MEDIC@L News

Nessun differenza se parto è cesareo

Il microbioma, cioè la complessa colonia di batteri ‘buoni’ che popola tutto il corpo, dalla pelle all’intestino, ha una vera e propria esplosione già dopo un mese di vita, e si forma allo stesso modo nei bebè nati con parto cesareo e vaginale. Lo afferma uno studio del Baylor College of Medicine pubblicato da Nature Medicine.
Teorie precedenti, scrivono gli autori, hanno ipotizzato che il microbioma si formi dopo diversi anni dalla nascita. Per verificarlo i ricercatori hanno analizzato campioni di 160 donne in gravidanza e dei loro bimbi fino a 6 settimane di vita caratterizzando i batteri presenti. “I neonati hanno mostrato una iniziale separazione in nicchie dei batteri come avviene per gli adulti, con il microbioma orale che si differenzia da quello della pelle e da quello intestinale – spiegano gli autori -.
Questo non si vede alla nascita ma 4-6 settimane di età, è notevole, perchè implica che la maturazione avviene molto più precocemente rispetto a quanto si pensava”.
Una volta tenuto conto di altri fattori che spesso portano alla scelta del cesareo, come l’assunzione di antibiotici o il diabete nella mamma, i bambini hanno mostrato risultati simili indipendentemente dal tipo di parto. “Questo è importante – notano gli autori – perchè si fanno ogni giorno cesarei per buone ragioni, e non bisogna attribuire erroneamente i rischi”.

MEDIC@L News

Studio sfata mito, ha un ruolo nel sistema immunitario

Contrariamente a quanto si possa pensare l’appendice non è un organo inutile, ma è coinvolta nei segnali che regolano il sistema immunitario e funge da ‘riserva’ di batteri ‘buoni’ da usare quando quelli che normalmente abitano l’intestino scarseggiano. Lo afferma uno studio della Midwestern University, in Arizona, pubblicato dalla rivista dell’Accademia delle Scienze francese Comptes Rendus Palevol.
I ricercatori hanno analizzato tutte le informazioni disponibili sui mammiferi, trovandone 533 specie che sono dotate di appendice, che vivono in tutti i continenti con diete molto diverse tra loro. “Gli animali che hanno quest’organo – scrivono gli autori – hanno una più alta concentrazione di tessuto linfoide nel cieco, la parte di intestino da cui si sviluppa l’appendice. Questo tipo di tessuto è pieno di cellule che suscitano una reazione immunitaria quando il corpo è sotto stress”.
Dallo studio è emerso anche che l’appendice negli animali, come nell’uomo, ha concentrazioni di batteri intestinali ‘buoni’ sufficienti a rimpiazzare quelli eventualmente persi a causa di terapie antibiotiche o infezioni intestinali. “Dallo studio emerge – concludono gli autori – che anche se possiamo vivere senza appendice questo organo dà benefici al sistema immunitario e alla flora batterica”.

MEDIC@L News

Su tastiere tanti tipi diversi, da cucina, bagno, ma anche cibo

Sulle tastiere dei bancomat che utilizziamo per digitare i codici e svolgere le operazioni di routine ci sono batteri e microbi dei tipi più svariati: in una grande città come New York, ad esempio, ci sono microbi che vengono da superfici domestiche, come televisori, servizi igienici, cucine e cuscini, ma anche dal cibo (street food ma non solo), come pollo, molluschi e lische di pesce. Persino microrganismi legati al tratto genito-urinario, come alcune specie strettamente legate al Trichomonas vaginalis, responsabile di infezioni. E’ quanto emerge da uno studio della New York University pubblicato su mSphere, rivista della società americana di microbiologia.
Gli studiosi hanno analizzato 66 bancomat in tre aree della città, Manhattan, Queens e Brooklyn, tra giugno e luglio 2014.
Utilizzando particolari metodi di sequenziamento, hanno identificato uno schieramento di microbi, che poi potevano passare tramite la tastiera ad altri ‘malcapitati’ che utilizzavano il bancomat. Da quelli legati al cibo, che indicavano come il Dna residuo di un pasto può rimanere anche a lungo sulle mani di una persona, a quelli che provenivano dall’ambiente domestico, persino alcuni legati al tratto genito-urinario.
Nelle tastiere di bancomat situati in lavanderie e negozi vi erano dei Lactobacillales, che di solito si trovano in piante in decomposizione e nei prodotti lattiero-caseari. In alcuni campioni presi da Manhattan, è stata invece osservata la presenza di Xeromyces bisporus, associato con prodotti da forno avariati. Quella identificata nella ricerca è una media della popolazione di batteri dei diversi bancomat, che comunque non risultavano molto diversi tra loro anche perchè, rilevano gli studiosi, le tastiere vengono periodicamente pulite.

MEDIC@L News

Evitare infezioni in 29 mosse, elaborate da esperti mondiali

Doccia prima di sottoporsi a intervento chirurgico, niente rasoio e antibiotici solo per prevenire le infezioni prima e durante l’operazione, e non dopo. Sono alcune raccomandazioni previste nelle nuove Linee Guida per evitare le infezioni in sala operatoria messe a punto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). L’elenco in 29 mosse, elaborato da 20 tra i maggiori esperti mondiali e pubblicato il 3 novembre su The Lancet Infectious Diseases, mira a salvare vite umane, ridurre i costi delle ospedalizzazioni e arrestare la diffusione di superbatteri.
Che siano dovute a interventi chirurgici, trapianti di organi, parti cesarei o protesi, le infezioni causate da batteri che penetrano nelle incisioni fatte durante le operazioni minacciano la vita di milioni di pazienti ogni anno e contribuiscono alla diffusione della temuta resistenza agli antibiotici, che sta mettendo a rischio le conquiste della medicina moderna. Nei paesi a basso e medio reddito, l’11% dei pazienti che si sottopongono a intervento chirurgico contrae infezione, con conseguenti ricoveri più lunghi, maggiori costi medici e aumento della mortalità. Ma il problema riguarda anche i paesi ricchi: negli Stati Uniti, ad esempio, le infezioni post operatorie fanno sì che i pazienti trascorrano complessivamente 400.000 giorni in più in ospedale ogni anno, per un costo di 900 milioni di dollari.
Le Linee Guida dell’Oms sono dunque il primo tentativo organico, a livello internazionale, di mettere a sistema le conoscenze scientifiche sul tema. Comprendono 13 raccomandazioni per il periodo che precede l’intervento chirurgico e 16 per la prevenzione durante e dopo l’operazione. Si va da semplici precauzioni, come far sì che pazienti facciano la doccia prima di andare sotto i ferri, al modo migliore per disinfettare le mani strofinandole per bene, al consiglio di utilizzare suture antibatteriche. Rasare peli è fortemente sconsigliato e, se non si può fare a meno di tagliare i capelli, meglio usare le forbici. Per fermare la diffusione della resistenza agli antibiotici l’Oms raccoma inoltre che gli antibiotici siano utilizzati per prevenire le infezioni prima e durante l’intervento chirurgico, ma non dopo, come spesso si fa. Uno studio pilota in quattro paesi africani ha dimostrato che l’attuazione di un selezione delle nuove raccomandazioni potrebbe tradursi in una riduzione del 39% delle infezioni.

MEDIC@L News

Potrebbero vivere su pianeti considerati finora impossibili

Si ‘nutre’ di radiazioni e vive sotto terra a 3 chilometri di profondità, è un batterio terrestre ma potrebbe tranquillamente vivere anche su pianeti bombardati da radiazioni cosmiche letali per ogni altra forma di vita. Sono i batteri Desulforudis audaxviator e secondo lo studio guidato da Dimitra Atri, del Blue Marble Space Institute of Science di Seattle, e pubblicato su Journal of the Royal Society Interface sono la testimonianza che la vita aliena potrebbe esistere anche in luoghi considerati finora impossibili.
“Per trovare posti adatti alla vita – ha detto l’astrobiologa Daniela Billi, dell’università di Tor Vergata – finora abbiamo cercato pianeti dotati di atmosfera e un campo magnetico che proteggesse la superficie dalle pericolose radiazioni ionizzanti. A questo punto vanno bene molti altri pianeti ‘scartati’: non per forza serve la protezione di un campo magnetico”.

Scoperti all’interno di alcune miniere d’oro del Sud Africa, i batteri Desulforudis audaxviator sono unici in quanto usano come fonte di sostentamento l’energia prodotta dal decadimento dell’uranio. Non lo fanno in forma diretta, usano infatti come fonte di energia l’acqua e i solfuri che vengono alterati chimicamente dalle radiazioni, ma vivono comunque facendo a meno dell’ossigeno e dell’energia solare e in ambiente altamente radiattivo che ucciderebbe qualsiasi altro essere vivente.

Studiandone le caratteristiche, Atri ha determinato con simulazioni al computer che batteri come questi potrebbero vivere anche su altri pianeti e usare come fonte di sostentamento proprio le radiazioni cosmiche che sono state considerate finora una barriera alla vita e vivere in pianeti senza protezione campo magnetico, come Marte, Europa o Encelado. “Protetti sotto un sottile substrato – ha proseguito Billi – forme di vita di questo tipo potrebbero trovare sostentamento proprio dalle radiazioni ionizzanti”. Una possibilità che allaga così il ventaglio di pianeti potenzialmente abitati: “l’unica necessità imprescindibile rimarrebbe la presenza di acqua liquida”, ha concluso l’italiana.

MEDIC@L News

Ottenuto con la stampa 3D

La stampa 3D trasforma lo smartphone in un microscopio che ‘parla’ con i batteri. Si chiama Ludoscopio e permette di giocare con i microrganismi o di osservarli. Descritto sulla rivista PLoS One, il dispositivo, è stato realizzato dai ricercatori dell’università americana di Stanford.

Microscopiche alghe guidate dalla luce
”L’idea iniziale di questo progetto era quella di far giocare i ragazzi con cellule viventi attraverso lo smartphone’,’ ha detto Ingmar Riedel-Kruse, uno dei bioingegneri che hanno realizzato il dispositivo. ”Ma poi – ha aggiunto – il progetto è andato oltre, fino a costruire lo strumento”. Il Ludoscopio consiste in una piattaforma realizzata con la stampa 3D che collega lo smartphone a un microscopio, sempre stampato in 3D, e a un vetrino con quattro led. Nel vetrino è possibile osservare miscroscopiche alghe chiamate Euglena, che reagiscono alla luce. Il loro movimento può essere quindi influenzato orientando con un joystick la luce prodotta dai led.
Videogiochi viventi 
Un software permette poi di realizzare dei veri e propri videogiochi viventi, i cui protagonisti sono le minuscole alghe che nuotano nel vetrino. Per esempio c’è un videogioco simile al Pac-Man degli anni ’80, nel quale i microrganismi devono attraversare un labirinto; un altro gioco si presenta come una sorta di campo da calcio, nel quale bisogna dirigerele alghe in porta, come in un gol.

Applicazioni scientifiche
Altre applicazioni invece non sono ludiche ma scientifiche e consentono di osservare i microrganismi e di misurarne la velocità di movimento. A parte lo smartphone, tutti gli altri elementi del Ludoscopio possono essere realizzati dai ragazzi oppure sono facilmente reperibili, come il vetrino per il microscopio.

MEDIC@L News

Corpo reagisce differentemente a infezioni, alimenti influiscono

Il vecchio detto inglese ‘feed the cold, starve the fever’, letteralmente ‘nutri il raffreddore, affama la febbre’, potrebbe dover essere trasformato in ‘nutri il virus, affama il batterio’. Secondo uno studio dell’università di Yale pubblicato dalla rivista Cell, infatti, il cibo è di aiuto nel caso di un’influenza, un raffreddore o un’altra infezione virale, mentre per quelle batteriche il digiuno è una scelta migliore che aumenta le probabilità di guarigione.

La ricerca è partita dall’osservazione che i topi, come gli uomini, all’inizio dell’infezione perdono l’appetito, ma quelli attaccati da virus ricominciano a mangiare molto prima degli altri. Per verificare la possibilità che ci siano differenze nel comportamento legate al tipo di infezione i ricercatori hanno usato dei topi infettati con influenza murina o con il batterio Listeria, nutriti a forza con glucosio o fatti digiunare.

L’alimentazione forzata è risultata deleteria in caso di infezione batterica, con i topi nutriti che sono morti, mentre quelli con il virus che hanno mangiato sono guariti in percentuale più alta rispetto a quelli sempre con l’influenza ma senza cibo. A causare la differenza di effetto, spiegano gli autori, è la diversa risposta dell’organismo agli agenti patogeni. Nel caso di infezione batterica c’è una grande produzione di radicali liberi, molecole molto dannose per l’organismo, che è contrastata dal digiuno. I virus non danno invece questo effetto, e quindi il corpo ‘richiede’ cibo per riguadagnare forza e combattere l’infezione. “Attraverso i millenni tutti gli organismi si evolvono per essere in sintonia con cosa vogliono le cellule – spiega Andrew Wang, primo autore dello studio -. Le cellule richiedono alcuni nutrienti per eseguire dei compiti, e le preferenze per il cibo potrebbero essere il metodo usato dal corpo per dirci come sopravvivere meglio ai diversi tipi di infezione”.

Fra gli alimenti che più danno comfort quando si ha l’influenza l’unico ad avere una ‘giustificazione scientifica’ è la zuppa di pollo che, per uno studio pubblicato nel 2000, riesce a mitigare le infezioni. Secondo una ricerca del servizio Usa ZocDoc, che fornisce consigli medici on line, il picco di richieste sull’influenza coincide con un aumento del 15-20% delle ordinazioni di zuppa calda al servizio a domicilio GrubHub.

MEDIC@L News

L’assenza di alcuni microbi buoni è collegata a un triplice rischio

Già nell’intestino di bimbi di un mese sono presenti batteri in grado di predisporre o meno alla comparsa di allergie e asma. E’ la conclusione di uno studio pubblicato su Nature Medicine. Negli ultimi decenni, la diffusione di asma e allergie è aumentata a ritmi velocissimi.

Recenti studi hanno dimostrato che l’esposizione precoce ad alcuni microbi trasmessi tramite parto naturale e allattamento possono ridurne il rischio, mentre l’assunzione precoce di antibiotici e il vivere in ambienti troppo asettici, predispone.

Per approfondire, i ricercatori della University of California-San Francisco (UCSF) hanno studiato, attraverso un’analisi delle feci, i microbi intestinali di 130 bimbi di un mese di età. Nel successivo follow-up a 2 e 4 anni, 11 bambini avevano tre volte il rischio di sviluppare allergie e asma, rispetto agli altri. A questo gruppo mancavano alcuno normali batteri intestinali, mentre avevano livelli più elevati di alcune specie fungine. I neonati con microbioma sano invece avevano una gamma di molecole, prodotte dal metabolismo dei batteri, che sono risultate nutrire le cellule immunitarie T-normativo e quindi in grado di mantenere il sistema immunitario sotto controllo. La mancanza di queste molecole porta a un sistema immunitario iperattivo, e di conseguenza un’infiammazione cronica dei polmoni. Interventi in fase precoce, secondo i ricercatori, eviterebbero che la malattia si sviluppi in futuro. Il team ha scoperto, inoltre, che i maschi sono più sensibili ad un microbioma ad alto rischio.

MEDIC@L News

Smentita regola dei 5 secondi, batteri proliferano soprattutto se alimento umido

Non è vero, come vuole un luogo comune piuttosto diffuso, che se un alimento cade a terra è ‘al sicuro’ da batteri se raccolto entro cinque secondi. Secondo uno studio della Rutgers University pubblicato da Applied and Environmental Microbiology per alcuni cibi basta molto meno tempo per la contaminazione, anche un solo secondo.

I ricercatori hanno testato quattro superfici ricoperte da un batterio simile alla salmonella, acciaio, ceramica, legno e un tappeto, e quattro differenti alimenti, anguria, pane, pane e burro e caramelle gommose. Gli alimenti sono stati messi a contatto con le superfici per uno, cinque, trenta e trecento secondi. In molti casi, spiega Roland Schaffner, uno degli autori, la contaminazione è già in atto dopo un secondo, con l’anguria che ‘assorbe’ i batteri più velocemente, mentre le caramelle gommose resistono di più. “Il trasferimento dei batteri dalla superficie all’alimento è influenzata più che altro dall’umidità – sottolinea -. I batteri non hanno zampe, si muovono con l’umidità, quindi più è bagnato il cibo maggiore è il rischio di contaminazione”.

Sorprendentemente, sottolinea l’autore, il tappeto ha mostrato un rischio di contaminazione molto più basso rispetto ad acciaio e ceramica, mentre il legno ha un tasso più variabile a seconda delle condizioni. 

MEDIC@L News

Prima applicazione della vita nata in laboratorio

Hanno raggiunto le cellule malate viaggiando nell’organismo di un topo malato di tumore, quindi hanno cominciato a produrre e a rilasciare il farmaco e poi si sono suicidati in massa e all’unisono, come kamikaze: sono entrati in azione i primi batteri sintetici, il cui Dna è stato progettato al computer per trasformarlo in un’arma anticancro. Descritti sulla rivista Nature, i batterio sono stati ottenuti negli Stati Uniti, grazie alla collaborazione fra l’Università della California a San Diego e il Massachusetts Institute of Technology (Mit). I batteri kamikaze sono il risultato del primo circuito messo a punto nel campo della biologia sintetica con l’obiettivo di portare questo settore verso la prima applicazione concreta.
Programmare il Dna dei batteri ha permesso non soltanto di trasformarli in fabbriche di farmaci, ma in una sorta di ‘bomba biochimica a tempo’, capace di esplodere e auto-distruggersi dopo avere attaccato il suo obiettivo. Questo processo di autodistruzione è particolarmente importante perchè impedisce ai batteri di moltiplicarsi all’interno dell’organismo, con conseguenze rischiose. L’arrivo della biologia sintetica ha permesso infatti per la prima volta di programmare il loro ciclo vitale ‘in simultanea’: è un primissimo passo, ma significativo, per riuscire a trasformarli in ‘farmaci viventi’, hanno osservato i ricercatori coordinati da Jeff Hasty, che lavora tra l’Università della California a San Diego e il Mit
I batteri, del genere Salmonella, sono stati resi inoffensivi e programmati in modo da attivare il processo naturale della lisi, con il quale la membrana che li protegge si disintegra causandone la morte. Sono stati somministrati per bocca a topi con il tumore del colon retto. I primi risultati sono stati positivi e indicano che, se somministrati insieme alla chemioterapia, i batteri kamikaze riducono l’attività del tumore e aumentano la sopravvivenza senza danneggiare le cellule sane.

Positivo il giudizio di uno dei pionieri della biologia sintetica, Jim Collins, del Mit: “la ricerca è una dimostrazione brillante di come la teoria possa portare a progressi significativi nelle applicazioni cliniche”. Il test sui topi, ha aggiunto, è una conseguenza del lavoro cominciato dieci anni fa dal gruppo di Hasty, sulla possibilità di sincronizzare il comportamento di un gruppo di organismi unicellulari. “Adesso – ha concluso Collins – il suo gruppo ha dimostrato sperimentalmente che è possibile controllare questo processo per ottenere un approccio terapeutico nuovo e realizzabile nella clinica”.