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Sono il 3%. Per alcune è un ‘ritorno’, per altre è prima volta

I disturbi alimentari, come anoressia e bulimia, non colpiscono solo nell’adolescenza. Anche le donne tra i 40 e 50 anni possono soffrirne: in alcuni casi si tratta di un ‘ritorno’, perché lo si è già avuto nell’adolescenza, mentre in altri lo si sviluppa per la prima volta nell’età adulta avanzata. Uno studio britannico dello University college di Londra, pubblicato sulla rivista Bmc Medicine e condotto su 5600 donne, ha verificato che complessivamente ne soffre il 3%.
“Molte delle persone coinvolte nello studio ci hanno detto che quella era la prima volta che parlavano dei loro problemi alimentari. Dobbiamo quindi capire perché molte donne non cercano aiuto”, commenta Nadia Micali, coordinatrice della ricerca. Solo il 27,4% delle donne aveva infatti richiesto aiuto o ricevuto terapia in qualche momento della sua vita.
Tra i fattori di rischio sono stati individuati gli abusi sessuali durante l’infanzia per i disturbi alimentari con abbuffate e purghe, mentre eventi come la separazione dei genitori o l’adozione nell’infanzia sono stati associati a tutti i tipi di disturbi alimentari. Quello dei disturbi alimentari in età adulta è un problema che colpisce anche gli uomini. Tom Quinn, della fondazione Beat specializzata nei disturbi alimentari, alla Bbc ha spiegato che “l’anno scorso il 15% delle chiamate arrivate alla nostra linea telefonica di aiuto era per persone di 40 anni, donne e uomini”.

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Normali modelli stimolazione appetito invertiti

Le persone con anoressia o bulimia riescono a superare la voglia di mangiare, fino a ignorare lo stimolo della fame, e le ragioni possono essere nel cervello.
 Una delle chiavi per capire come questo sia possibile risiede nell’ipotalamo, una sorta di ‘centralina’, che regola anche l’appetito guidando lo stimolo della fame, e che può essere superato, quasi ‘sopraffatto’ da segnali che arrivano da altre aree del cervello. Perdendo sostanzialmente la ‘battaglia’, tutta interna, che guida la ricerca del cibo. È quanto emerge da una ricerca della University of Colorado School of Medicine pubblicata su Translational Psychiatry. 

Gli studiosi hanno verificato che i normali modelli di stimolazione dell’appetito nel cervello sono effettivamente invertiti in coloro che hanno disturbi alimentari. Usando scansioni cerebrali, hanno esaminato come 26 donne sane e 26 con anoressia o bulimia nervosa hanno reagito alla degustazione di una soluzione zuccherina. Dai risultati è emerso che le partecipanti allo studio con disturbi alimentari avevano alterazioni diffuse nella struttura dei percorsi cerebrali che regolano il binomio gusto-ricompensa e la regolazione dell’appetito.

Le alterazioni sono state trovate nella materia bianca, che coordina la comunicazione tra le diverse parti del cervello. Importanti differenze sono state trovate inoltre nel ruolo dell’ipotalamo: nelle donne sane le aree del cervello che guidano la ricerca del cibo hanno preso indicazioni dall’ipotalamo stesso, mentre in coloro che avevano disturbi alimentari i percorsi diretti all’ipolatamo erano più deboli e la direzione delle informazioni andava in senso opposto.

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Tutti sanno che anoressia e bulimia portano al rifiuto del cibo o all’eccesso opposto. Queste patologie, che sono ben note, sono allo stesso tempo difficili da affrontare: per contrastare queste e le altre patologie dell’alimentazione operano nell’Ulss 12 Veneziana i due Ambulatori per i Disturbi Alimentari, attivi il primo a Palazzo Boldù a Venezia e il secondo nella Sede distrettuale di Favaro Veneto. 
“Gli specialisti dell’Ulss 12 Veneziana sono in fianco alle famiglie – spiega la responsabile dell’Ambulatorio di Favaro, la dottoressa Silvia Friederici – per prevenire queste alterazioni del rapporto che con il cibo e con il proprio corpo, e per individuarle da subito quando insorgono. Le ‘spie’ che annunciano i disturbi alimentari sono ben riconoscibili, perché chi ne viene colpito mette in atto particolari comportamenti, come il rifiuto del cibo e il digiuno, le abbuffate, il vomito indotto, l’uso improprio di lassativi o diuretici, o ancora un’attività fisica troppo intensa, che ha come motivo l’ossessione di dimagrire. Non è sempre detto che la presenza di tali comportamenti sia di per sé indice di malattia; è comunque sempre bene rivolgersi ad un medico qualificato – spiega ancora la dottoressa Friederici – che sappia misurare se sono patologici, e se quindi stanno provocando danni significativi sul piano della salute fisica e/o del funzionamento psico-sociale”.
Proprio per rispondere alla complessità della diagnosi e per garantire un intervento terapeutico completo, l’Ulss 12 Veneziana ha messo in campo nei suoi Ambulatori un’équipe funzionale di specialisti: “Il primo contatto avviene con lo psichiatra ed eventualmente con lo psicologo – spiega il dottor Moreno De Rossi, Primario di Psichiatria a Venezia – per valutare appunto la reale esistenza di un disturbo dell’alimentazione. Da subito, però, anche lo specialista internista interviene a fianco della persona in osservazione e si monitorano così immediatamente eventuali danni provocati all’organismo dagli squilibri nell’alimentazione”. L’anoressia, infatti, porta a squilibri neurologici, cardiaci e circolatori, della digestione, delle funzioni renali e riproduttive, e anche lo scheletro stesso finisce per subire gravi danni; e sono molte anche le complicanze della bulimia: oltre a cervello, cuore e apparato digerente, può danneggiare i muscoli e l’apparato masticatorio, oltre a quello riproduttivo.
Solo dopo aver “messo in sicurezza” l’organismo della persona malata, si procede con il consulto con lo specialista nutrizionista, che valuta le esigenze complessive sul fronte degli alimenti, e si arriva infine alle indicazioni date dal dietologo. 
“Anche nella fase successiva alla diagnosi – conclude il dottor De Rossi – le persone affette da disturbi alimentari vanno seguite con attenzione dai diversi specialisti, per tenere sotto controllo una situazione complessa: la costituzione di un’équipe multidisciplinare per i disturbi alimentari è quindi un passo fondamentale per una risposta efficace alle persone colpite e alle loro famiglie”.
L’Ambulatorio per i Disturbi Alimentari di Favaro Veneto è aperto tutti i giorni feriali dalle 8.00 alle 16.00, e il lunedì e il mercoledì prosegue la propria attività fino alle 20.00; un primo contatto si prende anche telefonando allo 041.8896925. La sede di Palazzo Boldù a Venezia apre dal lunedì al venerdì con orario 8.00-20.00 e il sabato con orario 8.00-14.00; per un contatto telefonare allo 041. 5294811. 
 
Le spie dell’anoressia nervosa sono note: la persona malata riduce drasticamente l’apporto energetico rispetto al fabbisogno, con l’obiettivo di raggiungere un peso corporeo significativamente basso; mostra un’intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassa, e infine altera la percezione stessa del proprio peso o delle forme del proprio corpo. L’anoressia porta con sé una lunga serie di complicanze: porta a squilibri a livello del cuore, del sangue, della secrezione e della digestione, delle funzioni neurologiche, di quelle renali e riproduttive; importanti anche le conseguenza che si possono registrare sulla stessa struttura scheletrica.  
Per contro, la bulimia nervosa si mostra con episodi ricorrenti di abbuffate compulsive, e con ricorrenti comportamenti impropri di compenso diretti a prevenire aumenti di peso, come il vomito autoindotto. Anche la bulimia porta ad una errata valutazione di sé e del proprio corpo. Molte anche qui le complicanze mediche: cardiache, elettrolitiche, gastrointestinali, neurogiche. La bulimia porta a problemi muscolari, a conseguenze per l’apparato masticatorio, a problemi dell’apparato riproduttivo. 
Incidenza dei disturbi: 
-   Bulimia e anoressia costituiscono il 90% dei disturbi alimentari
-  In Italia e nei Paesi occidentali la prevalenza dell’anoressia nervosa è intorno allo 0,2 – 0,8%; quella della Bulimia nervosa si assesta intorno al 3%
-   L’età di esordio cade tra i 10 e i 30 anni, con una età media di insorgenza intorno ai 17 anni. L’incidenza maggiore di nuovi casi tra le femmine è tra i 12 e i 25 anni 
-   Il rapporto maschi-femmine è stimato pari a 1 a 9, ma il numero di maschi è in crescita e in particolare è in aumento in età adolescenziale o pre-adolescenziale
-   Esiste un continuum tra bulimia e anoressia ed è frequente la transizione tra un disturbo e l’altro.