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Studio italiano, azione confermata in vitro con estratti caffè

Dal caffè protezione contro il cancro della prostata: una ricerca condotta dall’IRCCS Neuromed di Pozzilli in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e l’IRCCS Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma su 7000 italiani, unita a studi in laboratorio, mostra che il rischio di tumore si riduce di oltre il 50% in chi beve più di tre tazzine al giorno. Sarebbe la caffeina la diretta responsabile degli effetti protettivi.
Condotto da George Pounis di Neuromed, lo studio è stato pubblicato sulla rivista International Journal of Cancer.
Alcuni studi recenti avevano suggerito un effetto protettivo della bevanda. In questo nuovo lavoro sono stati seguiti nel tempo i partecipanti allo studio epidemiologico Moli-sani.
“Analizzando le abitudini relative al consumo di caffè – spiega Pounis – e i casi di cancro alla prostata registrati nel corso del tempo, abbiamo potuto evidenziare una netta riduzione di rischio, il 53%, in chi ne beveva più di tre tazzine al giorno”.
Poi i ricercatori hanno testato l’azione di estratti di caffè (contenenti o meno caffeina) su cellule tumorali prostatiche in provetta. Solo gli estratti con caffeina hanno mostrato la capacità di ridurre significativamente la crescita delle cellule cancerose e la loro capacità di formare metastasi; un effetto che in larga parte scompare con il decaffeinato. Ciò suggerisce che l’effetto benefico è molto probabilmente dovuto proprio alla caffeina, più che alle numerose altre sostanze contenute nel caffè.
“Dobbiamo tenere presente – commenta Licia Iacoviello, capo del Laboratorio di Epidemiologia Molecolare e Nutrizionale – che lo studio riguarda una popolazione del Molise, che quindi beve caffè rigorosamente preparato all’italiana, cioè con alta pressione, temperatura dell’acqua molto elevata e senza l’uso di filtri. Questo metodo, diverso da quelli seguiti in altre aree del mondo, potrebbe determinare una maggiore concentrazione di sostanze bioattive. Sarà molto interessante approfondire questo aspetto. Il caffè è parte integrante dello stile alimentare italiano, che non è fatto solo di singoli cibi, ma anche del particolare modo di prepararli”.

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Vaccino anti-hpv al centro delle polemiche su Report introdotto 11 anni fa

Il papillomavirus umano (Hpv) può causare principalmente lesioni alla cervice uterina e all’ano, che possono evolvere in tumori sia negli uomini che nelle donne impiegando anche 10 anni e non presentando sintomi. Contro questo virus esiste però, da 11 anni, un vaccino che i ricercatori definiscono efficace e sicuro e che è in grado di prevenire migliaia di potenziali decessi. Non hanno invece “basi scientifiche”, secondo i medici, le paure circa i potenziali effetti collaterali di cui si è parlato alla trasmissione Report, affermazioni che hanno suscitato accese polemiche.
Ad oggi, il vaccino è utilizzato in 132 paesi ed oltre 208 milioni di dosi sono state distribuite in tutto il mondo per oltre 65 programmi di immunizzazione. In Europa il 95% dei casi di cancro al collo dell’utero è provocato da 11 tipi di hpv ad alto rischio ed ogni anno, nel Vecchio continente, l’hpv è responsabile di 34.700 casi di cancro cervicale, 6.400 casi di tumori anali, 1.800 casi di cancro alla vulva, 1.500 di cancro vaginale e oltre 650mila nuovi casi di verruche genitali.
Ogni giorno, 35 donne muoiono in Europa per il tumore al collo dell’utero. Solo in Italia, si stima che ogni anno l’hpv sia responsabile di circa 6.500 nuovi casi di tumori in entrambi i sessi e 3000 casi di tumore della cervice, di cui 1000 letali. L’Hpv è però un virus molto diffuso e quasi tutte le persone sessualmente attive lo contraggono: il 60-90% delle infezioni si risolve tuttavia entro 1-2 anni dal contagio. A volte, pero’, il sistema immunitario non riesce ad eliminare il virus e l’infezione si sviluppa in modo quasi sempre silente e nell’arco di alcuni anni può condurre alla formazione di lesioni precancerose e cancro.
Attualmente è anche disponibile un nuovo vaccino che protegge contro 9 ceppi del virus, allargando così la protezione ad un maggior numero di tipi di Hpv. Il vaccino contro il Papillomavirus è oggi gratuito per le adolescenti, ma con i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) è stato esteso anche ai ragazzi maschi, per riuscire a debellare la diffusione del virus.

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Diminuisce affaticamento, migliora funzione sessuale e urinaria

Un paio di lezioni di yoga a settimana sono sufficienti a ridurre gli effetti collaterali del trattamento del cancro alla prostata e aiutano a migliorare la salute fisica, sessuale, emotiva e clinica. Lo rivela il primo studio randomizzato che ha esaminato l’effetto dello yoga su persone con una neoplasia alla prostata che stavano effettuando radioterapia.
I ricercatori della Perelman School of Medicine presso l’Università della Pennsylvania hanno preso in esame pazienti che hanno subito tra sei e nove settimane di radioterapia per il cancro alla prostata. I partecipanti sono stati randomizzati in due gruppi: uno di 22 persone ha fatto lezioni di yoga di 75 minuti due volte a settimana e l’altro gruppo di 28 uomini è servito come gruppo di controllo. Ogni paziente ha anche compilato un questionario per valutare la gravità della fatica e l’impatto sulla vita quotidiana.
Il primo questionario è stato somministrato tra due e tre settimane prima dell’inizio della radioterapia, poi due volte alla settimana durante la ricezione della terapia, quindi c’è stato un sondaggio finale al termine del periodo di studio. I risultati, pubblicati sull’International Journal of Radiation Oncology, Biology and Physics, mostrano che chi ha frequentato yoga riportava meno fatica fisica, uno dei principali effetti collaterali della radioterapia, e presentava una migliore funzione sessuale e urinaria rispetto a chi non lo ha fatto. Inoltre si è notato che anche il loro umore migliorava più velocemente.

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BethAnn Telford,47 anni,parte da Washington per impresa storica

La parola d’ordine e’ solo una per BethAnn Telford, 47 anni, bella e sportiva, ma da 11 malata di un aggressivo tumore al cervello: “Speranza”. Se l’e’ tatuata sul braccio e la portera’ con se’ nell’impresa storica a cui si sta accingendo: compiere sette maratone, in sette giorni in ogni continente. Partendo dalla penisola Antartica il 23 gennaio.
Lo fara’ per dare forza a se stessa nella battaglia contro la neoplasia che non si e’ abbattuta neppure davanti a chemioterapie e cure stremanti e per dare coraggio ai bambini colpiti, come lei, da tumore cerebrale che da anni ‘adotta’ a distanza. “Non ho potuto avere figli miei – ha raccontato la donna ai media Usa – cosi’ ne ho adottati cento, duecento e piu’, tutti colpiti da tumori pediatrici. Cio’ che cerco di instillare in questi piccoli e nelle loro famiglie e di avere sempre speranza”. BethAnn, non ci vede da un occhio, da 12 anni non guida perche’ ha frequenti attacchi epilettici, ha una vescica che non trattiene i liquidi e per cui vive con un catetere da sterilizzare di continuo: eppure, l’impiegata federale di Washington Dc, partira’ dalla capitale Usa per la “World Marathon Challenge 2017” (La Maratona Mondiale della Sfida 2017). Con lei, a correre saranno altri 33 atleti di 33 Paesi, che in sette giorni trascorreranno 59 ore in volo, percorrendo 23.600 miglia.
La Grande Corsa partira’ da Union Glacier nella penisola Antartica appunto il 23 gennaio: poi sara’ la volta di gare in Cile, Stati Uniti, Spagna, Marocco, Australia, Emirati Arabi.
BethAnn, si allena quattro volte al giorno per la grande sfida da mesi: “mi sveglio alle 3,30 del mattino – racconta – corro, faccio esercizi di rafforzamento poi vado al lavoro. Subito dopo faccio nuoto e finisco la giornata con lo yoga”.
Telford sa che non arrivera’ prima in alcuna di queste maratone, ma la sua corsa servira’ anche a raccogliere fondi per la Fondazione “Cure accelerate per il cancro del cervello”, creata dal co-fondatore di AOL, Jean Case.
La malata correra’ con un paio di scarpe da ginnastica New Balance ‘decorate’ dai sui piccoli ‘adottati’ ed alla cintura, BethAnn ha attaccate le foto di tanti di questi bimbi.

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Loro volti in calendario 2017 della Fondazione melanoma

I comici di ‘Made in sud’, Alessandro Bolide e Gigi & Ross, in prima linea contro il cancro per insegnano le regole della prevenzione del melanoma. L’iniziativa è della Fondazione Melanoma, che ha coinvolto i noti comici che hanno prestato la loro immagine per il calendario 2017.
“La pelle deve essere sempre protetta anche d’inverno, soprattutto in vacanza sugli sci – spiega Paolo Ascierto, presidente Fondazione Melanoma -. La neve infatti è in grado di riflettere i raggi solari fino all’80% in più. La prevenzione non può andare in vacanza e il sole rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo del melanoma. È pericoloso in particolare esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, non utilizzare protezioni e usare le lampade abbronzanti”. L’età dei malati si sta abbassando progressivamente. Dieci anni fa i giovani rappresentavano solo il 5% dei casi mentre oggi il 20% delle nuove diagnosi viene riscontrato in pazienti di età compresa tra 15 e 39 anni. Il calendario, reso possibile con il supporto incondizionato di Roche e scaricabile dal sito www.fondazionemelanoma.org, contiene in ogni mese i fumetti con le raccomandazioni su come proteggersi dal sole, realizzati dalla Scuola Italiana di Comix. Sarà distribuito il 22 dicembre con il settimanale ‘Grazia’.
E “non va dimenticato il controllo della pelle ogni anno dallo specialista – afferma Ascierto -. In particolare nelle persone che presentano più di 100 nei il rischio di melanoma è 6 volte superiore. Va sempre seguita la regola del ‘brutto anatroccolo’: l’insorgenza di un neo diverso per forma e colore rispetto a quelli già presenti è un segnale da tenere in considerazione e da far controllare”. Inoltre, conclude l’esperto, “attenzione a esporre i bambini al sole per troppo tempo. Le scottature nell’infanzia rappresentano infatti uno dei principali fattori di rischio per il melanoma da adulti”. 
La sopravvivenza a 5 anni in Italia è pari all’85,4%, superiore alla media europea (83,2%). “Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per tenere sotto controllo la malattia a lungo termine se diagnosticata in fase avanzata – conclude Ascierto -. La sopravvivenza di questi pazienti è cambiata grazie a due strategie: da un lato le terapie a bersaglio molecolare, utilizzate nei malati che presentano la mutazione del gene BRAF (50% dei casi), dall’altro l’immuno-oncologia. Prima dell’arrivo di queste nuove armi, la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena 6 mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%, oggi circa il 50% dei pazienti ha la possibilità di avere un beneficio per molti anni (cronicizzazioni)”.  Il melanoma è un tumore della pelle in costante aumento, soprattutto fra i giovani. Nel nostro Paese nel 2016 sono stimati 13.800 nuovi casi di melanoma, la terza neoplasia più frequente al di sotto dei 50 anni, in incremento sia fra gli uomini (+3,1% anno) che fra le donne (+2,6% anno).

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“Con ‘industria’ della salute s’inganna gente, saper dire di no”

Papa Francesco riceve la comunità dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, uno dei più grandi d’Europa, di proprietà della Santa Sede – nella Sala Nervi settemila tra medici, infermieri, volontari, dirigenti, piccoli pazienti e famiglie provenienti anche dalle periferie del mondo -, e non si lascia sfuggire l’occasione per lanciare fortissimi strali contro la passata gestione del nosocomio, e contro l’averlo trasformato, anni addietro, in centrale d’affari e anche – ha ammonito Bergoglio – di “corruzione”, a cui bisogna “saper dire no”, essendo “il cancro più forte di un ospedale”. 

Il Pontefice, in un discorso quasi interamente ‘a braccio’, rispondeva a quattro testimonianze, di cui alcune toccanti, come quella di una ex malata di linfoma, diventata cieca, alla fine diventata essa stessa medico. O come quella di un neo-laureato in Scienze infermieristiche che gli ha chiesto quale dovesse essere il “marchio di fabbrica” di chi lavora al Bambino Gesù. “Sono i bambini – ha risposto il Papa, mettendo da parte il discorso che aveva preparato -. Il Bambino Gesù ha avuto una storia non sempre buona, non sempre, tante volte buona, ma alcune epoche no”. 

”La tentazione di fare l’uniformità, di trasformare una cosa tanto bella come un ospedale di bambini in un’impresa per fare affari, e i medici diventano affaristi, gli infermieri affaristi, e tutti affaristi”, ha detto Francesco. “Non dev’essere tutto perfetto, no – ha proseguito -. Per chi lavora nel Bambino Gesù il marchio di fabbrica è essere stanco, sudato, sporco, anche con voglia di andarsene a casa ma di rimanere. Dare la vita lì. Ma di una sola cosa bisogna avere paura: la corruzione”. 

Il Papa ha continuato invitando: “Guardate i bambini e pensiamo, ognuno di noi: io posso fare affari corrotti con questi bambini? No”. “Io posso finire la giornata sudato, sporco, stanco, con voglia di dire alcune parole un po’ brutte e mandare qualcuno a quel paese. Posso? Sì. Ma senza corruzione!”. Quindi il suo forte richiamo: “Il cancro più forte di un ospedale come questo è la corruzione. E la corruzione – ha osservato – non viene da un giorno all’altro: si scivola lentamente, oggi una mancia lì, una tangente là, domani una raccomandazione là, e lentamente, senza accorgersene, si finisce nella corruzione”. 

”I bambini non sono corrotti – ha ribadito Francesco -. In questo mondo dove si fanno tanti affari con la salute, si inganna tanta gente con l’industria della malattia, il Bambino Gesù deve saper dire ‘no’. Peccatori sì, tutti noi lo siamo, ma corrotti mai!”. Le dure parole del Papa, non del tutto attese (nel suo discorso la presidente Mariella Enoc ha sottolineato che “il nostro ospedale non deve essere e non è un centro di potere né un centro di profitto”), sono sembrate la pietra tombale sull’epoca in cui il Bambin Gesù finiva al centro delle polemiche per vicende come quelle dei 400 mila euro usati per ristrutturare l’attico in Vaticano dell’ex segretario di Stato card. Tarcisio Bertone, per cui sono finiti sotto inchiesta l’ex presidente Giuseppe Profiti, manager vicinissimo al cardinale, e l’ex tesoriere Massimo Spina. 

E anche sull’epoca in cui, proprio sotto l’egida del cardinal Bertone, si facevano mega-progetti su grandi poli della sanità cattolica, successivamente sfumati. Ed è comunque da notare come su tutti i media vaticani (l’Osservatore Romano, il sito di Radio Vaticana, il bollettino sul portale ufficiale Vatican.va) non ci sia traccia delle parole dette oggi dal Papa: tutti hanno preferito mettere il discorso precedentemente preparato, non quello realmente pronunciato ‘a braccio’. Anche perché chi ha invece assistito alla diretta tv o radio, oltre a chi era in Sala Nervi, quelle parole contro l'”affarismo” e la “corruzione” le ha potute sentire benissimo.

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L’aveva chiesto lei nella speranza di essere ‘risvegliata’

Ibernata post-mortem: battaglia legale senza precedenti in Gran Bretagna dove una 14enne, malata terminale di cancro, ha ottenuto dai giudici che il suo corpo fosse conservato e non sepolto nella speranza di essere un giorno “risvegliata” e guarita con nuove cure. Lo riporta la Bbc: il verdetto, emesso poco prima del decesso della ragazza a ottobre, è stato reso pubblico ora dopo che il corpo, portato negli Usa, è stato congelato tramite “criogenesi”.
L’ibernazione post-mortem della ragazza è stata autorizzata in via definitiva da un giudice dell’Alta Corte di Londra col consenso della madre e contro il volere del padre. La 14enne, colpita da una forma rara di cancro, viveva con la famiglia nell’area metropolitana della capitale britannica. La criogenesi è una tecnica che in origine si basa sull’idea di poter conservare a lungo un corpo a temperatura bassissima rallentandone le funzioni vitali gradualmente.
Ma l’obiettivo vero – al centro anche delle trame di numerosi film e libri a sfondo più o meno fantascientifico – è quello di mantenerlo in condizioni sostanzialmente intatte nella speranza di poterlo poi risuscitare in un ipotetico contesto di ricerche più avanzate. La protagonista di questa vicenda aveva scritto lei stessa al giudice prima di morire una lettera nella quale, riferisce ancora la Bbc, auspicava di poter “vivere più a lungo” in futuro e chiedeva di “non essere sotterrata”.
Spiegava di aver approfondito alcune teorie sulla “criopreservazione” su Internet e di sperare che attraverso questa tecnica le potesse essere data “la chance di essere curata e risvegliata, magari fra qualche centinaio di anni”. Il giudice che ha pronunciato la sentenza, Peter Jackson, ha raccontato – rendendo noto adesso il caso – di aver visitato la ragazza in ospedale e d’essere rimasto “toccato dall’animo coraggioso con cui ha affrontato la sua sorte”. Ma ha aggiunto che, tecnicamente, è stato chiamato solo a giudicare se dar ragione alla madre o al padre nella disputa fra genitori su come disporre del corpo della figlia dopo la morte.

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Estratta,operata e rimessa in utero; nasce a termine con cesareo

LynLee è una bambina nata due volte: la prima quando, a poche settimane di gestazione, è stata letteralmente estratta dall’utero materno per asportarle un tumore e poi essere reinserita nel grembo della mamma, e la seconda quando è venuta alla luce al termine normale della gravidanza. La sua storia, pubblicata dalla Cnn, vede protagonista il team di medici e chirurghi del Children’s Hospital in Texas, che hanno eseguito il delicatissimo intervento e monitorato la gravidanza di Margaret Boemer.
Tutto inizia con un controllo di routine, un’ecografia che Margaret effettua alla 16/ma settimana. Qualcosa però non va ed i medici le comunicano che il feto ha un raro tumore, il teratoma saccocigeo, una forma rara che si sviluppa dal coccige e colpisce prima della nascita in una percentuale di un nato su 35.000. La situazione appare grave, spiega il co-direttore del Texas Children’s fetale center, Darrell Cass. A 23 settimane di gestazione, il tumore stava infatti danneggiando le funzioni cardiache del feto. Così, a 23 settimane e 5 giorni di gestazione si decide di effettuare un intervento d’emergenza di chirurgia fetale. A questo punto il tumore era diventato quasi più grande del feto stesso. Date le dimensioni del tumore, si rende necessaria una grande incisione sull’utero: i chirurghi devono estrarre il feto che, racconta Cass, “è stato tenuto sospeso in aria, mentre il liquido amniotico fuoriusciva, una situazione drammatica”. Durante l’intervento, il cuore di LynLee quasi si ferma, ma il cardiologo riesce a stabilizzarla e si trasfonde la giusta quantità di liquidi per continuare l’operazione. Il tumore viene rimosso e, alla fine, il feto è reinserito in grembo e l’utero ricucito.
E’ “una sorta di miracolo essere riusciti ad aprire e ricucire l’utero in quel modo e che tutto sia andato bene”, commenta Cass. Trascorse altre 12 settimane, ovvero alla 36/ma settimana e quindi al termine di gravidanza, LynLee nasce con un parto cesareo. Ma il calvario continua e a otto settimane di vita la piccola è sottoposta ad un altro intervento chirurgico per rimuovere una parte restante di massa tumorale. Oggi, la ‘bimba che è nata due volte’ sta bene: “Ha quasi 7 anni ed è in perfetta salute”, afferma Cass. “E’ stata davvero dura – dice la mamma Margaret – ma è valsa ogni pena vissuta”.

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Parla Khayat oncologo autore best seller ‘Vera dieta anticancro”

“Non esiste una dieta universale contro il cancro. Ognuno dovrebbe avere la sua, perché in base a sesso, età e abitudini, la stessa sostanza può fare bene ad alcuni ma non ad altri. In futuro con un test del sangue sarà possibile dire chi deve mangiare cosa e ognuno potrà avere la propria personale dieta per prevenire i tumori”. A palare è David Khayat, uno dei maggiori oncologi a livello internazionale e autore di moltissimi libri incentrati sulla prevenzione, intervenuto al Salone internazionale dell’Alimentazione (Sial) in corso a Parigi.
 
“La vitamina E, ad esempio, per le donne va bene ma per gli uomini aumenta del 30% il rischio di cancro alla prostata, mentre la A va bene per tutti, ma non per i fumatori in cui aumenta del 300% il rischio di tumore al polmone”, chiarisce Khayat, autore di molti libri in tema di prevenzione, compreso il bestseller la ‘Vera dieta anticancro’ (Mondadori, 2011) che, sulla base delle evidenze scientifiche, passa in rassegna tutti gli alimenti che giocano un ruolo antitumorale. In attesa che la medicina personalizzata possano aiutarci scegliere la dieta migliore per ognuno, però, sottolinea, alcune regole valgono per tutti. Ovvero “meno calorie, meno grassi, meno zuccheri, seguire le stagioni, diversificare gli alimenti, evitare cibi carbonizzati”. Qualsiasi dieta, prosegue Khayat, oggi capo del dipartimento di Oncologia presso l’ospedale Pitié-Salpêtrière a Parigi, “non causa né cura il cancro. Ma alcuni alimenti, grazie alle loro proprietà antiossidanti, sono più protettivi di altri perché riescono a riescono a sopprimere tossine e radicali liberi”. Tra questi: melograno, carote, pomodori, curcuma e tè verde. Ma anche fagioli secchi, con inibitori della proteasi in grado di rallentare la moltiplicazione delle cellule tumorali; cavoli e broccoli, protettivi contro i tumori di bocca, esofago e stomaco; aglio e cipolla, che accelerano la riparazione del Dna, e lo zenzero che, in quanto anti-infiammatorio, rallenta la crescita del cancro”. Infine l’esperto tranquillizza rispetto a zucchero e carni rosse. “Non si consiglia un’assunzione eccessiva, ma l’allarme che c’è stato negli ultimi tempi è stato esagerato rispetto alle evidenze scientifiche”.

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Pinto (Aiom), così potremo dare risposte immediate a pazienti

Per la prima volta in Italia, con la nuova Legge di Bilancio, viene istituito un Fondo destinato ai farmaci innovativi per la cura dei tumori: ”Plaudiamo alla decisione del governo di destinare 500 mln di euro del Fondo Sanitario Nazionale all’acquisto di queste terapie che stanno cambiando la storia di molte neoplasie, garantendo ai pazienti la guarigione o sopravvivenze a lungo termine. E’ un primo passo per il ‘Patto contro il cancro”’. Lo afferma l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), invitando il premier Renzi al Congresso nazionale che si svolgerà a Roma dal 28 ottobre.
”Si tratta di una scelta importante nella lotta contro i tumori, per dare risposte immediate e garantire l’acceso ai migliori trattamenti per i tutti nostri pazienti”, afferma il presidente Aiom Carmine Pinto, il quale esprime “profonda soddisfazione per l’annuncio del Presidente del Consiglio non solo di aumentare con la prossima Legge di Bilancio lo stanziamento del Fondo Sanitario Nazionale da 111 a 113 mld di euro, ma di vincolarne una parte, 500 milioni, alle cure anticancro”. Da tempo, sottolinea, ”l’Aiom sostiene con forza la necessità di individuare risorse dedicate per garantire a tutti i pazienti oncologici l’accesso alle molecole per cui è riconosciuto il carattere di ‘innovatività’. Armi efficaci, come la chemioterapia più attiva e meglio tollerata, le terapie a bersaglio molecolare e ora l’innovazione nel campo dell’immuno-oncologia determinano un allungamento della sopravvivenza con una buona qualità di vita. Il governo Renzi ha compreso l’importanza della nostra iniziativa, che si inserisce in un progetto più ampio, decisivo per milioni di cittadini, il ‘Patto contro il cancro'”, ovvero “un’alleanza tra oncologi, governo e Istituzioni, capace di mobilitare risorse e di dare una risposta concreta alle richieste dei pazienti oncologici italiani, sul modello di programmi già lanciati negli Stati Uniti”. Nel 2016, in Italia sono stimate oltre 365.000 nuove diagnosi di tumore: il ‘Patto contro il cancro’, conclude Pinto, ”costituirebbe in sanità pubblica la risposta politica alla sfida del secolo”.