Medical News

Una impetuosa transizione di genere attraversa la sanità italiana con un impatto non inferiore a quella demografica ed epidemiologica. Oggi la sanità è donna, grazie ad una crescita, numerica e professionale, costante al punto da divenire già maggioranza tra i nuovi medici.
Questo fenomeno – commenta il segretario nazionale Anaao Assomed Costantino Troise – tarda però ad entrare nelle proposte strategiche delle organizzazioni, comprese quelle sindacali, fino a rappresentarne una parte essenziale e costitutiva per dare anche una compiuta visione di genere ad esigenze e legittimi interessi di categorie professionali in rapida mutazione.
Una visione di genere che occorre assumere nei contratti di lavoro, nelle leggi, nella prassi che non possono rimanere quelle di dieci anni fa, arroccate a vecchi paradigmi, come se la crescita delle donne fosse semplicemente un fenomeno di costume.
Spetta a tutti assumere l’impegno di rileggere teoria e prassi delle organizzazioni alla luce della differenza di genere e far sì che cresca la rappresentanza e la partecipazione delle nuove intelligenze professionali.
L’ingresso delle donne in medicina non è neutro, ma portatore di domande che obbligano a ragionare su modifiche dell’organizzazione del lavoro positive per tutti, a pensare a nuovi modelli che recuperino i valori professionali ed i tempi di vita, che si prendano cura del nostro lavoro per permetterci di meglio prenderci cura dei cittadini. Il conflitto evidente tra organizzazione del lavoro e sistema di tutele, può risolversi solo con un cambiamento dell’organizzazione, e non con una sconfitta del sistema dei diritti, in un gioco a somma zero che pensa di poter dare un diritto in più a qualcuno soltanto togliendolo ad un altro.
Occorre realizzare il cambiamento necessario, sia organizzativo che culturale, in tempi ravvicinati, vincendo le resistenze che caratterizzano ogni gruppo organizzato, sollecitandolo a ripensarsi, ad includere meriti e valorizzare disponibilità, per compiutamente interpretare e rappresentare i cambiamenti e le nuove domande di cui l’altra metà del cielo è portatrice. Altrimenti non sarà mai 8 marzo.

Medical News

In Italia circa il 30% dei bambini è affetto da allergia

Asma e allergie nei bambini: da Genova parte un allarme per l’aumento nella fascia pediatrica in ambito metropolitano. Sotto accusa soprattutto le emissioni inquinanti da traffico veicolare e i cambiamenti climatici.
A Genova sono stati quindi organizzate consulenze gratuite per bambini e adolescenti fino a 14 anni nell’ambulatorio di allergologia pediatrica dell’ospedale Villa Scassi che ogni anno eroga circa 3000 prestazioni.
“In Italia circa il 30% dei bambini è affetto da allergia – spiega Stefano Macciò, primario di neonatologia all’ospedale Villa Scassi e responsabile ambulatori pediatrici di allergologia Asl 3 – Il 10% sotto i 14 anni presenta asma soprattutto nelle fasce d’età 6-7 anni e 13-14 anni; il 20% è affetto da rinite allergica, trend in aumento a 6-7 anni e 13-14 anni, e il 15% presenta dermatite atopica. La prevalenza nella fascia pediatrica è in aumento soprattutto in ambito metropolitano. Nelle aree di Genova ad esempio sono indubbi i benefici del clima mediterraneo, ma si assiste ad un continuo aumento delle emissioni inquinanti da traffico veicolare”.
Nei bambini i sintomi sono determinati prevalentemente da allergeni alimentari e dermatite atopica nei primi 2 anni di vita; da inalanti come acari, epiteli di animali e muffe tra i 2 e i 4 anni, e da pollini in età successive. “In Liguria, tra i pollini, il principale è quello della parietaria, quasi perenne – sottolinea Macciò -. Forme asmatiche importanti possono essere provocate anche da pollini di oleacee. I cambiamenti climatici influenzano notevolmente il periodo di insorgenza e la durata dei sintomi: in caso di aumento precoce delle temperature, le pollinosi iniziano prima e durano più a lungo”.

News del giorno

Ministro spiega, campagna è low cost, Toscani ci aiuti gratis

La campagna del Ministero della Salute sul Fertility Day cambiera’: dopo una valanga di critiche, compresa quella del premier Renzi, arriva la decisione del ministro Beatrice Lorenzin di modificare l’iniziativa che aveva difeso per oltre 24 ore, da quando il web si era incendiato dopo un post di Roberto Saviano contro gli slogan che secondo le critiche ‘insultano le donne’. Una sollevazione che aveva coinvolto trasversalmente la politica, con la richiesta di dimissioni, fra gli altri, dal Vice Presidente del Senato e Responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord. Una decisione che la stessa Lorenzin definisce ”non un passo indietro ma un passo avanti”. La campagna sul Fertility day ”non e’ piaciuta? Ne facciamo una nuova”, scrive su Twitter.
 
”Il Fertility Day e’ piu’ di due cartoline, e’ prevenzione, e’ la salute degli italiani”. Il ministro aveva spiegato a lungo che l’unico scopo era informare sui problemi di salute che possono compromettere la fertilita’ ma le scelte degli slogan erano state bocciate senza appello. L’accusa e’ stata voler fare una campagna per la natalita’, cioe’ contro le culle vuote, piaga che nel nostro paese nessuno nega. La percezione di chi era insorto sul web era stata quella di una iniziativa che stigmatizzava chi non ha figli. Il risultato non era piaciuto neanche a Matteo Renzi che aveva ammesso di non sapere niente della campagna del Ministero che il giorno prima aveva ricevuto cosi’ tante critiche: ”non l’avevo vista, avevo problemi più importanti da seguire”. E ha aggiunto: ”Certo non conosco nemmeno un amico che fa un figlio perché ha visto un cartellone, se vuoi creare una società che scommette sul futuro devi creare le condizioni strutturali, gli asili nido, i servizi, creare lavoro. Nei paesi dove si fanno figli non credo che sia per effetto di una campagna”.
 
Inizialmente il ministro aveva replicato convinta che la campagna doveva andare avanti, pur annunciando che sarebbe stata migliorata. Con lei, a favore della campagna, si e’ schierato un coro di medici e societa’ scientifiche per le quali, invece l’informazione era necessaria. Le due cartoline incriminate, quelle piu’ prese di mira dagli oppositori, sono quella dove si vede una donna con il pancione e una clessidra in mano ed un’altra con la scritta ‘datti una mossa’. In entrambe il richiamo al tempo che passa. Un messaggio che turba e che ora sara’ rivisto integralmente. La bocciatura era arrivata anche da un maestro della pubblicita’ come Oliviero Toscani che aveva detto senza mezzi termini: ”e’ tutto sbagliato”. Alle molte critiche, soprattutto politiche, Lorenzin ha risposto dicendo che le scelte sulla natalita’ ”sono intersettoriali e fanno parte di una visione da statista del Paese, però – ha specificato – io faccio il Ministro della Salute e mi occupo di questi temi, il resto lo facciano il Presidente del Consiglio e gli altri ministri”.
 
La campagna per il Fertility Day che ora sara’ rivista costa in tutto 28 mila euro per sei eventi. ”Le nostre sono campagne a basso costo, se Toscani vuole siamo felici di accogliere il suo aiuto gratuitamente per fare meglio. Siamo certi che ci aiutera’ a trasformare questa campagna in qualche cosa di cui si parlera’ per un anno e non solo tre giorni. Lo aspetto”. A favore dell’iniziativa era arrivata la dichiarazione del compagno di partito e di governo, Angelino Alfano per il quale la campagna ”era condivisibile nel merito. E ha anche centrato l’obiettivo: tutti ne parlano ed è diventata elemento di dibattito. Missione compiuta”.