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Ancora aperte le iscrizioni per l’evento organizzato dall’Unità operativa di Igiene della Nutrizione dell’Ats-Assl Oristano, che si terrà all’ospedale San Martino il 9 ottobre 2018

C’è tempo fino al 30 settembre 2018 per iscriversi al corso di formazione sulla preparazione e somministrazione di alimenti sicuri per i consumatori con intolleranze e/o allergie alimentari e per la promozione dell’uso di sale iodato. L’evento, organizzato dall’Unità operativa di Igiene della Nutrizione del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (Sian) della Ats-Assl di Oristano nell’ambito del programma “Promozione della sicurezza nutrizionale” del Piano regionale di prevenzione 2014-2018, si terrà martedì 9 ottobre 2018 nell’area didattica dell’ospedale San Martino di Oristano, dalle ore 15 alle 19, e sarà rivolto in via prioritaria agli operatori del settore della ristorazione collettiva e degli esercizi pubblici, ma qualora rimangano dei posti disponibili (il numero massimo di iscritti è di 35 persone), potranno essere accolte ulteriori richieste.
Obiettivo del corso è quello di far conoscere agli addetti ai lavori le buone prassi igieniche da adottare in mense, ristoranti, bar e luoghi di ristorazione collettiva e pubblica in generale, così da salvaguardare la qualità e la salubrità degli alimenti e la salute dei consumatori, in particolare di quelli affetti da allergie o intolleranze alimentari, come la celiachia, che richiedono ulteriori accorgimenti nelle fasi di preparazione e somministrazione dei cibi.
Gli esperti del Sian affronteranno le tematiche inerenti gli obblighi e le responsabilità del personale della ristorazione ed offriranno una panoramica, dal punto di vista clinico ed epidemiologico, su celiachia, allergie alimentari e patologie da carenza iodica. Si parlerà quindi di dieta senza glutine, etichettatura e allergeni, requisiti dei locali, attrezzature e igiene necessari a prevenire le contaminazioni da glutine e di come effettuare l’autocontrollo per gestire il rischio glutine e allergeni (GMP, HACCP, rintracciabilità, ecc.).
Per partecipare all’evento formativo, è necessario iscriversi tramite la scheda scaricabile di seguito, da recapitare entro il 30 settembre 2018 al Servizio di Igiene degli Alimenti della Assl di Oristano scegliendo una tra le seguenti modalità:
– posta (S.I.A.N, via Carducci, 35 – 4 piano – 09170 Oristano)
– fax (num. 0783/70034)
– e-mail: sian.assloristano@atssardegna.it
– PEC: sian@pec.asloristano.it
L’ammissione al corso verrà confermata a ciascun richiedente dalla segreteria organizzativa fino ad esaurimento dei 35 posti disponibili, secondo l’ordine cronologico di ricevimento della domanda (le richieste eccedenti saranno tenute in considerazione per eventuali edizioni successive). Ai partecipanti in regola con la frequenza sarà rilasciato l’attestato di partecipazione.

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Strumento diagnostico creato da team Cnr Napoli

Un team guidato da Maria Antonietta Ciardiello dell’Istituto di bioscienze e biorisorse del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Ibbr-Cnr) ha dato vita a ‘Faber’, strumento diagnostico che consente con un unico test di verificare la sensibilità a 244 allergeni.
Il marchio è stato recentemente registrato presso l’ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale. Gli aspetti tecnici, clinici, diagnostici e professionali del test – frutto di un lavoro in collaborazione con i Centri associati di allergologia molecolare (Caam), l’Allergy Data Laboratories (Adl) e con il supporto dell’azienda austriaca MacroarrayDx – saranno portati al meeting della European Academy of Allergology and Clinical Immunology in corso a Helsinki dal 17 al 21 giugno 2017.
“Faber è stato sviluppato grazie all’uso delle nanotecnologie: gli allergeni sono infatti accoppiati a piccolissimi supporti (nanobeads), utilizzando diversi tipi di legami chimici e ottimizzando la coniugazione delle proteine allergeniche con il supporto. Il dispositivo è costituito da un biochip sul quale sono immobilizzate 244 preparazioni allergeniche: 122 molecole e 122 estratti caratterizzati, provenienti da circa 150 differenti fonti allergeniche (alimenti, pollini, acari, epiteli, muffe, lattice, veleni di api e vespe, tessuti), che attraverso un unico test sierologico permettono di analizzare contemporaneamente la sensibilità a tutti gli allergeni”, spiega Ciardiello. “Nella raccolta di preparazioni allergeniche sono presenti componimenti esclusivi, realizzati e controllati costantemente dal gruppo Ibbr-Cnr, mentre il test, che prevede l’uso di siero o plasma umano e di un anticorpo anti-Immunoglobina E (IgE), viene eseguito dagli allergologi del Caam diretti da Adriano Mari”. Il Caam fornisce anche i risultati al paziente online tramite la cartella clinica elettronica ‘InterAll’ e attraverso il Caam Digital Reporting System (Cdrs): “La documentazione e l’interpretazione dei risultati, a differenza di un normale referto cartaceo, si aggiornano costantemente sulla base dei nuovi dati scientifici estratti dalla banca dati degli allergeni Allergome creata da Adl (www.allergome.org). Una versione professionale del software, Cdrs pro permette l’accesso agli specialisti, così da aggiornarli sulle novità del test, seguire tutorial e confrontarsi con casistiche reali. La documentazione del sito, accessibile da smartphone, tablet e pc, è disponibile in nove lingue, incluso il cinese”, prosegue la ricercatrice Cnr.
L’allergia, definita dall’Organizzazione mondiale della sanità “una patologia non trasmissibile fuori controllo”, negli ultimi dieci anni ha subito un notevole incremento, coinvolgendo quasi il 40% della popolazione mondiale. Influenzata dalla posizione geografica e dalle condizioni climatiche può, in alcune forme, essere causa di malattie croniche a rischio per la vita stessa dei soggetti allergici. “Faber rappresenta uno strumento diagnostico tecnologicamente avanzato e conta su un’ampia collezione di allergeni”, conclude Ciardiello. “Il test non necessita del digiuno preventivo da parte del paziente e non è influenzato dall’assunzione di farmaci, neanche di quelli prescritti per il trattamento dell’allergia. Necessita di 4 ore per l’esecuzione e la pubblicazione dei risultati è immediata”.

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Siaip, aumento dei pollini del 46%, le regole per difendersi

Il riscaldamento della Terra ha fatto aumentare del 46% la quantità di pollini presenti nell’aria, con il risultato che sempre più bambini sono allergici: in Italia ne soffre circa il 30% della popolazione sotto i 14 anni. Secondo i dati della Società Italiana di Allergia e Immunologia Pediatrica in Congresso a Firenze da oggi al 6 maggio, il 10% dei pazienti soffre di asma bronchiale che, nell’80% dei casi è associata e scatenata da allergie, il 18-20% soffre di rinite allergica e circa il 10% di dermatite atopica.
“Rispetto a 40 anni fa, l’inizio della pollinazione per molte specie è anticipata di circa un mese. Negli ultimi 15 anni il totale complessivo dei pollini presenti nell’aria è risultato maggiore del 46% rispetto agli anni ’90”, spiega Salvatore Tripodi, Direttore UOC Pediatria e Allergologia Pediatrica dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma. E ricorda gli effetti degli inquinanti ambientali, in particolare delle polveri sottili, che possono favorire un incremento dei sintomi a carico dell’apparato respiratorio sia di tipo acuto che cronico.
Rimedi eccezionali per sottrarsi a pollini e polveri non esistono, ma accorgimenti sì: gli allergici fanno bene a evitare lo sport all’aria aperta nel periodo dei pollini, così come a tenersi alla larga dalla campagna, finestre chiuse e finestrini dell’auto tirati su.

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Esperti, risultati promettenti per arachide e latte

In futuro potrebbe essere un cerottino sulla pelle a ‘vaccinare’ le persone allergiche agli alimenti, desensibilizzandole e permettendo loro il contatto con il cibo che provoca la reazione. Lo affermano i risultati di alcuni studi presentati a Roma al Congresso annuale della World Allergy Organization promosso dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Al momento il metodo più usato per mettere in sicurezza le persone con gravi allergie alimentari è l’immunoterapia orale, in cui vengono messe in contatto con quantità crescenti dell’allergene. Al congresso sono stati invece presentati per la prima volta in Europa i nuovi dati di studiosi americani sulla efficacia della desensibilizzare per alimenti non attraverso la via orale ma attraverso la via cutanea. Negli studi finora eseguiti, questi cerotti aumentano la tolleranza per arachide e per latte. Il trattamento viene ben tollerato senza reazioni allergiche sistemiche, ma in alcuni pazienti è stato osservato un aumento delle reazioni cutanee eczematose locali.
“Forse in un prossimo futuro vaccineremo i nostri bambini allergici con un cerottino sulla pelle – afferma Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – lees volledig rapport. Sempre più avanzate sono poi le immunoterapie specifiche per l’allergia alimentare, che si evolvono ad una integrazione con immunomodulatori naturali quali i probiotici per migliorare la loro efficacia.

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A Roma un summit per capirne le ragioni e migliorare cure

Continua la crescita esplosiva di allergie: con 400 milioni di persone nel mondo che soffrono di rinite allergica e 300 milioni di asma, l’umanità sta vivendo quello che i medici definiscono uno tsunami allergico. Dal 2010 si e’ registrata una esplosione delle allergie alimentari: se prima erano attorno al 2-3% ora hanno raggiunto il 10% in Australia e l’8% in Gb. La rinite colpisce oltre il 30% dei ragazzi anche in Italia e complessivamente tutte le allergie sono raddoppiate dal 1980 al 2000. In Europa si stima che tra 11 e 26 milioni di persone soffrano di allergie alimentari, una fonte di preoccupazione soprattutto tra i più piccoli: almeno 1 bambino su 20, infatti, è allergico a uno o più alimenti. In Italia, la prevalenza della dermatite atopica, della rinite allergica e dell’asma tra i bambini di 6 – 12 anni è rispettivamente del 7%, 14,5% e 9%. Ciò significa 490.000 bambini tra 0 e 14 anni con eczema, un milione con rinite e 630.000 con asma”, spiega Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che da domani presiedera’ a Roma i lavori del Congresso annuale della WAO, l’Organizzazione Mondiale delle Allergie, al quale parteciperanno oltre 500 medici e ricercatori provenienti da 50 Paesi del mondo. Gli esperti sono al lavoro per riscrivere il percorso di cura ma anche di prevenzione. Ad esempio, anticipare o ritardare l’introduzione di determinati alimenti sembra possa avere un qualche effetto.

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I consigli del Ministero, no attività all’aperto nelle ore centrali

In primavera sono più frequenti, ma con il cambiamento climatico le allergie respiratorie ai pollini (e non solo) sono in aumento in Europa e non più limitate ad una sola stagione. Per non farsi sopraffare da starnuti, lacrime, tosse e asma, possono essere d’aiuto alcuni accorgimenti, come evitare le attività all’aperto nelle ore centrali della giornata, lavarsi spesso i capelli e viaggiare in auto con i finestrini chiusi. A suggerirlo sul suo sito è il ministero della Salute.
Cosa fare quindi se si hanno dei sintomi che fanno sospettare un’allergia respiratoria?
1)La prima cosa, indica il Ministero, è rivolgersi al medico curante o allo specialista per una diagnosi corretta, in modo da identificare l’allergene a cui si è sensibilizzati, e organizzare un programma terapeutico prima dell’inizio della stagione pollinica.
2)Sempre come prevenzione, se possibile, è utile fare brevi soggiorni nel periodo della pollinazione al mare visto che lì la concentrazione dei pollini nell’aria è relativamente bassa.
3)Come precauzioni generali è bene consultare i calendari pollinici, per conoscere il periodo di fioritura delle piante causa dell’allergia, o i bollettini dei pollini per conoscere i pollini presenti nell’aria.
4)Bisogna evitare di uscire nelle ore di maggiore concentrazione pollinica, preferendo la mattina presto o la tarda serata, non fare gite in campagna, soprattutto se c’è vento, e non passeggiare nei prati dove è stata tagliata di recente l’erba.
5)Se si viaggia in macchina o in treno, no ai finestrini aperti, meglio usare l’aria condizionata, con filtri di aerazione anti-polline. Vanno evitate le attività all’aperto nelle ore centrali della giornata, soprattutto quando c’è sole e vento, così come le strade trafficate e le aree verdi, ed è utile lavarsi con più frequenza i capelli.
6)Bisogna infine fare attenzione ai temporali e tenere chiuse le finestre nelle ore centrali della giornata.

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Da nord a sud corsi per chef su menu sicuri e gestione emergenze

Un ‘bollino blu’ per ristoranti a prova di allergie, garanzia di sicurezza per i circa 5 milioni di italiani che soffrono di allergie a cibi o intolleranze. Per tutelare la loro salute, infatti, iniziano a Roma e saranno poi estesi in tutta Italia dei corsi ad hoc dedicati a chef e ristoratori, perché possano gestire al meglio gli avventori con allergie offrendo loro menu sicuri e la tranquillità di trovarsi in un locale in cui si conoscono le procedure da attivare in caso di emergenza.
Accanto alle stelle, alle forchette o ai cappelli che testimoniano la bravura ai fornelli, gli chef italiani potranno dunque esporre d’ora in poi anche il ‘bollino blu anti allergie’. Da fine aprile prenderanno il via a Roma, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, coordinati da Domenico Schiavino, responsabile del Servizio di Allergologia del Policlinico Gemelli di Roma, e si estenderanno poi in tutta Italia, i primi corsi per educare ristoratori e gestori a ridurre al minimo i rischi per i clienti allergici. Organizzati dalla Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC), i corsi sono stati presentati in occasione del 30/mo congresso SIAAIC a Firenze. L’esigenza di educare chi lavora nella ristorazione “nasce dalla consapevolezza che i pazienti sono in continuo aumento – osserva Giorgio Walter Canonica, presidente SIAAIC -. Gli allergici ai cibi in Italia sono oltre 2 milioni, cui si aggiungono altri 2 milioni di intolleranti a uno o più alimenti. Ma sono moltissime le forme di allergia al cibo che si stanno diffondendo: si stimano per esempio circa 5 milioni di allergici al nichel, un metallo contenuto in vari alimenti, ma anche circa 100.000 persone, in incremento, che non tollerano gli additivi alimentari. La platea di soggetti che possono manifestare disturbi dopo aver mangiato particolari alimenti è talmente vasta che anche i ristoratori sentono l’esigenza di formarsi al riguardo. Ecco perché abbiamo deciso di organizzare specifici corsi”. Gli chef verranno informati anche sui problemi posti dagli alimenti ‘nascosti’ nelle preparazioni in apparenza a prova di allergico, e verranno loro chiarite le reazioni crociate tra alimenti.
Inoltre, “alleneremo il personale dei ristoranti a riconoscere le manifestazioni cliniche di allergia alimentare, soprattutto nelle forme più gravi, spiegando che cosa sia necessario fare per intervenire nel modo più corretto”, aggiunge Mario Di Gioacchino, vicepresidente SIAAIC. L’obiettivo dei corsi è pure rispondere alla raccomandazione del Regolamento Europeo che suggerisce la presenza di personale formato ad affrontare le allergie tra gli addetti al pubblico. Il fine, concludono gli allergologi, è dunque andare oltre la semplice etichettatura dei 14 gruppi alimentari allergizzanti individuati dall’Ue e per cui è obbligatoria la segnalazione.

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Esperti, 5 mln punture e 400mila reazioni gravi l’anno, arma vaccino

Insetti sconosciuti e vespe ‘aliene’ provenienti da Cina e Medio Oriente: ‘incontri’ sempre più frequenti anche in Italia, a causa del clima ‘pazzo’ e delle temperature elevate anche fuori stagione, e che rappresentano un pericolo. I nuovi insetti, infatti, aumentano il rischio di allergie e reazioni anche gravi. A mettere in luce il fenomeno sono gli esperti della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) in occasione del 30/mo congresso nazionale a Firenze. Così, nel nostro Paese si sta ad esempio registrando l’arrivo di ‘vespe migranti’, originarie della Cina o Paesi mediorientali ma che ora trovano anche in Italia l’ambiente giusto per proliferare. E pungere: ogni anno sono 5 milioni gli italiani punti da un’ape, vespa o calabrone e circa 400.000 i casi di reazione allergica o shock anafilattico da puntura di insetto.
Gli imenotteri ‘stranieri’, avvertono gli allergologi, accrescono i rischi, perché con l’incremento delle popolazioni di insetti non soltanto aumenta la probabilità di essere punti, ma soprattutto cresce il pericolo di sensibilizzazione a nuove specie velenifere che potrebbero anche dare reazioni crociate con le autoctone. Tuttora, si contano circa 50 decessi l’anno da puntura di insetto, ma i casi fatali potrebbero aumentare proprio per colpa degli insetti ‘migranti’. La cura, affermano gli esperti, è però possibile, almeno nei confronti delle specie note, e passa da una terapia semplice come la vaccinazione: il vaccino per il veleno degli imenotteri è efficace nel proteggere il 97% degli allergici, ma ad oggi soltanto un paziente su 7 lo sceglie. L’aumento della temperatura ha dunque effetti su diverse specie: “La Vespa orientalis per esempio, originaria di Sud Est europeo e Medio Oriente e presente soprattutto in Sicilia, sta risalendo la penisola perché trova un habitat proficuo. Peraltro le temperature più elevate possono anche modificare il comportamento degli animali. Così, i nidi di vespa si stanno ingrossando e possono diventare perenni anziché annuali – spiega Walter Canonica, presidente SIAAIC -. E nuove specie vengono portate pure attraverso il traffico di persone ed i viaggi: dalla Cina, in questo modo, è arrivata la Vespa velutina che si sta espandendo ed è già presente in Italia, in Piemonte e Liguria. Le nuove specie non sono più aggressive di quelle italiane, ma per il semplice fatto di essere nuove implicano un incremento dei rischi per gli allergici: la composizione del veleno, simile ma non identica, può farci trovare disarmati per la diagnosi e le terapie”. Non va dunque sottovalutato il fatto che sono almeno 400.000 gli allergici agli imenotteri che rischiano uno shock grave: per evitarlo, dovrebbero rivolgersi all’allergologo per una terapia desensibilizzante. Recenti sentenze, ricorda Gianrico Senna, vicepresidente SIAAIC, “hanno già obbligato alcune Asl a somministrare gratis il vaccino ai pazienti: è un salvavita, e dovremmo perciò garantirlo a tutti gli allergici agli insetti”.

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Da ministero della Salute un decalogo di consigli

Dagli spray che possono andare negli occhi ai brillantini delle maschere e i trucchi che possono dare allergia: sono tante le cose che bisogna ‘tenere d’occhio’ quando si veste di maschera il proprio figlio per il Carnevale. Ecco perchè il ministero della Salute ha pubblicato un decalogo sulle possibili ‘insidie’ che possono nascondersi in maschere, costumi e gadget.
Il primo consiglio è di non spruzzare schiume e stelle filanti spray negli occhi. Non sono giocattoli e si rischiano danni alla cornea. Meglio evitare di spruzzarle addosso alle persone o sui vestiti, perchè potrebbero raggiungere pelle e viso, e di usarle vicino alle fiamme, anche piccole come le candeline da torte. Molti sono infatti infiammabili.
Se si comprano delle maschere decorate con brillantini colorati, bisogna fare attenzione a che questi non si stacchino facilmente, penetrando in occhi, naso e bocca, e ai coloranti contenuti, che possono irritare la pelle. E’ bene controllare anche le piccole parti dei costumi, come i bottoni, che si staccano facilmente e possono finire ingoiati, o i laccetti vicino il collo, che se stretti inavvertitamente possono strangolare.
Se il costume e i gadget hanno cattivo odore, meglio non farli indossare, perchè potrebbero contenere sostanze chimiche tossiche. Quando si acquista un costume bisogna controllare che sia classificato come giocattolo (marchio CE): solo così si ha la garanzia di non infiammabilità.
Circa gadget e accessori delle maschere (come spade, caschi, bacchette magiche, coroncine), accertarsi che non abbiano bordi affilati e parti metalliche taglienti, mentre per i trucchi è meglio usare prodotti ipoallergenici, adatti all’età, controllare la data di scadenza, evitando quelli a basso prezzo e non acquistati nei canali di vendita autorizzati, e magari testarli prima su un lembo della pelle del bambino (generalmente dietro l’orecchio) per verificare una sua eventuale sensibilità. Per rimuovere tutto, meglio uno struccante delicato. Il trucco, conclude il decalogo, non va messo sulle parti delicate come occhi e bocca.

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Scoperto meccanismo protettivo per i polmoni

I bambini che crescono in campagna sono meno suscettibili alle allergie perchè la polvere che respirano stimola una proteina che difende l’organismo. Lo afferma uno studio dell’università belga di Gent presentato al Joint Congress of the British and Dutch Societies for Immunology.
    I ricercatori hanno esposto prima dei topi e poi delle cellule polmonari umane ad una proteina, chiamata Lps, che fa parte della parete cellulare dei batteri tipici della polvere che si trova nelle fattorie. La proteina a sua volta ne stimola un’altra presente nelle cellule, la A20, che è coinvolta nelle comunicazioni tra i polmoni e il sistema immunitario, e che ad alti livelli limita la risposta infiammatoria. Il risultato è stato confermato su circa duemila bambini europei con una mutazione genetica che altera la A20, favorendo le allergie.
    Quelli cresciuti in campagna, spiegano gli autori, avevano comunque l’effetto protettivo. “I tassi di allergie sono in aumento – spiegano gli autori – ma non sappiamo molto sui fattori che predispongono gli individui a questo problema. Il nostro studio ha suggerito un motivo per cui i ragazzi che crescono in campagna sviluppano meno allergie, e i risultati potrebbero essere usati per migliorare i trattamenti attuali”.