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Grazie a un’app che prende il numero e ti avverte quando è il tuo turno, già attiva negli sportelli unici Ausl di Carpi e Castelfranco Emilia

Fare la fila agli sportelli dell’Azienda USL di Modena senza muoversi da casa, o magari sorseggiando un caffè al bar. Ora è possibile grazie a un’innovativa soluzione tecnologica che consente di prendere il biglietto per la fila tramite smartphone, conoscere in tempo reale il numero esatto di persone davanti a sé e ricevere una notifica all’avvicinarsi del proprio turno. 
Tutto in un’app semplice e gratuita, Qurami, sulla quale l’Azienda USL di Modena è presente con i suoi sportelli unici di accesso di Carpi e Castelfranco Emilia, con l’obiettivo di allargare progressivamente il servizio alle altre sedi. 
Si potrà così prendere il numero del proprio turno direttamente dallo smartphone per servizi come la prenotazione di visite e esami, il cambio del medico, la richiesta di esenzioni dal ticket e, a Castelfranco, anche i prelievi del sangue. E recarsi presso la sede scelta solo al momento giusto, perché l’app Qurami fa la fila al posto del cittadino.

Come funziona?


Basta scaricare l’app sul proprio smartphone; una volta aperta l’applicazione ed essersi geo-localizzati, si sceglie la struttura nella quale si vuole andare e si verifica in tempo reale il numero di persone in fila. Si sceglie il servizio desiderato e si prende il “numero elettronico”, del tutto equivalente a uno dei biglietti cartacei che si prenderebbero in loco e perfettamente inserito nel flusso degli stessi. 
Si potrà così attendere il proprio turno senza fare la fila, mentre notifiche personalizzate segnaleranno l’avanzamento della coda e il momento in cui recarsi allo sportello. L’uso di questa applicazione permette di ottimizzare tempo e impegni, facilitando gli spostamenti urbani. Per questi motivi è riconosciuta come una delle innovazioni più interessanti nel panorama delle soluzioni per le smart cities del futuro. Sono oltre 100 le strutture che la utilizzano in tutta Italia – uffici pubblici, aziende, università, ospedali, negozi e banche – mentre oltre 300.000 persone l’hanno scaricata sui propri dispositivi.

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Sempre meno pediatri e pronto soccorsi ogni anno più intasati. È questo il doppio allarme lanciato da uno studio della Fondazione Poliambulanza di Brescia e dall’associazione nazionale della medicina di Urgenza pediatrica. “Mancano i pediatri e soprattutto quelli specializzati in neonatologia”, racconta la dottoressa Elena Conti, presidente della Fondazione. Secondo la ricerca, in Italia ci sono circa 4,5 milioni di bambini e 13mila pediatri. In futuro saranno ancora meno: entro il 2020 i pediatri ospedalieri diminuiranno del 40%. Da qui l’idea di Dr. Care, la prima app in Italia che mette in contatto genitori e pediatri tramite una piattaforma di messaggistica per garantire un’assistenza continua e 24 ore su 24.
Lanciata a maggio 2017, la soluzione conta già diverse migliaia di iscritti e venticinque pediatri selezionati distribuiti tra Milano, Roma, Bologna, Napoli e Catania.
Il picco di richieste proprio durante lo sciopero dei medici il 12 dicembre scorso. Un 20% in più di mamme e papà hanno contattato la piattaforma in cerca di aiuto e il team si sta già preparando al prossimo sciopero dei medici annunciato per l’8-9 febbraio 2018.
“L’idea è nata quando i miei amici hanno cominciato ad avere bambini”, racconta Giorgio Fiorentino, 28 anni e uno dei fondatori di dr. care.
“Vedevo mamme e papà alle prese con una nuova vita e con tantissimi dubbi, ma anche la difficoltà di raggiungere il pediatra di riferimento in orario non lavorativo”, evidenzia Matteo Bianchini, 29 anni, un altro dei founder.
Qui l’altro grande problema del sistema sanitario pediatrico: meno pediatri sul territorio significa più genitori in pronto soccorso. E i dati lo confermano. Un rapporto pubblicato nel 2014 ha mostrato come il 57% circa degli accessi in pronto soccorso di bambini in età pediatrica è inappropriato. Lo studio, condotto nella regione Veneto, si riferisce a 134.358 visite al pronto soccorso tra il 2012 e il 2013. Il team di dr. care offre uno strumento a tutti quei genitori che, presi da un dubbio sulla salute dei propri figli, si recano in pronto soccorso quando spesso potrebbero risolvere i problemi con un semplice click.
Ad aiutare la startup nell’impresa ci sono pediatri noti in Italia come il dottor Alberto Ferrando, presidente dell’associazione pediatrica ligure; l’ex primario dell’ospedale di Sapri, in Campania, dottor Ippolito Pierucci; la dottoressa Francesca Ferrante pediatra e consulente per l’allattamento di Milano; la dottoressa Lisa Drigo, pediatra di famiglia con oltre vent’anni di esperienza e di stanza in provincia di Treviso. Advisor scientifico del team è il dottor Piercalo Salari.

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Presentate a Giardini Naxos durante l’assemblea nazionale della CAO (Commissione Albo Odontoiatri), l’app e il sito internet appositamente realizzati con l’obiettivo di lottare e smascherare i 15mila dentisti abusivi esistenti in Italia, e di e di comunicare una “sana” informazione sanitaria in ambito odontoiatrico ( prevenzione, formazione, aggiornamento, profili giuridici, banche dati di letteratura scientifica, assistenza). Il presidente nazionale Giuseppe Renzo ha parlato di “www.caoce.it  come un grande contenitore di dati costantemente aggiornati dove sono registrati tutti i dentisti italiani. Il sito è accessibile a chiunque e può accertarsi si il dentista è regolarmente iscritto all’Ordine. L’app ha uno spazio utile a segnalare a che esercita abusivamente la professione e gli enti da contattare per le tempestive denunce (ASL, NAS, Guardia di Finanza, Ordini, associazioni di consumatori).

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Scaricabile gratuitamente, per conoscere centri e associazioni

Orientarsi in modo veloce, ma basandosi su informazioni certificate, nel mondo della prevenzione e delle cure al seno, per sapere quali siano i migliori e più vicini centri di senologia o di screening, o contattare le associazioni di volontariato. E’ questo l’obiettivo della nuova App ‘IncontraDonna, Il pianeta per la salute del seno’, presentata al ministero della Salute.
L’applicazione gratuita, disponibile su Play Store per Android e App Store per Apple, scrivendo ‘Pianeta seno’, fornisce informazioni aggiornate e certificate per aiutare le donne ad orientarsi nell’ambito della prevenzione e della cura, varcando anche i confini italiani poichè offre la possibilità di connettersi alle associazioni di pazienti presenti in 47 paesi.
Attraverso lo smartphone, si potrà dunque consultare facilmente i dati del PNE (Programma Nazionale Esiti, ovvero il numero di casi trattati per ciascun centro pubblico) del tumore del seno e quelli relativi ai centri di Screening. Tutti i centri sono geolocalizzati e l’App ne favorisce il contatto mediante indirizzi e link con le diverse strutture. Anche le associazioni di volontariato sono geolocalizzate nell’Applicazione e per ognuna sono forniti tutti i recapiti. Un’ulteriore sezione della App è dedicata alla ‘rubrica news’ che contiene articoli scientifici riguardanti prevalentemente la salute del seno, ma anche la prevenzione primaria e altri argomenti sulla salute.
Inoltre l’Applicazione, che sarà costantemente aggiornata, è dotata di un ‘archivio personale della paziente’, in cui la donna può catalogare i propri referti medici e consultarli al momento opportuno saber mais. E’ “necessario – afferma Adriana Bonifacino, presidente di IncontraDonna e ideatrice della App – offrire un servizio gratuito attraverso una App affinché le donne possano affidarsi a centri pubblici di senologia e di screening basandosi su informazioni scientificamente certe”. Anche per la presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Roberta Chersevani, “è fondamentale avere a disposizione uno strumento come questa app che garantisca informazioni certificate in un periodo in cui la scienza – ha concluso – deve avere a che fare con false credenze e pure fantasie”.

Fonte:www.ansa.it

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Sfrutta il cambiamento di colore della parte bianca dell’occhio

Una app potrebbe permettere di scoprire se si ha un tumore al pancreas con un semplice selfie.
A metterla a punto è stata l’università di Washington, che presenterà i risultati di uno studio pilota alla prossima conferenza della Association for Computing Machinery.
La app, Biliscreen, si basa sull’osservazione che uno dei sintomi del tumore è l’accumulo di bilirubina, che provoca l’ingiallimento della pelle e della sclera, la parte bianca dell’occhio. La colorazione gialla è invisibile però ad occhio nudo, almeno (per quanto riguarda in particolare la pelle) nei primi stadi della malattia. Facendo una foto all’occhio usando uno speciale box che rende la luce uniforme l’algoritmo presente nella app analizza il colore alla ricerca di un eventuale ingiallimento. Il primo test, su 70 persone, ha trovato il tumore correttamente nell’89,7% dei casi. “Il problema con il tumore del pancreas è che nel momento in cui è sintomatico spesso è troppo tardi – spiega Alex Mariakis, uno degli autori -. La speranza è che se le persone potessero fare un test semplice una volta al mese qualcuno potrebbe trovare la malattia abbastanza presto da sottoporsi ai trattamenti”.
Un principio simile è usato da un altro algoritmo, ancora non ‘trasformato’ in app, descritto dai ricercatori del Cedars-Sinai su JCI Insight per scovare l’Alzheimer. In questo caso si analizza la sclera alla ricerca di acumuli di una proteina legata alla malattia.

Fonte:www.ansa.it

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Esperti avvertono,non affidabili,rischio gravidanze indesiderate

Le app per smartphone e computer, pensate per aiutare la fertilita’ e dire alle coppie quali sono i giorni giusti per concepire, vengono usate da molte donne invece come contraccettivo. Il che aumenta il rischio di gravidanze non programmate, perche’ queste app non sono affidabili come anti-concezionale. L’avvertimento arriva da uno studio della Georgetown university, che ha passato in rassegna circa 100 di queste app della fertilita’, con cui si data il periodo mestruale, la temperatura basale e altri fattori che influiscono sulla fertilita’.
L’analisi, come segnala il quotidiano inglese The Independent, ha dimostrato che molte non sono sufficienti ad evitare una gravidanza. Su 100, solo 6 sono risultate accurate e prive di falsi negativi. ”L’efficacia dei metodi basati sul sapere di essere fertili – avverte Marguerite Duane, coordinatrice dello studio – dipendono dall’osservazione della donna, la registrazione di biomarcatori di fertilita’ e linee guida basate su prove. Le app sono un modo conveniente per tracciare i biomarcatori della fertilita’, ma solo alcune seguono linee guida basate su evidenze scientifiche”. Tra le app riviste, 30 prevedono i giorni in cui si e’ fertili e 10 no, mentre solo 6 hanno avuto il punteggio massimo per accuratezza e mancanza di falsi negativi (cioe’ giorni fertili classificati come infertili). ”La popolarita’ delle app da smartphone e’ in aumento – continua – perche’ sempre piu’ donne sono interessate ad usare metodi naturali per programmare una gravidanza. Quando si impara a riconoscere i propri segnali di fertilita’, raccomandiamo alle donne prima di farsi spiegare bene il tutto da un esperto, e poi di utilizzare un’app che abbia ricevuto un punteggio dal 4 in su come accuratezza nel nostro studio”.

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Con sistema che monitora i sintomi 5 mesi in più sopravvivenza

Internet, app e tecnologia possono diventare delle alleate preziose per i malati oncologici, migliorandone l’esistenza ma anche allungandone letteralmente la vita. Una sorta di ‘nuove cure’ a tutti gli effetti delle quali si sta iniziando a studiare l’efficacia con ricerche ad hoc.
Tanto che proprio la tecnologia ed i social media diventano protagonisti del Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), il più grande appuntamento del settore a livello mondiale, con intere sessioni dedicate a questo argomento.
Non solo, dunque, farmaci e terapie di ultima generazione: tanti sono gli esempi di ‘tecnologia contro il cancro’ che arrivano dall’Asco 2017, a partire dall’interesse suscitato da un innovativo sistema basato sul web e che consente ai pazienti di auto-segnalare i sintomi legati alla malattia e alla chemioterapia in tempo reale, attivando un allarme via mail ai medici in caso di necessità. Un sistema che ha aiutato i pazienti a vivere più a lungo, con una maggiore sopravvivenza di ben 5 mesi. Lo studio ha riguardato 766 pazienti, dimostrando come un semplice intervento può avere enormi benefici. I pazienti con cancro metastatico che hanno utilizzato tale strumento hanno, infatti, avuto una sopravvivenza maggiore di 5 mesi rispetto a coloro che non utilizzavano il sistema. Lo studio, della University of North Carolina, è stato presentato in sessione plenaria e verrà pubblicato sul Journal of the American medical association (Jama). I pazienti che ricevono la chemio, spiega il primo autore, Ethan Basch, “spesso hanno sintomi severi, ma la metà delle volte i medici non ne sono consapevoli. Questo sistema è inoltre associato ad un minor numero di visite di emergenza ed ospedalizzazione e ad una maggiore tolleranza della chemio”. Il “miglioramento che abbiamo visto in termini di sopravvivenza – evidenzia Basch – può sembrare modesto, eppure è maggiore dell’effetto di molti farmaci per i tumori metastatici”. Protagonista anche la Mobile-Health, con un’intera sessione dedicata agli studi sulle nuove app che puntano a migliorare la cura dei pazienti. tra le tante, è stata presentata ‘Strength Through insight’, un’app messa a punto dalla Thomas Jefferson University: chiede ai pazienti con tumore della prostata di compilare dei questionari su sintomi e terapie, per un maggiore monitoraggio. Sotto i riflettori pure il ruolo dei social media Facebook e Twitter, come nel caso del progetto ‘Metastatic breast cancer project’ sul tumore al seno che, promosso dall’Università di Harvard, consente ai pazienti in collegamento nei gruppi social di condividere campioni clinici. Ed ancora: grande interesse ha suscitato pure un progetto di intervento per mezzo di Twitter per la cessazione dell’abitudine al fumo, chiamato ‘Tweet2quit’ e promosso dallo Stanford prevention research center. Altri sistemi tecnologici sono invece più mirati al trattamento, come ‘PatientsLikeMe’, un sito web che i pazienti possono usare per comunicare tra loro circa opzioni terapeutiche ed effetti collaterali delle cure. Tecnologia e web, commenta il presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) Carmine Pinto, “svolgono, in questo caso, una funzione centrale a sostegno del malato, e per la prima volta tali metodologie vengono validate da studi scientifici”.

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Un aiuto ai genitori, i consigli dei pediatri sullo smartphone

Fronteggiare l’emergenza di un trauma o di un colpo di sole, oppure semplicemente informarsi su come alleviare dolori da coliche, stipsi o mal di denti: da oggi è attiva l’app Sos bimbi, primo soccorso infantile nato dalla necessità di dare un aiuto ai genitori quando il pediatra non è immediatamente disponibile, fermo restando che Sos non sostituisce il medico.
L’applicazione, disponibile gratuitamente su tutti i dispositivi Android e Ios, è stata ideata dalla Fondazione onlus “Parole di Lulù” e presentata oggi al Ministero della Salute. I contenuti scientifici sono stati redatti dai medici dell’ospedale Bambino Gesù, del policlinico Gemelli e dell’ospedale Uo di Modica, con la supervisione della Società italiana di Pediatria.
Sos bimbi aiuterà i genitori più confusi che non sanno ben comprendere in base ai sintomi cosa abbia il loro bambino. Sarà infatti sufficiente inserire delle parole chiave per vedere apparire sul display dello smartphone la o le malattie che potrebbero corrispondere ai parametri riferiti.
L’applicazione offre anche un’area con video dimostrativi su come eseguire le manovre nel caso in cui un bambino abbia ingerito un oggetto o abbia bisogno di rianimazione. Sos bimbi, attraverso la geolocalizzazione, consente poi di trovare la farmacia o l’ospedale più vicini.
Importante la sezione dedicata ai vaccini, scritta dal presidente della Società Italiana di Pediatria Alberto Villani, che spiega tutto sulle vaccinazioni. Quindi la Miniguida, dove i genitori troveranno indicazioni su come leggere le etichette di creme solari o dentifrici, e Ricette con i consigli del pediatra sui cibi da far mangiare ai piccoli in fase di svezzamento.
“L’app nasce da un’esigenza reale dei genitori di essere informati, non sostituisce certamente il pediatra, ma è uno strumento di supporto in caso di bisogno -, commenta la presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc -. Come Ospedale sappiamo bene quanto una corretta e diffusa informazione sanitaria rivolta alle famiglie costituisca la premessa fondamentale per assicurare la salute dei bambini”.

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E in Giappone custodia telefonino fa da ‘timer’ per ragazzini

Vincere la dipendenza da smartphone si può, anche con un’app. Sembra un controsenso, ma tra giochi a punti e assistenti virtuali un tentativo per recuperare un rapporto più sano col cellulare si può fare. Anche perché per alcuni utenti, soprattutto giovanissimi, il vizio del telefonino rischia di trasformarsi in una vera malattia che nella forma estrema si chiama nomofobia.
La schiera di applicazioni e accessori per disintossicarsi comincia a crescere a dismisura.
In Giappone, ad esempio, arriverà sul mercato ad agosto una custodia molto particolare, pensata per i genitori che vogliono combattere la dipendenza dei figli dallo schermo del cellulare. Si chiama Otomos e, come riporta il Japan Times, è una specie di timer che si fissa al telefonino dei ragazzini con una vite difficilmente rimovibile. Tramite un’apposita app, l’accessorio consente di impostare i tempi di utilizzo del telefonino ed è in grado anche di disattivarlo se rileva che chi lo possiede sta camminando, per evitare incidenti per distrazione. Samsung, invece, ha pensato di trasformare in un gioco le restrizioni imposte dai genitori: l’app Marshmallow premia i bambini se si attengono ai limiti d’uso decisi da mamma e papà. I punti non rimangono virtuali: possono essere convertiti in buoni regalo su Amazon, Best Buy, Google Play e altri negozi, digitali e non.
Di impostazione ludica è pure l’applicazione Forest che fa coltivare piante e alberi in una foresta virtuale solo se ci si astiene dall’usare lo smartphone. StepLock fa uno scatto ulteriore e invita a fare esercizio fisico: blocca alcune app finché l’utente non completa un esercizio posto come obiettivo. Dinner Mode invece invita a tenere lontano il telefono dal tavolo mentre si mangia sfidando l’utente con un timer.
E poi ci sono applicazioni che si affidano anche all’intelligenza artificiale. Una è l’assistente virtuale di Onward: si propone come un coach personale che dà suggerimenti mirati per “guarire” da diverse forme di dipendenza online, dall’abuso dei social media allo shopping compulsivo in rete sapere di più.
Tutti problemi seri che i neuropsichiatri invitano a non sottovalutare. La dipendenza da smartphone può tradursi in nomofobia, ovvero il timore ossessivo di non essere raggiungibili al cellulare, una psicosi che colpisce per lo più giovani tra i 18 e 25 anni, con bassa autostima e problemi relazionali. L’ultimo allarme è stato lanciato da un team di esperti proprio nelle ultime settimane, con l’invito, per i casi più gravi, a rivolgersi alla psicoterapia.

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Traccia fattori che la scatenano e dati condivisi con il medico

Si chiama My Asthma la nuova app che consente di tracciare e gestire l’asma. I medici possono usarla per seguire con lo smartphone fino a 5 persone, mentre gli utenti, rilevando i dati sull’ambiente e il polline, possono analizzare i fattori che innescano l’asma. A svilupparla i ricercatori dell’unità di ricerca respiratoria dell’università di Nottingham. Gli utenti possono monitorare temperatura dell’aria, inquinamento e livelli di pollini, registrare gli attacchi e i sintomi, con i dati e l’uso di inalatori. Si può tenere traccia dei farmaci, dei dati della spirometria, e tutte queste informazioni possono essere condivise con il medico. ”Questa app permette di fare un significativo passo avanti nell’auto-gestione dell’asma – spiega Dominick Shaw, coordinatore del progetto – Aiuterà la gente a tenerla sotto controllo, migliorando la comprensione dei fattori che la scatenano e non permettono di controllarla. Una buona auto-gestione dell’asma permette di ridurre gli attacchi e i ricoveri in ospedale”. L’app è stata selezionata anche per l’AXA PPP Healthcare Health Tech & You Awards 2017, premio per le tecnologie sanitarie che possono migliorare la vita delle persone. Il vincitore sarà annunciato il prossimo 27 aprile.