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Progetto finanziato dalla Comunità Europea. Ecco come accedere
AREZZO – Assistere e sostenere al domicilio le persone che hanno una condizione di fragilità per problematiche di tipo cognitivo e/o per persone completamente non autosufficienti seguite dai servizi. E’ l’obiettivo di un progetto finanziato dalla Comunità Europea, attraverso la Regione, al quale hanno partecipato le Zone Distretto della Sud Est.
Il progetto ha una durata di 18 mesi. Si rivolge a cittadini con diagnosi specialistica di demenza lieve o moderata, per i quali possono essere attivate prestazioni professionali domiciliari, extra domiciliari e semiresidenziali, ma anche a cittadini non autosufficienti in carico ai servizi sociosanitari territoriali per supportare la persona e la sua famiglia rimanendo al proprio domicilio (attraverso l’erogazione di un contributo economico a supporto della spesa per l’assunzione regolare di un assistente familiare).
Nella Zona Distretto Arezzo, Casentino e Valtiberina, per informazioni le famiglie possono rivolgersi ai Punti Insieme della Zona Distretto, ai medici di medicina generale e agli Sportelli di Segretariato Sociale e al Servizio Sociale Professionale di riferimento per le persone già seguite dai servizi.
I numeri di telefono da chiamare (in orario 8,30-13,30) sono: per articolazione Aretina, tel 0575/255801; per il Casentino tel 0575/588452; per la Valtiberina tel 0575/757776.

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Ricercatori svizzeri per la prima volta indirizzano le cellule immunitarie contro quelle cancerose

Virus artificiali che allertano il sistema immunitario e lo inducono ad inviare cellule killer che combattono contro il cancro. Li hanno realizzati ricercatori svizzeri dell’Università di Ginevra e dell’Università di Basilea. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications.
Terapie che stimolano le difese del corpo con virus vengono usate già da diversi anni nella lotta contro i tumori, ma indirizzare le cellule immunitarie esclusivamente contro quelle cancerose è un obiettivo che finora non era mai stato raggiunto.
I ricercatori, guidati da Doron Merkler e Daniel Pinschewer, hanno costruito virus artificiali basati su quelli della Coriomeningite linfocitaria, una malattia virale dei roditori che può essere trasmessa anche all’uomo. Nel virus hanno inserito proteine tipiche delle cellule del cancro e questo ha permesso al sistema immunitario di riconoscerle come pericolose. La combinazione di segnale d’allarme e proteine tumorali ha scatenato un potente esercito di cellule killer, o linfociti T, che è riuscito ad identificare e distruggere le cellule cancerose.

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Nessun differenza se parto è cesareo

Il microbioma, cioè la complessa colonia di batteri ‘buoni’ che popola tutto il corpo, dalla pelle all’intestino, ha una vera e propria esplosione già dopo un mese di vita, e si forma allo stesso modo nei bebè nati con parto cesareo e vaginale. Lo afferma uno studio del Baylor College of Medicine pubblicato da Nature Medicine.
Teorie precedenti, scrivono gli autori, hanno ipotizzato che il microbioma si formi dopo diversi anni dalla nascita. Per verificarlo i ricercatori hanno analizzato campioni di 160 donne in gravidanza e dei loro bimbi fino a 6 settimane di vita caratterizzando i batteri presenti. “I neonati hanno mostrato una iniziale separazione in nicchie dei batteri come avviene per gli adulti, con il microbioma orale che si differenzia da quello della pelle e da quello intestinale – spiegano gli autori -.
Questo non si vede alla nascita ma 4-6 settimane di età, è notevole, perchè implica che la maturazione avviene molto più precocemente rispetto a quanto si pensava”.
Una volta tenuto conto di altri fattori che spesso portano alla scelta del cesareo, come l’assunzione di antibiotici o il diabete nella mamma, i bambini hanno mostrato risultati simili indipendentemente dal tipo di parto. “Questo è importante – notano gli autori – perchè si fanno ogni giorno cesarei per buone ragioni, e non bisogna attribuire erroneamente i rischi”.