua insidiosità, ha un tasso di mortalità molto alto. Infatti, nella maggior parte dei casi si interviene quando la malattia è ormai in fase avanzata.

“Eppure pochi altri tipi di tumore possono essere contrastati altrettanto efficacemente attraverso le attività di prevenzione primaria, basate sulla corretta esposizione al sole, e di prevenzione secondaria, in primis l’autoesame della pelle”, afferma l’oncologa Paola Queirolo dell’IRCCS-AOU San Martino-IST di Genova.

Dopo Milano e Roma, la campagna si sposterà sulle spiagge di Abruzzo, Marche, Veneto e Friuli Venezia Giulia. E’ stato realizzato  un sito informativo dedicato all’iniziativa www.ilsoleperamico.it e uno spot interpretato da Licia Colò.

La campagna è promossa da IMI-Intergruppo Melanoma Italiano, con il patrocinio di Ministero della Salute e Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), e resa possibile grazie ad un’erogazione di Merck & Co., per il tramite della sua consociata italiana MSD.

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ROMA – Servono circa tre anni, 1.070 giorni, perché un farmaco anti-cancro sia disponibile per i pazienti italiani. Il dato è contenuto nell’indagine svolta da Aiom (Associazione italiana di oncologica medica), Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia), e Fondazione Censis, contenuta nel VII Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato oggi al Senato.

Nel dettaglio sono richiesti 400 giorni per l’approvazione da parte dell’agenzia regolatoria europea e circa 570 per l’ok di quella nazionale, l’Aifa. C’è poi una terza fase, regionale, che prevede l’inserimento del farmaco nel Prontuario terapeutico ospedaliero regionale (Ptor). I tempi non sono uniformi perchè si registrano molte differenze sul territorio: in media passano 100 giorni, ma si va dai 170 in Calabria ai 40 in Umbria.

Lo studio è stato realizzato in tutta Italia e in un campione di 10 Regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto). Sono stati presi in esame 16 farmaci oncologici che hanno ultimato l’iter autorizzativo negli ultimi 2 anni e sono ora in commercio.