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Presentata la Relazione sanitaria annuale 2017 delle cinque aree del Dipartimento che opera su tutto il territorio della provincia di Ragusa.

Presentata il 24 luglio conferenza stampa, la 22^ Relazione Sanitaria delle attività realizzate nel corso del 2017 dal Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda sanitaria di Ragusa.
«Le attività del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Ragusa – ha aperto i lavori della conferenza stampa dr. Salvatore Lombardo, direttore amministrativo dell’Asp, portando anche i saluti del Commissario, dr. Salvatore Lucio Ficarra, e del Direttore Sanitario, dr. Emanuele Cassarrà, assenti, entrambi, per motivi istituzionali, – hanno una grande rilevanza per il nostro benessere: sono infatti tutte dedicate alla tutela della salute delle persone, dell’ambiente e degli animali. La prevenzione e la sorveglianza di sanità pubblica sono essenziali anche per la qualità di alimenti e la loro produzione, rappresentando un presidio di sicurezza sanitaria per cittadini e imprese del territorio. Fanno ben sperare anche i dati che confermano una diminuzione di morti a causa di tumori al seno e al colon».
Il dr. Francesco Blangiardi, Capo Dipartimento Prevenzione ha avuto parole di stima e apprezzamento per il dr. Riccardo Gafà, per lo straordinario lavoro che riesce a fare, ogni anno, nell’elaborazione e stesura della Relazione Sanitaria – «un lavoro prezioso che fornisce in modo dettagliato, preciso e puntuale, il quadro di salute della popolazione iblea. Un documento che seve come analisi e punto di partenza per migliorare le condizione di salute dei cittadini. Molti dati e informazioni: tasso di natalità, la sicurezza alimentare, gli screening e, in ultimo l’importante progetto pilota di screening delle malattie cardio vascolari che potrebbe diventare modello per tutta la regione siciliana. Un altro studio di rilevante importanza è quello condotto dall’ARPA – Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente – sulla valutazione della pressione ambientale determinata dall’utilizzo dei prodotti fitosanitari nelle produzione agricole che mira, in conformità con le Direttive dell’Unione Europea alla progressiva riduzione dei rischi e degli impatti negativi sulla salute umana e dell’ambiente, derivanti dall’uso di sostanze che, comunque, continuano a essere indispensabili per le rese qualitative e quantitativa delle moderne produzioni agricole. Un altro ambito peculiare delle attività del Dipartimento è quello delle vaccinazioni che offrono alla popolazione le azioni di Sanità Pubblica per evitare, eliminare o controllare le malattie infettive prevenibili, appunto, con le vaccinazioni.
Le attività rappresentano uno dei principali strumenti per la protezione individuale e collettiva, come anche la sorveglianza a delle malattie infettive e cronico degenerative della prevenzione dei comportamenti a rischio.»

«Due tabelle di statistica anno 1996 e 2017, messe a confronto, fanno emergere come sia diminuita la percentuale di morti per tumore al seno e al colon, di contro, è in aumento la percentuale delle morti per patologie cardio vascolari» ha dichiarato il dr. Riccardo Gafà, responsabile della “Biostatistica Medica” prima di snocciolare tutti i dati contenuti nella relazione.
I dati demografici della provincia di Ragusa relativi all’anno 2017 presentano una popolazione media di 322.048 abitanti di cui 159.735 maschi e 162.313 femmine.
I nati durante l’anno sono stati 2.854 con una prevalenza di maschi (1.446) rispetto alle femmine (1.408) con un tasso grezzo di natalità di 8.86 riferito alla popolazione della Provincia che risulta superiore al tasso di natalità per 1000 abitanti della popolazione italiana ed in aumento rispetto all’anno scorso ( 8.75).
Negli ospedali della provincia sono nati 3.298 bambini, un numero superiore ai bambini nati da genitori residenti, il che presuppone una fascia di utenza degli ospedali della provincia che proviene sempre più dalle province confinanti.
Il comune con il tasso di natalità più alto quello di Acate con 11,02 %.
Il numero annuale di decessi è stato di 3274 di cui 1.594 maschi e 1.680 femmine; per il terzo anno di seguito il numero delle donne decedute supera quello degli uomini. Il tasso grezzo di mortalità è di 10,17 per mille abitanti, al di sotto del tasso di mortalità per 1000 abitanti relativo alla popolazione italiana che è di 10.70 . La differenza tra il tasso di natalità e quello di mortalità comporta un saldo negativo di – 1,30 il più alto valore di sempre. Il saldo attivo in provincia è mantenuto da quattro comuni su dodici: Vittoria, Acate, Santa Croce, Pozzallo.
Per quanto riguarda l’analisi dei dati di mortalità per causa specifica si evidenzia come le malattie dell’apparato cardiovascolare, in accordo al dato nazionale, rappresentano per entrambi i sessi la principale causa di morte.
Il tasso di mortalità per tale patologia per 10.000 abitanti è di 39,46 nei maschi e di 52,37 nelle femmine. La seconda causa di morte è invece rappresentata dai tumori con un tasso di mortalità per 10.000 abitanti di 26,62 per i maschi e di 18,36 per le femmine. Anche in questo caso, in accordo al dato nazionale, il tasso maschile prevale su quello femminile mentre entrambi si mantengono ben al di sotto dei valori riferiti alla popolazione nazionale (maschi 34.8; femmine 19.2 nel 2011 ultimo dato pubblicato dall’ISTAT).
La vita media della popolazione provinciale è di 78,21 anni per i maschi e 82,82 anni per le femmine. Come nel resto d’Italia le femmine vivono almeno 5 anni in più rispetto agli uomini.
Con un trend in aumento nell’ultimo decennio.
Gli ultracentenari al 31 dicembre del 2016 erano nella Provincia 54; 14 maschi e 40 femmine e tale valore è diminuito di 1 unità rispetto al 2016 (55).
La mortalità infantile (entro i primi 12 mesi di vita) si attesta sul valore di 3,30 su 1000 nati, in lieve aumento rispetto al 2016 (2,85), dovuto a 2 decessi in più.
La mortalità neonatale (cioè entro i primi 28 giorni di vita) è di 2,10 x 1000 nati. Anche questo un valore in lieve aumento rispetto al 2016 ma bassissimo nel confronto con le altre nazioni europee.
Analizzando i dati di mortalità per causa nel decennio dal 2008 al 2017 si evince quanto segue:
1. la mortalità per malattie dell’apparato cardiovascolare è aumentata per gli uomini dal 34,4 x 10.000 abitanti al 39,4 x 10.000 e per le donne da 43,95 a 52,3 x 10.000.
2. in diminuzione la mortalità pel tumore del polmone da 8,00 x 10.000 a 7,32 (uomini) e da 2,2 a 1,85 x 10.000 (donne).
3. la mortalità per tumore dell’utero è diminuita dal 1,3 a 1,1 x 10.000.
4. stabile la mortalità per i tumori della mammella catalunyafarm.com.
5. in diminuzione anche i tumori del colon retto da 3,3 a 2,3 (uomini) e da 2,5 a 2,3 (donne).
6. in decremento i tumori dello stomaco, in aumento quelli del fegato.
7. In aumento il tumore alla prostata, 3,00 vs. 3,44 x 10.000.
8. I tumori nel loro complesso sono aumentati di poco per gli uomini (da 26,3 (2008) a 26,6 (2017) x 10.000 ab.); in aumento per le donne 19,7 e 22,5.
9. in netta diminuzione i SUICIDI 23 nel 2008 – (16 m 7 f), contro 17 (14m – 3 f) nel 2017.
10. Nessun OMICIDIO nel 2017; 1 nel 2011, 2 nel 2012, 3 nel 2013 e 2014.
11. In netta diminuzione i deceduti per INCIDENTI STRADALI 35 (26m – 9 f) nel 2008,contro i 15 del 2017 (12 m – 3 f).
12. In lieve aumento la mortalità per INCIDENTI DOMESTICI, 54 in totale (19 uomini e 36 donne) nel 2008 rispetto a 56 (19 m e 37 f) nel 2017.
I DECEDUTI FUORI PROVINCIA nel 2017 sono stati 129 (75 uomini e 54 donne) poco più del 5×100 dei deceduti, spesso per patologie che necessitano di centri di cura specializzati non presenti nel nostro territorio.
Un capitolo della relazione si occupa del confronto dei dati della provincia di Ragusa con le altre 8 province siciliane e con 5 province italiane (2 del Nord, 2 del Centro e 1 del Sud) simili per popolazione alla nostra. Questi dati si riferiscono all’anno 2016.
IL RAFFRONTO CON LE PROVINCE SICILIANE pone la provincia di Ragusa (-0,55) al 2° posto per il saldo della popolazione, dopo Catania (- 0,16). Per il terzo anno tutte le province siciliane hanno avuto un saldo negativo della popolazione.
IL RAFFRONTO CON LE PROVINCE ITALIANE prese in considerazione (Cremona, Ferrara, Viterbo, Benevento e Catanzaro) ci pone al primo posto anche in considerazione che tutte hanno un saldo della popolazione negativo molto alto.
Il dr. Gaetano Migliorino, dirigente medico Osservatorio Epidemiologico del Dipartimento, ha presentato i risultati dello screening malattie cardiovascolari, i cui fattori di rischio sono strettamente connessi alle abitudini quotidiane: ipertensione, il fumo di sigaretta, diabete, sedentarietà.

22^ Relazione attività annuale: 2018 sull’anno 2017 e obiettivi contrattuali scheda budget.

Particolari situazioni di pericolo per la salute pubblica dal punto di vista di patologie emergenti o riemergenti rimangono alcune malattie infettive quali il morbillo e la tbc, la prima prevenibile con la vaccinazione e la seconda con la sorveglianza ed il corretto trattamento dei casi.
Il Dipartimento di Prevenzione è la struttura operativa dell’Azienda che ha come missione garantire la tutela della salute collettiva perseguendo obiettivi di promozione e tutela della salute, prevenzione degli stati morbosi e delle disabilità, miglioramento della qualità di vita, dell’ambiente e del lavoro. Si configura come una delle articolazioni dell’Azienda e si rapporta, quindi, con l’organo di direzione. Numerose le azioni volte ad individuare e rimuovere le cause di nocività e malattia di origine ambientale, umana ed animale, mediante iniziative coordinate con i Distretti, con i Dipartimenti dell’ASP, prevedendo il coinvolgimento di operatori di diverse discipline. Garantisce le funzioni di prevenzione collettiva e sanità pubblica, anche a supporto dell’autorità sanitaria locale. Tutte attività che vengono svolte dalle 5 strutture complesse:
Servizio Epidemiologia e Profilassi ( Ep);
Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPRESAL);
Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione (SIAN);
Igiene degli Ambienti di Vita (SIAV);
Laboratorio di Sanità Pubblica (LSP).
Inoltre, Il Dipartimento di Prevenzione contribuisce alle attività di promozione della salute ed ha il compito di contrastare le principali patologie che colpiscono la popolazione e provocano il maggior numero di decessi, di disabilità o malattie prevenibili attraverso interventi di prevenzione primaria e secondaria.
Le aree cruciali di intervento sono: malattie cardio-cerebrovascolari, malattie neoplastiche e malattie infettive. Le malattie circolatorie – cardio e cerebrovascolari – rappresentano la prima causa di morte in entrambi i sessi. L’obesità e la sedentarietà sono condizioni morbose di rilievo nel determinismo delle patologie cronico-degenerative. Il Dipartimento di Prevenzione predispone, annualmente, la relazione sullo stato sanitario della popolazione che contiene le notizie epidemiologiche necessarie alla strutturazione dell’offerta e alla eventuale attività di prevenzione, primaria e/o secondaria (attività di screening) da implementare attraverso il controllo dei principali fattori di rischio modificabili ed interventi mirati nel contrasto a stili di vita errati (fumo, alcol, scorrette abitudini alimentari ecc.) con la collaborazione dei Medici di medicina Generale, i Pediatri di libera scelta ed altre istituzioni. Elabora e coordina la gestione del Piano Aziendale di Prevenzione.

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Prosegue il lavoro condiviso con la comunità per una esperienza di servizio soddisfacente ed in linea con i bisogni

Qualità, accessibilità e integrazione. Sono queste le caratteristiche della Casa della Salute di Spilamberto: un anno fa apriva, intitolata al medico rinascimentale “N. Machella”, la sede ristrutturata di via Quartieri 30 e giovedì 12 ottobre, in una giornata di festa coi cittadini, la Casa della Salute spegne ufficialmente la sua prima candelina.
 Un anno di assistenza incentrato sulla messa in rete dei servizi sanitari. L’Azienda USL, la Medicina di Gruppo e la sezione comunale dell’AVIS con un punto fisso di raccolta del sangue sono i soggetti presenti, mentre diverse sono le “aree integrate di intervento”: prevenzione e promozione della salute, infanzia e giovani, patologie croniche, non autosufficienza.
La presenza degli 8 Medici di medicina generale, organizzati in una Medicina di Gruppo, permette di offrire un’apertura degli ambulatori per 10 ore al giorno, garantendo una risposta sempre immediata alle urgenze, oltre a facilitare un confronto diretto con gli specialisti e gli infermieri. Al Punto prelievi, attivo 3 giorni alla settimana, si accede anche direttamente, cioè senza prenotazione, per tutti i prelievi urgenti.
La gestione delle patologie croniche rappresenta uno degli obiettivi prioritari della Casa della Salute, attraverso percorsi integrati che coinvolgono medici, infermieri e specialisti. È stato inoltre avviato il percorso per la gestione integrata e le chiamate attive alle visite di follow-up per i pazienti con diabete di tipo 2 seguiti dai Medici di base.
Da segnalare anche lo Spazio Giovani, che ha registrato 163 accessi di cui 134 di età inferiore ai 20 anni, e lo psicologo, presente anche al Consultorio, che nei primi 6 mesi del 2017 ha incontrato 216 utenti.

”La Casa della Salute è un grande punto di orgoglio per l’Amministrazione – spiega il Sindaco Umberto Costantini – realizzata grazie al sostegno ed alla collaborazione dell’Azienda USL di Modena. Dopo un anno la scelta di costruire una Casa della Salute al posto di un poliambulatorio si è dimostrata assolutamente vincente. Il buon funzionamento ed i risultati positivi li dobbiamo a chi ha creduto in questo ‘impegno di comunità’: medici, infermieri, tutto il personale sanitario, Avis e Circolo Centro Cittadino. Grazie a loro la Casa della Salute vive e funziona. Un posto non è fatto solo di muri; sono le persone che lo abitano che fanno la differenza e che lo rendono vivo”.

”L’esperienza condotta a Spilamberto è stata di fondamentale utilità per l’Azienda USL di Modena – chiarisce il Direttore Generale Massimo Annicchiarico -. Il percorso di co-progettazione ha anticipato l’apertura di 8 mesi, nel corso dei quali abbiamo lavorato con cittadini, professionisti, volontariato ed Amministrazione Locale dando vita, un anno fa, ad una struttura che era già dotata di un’anima comunitaria, di un proprio caratteristico profilo legato al territorio. Dopo un anno vogliamo verificare se abbiamo mantenuto le aspettative e quali sono le cose che abbiamo imparato che possono consentirci di migliorare un patrimonio di servizio che è già un capitale della comunità di Spilamberto”.

 
I servizi presenti

L’ambulatorio vaccinale pediatrico è aperto 4 giorni alla settimana, per rispondere al nuovo calendario vaccinale dei due comuni di Spilamberto e Castelnuovo Rangone. Per la promozione della salute, la CdS ha svolto presso il Circolo Cittadino incontri informativi su temi di salute.
Lo Spazio Giovani ha registrato 163 accessi di cui 134 di età inferiore ai 20 anni, mentre lo psicologo, presente anche al Consultorio, nei primi 6 mesi del 2017 ha incontrato 216 utenti di cui il 76% per aspetti relazionali e conflittualità di coppia, il 17% per tematiche proprie dell’area procreazione e un 4% problematiche di violenza di genere.
La gestione delle patologie croniche rappresenta uno degli obiettivi prioritari della Casa della Salute, attraverso percorsi integrati che coinvolgono medici, infermieri e specialisti. Avviato il percorso per la gestione integrata e le chiamate attive alle visite di follow-up per i pazienti con diabete di tipo 2 seguiti dai Medici di base.
Da fine giugno 2017 è presente anche l’ambulatorio del Centro disturbi cognitivi con specialista geriatra per la diagnosi e trattamento delle forme di demenza e il supporto ai familiari. L’ambulatorio infermieristico è aperto tre mattine a settimana. Al Punto prelievi, attivo 3 giorni alla settimana, si accede anche direttamente, cioè senza prenotazione, per tutti i prelievi urgenti.
Lo sportello amministrativo unico (CUP/SAUB), aperto due mattine a settimana e abilitato anche alla attivazione del Fascicolo Sanitario Elettronico, nel primo semestre 2017 ha effettuato 4.044 prenotazioni. Presso il Punto Accoglienza è disponibile il servizio di stampa a richiesta dei referti di laboratorio.

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Gli interventi chirurgici del femore per gli over 65 sono in continuo aumento. Secondo gli ultimi dati oltre 120 mila interventi sono stati eseguiti in Italia ogni anno.
La Otodi (Ortopedici Traumatologi Ospedalieri d’Italia), durante un congresso a Riccione ha reso noto che i costi di ricovero, assistenza e pensioni di invalidità si aggirano intorno a 1,2 miliardi l’anno.
Giorgia Maria Calori, presidente del Congresso e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Ricostruttiva e Revisione Protesica dell’Apparato Locomotore della ASST Centro Specialistico Ortopedico e Traumatologico Gaetano Pini-Cto di Milano ha sottolineato che: “il paziente anziano non può aspettare per poter essere reinserito a una vita normale. Allo stesso tempo deve poter usufruire di un’assistenza e di cure adeguate al fine di impedire eventuali complicazioni che potrebbero seriamente comprometterne il recupero. La disabilità, infatti – prosegue l’ortopedico – è senza alcun dubbio più penalizzante per il paziente fragile perché va ad aggiungersi ad una condizione pregressa già compromessa”.
Quindi è necessario aumentare gli standard di assistenza e cura di questi pazienti nel quadro di un miglioramento della loro qualità di vita.

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Oculista, ortopedico o dentista, l’età giusta per la prima volta

Tutti i controlli anno per anno.
L’agenda degli screening arriva dai medici dell’ospedale Bambino Gesu’.
Nel magazine digitale ‘A scuola di salute’, a cura dell’IBG (Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell’Adolescente) diretto dal prof. Alberto G. Ugazio, si spiega a quale età e come effettuare il controllo oculistico, ortopedico, dei denti, fino quello sulle malattie metaboliche.
Una guida su quando e come effettuare screening oculistici, ortopedici, dentistici fino allo screening neonatale esteso alle malattie metaboliche.
GLI SCREENING OCULISTICI. Hanno lo scopo di individuare patologie oculari in maniera semplice e non invasiva. Il primo screening va effettuato alla nascita attraverso il test del riflesso rosso in campo pupillare e serve ad individuare, tra gli altri, il retinoblastoma (tumore oculare che può compromettere non solo lo sviluppo visivo, ma mettere a rischio anche la sopravvivenza del piccolo), la cataratta congenita e la retinopatia del prematuro. Lo screening può essere eseguito dal neonatologo o pediatra presso il punto nascita prima della dimissione del neonato. Entro i 3 anni di età è raccomandato uno screening visivo che serve ad escludere difetti refrattivi o di vista, presenza di ambliopia (in gergo ‘occhio pigro’), strabismo o anomalie della motilità oculare. Il controllo, eseguito dall’ortottista e dall’oculista pediatra, si basa sull’impiego di test molto semplici e di rapida esecuzione.
I CONTROLLI ORTOPEDICI. Nel corso delle visite periodiche, il pediatra effettua dei controlli clinici per verificare l’eventuale presenza di una problematica ortopedica e in caso prescrivere un controllo specialistico.
Sono tre i periodi in cui effettuare controlli ortopedici. Il primo alla nascita (si verificano tra gli altri displasie congenite all’anca e altre malformazioni, piede torto congenito, torcicollo, tibia curva congenita). Poi alla ‘seconda infanzia’, una volta acquisita la posizione eretta e la deambulazione su due piedi. In questo periodo si verificano, tra gli altri, eventuali difetti in deambulazione, claudicazione e piede piatto. Infine nella fase pre-adolescenziale, in cui si controllano patologie della colonna quali scoliosi e cifosi.
DISPLASIA CONGENITA DELL’ANCA. E’ una delle malformazioni più frequenti dell’apparato locomotore, quello che permette il movimento del nostro corpo. Lo screening clinico universale viene effettuato dal neonatologo o dal pediatra presso il punto nascita prima della dimissione del neonato e dal pediatra di famiglia in occasione della prima visita. L’esame ecografico può essere prescritto dal pediatra di famiglia ed eseguito in qualunque centro diagnostico. Comprende un’ampia varietà di malformazioni dell’anca neonatale: dalle più lievi (displasia acetabolari) alle più gravi (lussazione franca), non tutte diagnosticabili con una semplice visita pediatrica oppure ortopedica. L’esame ecografico è immediato nei pazienti con test clinico positivo o eseguito tra le 4-6 e le 8 settimane per tutti gli altri. Infine ci sono i controlli clinici periodici, da effettuarsi fino all’inizio della deambulazione. L’esame radiografico non trova più alcun posto nel programma di screening in quanto espone a radiazioni e deve essere utilizzato solo in fase diagnostico/terapeutica.
LA PRIMA VOLTA DAL DENTISTA. Può avvenire quando si è completata la dentizione “da latte” (circa 3-4 anni). Tuttavia, in presenza di problematiche importanti come ad esempio mancata eruzione dei denti da latte o malformazioni, si può anticipare il controllo odontoiatrico. Per evitare un impatto brusco con la poltrona del dentista – sottolineano i medici del Bambino Gesù – è importante che le visite vengano effettuate anche in assenza di condizioni di urgenza o dolore. Durante la prima visita il bambino ha l’opportunità di prendere confidenza con l’ambiente e con il personale odontoiatrico che deve essere adeguatamente preparato all’accoglienza psicologica del piccolo paziente. L’odontoiatra spiegherà ai genitori le regole di igiene orale ed alimentare da osservare, valuterà lo stato di salute dei tessuti duri e molli della bocca, nonché delle articolazioni temporo-mandibolari. La visita odontoiatrica rivelerà la presenza di abitudini viziate, come il succhiamento del dito e/o del ciuccio o di alterazioni funzionali, come la deglutizione deviata e la respirazione orale. In caso di assenza di problematiche da trattare, i controlli periodici andranno effettuati ogni 6-12 mesi. LE MALATTIE METABOLICHE. Sono oltre 600 e costituiscono circa il 10% delle malattie rare. Grazie allo screening neonatale esteso (SNE) è possibile individuare oltre 40 malattie tra loro differenti. Si tratta di malattie in cui la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo possono evitare l’insorgenza di sintomi invalidanti e, nei casi più gravi, anche la morte. La positività allo screening rappresenta l’inizio di un percorso ed è per questo che si parla di “sistema screening”. L’esito positivo dello SNE non equivale a una diagnosi di malattia: in caso di positività il neonato viene convocato in tempi rapidi e sottoposto ad ulteriori esami. Se il risultato è confermato viene subito avviata la terapia, basata su modifiche della dieta e sull’impiego di farmaci e vitamine. La terapia è specifica per ciascuna malattia e deve essere seguita in centri altamente specializzati. Oltre alle cure standard, in alcune malattie individuabili con lo SNE il trapianto di fegato si è dimostrato particolarmente efficace.
Dal 2016 lo screening è obbligatorio e a titolo gratuito per tutti i neonati, con impatto positivo sulla riduzione dei costi sociali, delle cure e dell’assistenza.

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Fondazione Gimbe su rielaborazione del rapporto Sostenibilita’

Sono 53 le tipologie di frodi e abusi nella Sanita’ che sottraggono oltre 5 miliardi di euro alla nostra salute. Lo sostiene la Fondazione Gimbe su una elaborazione del rapporto sulla sostenibilità del servizio sanitario nazionale presentato lo scorso 6 giugno.
Il rapporto aveva stimato per il 2016 un impatto di 22,51 miliardi di sprechi sulla spesa sanitaria pubblica classificabili in sei categorie: sovra-utilizzo di servizi e prestazioni inefficaci e inappropriate, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie efficaci e appropriate, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza. Sulle stime relative agli sprechi, ricorda la stessa Fondazione, ”non sono mancate le critiche, nonostante l’accurata descrizione della metodologia e il riferimento esplicito al report OCSE Tackling Wasteful Spending on Health che nel gennaio 2017 ha confermato che circa 1/5 della spesa sanitaria apporta un contributo minimo o nullo al miglioramento della salute delle persone”.
”Il motivo principale di stupore – spiega Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – è costituito dall’inverosimile convivenza di oltre 20 miliardi di sprechi con un finanziamento pubblico tra i più bassi d’Europa e, tutto sommato, servizi sanitari di livello elevato”.
”La categoria di sprechi ‘Frodi e abusi’ – spiega il Presidente – secondo le nostre stime erode circa € 4,95 miliardi (range da € 3,96 a € 5.94) con azioni che non configurano necessariamente nel reato o illecito amministrativo. Sono state identificate 53 tipologie di frodi e abusi organizzati in 9 categorie: policy making e governance del sistema sanitario, regolamentazione del sistema sanitario, ricerca biomedica, marketing e promozione di farmaci, dispositivi e altre tecnologie sanitarie, acquisto di beni e servizi, distribuzione e stoccaggio di prodotti, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, erogazione dei servizi sanitari.

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Ma in 10 anni la mortalità sotto i 5 anni è calata di un terzo

Nel mondo moltissimi bambini continuano a morire a causa della diarrea: nel 2015 mezzo milione di piccoli sotto i 5 anni sono stati uccisi da malattie collegate alla diarrea, nonostante tra il 2005 e 2015 il numero di queste morti nell’infanzia sia calato di oltre un terzo (34%) e del 20,8% complessivamente, grazie agli sforzi fatti a livello mondiale per migliorare la qualità dell’acqua e dei servizi igienici. Lo rileva uno studio pubblicato sulla rivista Lancet Infectious Diseases.
Secondo i dati presentati nella ricerca dall’Istituto di statistica sanitaria dell’università di Washington, nel 2015 499mila bambini sotto i 5 anni, e 1,3 milioni di persone di tutte le età, sono morti a causa della diarrea, che è tra le prime 4 cause di mortalità infantile, ed è responsabile dell’8,6% di tutte le morti sotto i 5 anni. “Le malattie da diarrea colpiscono in modo sproporzionato i bambini piccoli – commenta Ali Mokdad, autore dello studio – Nonostante l’importante riduzione della mortalità, l’impatto devastante di queste patologie non può essere sottovalutato. Servono interventi urgenti nei paesi poveri, per migliorare l’accesso ai servizi sanitari e l’uso di soluzioni orali reidratanti”. I paesi con i tassi di mortalità più alti per diarrea sono Ciad e Niger, con 594 e 485 morti rispettivamente ogni 100mila bambini.
Rispetto alla popolazione, il numero maggiore si ha in India e Nigeria, che insieme raccolgono il 42% delle morti da diarrea infantile. Il calo più importante si è avuto invece nell’Africa sub-sahariana, dove le morti sono scese da 445 a 277 ogni 100mila bambini nell’arco di 10 anni. La principale causa di morte tra i bambini colpiti da diarrea è il rotavirus, che nel 2015 ne ha uccisi 146mila, il 44% in meno rispetto al 2005, probabilmente grazie all’intruzione del vaccino in 91 paesi.

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30 milioni per i trattamenti professionali, ma sono vietati sotto i 18 anni

Boom di richieste con picchi a maggio e giugno per le procedure di sbiancamento dei denti, oggi pari a un terzo di tutti i trattamenti odontoiatrici estetici richiesti ai dentisti. Sono circa 120.000 gli italiani che chiedono un sorriso da star per un mercato in crescita del 15% ogni anno che muove 30 milioni di euro a cui si aggiunge il miliardo di euro speso per dentifrici, gel, strisce, collutori e altri schiarenti ‘fai da te’ scelti da un italiano su due. Prodotti sicuri ma attenzione al pH: la normativa ISO 28399/2011 stabilisce che gli sbiancanti non devono avere un pH minore di 4 ma i più recenti studi mostrano che sbiancanti con pH inferiore a 5,5, cioè con pH acido, possono intaccare la parte dura del dente che si degrada e porta via lo smalto. Vietato inoltre intervenire sugli under 18, a meno che non ci siano particolari condizioni cliniche. Lo rivelano gli esperti dell’Accademia Italiana di Odontoiatria, Conservativa e Restaurativa (AIC), in occasione del congresso Internazionale CONSEURO, concluso di recente a Bologna.
Oltre il 50% è insoddisfatto del colore dei propri denti, stando a dati pubblicati di recente sull’Italian Dental Journal. Così ogni anno in Italia, soprattutto a maggio-giugno in vista dell’estate, 120.000 persone si sottopongono a trattamenti nello studio dentistico o a casa sotto il controllo dell’odontoiatra.

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Non sono un buon sostituto della frutta fresca e servono solo a consumare più zucchero e calorie

Niente succhi di frutta per tutto il primo anno di età, e pochissimi, al massimo 120 millilitri al giorno di bibite con il 100% di succo, fino ai 3 anni. Sono molto severe le nuove linee guida sul consumo di queste bibite della American Academy of Pediatrics, pubblicate oggi su Pediatrics.
“I genitori possono pensare che i succhi di frutta siano salutari, ma non sono un buon sostituto della frutta fresca e servono solo a consumare più zucchero e calorie – afferma Melvin Heyman, coautore del documento -. Piccole quantità vanno bene per i bambini più grandi, ma sono assolutamente non necessarie sotto l’anno di età”.
Nel dettaglio la guida afferma che per i primi sei mesi il latte materno o artificiale siano più che sufficienti per l’alimentazione dei bimbi. Tra i sei mesi e l’anno si può introdurre la frutta ma non in forma di succo. A partire da un anno si possono dare succhi, con il 100% di frutta, ma non più di 120 millilitri (4 once) al giorno, che possono diventare 180 dai 4 anni e 240 dopo i 6. “I bambini – si legge nel documento – dovrebbero essere incoraggiati a mangiare frutta intera, ed educati a capirne i benefici rispetto al succo, che non ha le fibre e può portare a un eccessivo aumento di peso”.
Il succo, aggiungono gli esperti, è sconsigliato come trattamento della disidratazione e della diarrea, e andrebbe evitato subito prima di andare a letto.

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Indagine dell’ Aic, Accademia Italiana di Odontoiatria

Dopo il periodo nero della crisi economica, che ha portato le famiglie a tagliare sulle spese odontoiatriche, i bambini italiani tornano dal dentista. Negli ultimi 12 mesi, 9 genitori su 10 dichiarano di essere stati o aver accompagnato i propri figli dal dentista almeno una volta per un controllo o uno specifico problema dentale. Emerge dall’indagine EduCarie dell’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa (AIC), appena effettuata su mille genitori di under 14: il 90% dichiara di essersi rivolto al dentista almeno una volta negli ultimi 12 mesi, in controtendenza rispetto agli ultimi anni.
Tuttavia, sulla carie le idee sono ancora confuse. Oltre il 50% ignora che l’eccesso di zuccheri o una scarsa igiene orale siano fra i maggiori responsabili e il 64% non sa può evolvere in pochi mesi. Appena il 20% sa che può presentarsi a qualsiasi età e oltre il 50% non sa che i denti da latte cariati devono essere curati.
“Dopo anni di flessione delle cure dentali, è possibile che la piccola ripresa economica stia consentendo alle famiglie di prendersi maggiormente cura della salute orale- spiega Stefano Patroni, presidente AIC- un dato incoraggiante, anche se ci sono tanti falsi miti ancora da sfatare”.
Per migliorare la conoscenza della carie, Aic ha promosso la campagna hAICarie, presentata al Congresso Internazionale CONSEURO, che si conclude oggi a Bologna . Il progetto ha già coinvolto più di 2000 odontoiatri e ne sensibilizzerà altrettanti entro fine anno, mentre su www.accademiaitalianadiconservativa.it i pazienti potranno trovare informazioni.

Medical News

Esperti, ‘antidoto’ amici e famiglia ma malinconia da rivalutare

E’ ormai noto come ‘Blue Monday’ e cade, inesorabilmente, il terzo lunedì di gennaio: sembrerebbe essere il giorno peggiore e più triste di tutto l’anno, e si ‘celebra’ oggi. Nasce da un calcolo matematico ma sono varie, secondo gli esperti, le ragioni che porterebbero al picco della tristezza proprio in questa giornata. Alla vigilia del ‘fatidico lunedì’, psicologi e psichiatri invitano però a guardare le cose da una diversa prospettiva, ma anche a ‘valorizzare’ un sentimento come quello della malinconia, non solo e sempre negativo.
Oltre al meteo, a rendere questo il giorno più triste dell’anno inciderebbero anche le spese accumulate durante il precedente periodo natalizio, la mancanza di soldi in attesa del prossimo stipendio, la presa di coscienza dei propositi per l’anno nuovo. Ma anche la tristezza è un’emozione da vivere e, in qualche modo da rivalutare. A sottolinearlo è il presidente della Società italiana di psichiatria, Claudio Mencacci, che pur rilevando la difficoltà a verificare che questo risulti effettivamente il giorno più triste, invita comunque a ‘leggere’ la ricorrenza in modo diverso e un pò controcorrente: “Anche la tristezza è un’emozione, dunque viviamola come tale e questa giornata, in un certo senso, la ‘rivaluta'”. Infatti, spiega, “è giusto accogliere in noi un ‘arcobaleno’ di emozioni, incluse quelle ‘blue’, o tristi, perchè così potremo dare un corretto valore a tutte le altre. Insomma, la giornata del Blue Monday potrebbe rappresentare anche un utile invito alla riflessione”.
Cosa ben differente, precisa però, “e’ parlare di depressione, che è una vera patologia per la cui cura si fa ancora troppo poco. Di depressione bisogna parlare di più, mettendo in campo misure mirate”. Quanto al Blue Monday, ad essere invece convinto di tale ricorrenza è ovviamente il suo ‘ideatore’: a calcolare la data con esattezza, nei primi anni 2000, è stato Cliff Arnall, uno psicologo dell’Università di Cardiff, che tramite una complicata equazione (che prende in considerazione alcune variabili come il meteo, i sensi di colpa per i soldi spesi a Natale, il calo di motivazione dopo le Feste e la crescente necessità di darsi da fare) ha calcolato che questo è proprio il giorno più ‘nero’ dell’anno. E in Gran Bretagna, ad esempio, il tema viene preso sul serio, tanto che si calcola che proprio in questa giornata aumenti il numero di assenze dal lavoro. “Oggi – sottolinea la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente dell’Associazione europea disturbi da attacchi di panico (Eurodap) – si vive un tale stato di stress che la preoccupazione è immanente: invade qualsiasi area”.
Dall’esperta, dunque, alcuni consigli per non lasciarsi trasportare dalla tristezza del ‘Blue Monday’: ritagliarsi del tempo da dedicare all’attività fisica. Fare sport, infatti, stimola la produzione di endorfine che contribuiscono al benessere psicofisico; seguire un’alimentazione sana che ci permetta di avere la giusta energia; essere flessibili e scegliere degli obiettivi, non utopistici, da raggiungere; concedersi delle piccole ricompense, dopo un’intensa giornata di lavoro; cercare di ‘vivere il momento’ assaporandone ogni attimo. E infine, conclude la psicoterapeuta, “cerchiamo di trascorrere momenti con amici e famiglia. La regola? Buttiamo giù la maschera e comunichiamo disagi e delusioni, smettendo di far finta di essere vincenti. Abbiamo bisogno di rapporti veri”.