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Mattarella inaugura all’Iss primo Museo sanità pubblica

Imparare la scienza ‘direttamente’ da chi la storia della scienza l’ha scritta: ad insegnarla ai giovani saranno, infatti, i Premi Nobel Rita Levi Montalcini, Enrico Fermi, Ernst Boris Chain e Daniel Bovet, nella loro versione avatar. Accade al nuovo, e primo, Museo di sanità pubblica italiano, all’insegna di tecnologie digitali e percorsi altamente interattivi, inaugurato oggi all’Istituto superiore di sanità (Iss) dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presenza dei ministri della Salute e dei Beni culturali, Beatrice Lorenzin e Dario Franceschini. Con un percorso suddiviso in 4 sezioni – al termine delle quali sarà possibile mettersi alla prova attraverso un test interattivo – il “museo non è immobile, custode del passato – ha spiegato il presidente Iss Walter Ricciardi – ma un luogo in cui la memoria si anima in maniera interattiva e in cui i personaggi del passato diventano una sorta di Virgilio dantesco per condurre i visitatori all’esplorazione della scienza e della storia custodita nelle teche”. Un museo dedicato innanzitutto ai giovani e alle scuole, che nasce per la celebrazione degli 83 anni di vita dell’Iss, il più antico e grande istituto di sanità pubblica in Europa. Così, gli avatar dei Nobel, dialogando tra loro, introdurranno i visitatori ai temi della scienza, ma si potrà anche sfogliare elettronicamente i libri rari dell’Iss, oltre mille, ed ammirare i 17 disegni anatomici realizzati da Antonio Canova. Questo museo, ha detto Mattarella sottolineando il valore del lavoro dell’Iss, “nasce nel segno di Leonardo, illustratore della scienza. L’impostazione del Museo, che avrà certamente successo, è rivolta innanzitutto ai giovani e ciò – ha rilevato – è davvero importante e molto utile”. Un invito ai genitori affinchè portino i figli a visitare il nuovo museo arriva da Lorenzin: “C’è pure una sezione molto divertente dedicata a una gara tra ragazzi a squadre proprio sui falsi miti; falsi miti che ci sono su vaccini, alimentazione, cure e cellulari, ma che possono essere facilmente sconfessati dalla realtà scientifica”. Inoltre, “i viaggiatori del nostro tempo non si accontentano più di vedere all’interno di un museo solo delle opere, ma vogliono trovarvi gli strumenti per capire meglio e per vivere un’esperienza multisensoriale. Questo museo – ha detto Franceschini – integra oggetti e strumenti multimediali, ed è ideale per le scuole”. Il tutto con un preciso obiettivo: “Vogliamo assolutamente risalire la classifica dei paesi con maggiori competenze diffuse in tema di salute, in cui oggi l’Italia occupa il penultimo posto. Il museo e le iniziative culturali collegate – ha concluso Ricciardi – sono il nostro concreto contributo”.

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Realizzato in laboratorio organoide su cui studiare malattie

L’avatar tridimensionale di un polmone, cresciuto in vitro. Una sorta di surrogato di organo umano su cui studiare la malattia di un individuo e testare le terapie più idonee per capire quanto e come sono efficaci. E’ quanto sono riusciti a realizzare in laboratorio i ricercatori dell’Eli and Edythe Broad Center of Regenerative Medicine and Stem Cell Research dell’Università della California di Los Angeles (UCLA). Più precisamente, si tratta dell’organoide di un polmone, che gli studiosi hanno ottenuto rivestendo piccole perline di gel con cellule staminali derivate da polmoni e permettendo quindi loro di auto-assemblarsi in forme che imitano le sacche d’aria presenti nei polmoni umani. Il tessuto così generato in laboratorio, simile a quello polmonare, può essere usato per studiare le malattie dei polmoni, compresa la fibrosi polmonare idiopatica, una malattia cronica e invalidante, dalla prognosi fatale, difficile da studiare con metodi convenzionali. I ricercatori avevano precedentemente realizzato colture bidimensionali delle cellule. Ma quando si prendono le cellule da persone affette da fibrosi polmonare idiopatica e si crescono su di un piano, le cellule appaiono in buona salute. Mentre con un organoide, se le condizioni sono buone, le cellule staminali iniziano a moltiplicarsi e a differenziarsi. E se gli input sono quelli giusti, quelle stesse cellule successivamente si auto-organizzano a formare strutture tridimensionali simili ad un organo vero, come un cervello, un cuore o come in questo caso un polmone. Così quando i ricercatori hanno aggiunto a queste culture 3-D alcuni fattori molecolari di un paziente malato di fibrosi polmonare idiopatica, i polmoni hanno sviluppato cicatrici simili a quelle osservate nei polmoni malati. Grazie ai risultati raggiunti, secondo i ricercatori, in futuro sarà possibile studiare la malattia di un individuo, sperimentare farmaci, e infine testare le terapie più idonee direttamente su questa sorta di ‘avatar’, per capire quanto e come sono efficaci. E solo una volta provato che funzionano somministrarle al paziente.