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In media 30 minuti al giorno in più di esercizio, anche se piove

Avere un cane è il miglior modo per fare attività fisica anche quando si è anziani, ed è uno dei pochi che ‘costringe’ a muoversi anche d’inverno. Lo afferma uno studio dell’università di East Anglia pubblicato dal Journal of Epidemiology and Community Health.
I ricercatori hanno usato i dati di oltre 3mila persone tra 49 e 91 anni, di cui circa il 20% possedeva un cane. Tutti i partecipanti allo studio hanno indossato un accelerometro per monitorare la loro attività fisica nell’arco di una settimana.
Dai dati è emerso che chi ha un cane in media fa 30 minuti in più di attività fisica al giorno rispetto agli altri, e il beneficio si vede con qualsiasi meteo e in qualunque periodo dell’anno. Nei giorni di pioggia, sottolineano gli autori, chi deve portare a spasso il cane fa comunque più attività fisica di quella che fa chi non lo possiede in un giorno caldo e soleggiato. Nei giorni con più pioggia, ad esempio, i padroni di cani fanno in media 12 minuti di attività in più al giorno rispetto a quella fatta da chi non possiede animali nei giorni più caldi. “Lo studio ci dà delle informazioni importanti su come motivare le persone a rimanere attive anche dopo una certa età – concludono i ricercatori -. Gli interventi sull’attività fisica di solito spingono le persone a focalizzarsi sui benefici per se stesse, ma in questo caso entrano in gioco i bisogni del cane. Essere spinti da qualcosa di diverso dalle nostre necessità può essere una potente motivazione”.

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In loro microbioma batteri che difendono anche da Streptococco B

Venire al mondo in una famiglia dove ci sono cani e gatti ‘regala’ sin dai primissimi mesi di vita una protezione contro sovrappeso e allergie, anche per i bimbi nati con cesareo o che non vengono allattati al seno. Lo evidenza uno studio pubblicato sulla rivista Microbiome, da cui emerge anche una maggiore protezione dal rischio di trasmissione di Stretococco B durante il parto.
I ricercatori dell’Università di Alberta, in Canada, hanno analizzato l’esposizione agli animali domestici nel grembo materno e fino a tre mesi dopo il parto in circa 800 bimbi, somministrando un questionario alle mamme e studiando i batteri presenti nelle feci dei neonati. Hanno così scoperto che nel loro microbioma (l’insieme dei microrganismi che vivono nel tratto digestivo), si nota l’abbondanza di due batteri, Ruminococcus e Oscillospira, collegati a una riduzione delle allergie infantili e dell’obesità. L’esposizione influenzava il microbioma indirettamente – da animale a madre a feto – durante la gravidanza così come nei primi tre mesi di vita del bimbo, anche se l’animale era stato adottato subito prima che la donna partorisse.
Inoltre il beneficio si notava anche in situazioni note per aumentare il rischio di obesità e asma, come parto cesareo e mancanza di allattamento al seno. Infine, la presenza di animali ha ridotto, durante il parto vaginale, la probabilità di trasmissione di Streptococco del gruppo B, che è causa di polmonite nei neonati. Anita Kozyrskyj, autrice della ricerca, non esclude per il futuro l’ipotesi di un “cane in pillola”, ovvero la possibilità di creare integratori contenenti questi batteri.

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Partite adozioni animali abbandonati Fondazione Iseni Malpensa

Jack, 5 anni, un incrocio di setter molto vivace e gioioso di carattere; Lola, 2 anni, calma e paciosa, razza si può dire ‘arlecchino’: sono i primi due cani, abbandonati in zone terremotate, che vengono adottati da altrettanti cardiopatici con l’obbiettivo di allungare, e di molto, la vita di entrambi, umani e animali. E’ l’attuazione concreta del progetto, che supera il concetto di semplice pet-therapy, della Fondazione Iseni di Malpensa. Iniziativa – è stato spiegato in conferenza stampa – prima in Italia. A questo scopo è stata firmata oggi una convenzione con l’associazione Animal’s Emergency onlus di Trezzano sul Naviglio (Milano).
D’ora in poi i pazienti degli Istituti di ricovero e cura-Gruppo Iseni sanità potranno gratuitamente, e ovviamente se lo vorranno, proseguire la loro terapia facendo entrare in famiglia un cane. Ma l’iniziativa è più ambiziosa perché la struttura è disponibile a fare da tramite con altri centri per l’adozione di animali, sapendo che ben 100-150 mila (il conteggio preciso è impossibile) cani vengono abbandonati ogni anno in Italia e la gran parte di loro muore investito da auto o per gli stenti. Jack e Lola vengono da un centro ad hoc di Foligno, nella provincia di Perugia devastata dai terremoti, partner di Animal’s Emergency che a Trezzano ha una ventina di animali un quarto dei quali già preparati per vivere con un cardiopatico.
Ma il vero obbiettivo è ridurre il più possibile la piaga degli abbandoni facendo rete con ospedali e enti animalisti e allo stesso tempo sperimentare sul campo l’aspetto positivo della terapia a quattro zampe sostenuto in studi pubblicati, per esempio, dalla rivista scientifica ‘Circulation’
“La presenza per tutta la vita di un cane, e quindi non con il solo sistema inglese dei cani addestrati per i bambini negli ospedali per breve tempo, può aumentare la vita dei cardiopatici di ben quattro volte – ha spiegato Andrea Macchi, direttore generale di Iseni Sanità -. Il tono simpatico si riduce, scendono i valori di pressione, glicemia e colesterolo. Insomma essere positivi, doversi occupare di un cane, fare più moto anche per portarlo fuori migliora la vita per non parlare degli aspetti psicologici”.
“I nostri ‘arlecchini’ sono scelti anche valutando le compatibilità con le persone e poi sono inseriti gradualmente nelle famiglie”, ha precisato Nino Ussia, presidente di Animal’s Emergency. “Il progetto rientra nella umanizzazione della cura, nel concetto che il malato deve sempre essere messo al centro della terapia”, ha sottolineato Fabrizio Iseni presidente della Fondazione omonima.

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Attenzione a quello terza mano, pericoli anche per altri animali

Anche per cani, gatti e gli altri animali domestici aumenta il rischio di tumori e altre malattie se esposti a fumo passivo. Lo afferma l’ente per il controllo sui farmaci degli Stati Uniti (Fda) in un comunicato in cui avverte di fare attenzione sia al fumo di ‘seconda mano’ che di ‘terza’, cioè ai residui che rimangono su vestiti e mobili.
“Come i bambini, anche cani e gatti passano molto tempo sul pavimento, dove i residui di tabacco si concentrano, e da lì passano alla pelliccia”, afferma Carmela Stamper, veterinaria della Fda. “Come i bimbi non solo possono respirarli, gli animali li ingeriscono leccando la pelle o i vestiti dei padroni”, ha aggiunto.
Alcune razze di cani, aggiunge l’esperta, hanno un rischio aumentato di tumore al naso e ai polmoni. In particolare quelli con il muso lungo, come doberman o pastori tedeschi, sono più soggetti a quelli nasali, mentre gli altri a quelli al polmone perchè hanno un ‘filtro’ minore. I gatti che vivono con chi fuma più di un pacchetto al giorno hanno un rischio triplo di linfoma, un tumore del sistema immunitario, e studi hanno trovato rischi anche per uccellini, porcellini d’India e persino per i pesci.

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Colpa del sovrappeso e per alcune razze la genetica

Anche per cani e gatti c’è un rischio diabete, con la malattia che puó colpire fino a un animale su 100. Lo ricorda Diabete Italia onlus, che in occasione della Giornata Mondiale dedicata alla malattia il 14 novembre celebra il ‘mese del diabete del cane e del gatto’, in collaborazione con Associazione Nazionale Medici Veterinari (Anmvi) e Federazione degli Ordini dei Veterinari.
    Per tutto il mese di novembre negli ambulatori veterinari saranno presentate iniziative di sensibilizzazione, con incontri formativi su prevenzione e sintomi. “È importante questa iniziativa – ha spiegato il presidente Anmvi Marco Melosi – perché i proprietari non riconoscono i primi segni, quando l’animale beve molto di più, o fa pipì molto spesso, anche di notte e in casa. I segnali devono essere ben individuati per iniziare la terapia il prima possibile”.
    Nel cane, spiega l’esperto, c’è una predisposizione genetica in alcune razze come barboncini e golden retriever, i labrador e i pastori tedeschi. Nel gatto i più colpiti sono i soggetti in sovrappeso, in età avanzata, quelli sedentari e i maschi non sterilizzati. “Sulla predisposizione genetica, e sulle malattie che possono danneggiare il pancreas si innestano fattori legati agli sili di vita – spiega il veterinario -, soprattutto l’obesità”.

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Giovedì 13 ottobre alle 16.00 all’ex mattatoio comunale nuova seduta dei veterinari ASL dedicata alla microchippatura dei cani

Giovedì 13 ottobre, dalle 16.00 alle 18.00, presso l’ex mattatoio comunale di Oristano (zona industriale – via Parigi) si terrà un nuovo appuntamento dedicato all’anagrafatura dei cani non ancora microchippati. 

Alla prestazione, erogata gratuitamente dai veterinari della struttura semplice del Benessere animale e prevenzione del randagismo del Servizio di Igiene degli allevamenti della Asl 5, si accede previa prenotazione telefonica al numero 345.6619323, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 12.30. 

Al momento della prenotazione, occorrerà fornire i dati del proprietario dell’animale, compreso il codice fiscale ed il numero telefonico, e quelli dei cani da anagrafare (data di nascita, nome, sesso, razza). All’utente saranno comunicati luogo, data e ora in cui il proprietario, o un suo delegato, dovranno presentarsi con un valido documento di riconoscimento. Nel caso il proprietario del cane deleghi un’altra persona, sarà necessario esibire la sua delega scritta sulla base del modello scaricabile dal sito www.asloristano.it (Modulistica > Servizio veterinario). Ci si dovrà presentare all’appuntamento muniti di sacchetti igienici per la raccolta degli escrementi e di strumenti contenitivi (guinzaglio, pettorina, museruola) per i cani di taglia grande o di carattere aggressivo. 

Si ricorda che l’anagrafatura, obbligatoria per legge, consiste nell’inserimento di un microchip elettronico sotto la cute dell’animale, un’operazione non invasiva e indolore che consente di rintracciare i propri cani in caso di smarrimento o furto.

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Ricerca in corso, dimostrazione in occasione forum a Firenze

I cani possono diagnosticare il tumore alla prostata, annusando le urine di un paziente con un’accuratezza pari al 98%. E’ quanto emerge da uno studio scientifico avviato nel 2012 dal dottor Gianluigi Taverna, condotto ed attualmente in corso con la collaborazione del Centro Militare Veterinario di Grosseto (CeMiVet) e patrocinato dallo Stato Maggiore della Difesa. I cani addestrati sono stati protagonisti, oggi a Firenze, di una dimostrazione al Forum della Leopolda sulla sostenibilità in sanità.

La ricerca ha accertato che il tumore della prostata produce delle sostanze volatili specifiche, che il cane è in grado di riconoscere con estrema attendibilità. “Zoe, Liu e ora Jack – spiega Taverna, responsabile dell’unità di Urologia presso la Humanitas Mater Domini di Castellanza – tre pastori tedeschi di età compresa tra 1 e 6 anni, dopo un rigoroso addestramento sono stati in grado di riconoscere l’urina dei pazienti affetti da tumore prostatico con un’accuratezza del 98%. Teniamo conto che l’accuratezza dell’antigene prostatico specifico associato al primo campionamento bioptico della prostata non supera il 35% di accuratezza”.

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A causa dei contaminanti presenti nell’ambiente

Negli ultimi 30 anni la fertilità dei cani maschi è in costante declino a causa dei contaminanti presenti nell’ambiente: lo indica una ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports e coordinata da Richard Lea, dell’università britannica di Nottingham. 
”E’ la prima volta – ha detto Lea – che un calo della fertilità maschile di queste proporzioni è riportato nei cani e crediamo che questo sia dovuto ai contaminanti ambientali, alcuni dei quali identificati negli alimenti per cani, nello sperma e nei testicoli degli animali stessi”.
Inoltre, secondo il ricercatore, il calo della fertilità individuata nei cani solleva anche il dubbio che il declino della fertilità maschile osservata negli ultimi 70 anni anche nell’uomo potrebbe avere la stessa origine, ossia potrebbe essere collegata all’ambiente. 
Anche se sono necessarie ulteriori ricerche per dimostrare un collegamento tra contaminanti ambientali e calo della fertilità nei cani maschi, ”questi animali – ha osservato il ricercatore – potrebbero effettivamente essere una sentinella per l’uomo perché condividono lo stesso ambiente, mostrano la stessa gamma di malattie, molte con la stessa frequenza, e rispondono in modo simile alle terapie”. 
Lo studio ha analizzato nel corso di 26 anni campioni di seme prelevati da cani di un allevamento in Gran Bretagna e appartenenti a cinque razze: il Labrador, il Golden retriever, il Retriever a pelo riccio, il Border collie e il pastore tedesco. Il campione studiato ogni anno era compreso tra un minimo di 42 animali e un massimo di 97. Tra il 1988 e il 1998, la motilità degli spermatozoi degli animali esaminati è diminuita del 2,5 per cento l’anno. Dopo 4 anni di pausa, la raccolta e l’analisi dei campioni è ricominciata nel 2002 e da quell’anno fino al 2014 la motilità degli spermatozoi è diminuita ulteriormente fino ad arrivare a un tasso del 1,2% annuo.

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“ConFido: Quattro zampe in corsia”: è il progetto varato dalla Asl 3 di Genova che prevede sedute di fisioterapia con l’ausilio di cani condotti da personale appositamente formato, a favore di pazienti che necessitano di riabilitazione neuromuscolare. Avverrà all’ospedale di Arenzano.

L’attività inizierà a settembre per almeno tre mesi, al reparto di riabilitazione neuromuscolare del centro “Nemo” di Arenzano, in una stanza dedicata.

Porte aperte a cani-fisioterapisti anche nelle camere di degenza e palestra, previo accordo con la direzione. “La presenza di un animale di compagnia, e in particolare di un cane, ha una valenza unica nella vita affettiva di una persona e possiede un importante ruolo terapeutico – spiega la Asl3 – Una ricerca giapponese pubblicata su Science dimostra risultati positivi della fisioterapia facilitata dallo scambio di sguardi tra uomo e cane. Il cane può essere un ammortizzatore in condizioni di stress e conflittualità e può rappresentare un aiuto per i pazienti” catalunyafarm.com.

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Promuove uno stile di vita sano e rispettoso verso gli animali

Un cane, un’area verde e una buona compagnia possono innescare insieme quella sinergia vincente per stare in forma, insegnare a bambini e adulti uno stile di vita attivo e sano, oltre che per aiutare il proprio portafoglio. A farlo emergere è il progetto Eurobis ed in particolare l’originale iniziativa “Bimbi e cani, felici e sani”, un progetto dove la relazione bambino-animale diventa centrale nella motivazione al cambiamento dello stile di vita e in un rapporto più consapevole e rispettoso tra uomo, bambino e animale. Il programma Eurobis, che dall’inizio dell’anno ha già coinvolto 150.000 persone, oggi ha dato appuntamento al Canile Asl di Collestrada di Perugia da dove è partita l’ultima di una serie di camminate in mezzo al verde. Portare il cane a spasso, fare una camminata collettiva nelle campagne o in mezzo al bosco, come avviene in Umbria, diventa quindi un’occasione e un pretesto per le famiglie per fare attività fisica e stare insieme. Secondo gli organizzatori ci si guadagna in salute, ma da non sottovalutare è anche il risparmio economico per famiglie e servizio sanitario nazionale.
“Abituarsi a fare movimento quotidianamente, a partire dalla più fisiologica delle attività fisiche che è la camminata, oltre che ad un notevole miglioramento della salute, porterebbe anche ad un risparmio per ogni cittadino pari a circa 400-500 euro al mese”, afferma il prof. Pierpaolo De Feo, coordinatore scientifico di Eurobis e direttore del Centro universitario ricerca interdipartimentale attività motoria (Curiamo) dell’Università di Perugia. “Questo è uno dei risultati emersi – aggiunge – dall’attuazione del programma Epode in alcune città come Copenaghen, che, oltre a sottolineare il risparmio della spesa sanitaria dovuto al miglioramento delle condizioni di salute della popolazione, dimostrano anche come il beneficio economico esista anche per il singolo”. Quindi il progetto Eurobis, la versione italiana del programma internazionale Epode, realizzato con il contributo incondizionante di The Coca-Cola Foundation, parte dalla constatazione che il movimento è sempre più lontano dalle abitudini delle persone. Secondo gli ultimi dati Oms, infatti, l’inattività fisica è divenuta tra i principali fattori di rischio per la salute. Eurobis, primo in Italia, è pertanto un progetto caratterizzato dall’obiettivo di ridurre il sovrappeso e l’obesità fra i bambini di 4 e 12 anni che vivono in Umbria, “migliorando così lo stile di vita dei 55 mila bambini umbri con questa età, oltre che dei loro genitori – sottolinea il prof. De Feo – considerando che il 35% di questi bambini hanno cattive abitudini alimentari, con un 9% di obesi e un 26% in soprappeso”.
Eurobis è quindi un programma pilota che in Italia è partito dall’Umbria e che prevede una serie di attività e iniziative per incentivare uno stile di vita attivo, fra cui questo progetto “Bimbi e cani, felici e sani”, all’interno del quale vengono organizzate una serie di passeggiate in collaborazione con ASL1 Umbria e il progetto RandAgiamo (una delle principali strategie individuate dal Piano regionale dell’Umbria per la lotta e la prevenzione del fenomeno del randagismo) con lo scopo di creare un legame emotivo tra il bambino, il cane e la natura, abituandolo al movimento all’aria aperta.
“Passeggiare con un amico a quattro zampe incentiva il movimento e uno stile di vita attivo nei bambini e nelle loro famiglie e contemporaneamente i piccoli hanno anche la possibilità di prendere confidenza con il cane e acquisire fiducia e sicurezza in se stessi”, osserva ancora il coordinatore scientifico di Eurobis che poi aggiunge: “In più, il contatto tra il bimbo e il cane randagio può far instaurare un’interazione positiva che spesso ha portato all’adozione e che, di conseguenza, porta il bambino ad assumere la passeggiata quotidiana, e quindi il movimento, come un’abitudine”.
Attraverso “Bimbi e cani, felici e sani” e tutte le altre iniziative realizzate anche a livello scolastico, sportivo, sanitario, istituzionale, associazionistico e comunicativo, il programma Eurobis, conclude De Feo, “si propone quindi di attivare comportamenti e abitudini virtuose non solo nel bambino, ma anche all’interno della famiglia e del contesto socio-territoriale in cui vive, operando in maniera sistematica e sinergica contemporaneamente su tre aree di intervento: psicologica, motoria e nutrizionale”.