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Uccidono cellule ‘vecchie’ che aumentano con l’età e causano malattie

Verso sperimentazioni cliniche per testare una nuova famiglia di molecole promettenti contro invecchiamento e malattie correlate (da cancro a demenza etc), gli “agenti senolitici”, sostanze che contrastano l’invecchiamento uccidendo le cellule invecchiate (senescenti) e che in una serie di studi su animali si sono rivelate efficaci contro molte malattie della terza età.
Un lavoro sul Journal of the American Geriatrics Society traccia i possibili scenari di queste sperimentazioni su pazienti con i composti senolitici.
Queste sostanze hanno come bersaglio le cellule senescenti, che col tempo si accumulano nel nostro corpo e sono implicate in malattie croniche tipiche della terza età, diabete, malattie cardiovascolari, tumori, demenze, artrite, osteoporosi, spiega l’autore principale del lavoro James Kirkland della Mayo Clinic di Rochester.
“I trial clinici – ha riferito Kirkland in un’intervista – sono prossimi a cominciare, coinvolgeranno pazienti con gravi malattie legate alla senescenza cellulare e comporteranno lo stretto monitoraggio dei volontari e test estesi per verificare i possibili effetti collaterali e l’efficacia degli agenti senolitici”. In una serie di studi su animali questi composti si sono dimostrati in grado di ridurre la fragilità, proteggere la salute cardiovascolare, consentire agli animali di restare sani più a lungo in età anziana.
L’idea è che un intervento che colpisca le cellule senescenti contrastandone l’accumulo, possa attenuare i processi dell’invecchiamento ed è questo che si tenterà di verificare nelle prime sperimentazioni cliniche che dovrebbero coinvolgere pazienti anziani affetti da una o più malattie croniche, ad esempio neurodegenerative come l’Alzheimer. L’obiettivo ultimo sarà vedere se eliminando le cellule senescenti con questi composti si potranno ringiovanire organi e tessuti e si potranno curare le malattie dell’invecchiamento e la fragilità associata alla terza età.

Fonte:www.ansa.it

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Già usato in medicina, il blu di metilene riduce l’invecchiamento della cute

Un economico antiossidante – blu di metilene – già impiegato in medicina (per la cura di una malattia del sangue) si è rivelato un possibile prezioso prodotto contro l’invecchiamento della pelle.
Infatti il blu di metilene ha dimostrato potenti effetti anti-aging in uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports e condotto in laboratorio su cellule cutanee e su modelli 3D di pelle umana in provetta.
Secondo l’autore del lavoro, Zheng-Mei Xiong, professore di biologia cellulare e genetica molecolare presso la University of Maryland, alla luce di questo lavoro il blu di metilene potrebbe essere aggiunto in tutta sicurezza in prodotti cosmetici per aiutare a combattere l’invecchiamento della pelle.
Di certo la pelle è il principale specchio degli anni che passano: con l’età diviene meno elastica, più sottile e secca, viene segnata dalle rughe. A livello cellulare tutti questi cambiamenti corrispondono al naturale processo di senescenza delle cellule cutanee, che diventano quindi meno capaci di riprodursi e di produrre collagene (la molecola “elasticizzante” la cute). I ricercatori hanno provato a contrastare questo naturale processo di invecchiamento testando varie sostanze con proprietà antiossidanti tra cui il blu di metilene.
A livello cellulare (i ricercatori hanno usato campioni di cellule prese dalla pelle di anziani e di individui di mezza età) il blu di metilene è risultato in grado di rallentare il processo di senescenza, come evidenziato dalla diminuita presenza di molecole (marcatori) tipiche della terza età. Sui ‘modellini’ di pelle umana in 3D sono stati osservati marcati segni di ringiovanimento, in particolare aumentata ritenzione idrica e spessore cutaneo, segni tipici di una pelle più giovane.
Serviranno ora dei test ‘in vivo’ (su animali) e poi sull’uomo per confermare il potenziale anti-aging di questa economica molecola.

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Riduce rischio malattie invecchiamento

La dieta ‘mima-digiuno’ – una alimentazione ipocalorica e con pochi zuccheri e proteine ma ricca di grassi insaturi – sostenuta per alcuni giorni al mese, potrebbe avere anche ”effetti anti-aging”, allontanando malattie tipiche dell’invecchiamento; quindi potrebbe potenzialmente aumentare la speranza di vita di un individuo. Lo suggerisce una sperimentazione clinica su 100 individui i cui risultati sono apparsi sulla rivista Science Translational Medicine.
Il trial è stato coordinato da Valer Longo (ideatore della dieta mima-digiuno) dell’Istituto di Oncologia Molecolare FIRC a Milano e della University of Southern California School of Gerontology a Los Angeles. La sperimentazione, spiega Longo all’ANSA, ha coinvolto soggetti di 20-70 anni, alcuni sovrappeso o obesi.
La dieta ‘mima-digiuno’ è un regime alimentare ipocalorico (800-1100 calorie al giorno con una selezione dei cibi molto accurata) che si adotta per pochi giorni al mese e che è così chiamato in quanto capace di imitare gli effetti benefici del digiuno senza però incorrere in rischi per la salute e senza essere troppo estremo e quindi insostenibile. Negli ultimi anni questo regime alimentare è stato studiato su parecchi fronti, ad esempio per i suoi effetti benefici nella cura del cancro. Lo scopo della nuova sperimentazione era vedere gli effetti di tale dieta nella prevenzione delle malattie associate all’invecchiamento.
È emerso, sottolinea Longo, che seguendo il regime dietetico suddetto si ottiene la riduzione di fattori di rischio per diabete, cancro e malattie cardiovascolari, inclusa la riduzione del grasso addominale (quello accumulato sulla pancia), della pressione sanguigna, del colesterolo, del fattore infiammatorio CRP, della molecola IGF-1 associata a cancro e invecchiamento, il tutto senza perdita di massa muscolare (uno dei pericoli di diete troppo ferree o digiuni veri e propri). ”La dieta aiuta naturalmente anche a dimagrire e in modo sano, senza rischio di perdita di massa muscolare”, ribadisce Longo in conclusione.

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Nutrizionista, ecco menu da nonno full time a senior sedentario

Il segreto per non invecchiare è una buona prima colazione. Ben vengano quindi nella tavola dell’over 65, uomo o donna che sia, latte, yogurt, spremute o frullati di frutta fresca per reidratare l’organismo dopo il digiuno notturno e poi biscotti, pane e fette biscottate perchè i carboidrati devono costituire circa il 70% del totale. Lo afferma Silvia Migliaccio, nutrizionista e docente dell’Università ‘Foro Italico’ di Roma, in occasione della ricerca ‘Un ritratto dei nuovi senior: generazioni a confronto’ (Osservatorio Senior 2016).
Tre i menu consigliati dall’esperta, dal nonno a tempo pieno, al pensionato sportivo a quello più casalingo. Per il senior che svolge un’intensa attività sportiva il menu potrà prevedere 200 g latte intero o uno yogurt anche alla frutta, da 125 g; orzo o caffè a piacere; un cucchiaino di zucchero; 40 g di pane o 4 fette biscottate con 2 cucchiaini di marmellata o miele o di crema di nocciole; una mela o una pera.
Di tanto in tanto il pane con la marmellata può essere sostituito da un plumcake, per un totale di circa 400 calorie. Per il nonno a tempo pieno o comunque sempre in movimento tra interessi e passioni, la colazione tipo è composta da 150 g di latte intero o yogurt anche alla frutta da 125 g; orzo o caffè a piacere; un cucchiaino di zucchero; due biscotti secchi o 20 g di cereali da prima colazione; una mela o una pera, per un totale di circa 250 calorie. Per il senior casalingo e sedentario, infine, l’esperta consiglia 150 g di latte parzialmente scremato o uno yogurt anche alla frutta da 125 g (con latte parzialmente scremato); orzo o caffè a piacere; un cucchiaino di zucchero; una fetta biscottata con un cucchiaino di marmellata o di miele o di crema di nocciole; un kiwi o un mandarino, per un totale di circa 200 calorie circa.

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Capace di proteggere la struttura a lungo termine

La dieta mediterranea rallenta l’invecchiamento e protegge il cervello. Negli anziani che la seguono il cervello infatti si restringe meno rispetto a chi non l’ha adottata. Lo ha verificato uno studio dell’università di Edimburgo, pubblicato sulla rivista Neurology. La dieta mediterranea ha i suoi pilastri nella frutta, verdura, olio d’oliva, legumi e cereali, un moderato consumo di pesce, formaggio e vino e poca carne rossa e pollame. ”Quando invecchiamo, il cervello si restringe e perdiamo cellule cerebrali: tutto ciò influisce sulla memoria e l’apprendimento – commenta Michelle Luciano, coordinatrice dello studio – La nostra ricerca aggiunge un altro tassello ai tanti che indicano l’impatto positivo della dieta mediterranea sulla salute del cervello”. I ricercatori hanno raccolto le informazioni sulle abitudini alimentari di 967 persone sane di circa 70 anni. A 562 di loro hanno fatto una risonanza magnetica a 73 anni per misurare il volume del cervello, della materia grigia e lo spessore della corteccia, che è lo strato più esterno. Dopo 3 anni a 401 di loro hanno fatto una seconda risonanza magnetica, per valutare l’impatto della dieta mediterranea. Si è così visto che chi non l’aveva adottata aveva subito la perdita maggiore di volume del cervello rispetto a chi invece l’aveva seguita bene: una differenza dello 0,5% nel volume cerebrale, pari alla metà di quello che si ha col normale invecchiamento. Non è stata invece trovata una relazione tra dieta mediterranea, volume della materia grigia e spessore della corteccia, né tra il consumo di pesce e carne e cambiamenti del cervello, contrariamente a quanto rilevato da altri studi. ”E’ possibile che altri componenti della dieta mediterranea abbiano questo impatto o la loro combinazione presi tutti insieme – conclude Luciano – Il nostro studio evidenzia come la dieta dia una protezione di lunga durata al cervello”.

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Studi preliminari dimostrano azione protettiva su cervello

La nicotina – assunta senza tabacco e non fumata – potrebbe avere effetti anti-aging per il cervello, e addirittura aiutare a tenere a bada il Parkinson e l’Alzheimer.

Lo rivela una ricerca su topolini i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Toxicology.

Condotta da Ursula Winzer-Serhan del Texas A&M College of Medicine, la ricerca suggerisce che la nicotina potrebbe fornire la chiave per nuove azioni anti-aging.

Gli esperti hanno aggiunto diverse dosi di nicotina nell’acqua di topolini e visto che solo ad alte dosi la sostanza produce nell’animale dei cambiamenti comportamentali, con riduzione dell’appetito e minor consumo calorico. A livello cerebrale si nota invece l’aumento della presenza di recettori specifici per la nicotina. Secondo i dati preliminari la sostanza sortirebbe effetti anti-aging sui topi, proprio legati al suo effetto ‘spezza-fame’.

Questi risultati, comunque, non devono incoraggiare a fumare, né ad assumere sostanze contenenti nicotina, conclude l’autrice, che comunque è una sostanza che dà dipendenza. Sono invece la premessa per nuove ricerche su possibili azioni anti-aging magari di sostanze affini ma meno nocive.

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Agiscono sulle cellule in maniera diversa, aumentando la longevità

Estratto di radice di salice, cimicifuga rubifolia, valeriana, fiore della passione, foglie di ginkgo, semi di sedano: sembra la pozione di un mago ma è una potenziale ricetta anti-aging secondo ricercatori canadesi che hanno scoperto come queste sei classi di composti di origine naturale abbiano tutti un’azione ritardante l’invecchiamento.

Si tratta dei risultati di uno studio preliminare su cellule pubblicato sulla rivista Oncotarget e condotto presso la Concordia University. Secondo quanto spiega all’ANSA uno degli autori, Vladimir Titorenko, “nessuno di questi estratti di piante – tutti noti e usati da secoli in medicina non convenzionale per una miriade di problemi medici, dalla menopausa a insonnia, ansia, difficoltà di memoria etc – era conosciuto finora per i suoi effetti anti-invecchiamento”. Gli esperti hanno selezionato i sei estratti tra una vasta gamma di composti naturali, testandone l’effetto sulla longevità di cellule di lievito.

“Noi abbiamo scoperto che ciascuno di questi sei estratti di piante ritarda l’invecchiamento di cellule di lievito in modo di gran lunga migliore di altri composti e sostanze testate finora a questo scopo”. In particolare – prosegue – l’estratto di radice di salice è risultato il più potente intervento farmacologico anti-aging finora descritto. Abbiamo anche scoperto che ciascuno dei sei estratti agisce attraverso un diverso ‘canale’ molecolare già implicato in malattie tipiche dell’invecchiamento come ossa fragili, problemi cognitivi e di memoria, deficit sensoriali di vista udito, conclude Titorenko.