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E’ stato effettuato, venerdì 16 febbraio, all’ospedale San Martino di Oristano un prelievo multiorgano su una bambina di nove anni, residente nella provincia di Oristano, deceduta a causa di un arresto cardiaco improvviso. Un gesto di estrema generosità, quello dei familiari, che permetterà di salvare la vita ad altri quattro giovani pazienti. 

Certificata la morte encefalica della piccola e raccolta la non opposizione alla donazione degli organi da parte della sua famiglia, il direttore dell’Unità operativa di Anestesia e rianimazione Giorgio Piras e il Coordinatore locale dei trapianti Marco Obinu, coordinati dal Centro Regionale Trapianti di Cagliari, hanno avviato l’iter per il prelievo degli organi, che è stato eseguito dalla equipe degli Ospedali di Bergamo, specializzata in trapianti pediatrici, e da quella dell’Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari, in collaborazione con il personale del San Martino. Sono stati prelevati più organi, compreso il fegato che, grazie alla tecnica dello ‘split liver’ (fegato diviso), sarà impiantato in due riceventi diversi. Gli organi sono stati quindi trasportati nella penisola. 

L’intervento ha avuto inizio alle 11 di ieri e si è concluso intorno alle 17.30. Si tratta del primo prelievo di organi effettuato nella struttura sanitaria oristanese nel 2018. «Vogliamo ringraziare di cuore la famiglia della piccola donatrice – dichiara il dottor Piras, direttore dell’Unità di Anestesia e rianimazione – per aver effettuato una scelta che restituirà una vita piena e in salute ad altri bambini». Un ringraziamento a cui si unisce quello del direttore della Ats-Assl di Oristano Mariano Meloni: «Ai familiari della bambina va tutta la nostra solidarietà e la nostra stima per aver saputo compiere questo gesto di enorme generosità in un momento di dolore. Ma un grazie – aggiunge Meloni – va anche al al Centro Regionale Trapianti, che con competenza e professionalità ha coordinato il difficile e complesso percorso trattandosi di ambito pediatrico, e al personale del San Martino, in particolare alla Direzione sanitaria e alle unità operative di Anestesia e Rianimazione, Pediatria, Neurologia, Radiologia, Laboratorio Analisi e blocco operatorio, e naturalmente alle equipe di Bergamo e Cagliari, che si sono spesi per arrivare a questo importante risultato». 

Proprio dalla Assl di Oristano era partita lo scorso anno la campagna di sensibilizzazione alla donazione degli organi Ats ‘Vivo grazie a lui’: una iniziativa che era stata fortemente voluta dall’Unità operativa di Anestesia e rianimazione per informare sull’importanza di questa scelta.

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La bambina di sette anni, ricoverata per un caso di tetano presso l’ospedale infantile Regina Margherita di Torino nelle ultime settimane, può ritenersi salva e fuori pericolo, secondo le dichiarazioni rilasciate dal dott. Giorgio Ivani, direttore del reparto rianimazione. La piccola paziente è stata affidata adesso alle cure del dott. Antonio Urbino, direttore del Reparto di pediatria, che ha assicurato un progressivo miglioramento delle sue condizioni.
Il ricovero della bambina, avvenuto lo scorso 7 ottobre, è stato eseguito in seguito alla manifestazione di forti spasmi che hanno suggerito ai medici del Regina Margherita, quasi immediatamente, di diagnosticare un caso di tetano. La procura di Torino ha aperto un’inchiesta senza ipotesi di reato né indagati, in quanto la bambina non risultava sottoposta a nessuna delle vaccinazioni ritenute obbligatore dal recente decreto legge Lorenzin.

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Un bambino ricoverato per tetano, primo caso dopo 30 anni

Una bambina di 9 anni è morta lo scorso 28 aprile all’Ospedale Bambino Gesù di Roma a causa delle complicanze dovute al morbillo contro il quale non era stata vaccinata. La piccola era stata ricoverata dal 19 aprile ed era affetta da una malattia genetica. Lo conferma l’Ospedale Bambino Gesù.
La bambina, nata a febbraio 2008 e residente nel comune di Latina. La malattia pregressa da cui era affetta (cromosopatia), rilevano fonti sanitarie, non era comunque incompatibile con la vaccinazione contro il morbillo.
L’inizio dei sintomi (febbre e congiuntivite) risale al 14 aprile e la diagnosi di morbillo è stata confermata in laboratorio il 26 aprile. Le complicanze riportate dalla piccola sono polmonite e insufficienza respiratoria. Quest’ultima è riportata anche come causa del decesso. La bambina “avrebbe potuto essere vaccinata e avrebbe potuto salvarsi se lo fosse stata”. Lo afferma all’Ansa il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Walter Ricciardi. “Per questa bambina – spiega Ricciardi – la vaccinazione era anzi molto più utile, e questo perchè i bambini a rischio per particolari patologia sono quelli per i quali la vaccinazione è maggiormente indicata. La piccola si sarebbe potuta salvare se fosse stata immunizzata contro il morbillo”. Fondamentale, avverte, “è dunque un richiamo a tutti i medici perchè vaccinino i bambini a rischio. Ci sono patologie in presenza delle quali le vaccinazioni non sono possibili in quanto il sistema immunitario è compromesso, ma in altre patologie, come quelle genetiche – rileva Ricciardi – vaccinare è ancora più importante”.
Un bambino di 10 anni, in vacanza in Sardegna con la famiglia, è ricoverato per tetano nell’Unità operativa di Pediatria dell’ospedale San Martino di Oristano. La malattia infettiva acuta è causata dal batterio Clostridium tetani per la quale esiste un vaccino a cui però il piccolo non era stato sottoposto. Sarebbe il primo caso tra i bambini dopo 30 anni.
Il bambino, che si trova in ospedale da sabato scorso, non corre pericolo di vita e le sue condizioni sono in progressivo miglioramento, anche se permangono alcuni sintomi tipici della patologia come le contrazioni muscolari e la paralisi dei nervi cranici. All’origine dell’infezione era stata una caduta dalla bicicletta, che aveva causato al bambino una ferita da taglio sulla fronte, inizialmente curata in un ospedale della penisola, dove, secondo quanto riferito dagli operatori sanitari, era stata proposta ai genitori in via cautelativa la terapia con immunoglobulina antitetanica, come da prassi. Proposta che sarebbe stata rifiutata.
Ciò ha permesso, hanno spiegati i medici, che il tetano (ha un’incubazione che va da tre ai 21 giorni) si sviluppasse, così che il bimbo è arrivato nell’ospedale di Oristano con la malattia già in stadio conclamato. Ad allertare i medici sono stati alcuni sintomi, come la paralisi facciale, che non rispondevano alle terapie cortisoniche inizialmente proposte.
“E’ un caso di assoluta rarità – ha spiegato il direttore dell’Unità di Pediatria, Giovanni Zanda -. Il tetano è una malattia, non contagiosa, che si può considerare sostanzialmente scomparsa in Italia fra i bambini grazie alla vaccinazione antitetanica. Come ci hanno confermato dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’ospedale Gaslini di Genova, specializzato nella cura dei pazienti pediatrici, non si registrano più casi di tetano fra i piccoli ormai da trent’anni. La vicenda ripropone il tema della scelta dei vaccini”. “La Sardegna – ha sottolineato Zanda – e la provincia di Oristano registrano, in questo senso, buone coperture vaccinali: il nostro reparto negli ultimi tempi ha preso in carico un solo caso di morbillo”.

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La piccola aveva mangiato del sashimi contaminato

Era lungo ben 2,6 metri il verme solitario che i medici di Taiwan hanno tirato fuori da una bambina di otto anni, che aveva mangiato del sashimi contaminato. La tenia, che è vissuta per un mese dentro il corpo della piccola, è stata trovata viva, come riporta il quotidiano inglese The Independent.
La bambina aveva iniziato a lamentarsi di avere prurito nel retto. Come ha riferito Wang Zhijian, il pediatra che l’ha seguita, la piccola ha contratto il diphyllobothrium latum, noto anche come tenia del pesce. Quando la famiglia della bambina ha riferito della sua passione per sushi e sashimi, i medici hanno subito pensato che questa potesse essere la causa. Se il pesce è infettato dal verme allo stadio di larva e poi viene mangiato crudo, può infatti passarlo all’uomo una volta ingerito. La bambina è ora in via di guarigione. In un intestino umano la tenia può crescere e raggiungere una lunghezza di 15 metri, senza essere scoperta per mesi, e infettando altre parti del corpo, con rischi per la salute.