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Migliorano i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). È quanto emerge dai dati del monitoraggio del Ministero della Salute. Se lo scorso anno non avevano passato il “turno” 5 Regioni (Campania, Calabria, Sicilia, Molise e Puglia), quest’anno rimangono solo in 2.
Il punteggio necessario a considerare una Regione adempiente nell’erogazione dei LEA è 160; la Campania e la Calabria raggiungono rispettivamente 124 e 144, restando ancora tra le “bocciate”.
In generale, quasi la totalità delle Regioni ha visto migliorare il proprio punteggio. Al top della classifica sta il Veneto.

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In riferimento alle notizie -su dati 2016- relative all’eccessivo ricorso ai tagli cesarei nelle strutture pubbliche e convenzionate della regione, si evidenzia che l’ Asl Salerno ha messo in atto una serie di azioni concrete tese a ricondurre il fenomeno entro i livelli fisiologici. Tali azioni, si sono concretizzate sia in provvedimenti di tipo tecnico-organizzativo, come la graduale introduzione della parto-analgesia, sia in provvedimenti a carattere formativo, come l’esperienza formativa completata ed arricchita da una fase di frequenza- da parte delle ostetriche – presso l’UO di Ostetricia e Ginecologia dell’AOU S.Giuseppe Moscati di Avellino, per l’osservazione diretta delle tecniche e metodiche assistenziali e delle modalità organizzative ivi praticate. Grazie a tali iniziative si registra il sensibile decremento dei casi di ricorso al parto cesareo nei punti nascita dell’Asl Salerno. Un trend confermato dalla stessa Regione Campania, laddove “…si rileva, nel complesso, un recupero forte dell’ “anomalia” parti cesarei (circa 20% in meno)”. Che la soglia prevista sia stata superata in soli due strutture (Vallo della Lucania e Battipaglia), e per un valore, peraltro, non eccessivamente rilevante, costituisce la riprova della validità delle iniziative messe in atto da questa Azienda su tale fronte. Il trend degli ultimi mesi è in netto miglioramento anche nelle due strutture, e sicuramente il dato su cui ragioniamo non tiene conto di comorbilita’ e complicanze, che per un problema di codifica non sono state rilevate e che abbassano significativamente l’indicatore.

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Crea Sanità, bene Piemonte e Toscana, in fondo anche Calabria

Il Servizio Sanitario Regionale migliore in Italia è quello del Veneto, mentre fanalino di coda è la Campania. A mettere in fila le performance delle Regioni in materia sanitaria, è il progetto “Una misura di performance dei Servizi Sanitari Regionali”, condotto dal C.R.E.A. Sanità dell’Università di Roma Tor Vergata.
Le regioni più virtuose, sottolinea il documento, sono al nord. La Provincia Autonoma di Trento, la Toscana ed il Piemonte hanno, infatti, una performance superiore al 57% e con modeste variazioni tra l’una e l’altra. Seguono Friuli Venezia Giulia, Provincia autonoma di Bolzano, Lombardia, Basilicata, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Lazio con livelli abbastanza omogenei e prestazioni intorno al 50% (nel range 52-55%).
Ultime 9, convenzionalmente nell’area “critica”, Liguria, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sardegna, Sicilia, Molise, Puglia, Calabria e Campania. Per queste regioni si intravede uno “scalino” negativo della Performance e si registrano valori che scendono progressivamente fino allo 0,33 per l’ultima.
Il rapporto, giunto alla quarta edizione, si basa sulle valutazioni di diversi attori del sistema sanitario, un panel che conta 83 rappresentanti delle categorie ‘Utenti’, ‘Management aziendale’, ‘Professioni sanitarie’, ‘Istituzioni’ e ‘Industria medicale’ chiamati a stimare le performance sanitarie con un giudizio che va da 1 per il massimo a 0 per il minimo.
“L’indice complessivo di Performance oscilla da un massimo di 0,63 ad un minimo di 0,33 – si legge – il risultato migliore è ottenuto dal Veneto ed il peggiore dalla Regione Campania”.

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Sono otto le Regioni che aderiranno al Piano di rientro dal disavanzo della spesa sanitaria e per le quali presidenti e giunte potrebbero anche valutare, come indicato oggi dal coordinatore degli assessori al Bilancio Massimo Garavaglia, un aumento dei ticket, oltre a quello delle addizionali Irpef e Ires previsto ‘in automatico’ dalla legge proprio nei casi di disavanzo sanitario.

I Piani di rientro, come chiarisce il ministero della Salute, ”si configurano come un vero e proprio programma di ristrutturazione industriale che incide sui fattori di spesa sfuggiti al controllo delle Regioni”.

Ad oggi, le Regioni in Piano di Rientro sono: Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria, Piemonte, Puglia.

Le Regioni per cui, attualmente, è anche previsto un commissario ad acta per la spesa sanitaria sono invece Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio e Molise.

Situazioni di difficoltà confermate anche dal rapporto appena pubblicato online dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che ha tracciato i bilanci 2014 delle 108 aziende ospedaliere italiane (compresi policlinici universitari e Irccs pubblici). In tutto sono 31 le aziende sanitarie con bilanci in rosso, e 24 di queste sono a rischio piano di rientro secondo i parametri indicati al momento dalla legge di stabilità.

Le aziende da risanare sono concentrate in 7 Regioni (Piemonte, Veneto, Liguria, Toscana, Lazio, Calabria e Sardegna). In Veneto, ad esempio, sulle 3 aziende censite, 2 superano i 10 milioni di euro di deficit. In rosso sono poi tutte le 9 aziende laziali, con disavanzi oltre la soglia e il disavanzo record italiano di oltre 158 milioni per il San Camillo Forlanini. Segno ‘meno’ anche per le aziende ospedaliere del Piemonte: le 6 aziende censite presentano tutte bilanci in rosso, e sono 3 quelle che presentano un buco superiore ai 10 milioni di euro.

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ROMA: Ammonta a 22 milioni di euro il valore del lucroso fenomeno del furto di farmaci dagli ospedali italiani nel periodo compreso tra il 2006 fino ai primi cinque mesi del 2014. Si calcola che in circa un ospedale italiano su 10 sono stati sottratti farmaci: 110 i furti realizzati in totale; 37 dei quali avvenuti solo nella prima metà dello scorso anno. Tra i farmaci più rubati quelli oncologici, seguiti da anti-reumatici, immunosoppressori e farmaci biologici. Ambito bottino per la criminalità organizzata che ne fa un mercato parallelo. Lo studio è stato realizzato con il report “The theft of medicines from italian hospitals” pubblicato da Transcrime, il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale dell’Università Cattolica di Milano e dell’Università degli studi di Trento. Il rapporto, che ha analizzato le notizie apparse sui media, rileva come il 44% dei furti sia avvenuto nei mesi invernali, producendo un ‘bottino’ medio pari a 250mila euro. Campania e Puglia sono le regioni più colpite, in cui si concentrano il 45% di tutti i casi. I prezzi elevati e l’alta redditività, oltre che la possibilità di smercio sul mercato nero e la vendita sul web, sono tra i motivi che spingono le organizzazioni criminali a puntare sulla sottrazione dei farmaci in ospedale, favorita da pochi arresti e sanzioni inferiori a quelli di attività illecite simili, come il traffico di droga. Una volta rubati, i farmaci vengono “riciclati” oltre che in Italia, in Slovacchia, Lettonia, Ungheria, Slovenia e Romania; paesi definiti – dai ricercatori – “lavanderie”.

11 marzo 2015