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Riprende l’attività dei Caffè Alzheimer, iniziative rivolte a persone con demenza ed ai loro familiari promosse dalla Geriatria dell’ASL VCO in collaborazione con i CISS di Verbania e del Cusio e altre Associazioni del territorio. 
A Verbania gli incontri del “Caffè della Memoria” si svolgeranno tutti i lunedì pomeriggio dalle ore 15,00 alle ore 18,00 presso i locali del Centro Anch’io, in Viale Azari, 104.
Sono partiti lunedì 11 settembre e per avere informazioni occorre telefonare ai numeri 348-7018890 – 339-1009658.
Il “ProMemoria Caffè” si terrà ad Omegna, inizierà mercoledì 20 settembre alle ore 15,00 all’Oasi della Vita di Bagnella e continuerà con incontri quindicinali, il 1° e il 3° mercoledì di ogni mese, presso il “Centro DO”, Centro Diurno del CISS Cusio in via IV Novembre, 37.
Per informazioni contattare i numeri 0323-868308 e 335-1823791.

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Quattro tazze fanno bene, nuove prove contro il ‘veleno bianco’

Il cuore non ama il sale ma il caffè è suo amico: dal congresso europeo di Cardiologia in corso a Barcellona si scrive la dieta del cuore sano. Studio dopo studio il sale è messo sempre più al bando. I danni del ‘veleno bianco’ trovano nuove prove scientifiche. Mentre per il caffè arriva una nuova conferma dei suoi effetti benefici, tanto da essere definito una sostanza che può entrare nella lista della dieta sana, troppo sale, secondo uno studio di 12 anni su più di 4.000 persone, raddoppia il rischio di insufficienza cardiaca.
“L’assunzione di sale è una delle principali cause dell’alta pressione sanguigna e un fattore di rischio indipendente per la malattia coronarica e l’ictus”, ha affermato Pekka Jousilahti, dell’Istituto nazionale per la salute e il benessere, Helsinki, Finlandia. Oltre al CHD e all’ictus, l’insufficienza cardiaca è una delle principali malattie cardiovascolari in Europa e nel mondo, ma il ruolo dell’assunzione di sale elevato nel suo sviluppo fino ad ora era sconosciuto. “Il cuore non ama il sale.
L’elevata assunzione di sale aumenta notevolmente il rischio di scompenso cardiaco. E questo aumento del rischio di insufficienza cardiaca correlato al sale è indipendente dalla pressione sanguigna”, ha spiegato Jousilahti. In sostanza le persone che consumavano più di 13,7 grammi di sale ogni giorno avevano un rischio di danno più elevato di due volte rispetto a quelli che consumavano meno di 6,8 grammi, ha proseguito. “L’assunzione giornaliera ottimale del sale è probabilmente anche inferiore a 6,8 grammi”, concludono gli esperti. Ed in effetti l’Organizzazione Mondiale della Sanità su questo ha dato indicazioni severe, raccomandando un massimo di 5 grammi al giorno, mentre la necessità fisiologica, quindi quella per mantenere l’organismo attivo, sarebbe addirittura della metà. E nella ricerca degli elisir per la salute del cuore emerge che bere quattro tazze ogni giorno, può essere parte di “una dieta sana in persone sane” ed è associato ad un minore rischio di morte fino al 64%.

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Maxi studio in 10 paesi, e’ protettivo sul cuore e fegato

Chi beve tre tazzine di caffè al dì sembra essere più longevo dei non bevitori, indipendentemente dal metodo di preparazione e anche dalla scelta tra deca o caffè normale.
Lo rivela il più ampio lavoro mai condotto sull’argomento, uno studio su oltre mezzo milione di individui in 10 paesi europei tra cui l’Italia. La ricerca è stata condotta da esperti della IARC (International Agency for Research on Cancer) e dell’Imperial College di Londra. Secondo quanto riferito sulla rivista Annals of Internal Medicine, è stato preso in esame nel dettaglio il consumo di caffè dei partecipanti (che facevano parte dello studio EPIC), come pure i diversi modi di preparazione e la presenza o meno di caffeina site internet. I partecipanti sono stati monitorati per un tempo medio di 16 anni e tutti i decessi e le relative cause registrati.
È emerso che bere abitualmente caffè è associato a ridotto rischio di morte per tutte le cause, in particolare per malattie circolatorie e del tratto digerente. Gli esperti ipotizzano che i benefici del caffè siano multipli, ad esempio che la nera bevanda abbia effetti protettivi significativi sul fegato e che più in generale eserciti i suoi effetti benefici su tutto l’organismo grazie all’elevato contenuto in molecole quali gli antiossidanti ma non solo.

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Ma quello decaffeinato protegge in misura minore

Bere fino a cinque tazzine di caffè al dì potrebbe dimezzare il rischio di cancro del fegato; una sola tazzina al giorno riduce di un quinto il pericolo di questo tumore.
Lo rivela una ricerca diretta da Oliver Kennedy della University of Southampton in Gran Bretagna e pubblicata sulla rivista BMJ Open.
Gli esperti hanno analizzato informazioni sul consumo di caffè di 2 milioni 250 mila persone complessivamente (coinvolte in un totale di 26 studi precedentemente pubblicati) e visto che il consumo di un solo caffè al giorno riduce il rischio di cancro del fegato del 20% (un quinto); ma se si arriva fino a cinque tazzine il rischio è dimezzato. Oltre agli antiossidanti e antinfiammatori di cui è ricca la nera bevanda, si presume che la caffeina abbia un ruolo centrale nel potere protettivo esercitato dal caffè in quanto il caffè decaffeinato è risultato di per sé protettivo in minor misura contro il tumore.

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Dagli andrologi la dieta per chi vuole diventare papa’

Un caffè a colazione, una tazzina dopo pranzo, un’altra pausa-espresso a metà pomeriggio: un “vizio” che non è dannoso per chi vuole diventare papà, perché il caffè è stato “scagionato” dagli ultimi studi e tre tazzine al giorno sono non solo una dose sicura per la fertilità, ma addirittura un aiuto naturale come mostrano dati discussi dagli esperti della Società Italiana di Andrologia (SIA) in occasione del loro Congresso Nazionale, durante il simposio ‘Cucina, Salute & Benessere”. “La caffeina è un inibitore aspecifico delle fosfodiesterasi che aumenta la concentrazione del GMP ciclico ‘messaggero’ del segnale di vasodilatazione e di rilassamento del tessuto erettile. Ciò comporta la riduzione fino a un terzo del rischio di disfunzione erettile in chi consuma fino a tre tazzine rispetto a chi non beve caffè o ne beve una quantità superiore.
La caffeina va così ad aggiungersi alle sostanze che favoriscono il benessere sessuale, molte delle quali sono contenute nei cibi della tradizione italiana: la dieta mediterranea aumenta infatti dal 72 al 95% la quota di spermatozoi sani e di elevata qualità, stando ad uno studio italiano discusso durante il congresso, dichiara Alessandro Palmieri, presidente SIA e Professore all’Università Federico II di Napoli.
Ma oltre a seguire una dieta sana, serve puntare sull’esercizio fisico perchè la sedentarietà è una minaccia per la salute sessuale maschile “Una regolare attività fisica migliora la qualità dello sperma e dell’erezione ma un esercizio costante spesso prevede un impegno di tempo poco compatibile con la vita quotidiana, così abbiamo pensato di utilizzare una semplice app, scaricabile gratuitamente su tutti gli smartphone per aiutare gli uomini a monitorare la quantità di moto giornaliera attraverso la conta dei passi” spiega Andrea Salonia, ideatore della pasSIApp, consigliere SIA e Professore Associato di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano L’obiettivo era quello di superare la soglia dei 10.000 passi al giorno. Ebbene, il test della disfunzione erettile eseguito prima e dopo l’incremento dell’attività motoria ha mostrato che dopo tre mesi uno su due è riuscito a muoversi di più e a migliorare la propria disfunzione erettile, il 16% è tornato addirittura a un’erezione normale. Tutto questo semplicemente camminando ogni giorno per circa mille passi in più, per arrivare ai 10.000 raccomandati: questo conferma che il movimento quotidiano regolare ha un grande potenziale sul benessere sessuale maschile”.

Questo nello specifico l’elenco dei cibi per chi vuole diventare papà.
Agrumi: contengono vitamina C, antiossidante, e vitamina A per aumentare la motilità degli spermatozoi.
Pomodori: contengono licopene, che migliora la motilità degli spermatozoi.
Ortaggi a foglia verde: utili per i contenuti di vitamina C e A e di acido folico, importante per produrre spermatozoi sani.
Carote: contengono beta-carotene protettivo per lo sperma.
Fagioli: utili per l’acido folico e lo zinco, che aiutano a dare spermatozoi sani e a ridurne la tendenza all’agglutinazione.
Uova: contengono zinco che impedisce agli spermatozoi di agglutinarsi.
Pesce: per i contenuti di acidi grassi omega-3, che migliorano la qualità del seme.
Frutta secca: apporta zinco in quantità, ma anche il coenzima Q10, antiossidante molto efficiente.
Olio extravergine d’oliva: contiene antiossidanti che migliorano la qualità degli spermatozoi. Cibi no: carni conservate, formaggi grassi e latte non scremato, bevande zuccherate, alcol, dolci.

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Studio, aiuta le persone sane e anche chi ha problemi cardiaci

Buone notizie per gli amanti del caffè: un consumo moderato ha effetti benefici sull’apparato cardiovascolare sia negli individui sani che nelle persone con problemi cardiaci. Ne parla uno studio pubblicato su Expert Review of Cardiovascular Therapy, che rassicura gli amanti della tazzina: 3-5 caffè al giorno hanno un effetto protettivo anche per i pazienti affetti da elevata pressione arteriosa, malattia cardiovascolare, insufficienza cardiaca, aritmie e diabete mellito. Andrea Poli, Presidente di Nutrition Foundation of Italy, indica che per questa ‘review’ sono stati analizzati 94 studi scientifici. Per quanto riguarda gli effetti nei diversi Paesi del mondo, dove le abitudini alimentari sono diverse, una pubblicazione di Saito et al. dimostra che in Giappone il consumo si associa a minor mortalità cardiovascolare, incidenza di patologie respiratorie e disturbi cerebro-vascolari in una popolazione dove l’abitudine al consumo di caffè si sta espandendo, ma non è ancora diffusa come in Occidente.
Un altro studio preso in considerazione, mostra che un consumo di 4 tazze al giorno si associa a ridotta mortalità per tutte le cause, e un consumo di 3 tazze va di pari passo con ridotta mortalità cardiovascolare.

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Studio italiano, azione confermata in vitro con estratti caffè

Dal caffè protezione contro il cancro della prostata: una ricerca condotta dall’IRCCS Neuromed di Pozzilli in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e l’IRCCS Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma su 7000 italiani, unita a studi in laboratorio, mostra che il rischio di tumore si riduce di oltre il 50% in chi beve più di tre tazzine al giorno. Sarebbe la caffeina la diretta responsabile degli effetti protettivi.
Condotto da George Pounis di Neuromed, lo studio è stato pubblicato sulla rivista International Journal of Cancer.
Alcuni studi recenti avevano suggerito un effetto protettivo della bevanda. In questo nuovo lavoro sono stati seguiti nel tempo i partecipanti allo studio epidemiologico Moli-sani.
“Analizzando le abitudini relative al consumo di caffè – spiega Pounis – e i casi di cancro alla prostata registrati nel corso del tempo, abbiamo potuto evidenziare una netta riduzione di rischio, il 53%, in chi ne beveva più di tre tazzine al giorno”.
Poi i ricercatori hanno testato l’azione di estratti di caffè (contenenti o meno caffeina) su cellule tumorali prostatiche in provetta. Solo gli estratti con caffeina hanno mostrato la capacità di ridurre significativamente la crescita delle cellule cancerose e la loro capacità di formare metastasi; un effetto che in larga parte scompare con il decaffeinato. Ciò suggerisce che l’effetto benefico è molto probabilmente dovuto proprio alla caffeina, più che alle numerose altre sostanze contenute nel caffè.
“Dobbiamo tenere presente – commenta Licia Iacoviello, capo del Laboratorio di Epidemiologia Molecolare e Nutrizionale – che lo studio riguarda una popolazione del Molise, che quindi beve caffè rigorosamente preparato all’italiana, cioè con alta pressione, temperatura dell’acqua molto elevata e senza l’uso di filtri. Questo metodo, diverso da quelli seguiti in altre aree del mondo, potrebbe determinare una maggiore concentrazione di sostanze bioattive. Sarà molto interessante approfondire questo aspetto. Il caffè è parte integrante dello stile alimentare italiano, che non è fatto solo di singoli cibi, ma anche del particolare modo di prepararli”.

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Ha azione potentissima, selezionata tra migliaia molecole

Il caffè un potenziale alleato contro la demenza? E’ possibile visto che la caffeina è risultata capace di potenziare l’attività di un enzima protettivo per il cervello, chiamato ‘NMNAT2’ e solo di recente scoperto come un’arma molecolare importante contro la formazione di aggregati tossici nelle cellule nervose.
Lo rivela una ricerca condotta presso e l’Indiana University e pubblicata sulla rivista Scientific Reports.
   
Solo di recente in un lavoro pubblicato sulla rivista Plos Biology sono stati scoperti gli effetti protettivi di NMNAT2 contro l’Alzheimer. Inoltre un altro studio pubblicato sulla rivista The Journals of Gerontology, Series A: Biological Sciences and Medical Sciences, dimostrava che consumare abitualmente caffè o altre bevande contenenti caffeina protegge dalla demenza.
   
In questo nuovo studio gli esperti USA hanno testato quasi 2000 molecole attive, tra cui la caffeina, per selezionare quelle con un ruolo nell’aumentare la produzione di NMNAT2. Di tutte le molecole testate, la caffeina è risultata il più potente attivatore della produzione di NMNAT2. Testata su topolini a rischio di demenza perché geneticamente incapaci di produrre quantità idonee di NMNAT2, la caffeina ha riportato il cervello degli animali a una quantità normale di enzima.
   
Lo studio apre la strada a nuove possibilità terapeutiche basate appunto sulla caffeina e su composti affini (altre 23 molecole tra tutte quelle studiate hanno dimostrato una sia pur minore efficacia nell’aumentare la produzione dell’enzima protettivo). 

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Legame non salutare, e’ una questione di geni

Sigaretta e caffè. Un binomio per molti inscindibile (e non proprio salutare), che oggi ha una spiegazione scientifica. Alla base vi è anche una questione genetica. In sostanza, coloro che hanno una particolare variante di un gene che predispone a fumare di più bevono anche più caffè e questo potrebbe dipendere dal fatto che la nicotina fa metabolizzare più rapidamente proprio la caffeina, rendendo necessario assumerne di più per avere la stessa ‘scossa’ di energia.
A evidenziarlo è uno studio guidato da Marcus Munafò dell’Università di Bristol, nel Regno Unito, i cui risultati sono stati descritti sul New Scientist. Gli studiosi hanno analizzato il profilo genetico di 250mila persone da Norvegia, Danimarca e Regno Unito. Prendendo in esame le abitudini in fatto di consumo di bevande e fumo, la loro attenzione si è focalizzata su coloro che erano portatori di una particolare variante genetica che predisponeva a fumare di più. Dai risultati dell’analisi è emerso che chi aveva questa variante genetica beveva anche più caffè (o tè, nel caso del Regno Unito, ma ciò non cambiava la sostanza dello studio, in quanto questa bevanda contiene una sostanza identica alla caffeina, la teina).
Non valeva però il contrario: assumere più caffeina non portava in sostanza a fumare di più. Sul possibile legame tra queste due abitudini un’ipotesi degli studiosi è che fumare faccia metabolizzare più rapidamente proprio il caffè, rendendo necessario berne di più per provare quella sensazione di energia tanto desiderata. Ma secondo Munafò è anche possibile che questo binomio sia dovuto a funzioni sconosciute della variante genetica che predispone a fumare di più.

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Contrasta processi deleteri per cuore,vasi

Il caffè potrebbe stimolare la longevità contrastando un processo infiammatorio nell’organismo che mette a rischio la salute del cuore.
È quanto emerso da una ricerca condotta da David Furman della Stanford University in California, e pubblicata sulla rivista Nature Medicine.
Già in passato uno studio sul New England Journal of Medicine condotto da ricercatori del National Cancer Institute presso i National Institutes of Health americani aveva evidenziato che il consumo abituale di caffè riduce il rischio di morte per molte cause, malattie cardiache, ictus, infezioni, lesioni o incidenti.
In questo nuovo studio si è però per la prima volta indicata una possibile motivazione di questi effetti ‘allungavita’ della nera bevanda. Gli esperti hanno analizzato un campione di individui di 20-30 anni e un altro gruppo di individui anziani dai 60 anni in su sottoponendoli a visite periodiche. Hanno così notato che nel sangue degli individui anziani, ma non in quello dei giovani, è presente un eccesso di attività di due famiglie di geni legate a un processo infiammatorio molto forte, a sua volta collegato a pressione alta e rigidità delle pareti dei vasi sanguigni (che sono fattori di rischio per il cuore).
Andando a esaminare più da vicino gli anziani, gli scienziati californiani hanno poi visto che in alcuni anziani questi processi infiammatori sono più intensi, in altri meno. Gli esperti hanno visto che gli anziani con bassi livelli di infiammazione in atto, sono consumatori abituali di caffè e altre bevande contenenti caffeina. Così gli scienziati hanno testato in laboratorio due ‘sottoprodotti’ della caffeina, la teofillina e la teobromina, e visto che effettivamente le due sostanze sono in grado di tenere a bada questo processo infiammatorio deleterio per la salute del cuore, cosa che potrebbe spiegarne, appunto, la sua azione protettiva.