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‘Cure ai cittadini sotto la soglia minima in 5 regioni’

Sono migliorati i conti delle 8 regioni italiane in Piano di rientro o commissariate, “ma lo stesso non può dirsi per la qualità dei servizi erogati ai cittadini”, tanto che in 5 di queste regioni il livello delle cure erogate dal Servizio sanitario nell’ambito dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) è “sotto la soglia minima”. A fare il punto sulla situazione delle regioni in Piano di rientro è il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che anticipa i primi dati 2015 sull’attuazione dei Lea e avanza una proposta per il ‘superamento’ dell’attuale modello del commissariamento.
– MINISTRO, COME VANNO I CONTI DELLE REGIONI COMMISSARIATE? “I conti in questi anni sono molto migliorati anche se ci sono ancora troppe regioni commissariate o in piano di rientro che riescono a non andare in rosso solo grazie alle coperture, ovvero all’aumento delle aliquote fiscali previste dai piani di rientro o a risorse proprie di bilancio. Nel 2007 il disavanzo, senza le famose coperture, di tutte le regioni in Piano di rientro (Piemonte, Abruzzo, Puglia e Sicilia sono in piano di rientro mentre Molise, Campania, Calabria e Lazio sono anche commissariate) era di 4,1 miliardi di euro, nel 2015 era sceso a 427,4 milioni di euro e nel 2016, sulla base dei dati provvisori in nostro possesso, è diminuito a poco più di 300 mln. Il Lazio nel 2015 ha chiuso in pareggio solo grazie alle coperture fiscali ma in realtà la Regione aveva un disavanzo strutturale di 332,6 mln, sceso nel 2016 a 163 mln. Ma nel 2016 in rosso ci sono anche il Molise con -17 mln di euro, la Calabria a -55 mln, l’Abruzzo a -23 mln e la Puglia a -49 mln. Ma se possiamo dire che i piani di rientro e i commissariamenti hanno funzionato sotto il profilo economico, lo stesso non può dirsi per le cure. Attraverso il sistema di monitoraggio dei Lea, il ministero verifica continuamente lo stato di salute della Sanità del Paese e in alcuni casi i progressi non sono stati molti. Anzi, alcune Regioni hanno addirittura peggiorato i risultati. Insomma sul fronte dell’erogazione delle cure, i piani di rientro e i commissariamenti hanno mostrato molte lacune”.
– QUALI REGIONI NON RAGGIUNGONO LA SOGLIA MINIMA DEI LEA? “Il punteggio minimo da raggiungere per essere adempienti è 160 ma dai primi risultati del 2015, anche se non ufficiali, sono ancora sotto soglia Calabria (147 punti), Molise (156), Puglia (155), Sicilia (153) e Campania con 99 punti. Il dato della Campania poi è davvero preoccupante perché, rispetto al 2014, dove la regione raggiungeva un punteggio di 139, nell’ultimo anno si è notato un calo di ben 40 punti. Ma ad aver peggiorato le performance sono anche Puglia, Molise e Sicilia. In troppe regioni ci sono molte difficoltà nel potenziamento della assistenza territoriale. In particolare, nell’assistenza domiciliare, numero dei posti letto per assistenza residenziale, assistenza ai disabili, coperture vaccinali, screening del tumore a colon-retto, mammella e cervice uterina”.
– COSA SI PUO’ FARE PER INVERTIRE IL TREND? “I commissariamenti come li abbiamo immaginati fino ad oggi hanno fatto il loro tempo. Anche perché se è importante aver rimesso in ordine i conti, a pagarne le conseguenze non possono essere i cittadini che vedono ridotte quantità e qualità delle cure, oltre a dover pagare tasse più alte. Per questo credo che dovremmo agire in maniera più mirata. Possiamo per esempio pensare di ridare alle regioni la capacità decisionale completa, senza alibi. Ma noi come stato centrale dovremmo tempestivamente intervenire commissariando le singole aziende sanitarie a fronte di standard bassi di erogazione dei servizi sanitari ai cittadini. Vuol dire che il direttore generale, amministrativo, sanitario lo decidiamo noi dando un tempo definito per la riorganizzazione della singola azienda ed esercitando poteri sostitutivi completi”.

News del giorno

Istituto INMP, da luglio prime consegne a Lampedusa e Trapani

”Partiamo con il progetto tessere sanitarie ai migranti”. Lo annuncia il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. La tessera rientra nel progetto Ue ‘Care’, con l’Italia capofila con l’Istituto Nazionale Salute, Migrazioni e povertà INMP, e sarà consegnata da luglio negli Hotspot di Lampedusa e Trapani.

Grazie alla tessera sanitaria, sottolinea Lorenzin, ”si potrà anche evitare che dal passaggio del migrante da un paese all’altro si facciano prestazioni sanitarie non necessarie”. Una novità, questa, che rientra nel più ampio progetto europeo ‘Care’, al quale partecipano 5 Stati (Italia, Grecia, Malta, Croazia, Slovenia). L’Italia è capofila e coordinatore del progetto con l’Istituto Nazionale Salute, Migrazioni e Povertà (INMP). La tessera, afferma il coordinatore ‘Care’ Gianfranco Costanzo, direttore Unità operativa gestione progetti dell’INMP, ”inizierà ad essere consegnata ai migranti in arrivo a partire da luglio, negli hotspot di Lampedusa e Trapani ed in quelli degli altri Paesi partner”. Team di medici dell’INMP sono già attivi da qualche giorno a Lampedusa e Trapani. Il progetto ‘Care’ prevede anche visite ad hoc per la determinazione dell’età dei ragazzi migranti ed un sistema software statistico che permetterà di valutare il rischio di particolari patologie nei migranti monitorati allo sbarco negli hotspot.

”Un piano per garantire, a regime, il monitoraggio della salute dei migranti”. Così il direttore generale dell’Istituto Nazionale per la salute dei Migranti ed il contrasto alle malattie della Povertà (INMP), Concetta Mirisola, spiega l’obiettivo del progetto europeo ‘Care’, di cui l’Italia è capofila con l’Istituto, che prevede anche, a partire da luglio, la distribuzione di una tessera sanitaria ai migranti che giungono sulle coste italiane nei centri di identificazione-hotspot di Lampedusa e Trapani. ”E’ un progetto importante che vede 15 partner e 5 Paesi Ue coinvolti. Come INMP – sottolinea Mirisola – siamo presenti a Lampedusa con i nostri team di medici e mediatori culturali dal 2008 ma ora, con questo progetto, la nostra attività si arricchisce perchè entriamo in un coordinamento europeo che porterà alla raccolta di dati più ampi”. Inoltre, rispetto al passato, ha affermato il direttore generale INMP, ”ci occuperemo in modo ancora più mirato dei minori, con visite ad ampio raggio per la verifica dell’età, ma anche con un approccio ed una sensibilità particolare prevedendo pure la presenza di psicologi nei nostri team medici”.

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I medici di famiglia sono sul piede di guerra. Da troppi mesi aspettano risposte alle loro istanze e, l’ultima tegola dell’appropriatezza prescrittiva di esami e farmaci non ha fatto altro che peggiorare un clima già teso.

“Se non avremo risposte concrete, i medici scenderanno in sciopero a dicembre”. Lo ha detto il segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo, a margine degli Stati generali della professione medica ed odontoiatrica.
“C’è una politica marcia – ha affermato – che si occupa dei suoi equilibri e non degli interessi del Paese”, ha sottolineato sollecitando delle “risposte concrete” dal governo.

“Abbiamo creato le condizioni per legge al fine di poter dichiarare lo sciopero – ha detto Milillo – che sarà in dicembre, ma valuteremo sia la data sia le modalità sulla base dell’astensione che riceveremo”. Certamente, ha chiarito, “ci sarà lo sciopero dei medici se continueranno ad arrivare solo dichiarazioni superficiali e di stima ma non basate su fatti concreti, che mettano la collaborazione dei professionisti sanitari davanti alle istanze della Conferenza delle Regioni ed alla tecnocrazia delle Regioni stesse”.

Quello che i medici chiedono, ha rilevato Milillo, è un “progetto nazionale coerente per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e per il riconoscimento dell’uguaglianza di tutti i cittadini”. Il problema, ha avvertito, è che “purtroppo il governo si relazione oggi con 21 interlocutori diversi e schizofrenici che sono appunto le diverse istituzioni regionali”. Quanto alle ventilate sanzioni ipotizzate per i medici in varie situazioni, “le sanzioni – ha detto – sono solo un dettaglio di questa degenerazione del Sistema sanitario nazionale”.
Riferendosi quindi al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, Milillo ha sottolineato come il ministro “stia rispondendo con un’attenzione, ma non ha ancora avuto possibilità di dare risposte concrete”.

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“Non bisogna aver paura delle vaccinazioni”. Lo ha affermato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin all’uscita del centro vaccinale di via Plinio a Roma dopo aver vaccinato con l’esavalente i due figli Lavinia e Francesco avuti lo scorso giugno.

Negli ultimi mesi, specialmente sui social network è apparsa in maniera insistente una pseudo campagna informativa che sostiene una stretta correlazione tra vaccinazioni e autismo. La polemica nasce da uno studio pubblicato nel 1998 sulla rivista The Lancet e che legava strettamente la somministrazione del vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia con un maggiore rischio di autismo. Sebbene lo studio riguardasse un tipo specifico di vaccino e, nel corso degli anni sia stato smentito ripetutamente, la paranoia rimane e viaggia sulla rete.

“È andato tutto benissimo – ha affermato -. Ho vaccinato i miei bambini. Penso che nessuno più di me abbia dati, la casistica degli effetti collaterali, sia informata da tutti i punti di vista. Spero che il fatto che io sia così tranquilla nel vaccinare i miei figli possa tranquillizzare le tante mamme che ancora oggi hanno paura a vaccinare, non bisogna avere paura delle vaccinazioni. Le vaccinazioni salvano i nostri bambini e quelli che vivono intorno a loro perchè i virus vivono in mezzo a noi, soltanto grazie alle vaccinazioni di massa questi virus non entrano nella nostra vita”.

Il ministro ha ricordato i casi di morte per malattie prevenibili che si sono avute anche nel nostro paese. “Vediamo che cosa accade quando ci sono delle falle nel sistema, bambini che muoiono di morbillo, epidemie di pertosse, casi di meningite e quindi queste sono cose molto serie – ha sottolineato -. Ho parlato con altre mamme in questi mesi, tutte mi hanno chiesto se avrei vaccinato i miei figli, l’ho fatto con la massima serenità”.

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E’ partita regolarmente il 20 luglio la consegna dei farmaci a domicilio. Chi è solo e non può recarsi in farmacia per una patologia grave o cronica può usufruire del servizio gratuito di consegna a domicilio di farmaci, fornito a livello nazionale dalle farmacie italiane aderenti a Federfarma e patrocinato dal Ministero della Salute.

”La consegna a domicilio di farmaci, attivata dalle farmacie in favore di persone particolarmente fragili – sottolinea il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin – rientra in un quadro di grande attenzione alle esigenze di salute espresse da una popolazione che invecchia e in cui aumenta il livello di cronicità. D’altronde la Farmacia dei Servizi è uno dei capisaldi del Patto per la Salute. Le farmacie costituiscono un patrimonio prezioso del servizio sanitario perché garantiscono con professionalità e capillarità l’accesso al farmaco in tutto il Paese, fin nelle zone meno popolate. E questa iniziativa ne è una dimostrazione”.

“Con questo progetto, le farmacie si mettono ancora una volta al servizio della popolazione e in particolare delle fasce più deboli, gli anziani soli e i malati gravi privi di un’assistenza adeguata. Grazie alla capillarità della rete delle farmacie, questi soggetti fragili potranno ricevere a casa propria i medicinali di cui hanno bisogno”, afferma Annarosa Racca, presidente di Federfarma.

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In arrivo l’ennesima ondata di tagli alla sanità. La sforbiciata prevista quest’anno sarà di 2,35 miliardi di euro.

Da mesi oramai la riforma del Sistema sanitario nazionale è al centro del dibattito e l’accordo raggiunto in questi giorni rappresenta un compromesso tra le richieste dei medici e le necessità imposte dalla spending review.

“L’accordo ci permetterà di compensare il mancato incremento sul fondo senza stravolgere l’impianto del patto della salute” ha dichiarato il Ministro Beatrice Lorenzin, “L’impianto dell’intesa è importante perché non consentirà uno stravolgimento delle leve, che andranno ad operare, a differenza del passato, quando si attuavano tagli lineari”. In base all’intesa siglata dalle regioni “da ora in poi si lavorerà sulla produttività – ha riferito ancora il ministro – e questo è un inizio molto importante. Tuttavia sono anche convinta che il patto vada aggiornato, verificando anche la sua piena attuazione. Avremo anche l’occasione di implementare i vari tavoli di lavoro aperti, compreso quello sulla spesa farmaceutica, sul quale ci sono meccanismi che possiamo rivedere e aggiornare dopo tanti anni al fine di rendere più fluido ed efficiente il sistema”

Tra le proposte di emendamento da parte delle Regioni, ha ricordato ancora Lorenzin, “ne è stata accolta una che prevede di rivedere l’aggiornamento del Patto e su questo aspetto specifico verrà attivato un tavolo di verifica e monitoraggio che per me va benissimo”. Per quanto riguarda infine il Fondo Innovativi «abbiamo rinviato a settembre la definizione del tetto di spesa territoriale per verificare se si può riassorbire in qualche modo”.

Unico no dal Veneto, di conseguenza il documento è stato approvato senza il voto della Regione governata da Luca Zaia, che ha espresso parere contrario a questi nuovi tagli alla sanità ma ha consentito di far approvare il documento. “Il Veneto è uscito – ha spiegato il ministro – ma ci ha permesso in questo modo di chiudere, quindi lo ringrazio”.

“Come regione Veneto abbiamo espresso il nostro no sia in Conferenza delle Regioni sia in Conferenza Salute. E anche oggi abbiamo formalizzato il nostro no”. Ha dichiarato l’assessore alla Sanità della regione Veneto Luca Coletto

 

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Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha firmato le nuove linee guida della legge sulla fecondazione assistita. Questo provvedimento è diretta conseguenza delle due sentenze della Corte costituzionale – n.151/2009 e n.162/2014 – che hanno eliminato rispettivamente il numero massimo di tre embrioni da trasferire in un unico e contemporaneo impianto, e il divieto di fecondazione eterologa.

Le nuove norme entreranno in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Tra le novità introdotte, la possibilità di doppia donazione sia di ovociti che di seme. Esclusa la selezione delle caratteristiche fisiche.

Ma la vera rivoluzione è il ritorno della fecondazione eterologa. Il ministero rilascerà nuove linee guida e indicazioni per la coppia che accede ai trattamenti di fecondazione assistita, mentre tutto ciò che riguarda i donatori di gameti (seme ed ovuli) sarà contenuto nel testo di un nuovo Regolamento, già approvato dal Consiglio Superiore di Sanità, che sta proseguendo il suo iter.

“Dopo l’istituzione del Registro nazionale dei donatori, questo è il secondo importante passo per l’aggiornamento dell’intero quadro normativo che regola la Procreazione Medicalmente assistita in Italia”: lo ha spiegato il ministro della salute Beatrice Lorenzin commentando le nuove linee guida della legge e annunciando l’inserimento delle fecondazione eterologa nei Lea. “Presto – ha aggiunto il ministro – arriveranno i decreti sul consenso informato e sui cosiddetti “embrioni abbandonati”, e il recepimento delle normative europee sulla donazione dei gameti”.

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È morto a Milano, il generale Cosimo Piccinno, comandante dei carabinieri dei Nas, i nuclei antisofisticazioni e per la tutela della salut, insignito, nel 2010 della Medaglia d’oro al Merito della Sanità Pubblica.

La notizia della morte del generale Cosimo Piccinno “è per me – ha detto il ministro della Salute Lorenzin – motivo di grande dolore. Con lui scompare una persona che ho imparato presto a conoscere, a stimare profondamente per la qualità del suo instancabile lavoro al comando del Nas, per il suo essere sempre disponibile nell’interesse del ministero della Salute e al fianco dei cittadini. ”Cosimo Piccinno, fuori da ogni retorica, – ha aggiunto – così come nelle sue azioni e nei suoi comportamenti, con il suo rigore, il suo attaccamento alle regole e all’onore della divisa dei Carabinieri che, mi diceva, sentiva di avere cucito sulla pelle ha rappresentato e rappresenterà sempre un modello di uomo al servizio degli altri, un vero servitore dello Stato. La figura del generale Piccinno è stata di quelle che lasciano il segno, per questo oggi è un giorno di enorme tristezza non solo tra quelli che amava definire i suoi ragazzi, tutti i militari del Nas e dell’Arma”.

”Questa mattina al Ministero della Salute la notizia della sua morte ha colpito tutte le persone che a ogni livello lavorano per realizzare la nostra attività e nelle ultime settimane, a più riprese, in tantissimi hanno sentito l’esigenza di manifestare il loro affetto e la loro vicinanza al Generale nella battaglia contro la malattia, anch’essa affrontata con enorme coraggio e dignità. Al generale Cosimo Piccinno, che è stato un grande esempio per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di lavorarci insieme, è mia intenzione dedicare un ricordo indelebile, intitolargli la Sala dell’Auditorium della sede di Ripa, per fare conoscere il suo nome e la sua attività a tutti coloro che verranno al ministero della Salute negli anni futuri”. ”A sua moglie e alle sue adorate figlie – ha concluso il ministro – giunga il mio abbraccio più affettuoso.”

 

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E’  guarito da uno dei più micidiali patogeni esistenti, il virus Ebola, ed è pronto a ricominciare. Parliamo di Stefano Marongiu, l’infermiere sardo di Emergency dichiarato guarito in questi giorni e dimesso dall’Istituto Spallanzani di Roma, dove è stato ricoverato 28 giorni.

I protocolli terapeutici hanno dunque funzionato, anche se per Marongiu, come ha spiegato il direttore scientifico dell’Istituto Giuseppe Ippolito, sono stati impiegati farmaci e procedure diversi rispetto al ‘paziente zero, Fabrizio Pulvirenti’: ”Ai due pazienti italiani sono stati applicati protocolli clinici in parte differenti, questo poiché – ha chiarito – ogni caso è diverso e anche per l’influenza dell’età. I farmaci, ad ogni modo, sono stati realmente miracolosi”. Soddisfatto anche il neo commissario dello Spallanzani, Marta Branca: ”L’Istituto ha affrontato bene l’emergenza, in attesa che sia disponibile la nuova struttura ad alto isolamento realizzata da ministero e Protezione civile. Esorto le istituzioni a sostenerlo”.

il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che in un messaggio ha sottolineato come questa sia ”un’altra dimostrazione di eccellenza nella cura di questa malattia” e come ci sia stata ”un’eccezionale collaborazione internazionale grazie alla quale abbiamo avuto accesso immediato ai farmaci per il trattamento”

Ora nel futuro dell’infermiere c’è il ritorno a casa, in Sardegna per un periodo di riposo e convalescenza e poi, probabilmente il ritorno in Africa con Emergency