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Oltre ad altri importanti danni per la salute, bere troppo alcol e per lungo tempo porta a un invecchiamento precoce delle arterie, predisponendo in particolare gli uomini a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari.
Emerge da uno studio guidato dallo University College London, nel Regno Unito, pubblicato su Journal of the American Heart Association. Gli studiosi hanno preso in esame i dati relativi a 3869 persone, per il 73% uomini. La ricerca ha esaminato le loro abitudini in fatto di consumo di alcol periodicamente per 25 anni in età ‘chiave’, dai 30 ai 50 anni, mettendole in relazione con i risultati di controlli sull’elasticità delle pareti delle arterie effettuati ogni cinque anni. Dai risultati è emerso che un consumo costante e in eccesso di alcol per lungo tempo era associato con un più alto rischio di malattie cardiovascolari negli uomini, perché le arterie erano meno ‘elastiche’ e tendevano ad invecchiare precocemente. Mentre la stessa forte associazione non è stata riscontrata nelle donne, che però per quanto riguarda questo studio erano molte meno degli uomini e mostravano meno attitudine a bere in eccesso. Non è ancora del tutto chiaro il meccanismo per il quale l’alcol impatti sulla salute delle arterie, ma come spiega l’autore principale della ricerca, Darragh O’Neill, in generale il consumo di alcol secondo quanto suggerito da alcune ricerche “può aumentare i livelli di colesterolo buono o diminuire la viscosità delle piastrine . Al contrario, un’assunzione più pesante può attivare alcuni enzimi che possono portare a un accumulo di collagene, che potrebbe, a propria volta aggravare il tasso di irrigidimento delle arterie “.

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Bere acqua in abbondanza contribuirebbe a migliorare il nostro umore: è la scoperta di un gruppo di ricercatori americani e francesi, che studiando i cibi e le bevande assunte da 120 donne in buona salute hanno osservato che “chi beveva maggiori quantità di acqua totalizzava un punteggio più alto relativamente ad alcuni aspetti dell’umore come tensione, confusione, depressione”. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Appetite.
    Secondo gli autori della ricerca, una delle ipotesi avanzate per spiegare la possibile relazione tra basso consumo di acqua e stati d’animo negativi arriva da studi sugli animali: “Si è visto che la riduzione cronica del consumo di acqua può minacciare la funzione e l’integrità dei neuroni cerebrali, provocando anche alterazioni dell’umore”. “Lo stress aumenta la necessità di fluidi circolanti – ha commentato Nicola Sorrentino, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e docente di Igiene Nutrizionale all’Università di Pavia – per mantenersi ben idratati e aiutare così il nostro benessere fisico e psicologico è utile bere acqua prima di avvertire la sete, e controllare che le urine siano chiare e trasparenti. Infatti, il primo modo in cui l’organismo risponde al deficit di acqua è riducendone l’escrezione attraverso le urine e solo successivamente con il senso di sete”.

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7 neonati su 100 esposti agli alcolici gia’ in utero

Che l’alcol in gravidanza faccia male al feto è cosa nota. Eppure molte donne, anche quando sanno di essere incinte, non smettono di bere, in particolare quando la gestazione non è programmata. In Italia è poco più del 50% il numero delle future mamme che bevono almeno due bicchieri di alcol durante la gravidanza mentre in Europa si oscilla dal 6% della Svezia all’82% dell’Irlanda. A evidenziarlo è l’Istituto superiore di Sanità (Iss), in occasione della Giornata mondiale di sensibilizzazione sulla Sindrome feto-alcolica.

”Le nostre stime ci dicono che in Italia il 50-60% delle donne in gravidanza – spiega Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Iss – continuano a bere, mantenendo le abitudini che avevano in precedenza”. Poiché l’età media in cui le donne affrontano una gravidanza in Italia ”è tra i 30 e 35 anni – continua – abbiamo ricavato, sulla base dei tassi di consumi alcolici in quella fascia, che non bevono meno di due bicchieri, il doppio cioè di quello che dovrebbero evitare”. E il risultato è che, secondo le stime, 7 neonati su 100 subiscono l’esposizione all’alcol nel grembo materno. Purtroppo però gli effetti sul bambino, una volta nato, non si vedono subito, ma più avanti nell’età evolutiva, ”quando iniziano ad apparire evidenti – prosegue Scafato – alterazioni delle capacità cognitive e disturbi nella crescita. I genitori vedono che in attività normali i figli non sono reattivi come dovrebbero”. L’alcol in gravidanza va evitato, e se si programma di rimanere incinta, anche nella fase del concepimento. Gli organi vitali, come il cuore e il cervello infatti, si formano nei primi 10-15 giorni dal concepimento, quando ancora non si sa di essere incinta. ”L’alcol arriva direttamente nel cervello della madre e del feto – conclude – dove distrugge i neuroni ancora prima che si sviluppino”.