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La Food and Drug Administration americana sta valutando il divieto delle sigarette elettroniche sul mercato statunitense. Una decisione – afferma la Fda – legata al boom delle sigarette elettroniche fra i teenager. Le vendite di e-cig sono balzate lo scorso anno, spinte in parte dalle start up online che vendono vaporizzatori e liquidi alla nicotina.
La Fda definisce la diffusione delle sigarette elettroniche e dei vaporizzatori tra i giovani come “epidemica” ed ha dato ai produttori 60 giorni per mettere a punto un piano che vieti il loro uso ai teenager. Se le aziende non si atterranno a queste indicazioni potrebbero essere costrette a ritirare i loro prodotti dal mercato. La stretta riguarda non solo i produttori ma anche oltre mille rivenditori, a cui la Fda sta inviando una lettera di avvertimento in cui minaccia sanzioni a chi vende sigarette elettroniche ai minori. Un monito rivolto anche a grandi catene come 7-Eleven e Walgreens. Intanto 131 multe sono state gia’ comminate.

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Martina, ora per la prima volta mense bio saranno certificate

La diffusione di un nuovo modello di consumo consapevole ha determinato in Italia anche un boom delle mense scolastiche bio. Secondo gli ultimi dati disponibili, sono oltre 1.200 le mense censite ufficialmente che fanno uso di prodotti biologici, per un quantitativo di circa un milione di pasti serviti giornalmente. Dalle appena 72 scuole che nel 1996 servivano pasti biologici, si è arrivati a 683 nel 2007, fino a superare quota 1.288 nel 2016, con un quasi raddoppio (+90%) nell’ultimo decennio.
E’ in questo contesto che si inserisce l’emendamento alla manovrina presentato oggi dal Governo, che dà il via alle mense scolastiche biologiche certificate nelle scuole italiane, dagli asili nido alle scuole dell’infanzia, dalle scuole primarie alle secondarie di primo e secondo grado.
L’obiettivo è quello di promuovere e diffondere l’utilizzo di prodotti biologici nell’ambito dei servizi di ristorazione scolastica. A questo scopo viene creato un Fondo da 44 milioni di euro, gestito dal Ministero delle Politiche agricole, per ridurre i costi a carico degli studenti e realizzare iniziative di informazione e promozione nelle scuole.
“Per la prima volta avremo mense scolastiche biologiche certificate – afferma il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina -. Un risultato importante, che si inserisce nella nostra strategia per promuovere modelli agroalimentari più sostenibili e garantire ai nostri figli un’alimentazione più sana anche nelle scuole”. Martina ha promosso l’emendamento con la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi e le ministre dell’Istruzione e della Salute, Valeria Fedeli e Beatrice Lorenzin.
L’emendamento del Governo prevede ora che le scuole che vorranno attivare il servizio di mensa biologica dovranno inserire le percentuali minime di utilizzo di prodotti biologici, dei requisiti e delle specifiche tecniche fissate dal Ministero delle politiche agricole insieme al Ministero dell’Istruzione.

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Esperti, 5 mln punture e 400mila reazioni gravi l’anno, arma vaccino

Insetti sconosciuti e vespe ‘aliene’ provenienti da Cina e Medio Oriente: ‘incontri’ sempre più frequenti anche in Italia, a causa del clima ‘pazzo’ e delle temperature elevate anche fuori stagione, e che rappresentano un pericolo. I nuovi insetti, infatti, aumentano il rischio di allergie e reazioni anche gravi. A mettere in luce il fenomeno sono gli esperti della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) in occasione del 30/mo congresso nazionale a Firenze. Così, nel nostro Paese si sta ad esempio registrando l’arrivo di ‘vespe migranti’, originarie della Cina o Paesi mediorientali ma che ora trovano anche in Italia l’ambiente giusto per proliferare. E pungere: ogni anno sono 5 milioni gli italiani punti da un’ape, vespa o calabrone e circa 400.000 i casi di reazione allergica o shock anafilattico da puntura di insetto.
Gli imenotteri ‘stranieri’, avvertono gli allergologi, accrescono i rischi, perché con l’incremento delle popolazioni di insetti non soltanto aumenta la probabilità di essere punti, ma soprattutto cresce il pericolo di sensibilizzazione a nuove specie velenifere che potrebbero anche dare reazioni crociate con le autoctone. Tuttora, si contano circa 50 decessi l’anno da puntura di insetto, ma i casi fatali potrebbero aumentare proprio per colpa degli insetti ‘migranti’. La cura, affermano gli esperti, è però possibile, almeno nei confronti delle specie note, e passa da una terapia semplice come la vaccinazione: il vaccino per il veleno degli imenotteri è efficace nel proteggere il 97% degli allergici, ma ad oggi soltanto un paziente su 7 lo sceglie. L’aumento della temperatura ha dunque effetti su diverse specie: “La Vespa orientalis per esempio, originaria di Sud Est europeo e Medio Oriente e presente soprattutto in Sicilia, sta risalendo la penisola perché trova un habitat proficuo. Peraltro le temperature più elevate possono anche modificare il comportamento degli animali. Così, i nidi di vespa si stanno ingrossando e possono diventare perenni anziché annuali – spiega Walter Canonica, presidente SIAAIC -. E nuove specie vengono portate pure attraverso il traffico di persone ed i viaggi: dalla Cina, in questo modo, è arrivata la Vespa velutina che si sta espandendo ed è già presente in Italia, in Piemonte e Liguria. Le nuove specie non sono più aggressive di quelle italiane, ma per il semplice fatto di essere nuove implicano un incremento dei rischi per gli allergici: la composizione del veleno, simile ma non identica, può farci trovare disarmati per la diagnosi e le terapie”. Non va dunque sottovalutato il fatto che sono almeno 400.000 gli allergici agli imenotteri che rischiano uno shock grave: per evitarlo, dovrebbero rivolgersi all’allergologo per una terapia desensibilizzante. Recenti sentenze, ricorda Gianrico Senna, vicepresidente SIAAIC, “hanno già obbligato alcune Asl a somministrare gratis il vaccino ai pazienti: è un salvavita, e dovremmo perciò garantirlo a tutti gli allergici agli insetti”.

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Da gestione cure a psicoterapia; psichiatri, vantaggi e pericoli

Non più solo sul lettino dello psichiatra. Oggi i disturbi mentali si curano sempre di più anche sulla e attraverso la Rete. Il fenomeno è definito ‘E-mental health’ ed indica, in pratica, un vero e proprio boom del web per la salute mentale: tremila sono infatti le app scaricabili e che rendono più facile seguire i pazienti con l’assistenza ‘virtuale’. Ad evidenziare il nuovo trend, mettendone in luce i vantaggi ma anche i limiti, sono gli specialisti riuniti a Firenze per il 25/mo Congresso della Associazione europea di psichiatria (Epa).
Nell’era della tecnologia digitale evoluta, dunque, anche la cura dei disturbi psichici si fa sempre più ‘virtuale’ ed i pazienti possono in alcuni casi essere gestiti ‘in remoto’. Le stime attestano infatti che il 6% delle app degli store è dedicato alla salute mentale. Ed è vastissima la gamma di servizi sanitari, con oltre 3 mila offerte ‘scaricabili’: le app offrono, ad esempio, informazioni sulle specifiche patologie, ricercate via internet e via cellulare nel 31% dei casi (con una percentuale più che raddoppiata rispetto al 2010); metodi per la gestione delle terapie; psicoterapia e programmazione di visite di controllo on-line. Un trend in continua ascesa, con un’ulteriore crescita stimata del 50% entro il 2020.
Una gestione “virtuale del paziente, cioè attraverso i dispositivi elettronici – afferma la presidente Epa, Silvana Galderisi – permette di raggiungere e trattare un maggior numero di persone, specie coloro che temendo l’etichetta di ‘malato mentale’, e l’emarginazione dalla società, sono restii a varcare la soglia di un servizio di salute mentale. Al coinvolgimento del paziente, si aggiunge anche il vantaggio di un migliore rapporto costi/benefici con una riduzione dei costi della assistenza sanitaria”.
Ma ci sono pure dei ‘pericoli’, tra cui il possibile mancato rispetto della privacy e la natura ‘distaccata’ del rapporto medico-paziente. Nel primo caso, rileva il presidente della Società Italiana di Psichiatria Claudio Mencacci, “si avverte la necessità di una legislazione adeguata e specifica che garantisca la privacy del paziente. Inoltre, un altro limite è la perdita di empatia nella relazione medico-paziente, dove l’informalità del rapporto digitale può più facilmente esporre persone vulnerabili alle conseguenze di condotte poco etiche da parte di medici poco professionali”.
Aspetti che meritano una valutazione più approfondita, fermo restando, affermano gli psichiatri, che varie e-terapie per la salute mentale sono accreditate da studi scientifici. Ad oggi, conclude Galderisi, “esistono diverse forme di psicoterapia che sfruttano le tecnologie digitali, tra queste la CBT (psicoterapia cognitivo-comportamentale) attuata attraverso l’uso di applicazioni elettroniche e mobili, per la quale numerose analisi mostrano risultati paragonabili a quelli ottenibili con le CBT tradizionali. Mancano invece dati validi sull’utilizzo di altre tecniche psicoterapiche”.

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Da inizio stagione. Triplicate consultazioni medici di famiglia

“Dall’inizio della stagione influenzale è ormai di oltre tre milioni il numero di italiani costretti a letto dall’influenza”. Un numero raggiunto con grande anticipo rispetto allo scorso anno, quando era stato toccato a marzo. A spiegarlo dall’ANSA è Antonino Bella, responsabile del bollettino di sorveglianza epidemiologica delle sindromi influenzali Influnet, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss). Un super lavoro per gli studi dei medici di famiglia, presso cui sono triplicate le consultazioni e le visite a domicilio.
Più aggressiva degli anni passati, l’influenza “viaggia verso il picco dei contagi, che potrebbe arrivare – spiega Bella – già per la prossima settimana”.ß Presso gli studi dei medici di famiglia, spiega Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di Medicina Generale (Simg) “c’è stato un afflusso straordinario in breve periodo di tempo, iniziato durante le vacanze natalizie, con impatto forte sulla medicina generale”. Di fatto, precisa il responsabile del bollettino di Influnet, “in circa 2 mesi e mezzo 48mila medici si sono fatti carico di 5 o 6 milioni di persone affette da influenza o sindromi similinfluenzali e di relative complicanze meno gravi. In alcuni casi facendo anche 10 visite domiciliari al giorno, ovvero molto più della media, che in genere sono circa 3. In pratica si sono triplicate. E anche le consultazioni ambulatoriali sono più che triplicate a causa dell’influenza”.

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Boom fratture soprattutto al Sud, con il grande freddo anche picco influenza

A causa del ghiaccio che si e’ formato sulle strade, gli ospedali, soprattutto al sud, stanno registrando un boom di accessi per fratture. E’ Claudio Cricelli presidente della Simg, la societa’ italiana di Medicina Generale, a riferirlo, lanciando un appello: ”gli anziani non devono uscire di casa”. ”Ci premuniamo di lanciare allarmi durante le ondate di calore durante l’estate ma il freddo e’ un pericolo piu’ grande, causa piu’ vittime soprattutto fra gli anziani”, commenta Cricelli. Il freddo di questi giorni inoltra di accompagna ad una grande recrudescenza delle malattie respiratorie: ”gia’ da questa settimana siamo nel periodo epidemico. L’influenza tuttavia si sta dimostrando piu’ aggressiva nei confronti dei bambini che sono stati vaccinati di meno rispetto agli anziani”.

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Indagine su 2mila tredicenni, 60% non tiene conto dei rischi

Gli adolescenti italiani sono sempre più ‘connessi’: tutti (oltre il 97%) presenti sui social e per il 40% di loro la rete è il luogo per fare nuove amicizie. Ma ad allarmare è la poca prudenza con la quale utilizzano internet: anche quando le informazioni su come proteggersi dai rischi della rete le hanno, circa il 60% dei teen-ager non ne tiene conto. Altra nota preoccupante è l’età di ‘esordio’ per l’uso di smartphone e social: per la maggioranza è dagli 11 anni in giù.
E’ la fotografia dell’indagine ‘Adolescenza e Socialità’, realizzata dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) e dall’Associazione Laboratorio Adolescenza (su un campione di 2000 studenti di terza media), che sarà presentata a Pisa nell’ambito del Congresso SIMA. Se scuola e sport sono al primo e secondo posto tra i “luoghi” in cui si creano le nuove amicizie (indicati dal 96% e dal 72% degli adolescenti), circa il 40% degli intervistati (era il 31% nel 2012) ha affermato che i nuovi amici si trovano attraverso rete e social.
Pressoché tutti gli adolescenti utilizzano almeno un social e, in media, ciascuno ne utilizza 3-4. In cima alle preferenze c’è whatsapp (97,2%), seguito da Instagram (75,1%), mentre la star del momento è snap-chat, che in un anno è passato dal 12% al 37% di utilizzatori. Social “molto pericoloso – commenta Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza, riferendosi a Snap Chat – perché associa alla possibilità di comunicare anonimamente, quella di far scomparire il messaggio dopo pochi secondi. Il che induce molti adolescenti ad utilizzarlo per inviare foto, anche intime, senza considerare che prima di auto-cancellarsi possono essere salvate dal destinatario e riutilizzate”.
A preoccupare, inoltre, è la precocità di utilizzo di tali strumenti. Il 35% degli adolescenti ha infatti avuto lo smartpone ad 11anni, il 22% a 10 anni e oltre il 16% a meno di 10 anni. Quanto ai social, il 33% ha iniziato a 11 anni, il 13% a 10 e il 7,5% a meno di 10. E l’esordio per gli adolescenti che vivono nelle grandi città è ancora più precoce.