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L’ansia e la depressione possono colpire i ragazzi che vanno a scuola prima delle otto e trenta del mattino. Una ricerca della University of Rochester Medical Center ha messo insieme i dati di 197 studenti tra i 14 e i 17 anni, raccogliendo dati come orari scolastici e quelli del sonno degli studenti.
Sono stati creati due gruppi, il primo che andava a scuola prima delle 8 e 30 e il secondo dopo questo orario. E’ stato chiesto di appuntare su un diario gli orari circadiani e se ci sono stati episodi di depressione o di ansia. I ricercatori sono arrivati alla conclusione che bisogna non bere bevande piene di caffeina dopo le sei, e che l’uso di device come smartphone, pc e tablet danneggia il ritmo naturale del sonno e della fase REM. E’ importante dormire almeno otto ore a notte al fine di vivere una giornata serena e senza stress.

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Capaci di causare anche disturbi del comportamento

I batteri che compongono la flora intestinale possono alterare sia la funzionalità dell’intestino, sia la ‘mente’ di un individuo, esponendolo a sindrome dell’intestino irritabile – la malattia gastrointestinale più diffusa al mondo – e anche a comportamenti ansiosi. Infatti questi batteri risultano ‘contagiosi’: se trapiantati nella pancia di topolini sani, trasmettono loro ansia e disturbi del colon. E’ quanto suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine e condotto dall’italiana Giada De Palma, originaria di Bologna e attualmente in Canada presso la McMaster University a Hamilton.
Il colon irritabile è una malattia caratterizzata da dolore addominale, problemi intestinali che passano da diarrea a costipazione. Si può associare anche a disturbi comportamentali, in particolar modo a ansia.
Per provare la complicità dei batteri intestinali nel causare questa malattia tanto diffusa quanto misteriosa, l’italiana ha prelevato campioni di flora intestinale di pazienti e soggetti malati, trapiantandoli nella pancia di topolini. Il trapianto dei batteri intestinali dei pazienti ha determinato la comparsa della sindrome dell’intestino irritabile negli animali, con comparsa anche di disturbi d’ansia, esattamente come nei pazienti. Quando invece i topolini sono stati trapiantati con flora intestinale di soggetti sani, la malattia non è comparsa.
Insomma, la flora dei pazienti ‘contagia’ i topolini, segno che ha un ruolo attivo nell’origine della malattia, compreso nello scatenare i sintomi comportamentali, quindi l’ansia.
Lo studio suggerisce la possibilità di curare sia i sintomi intestinali sia l’ansia con una terapia a base di fermenti e fibre alimentari, in grado di ripristinare una flora intestinale sana.

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Ricerca Gb, principali fonti timore famiglia, amici e scuola

Paura che la mamma non possa avere il lavoro, di non riuscire a fare i compiti, o che il proprio amico non stia bene: sono alcuni dei timori e preoccupazioni ricorrenti nell’infanzia. Quasi i due terzi dei bambini tra i 10 e 11 anni è infatti ‘sempre preoccupato’, come ha accertato una ricerca condotta dalla fondazione inglese Place2Be su 700 bambini di 20 scuole di Inghilterra, Scozia e Galles, e segnalata dalla Bbc.
Benessere della famiglia (54%) e amici (48%), insieme alla paura di andare male a scuola (41%) sono le principali cause di ansia. Il 40% dei bambini intervistati ha detto di sentirsi preoccupato sul come fare i compiti, quasi il 30% dice che una volta che inizia a sentirsi in ansia non riesce a smettere e il 21% non sa che cosa fare quando si sente così. Tuttavia sul tipo di paure ci sono differenze tra i sessi. Il 36% delle femmine per esempio ha paura di subire atti di bullismo e il 28% del loro aspetto, mentre tra i maschi è, rispettivamente, il 22% e il 18%. Questi ultimi invece temono di più di essere arrabbiati (24%), rispetto alle ragazze (16%). La strategia più comune per affrontare ansie e preoccupazioni è parlarne con i propri familiari (72%) o amici (65%), anche se il 65% dei ragazzi si calma giocando al computer contro il 39% delle ragazze. Alla domanda su quale sia il modo migliore per un adulto per aiutarli, l’80% dei bambini ha risposto che è essere ascoltati con comprensione e partecipazione, mentre nel caso degli scolari la soluzione è di essere gentili con i compagni ansiosi.

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Con 8 settimane di utilizzo piattaforma migliora condizione mentale soggetti

Con pochi minuti di esercizi dettati dallo smartphone è possibile migliorare sensibilmente la propria salute mentale. Ad affermarlo è uno studio della Northwestern University pubblicato dal Journal of Medical Internet Research, basato su una piattaforma con tredici app, ognuna dedicata ad un aspetto preciso dall’ansia alla depressione.
I ricercatori hanno sperimentato la piattaforma, chiamata IntelliCare, su cento persone che avevano sintomi di ansia o depressione trovati attraverso un questionario. Dopo una telefonata iniziale con un coach per imparare a usare la piattaforma ai soggetti è stato detto di usarla per due mesi.
“Dopo otto settimane di utilizzo delle app diverse volte al giorno – scrivono gli autori -, tutti i partecipanti hanno riportato miglioramenti significativi della loro salute mentale”.
Tra le app messe a punto dagli esperti ci sono ‘Worry knot’, per la gestione delle ansie, ‘Boost me’, che incoraggia gli utenti a pianificare attività positive, o ancora ‘Social Force’, che sprona gli utenti a identificare le persone più supportive nella propri vita e a restare in contatto. A queste si aggiungono app con esercizi per il rilassamento, il sonno e l’esercizio fisico. “Usare strumenti digitali per la salute mentale – commenta David Mohr, l’autore principale- è una parte importante del nostro futuro. Queste app possono aiutare milioni di persone che non possono raggiungere uno specialista”.
Questo studio è ancora preliminare, sottolineano gli autori, mentre a breve partiranno test su un numero maggiore di soggetti.

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Che correre facesse bene era già risaputo, ma che facesse gli stessi effetti della cannabis, causando benessere e dipendenza è la scoperta di un team di ricercatori di Oxford.

Il gruppo di ricerca guidato da Johannes Fuss, ha scoperto che, inducendo una corsa forsennata in alcuni topi, questi ultimi reagivano meglio allo stress e davano segni di benessere rispetto ai topi “pigri”.

Il tutto, secondo gli scienziati, è legato ad un effetto sul cervello simile a quello successivo al consumo di marijuana. La corsa attiverebbe gli stessi recettori dei cannabinoidi, alleviando il dolore e facendo sentire meglio la persona, esito che ha ripreso i risultati di precedenti ricerche per le quali l’effetto ‘anti-stress’ della corsa era causato dagli alti livelli di beta-endorfine e ad un meccanismo simile a quello della morfina.

Tuttavia, stando al nuovo studio, le endorfine sono troppo grandi per passare attraverso la barriera emato-encefalica e gli scienziati hanno sottolineato come sia più probabile che ad essere coinvolti siano i recettori dei cannabinoidi, cosa che, tra l’altro, già avviene per l’appetito o la sensazione del dolore.

Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS, concentra la sua attenzione su un’altra molecola presente nel sangue dei corridori, l’anandamide, una delle principali molecole prodotte dall’organismo che si legano agli stessi recettori dei neuroni e anche il principale principio attivo della cannabis. Sarebbe quest’ultima a dare quella sensazione di benessere e di euforia tipica dell’ebbrezza da cannabis.

La scoperta potrebbe avere delle implicazioni importanti nell’ambito della lotta all’ansia e allo stress. Sostanze simili alla cannabis, come l’anandamide, sono presenti in numerosi alimenti e sono facilmente sintetizzabili.

 

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Sono circa 20.000 in Italia, i bambini a cui vengono prescritti psicofarmaci per disturbi mentali di varia entità. Un problema sottovalutato secondo gli esperti dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.

Il problema principale consiste nella scarsità di studi sull’effetto di questi farmaci su pazienti in età evolutiva. Inoltre, le ricerche utilizzano come base metriche e riferimenti a pazienti adulti, di conseguenza sono poco affidabili.

“Eppure, dicono gli esperti, “i disturbi psichiatrici dei bambini e degli adulti sono simili solo per definizione, non per cause o manifestazioni: si pensi ad esempio all’ansia e alla depressione”.

A fronte del costante aumento delle prescrizioni e della relativa spesa farmaceutica, Maurizio Bonati, responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica del Mario Negri, ha voluto realizzare una vera e propria guida dedicata a chi prescrive psicofarmaci agli adolescenti, per sottolineare il modo giusto e corretto di gestire questi farmaci importanti, ma non privi di effetti avversi.

Il volume si intitola “Psicofarmaci nell’età evolutiva”, ed è pubblicata da Il Pensiero Scientifico Editore. “Questa guida terapeutica – ha commentato Silvio Garattini, fondatore del Mario Negri – rappresenta un potenziale strumento essenziale accurato ed efficace per l’uso razionale degli psicofarmaci per i bambini e gli adolescenti: in particolare da parte dei neuropsichiatri, psichiatri, pediatri e medici di medicina generale”.