Medical News News del giorno

Hanno fatto scalpore le dichiarazioni del professor Umberto Veronesi in merito al rapporto degllo IARC sul consumo di carne, di cui abbiamo dato notizia qui.

La notizia della cancerogenicità delle carni rosse. “Non ci coglie impreparati, lo sapevamo da tempo, da almeno 20 anni io per primo, ai congressi e agli incontri divulgativi, ripeto che ci sono indicazioni epidemiologiche di un legame tra consumo carni rosse e tumori del colon. Quello che è stato fatto oggi è una sorta di sistematizzazione” degli studi. Non mangio gli animali – precisa l’oncologo – perché li amo e penso che i loro diritti di esseri viventi vadano rispettati, prima di tutto il loro diritto alla vita. Il secondo motivo è di equilibrio e sostenibilità ambientale: l’eccessivo consumo di carne è il motivo principale dell’ingiustizia alimentare, che fa sì che circa un miliardo di persone nel mondo occidentale muoia per troppo cibo mentre in Asia e nei Paesi africani circa 800 milioni di persone muoiono di fame o soffrono di malnutrizione”, ha dichiarato Veronesi, che continua. “L’identificazione certa di una nuova sostanza come fattore cancerogeno è sempre e comunque una buona notizia in sé, perché aggiunge conoscenza e migliora la prevenzione. In questo caso dunque – avverte Veronesi – non si tratta della ‘vittoria’ di una parte sull’altra, ovvero dei vegetariani contro i carnivori, ma di un passo avanti della ricerca”.

In un intervista alla Stampa di Torino, l’oncologo milanese, da sempre vegetariano e sostenitore delle diete a base di verdure ha poi aggiunto. “La regola da seguire è quella di ridurre al minimo il consumo di carne rossa e adottare il più possibile la dieta mediterranea: pesce, pasta, verdure, frutta, olio d’oliva”, conclude Veronesi. “Meno ci esponiamo a cancerogeni conosciuti, meno ci ammaliamo. Dunque, meno mangiamo la carne rossa, meno ci ammaleremo”.

Medical News
ROMA – Uno studio della ‘Nutrition Foundation of Italy’ (Nfi) conferma che il consumo di pollo e tacchino, al posto della carne rossa, riduce i rischi per la salute. Secondo gli esperti “un adeguato consumo di carne bianca migliorerebbe la qualità complessiva della dieta della popolazione italiana”. Un consiglio in controtendenza con la realtà perchè in Italia, a tavola, trionfa ancora la bistecca. E’ ‘rosso’ il 38% dei consumi mentre solo il 25% è riservato alle carni avicole, percentuale molto al di sotto della più performante media europea. Lo studio Nfi esclude ogni correlazione tra l’assunzione di pollame e la mortalità per cause cardiovascolari. Non solo. E’ emerso che a livelli più elevati di consumo di pollame, pesce e frutta a guscio corrisponde un rischio di eventi coronarici inferiore rispetto a quello legato al consumo di carni rosse. Dal punto di vista scientifico il dato è legato soprattutto al basso tenore di ferro nella forma eme, di sodio e alla presenza di grassi polinsaturi nelle carni avicole. In questo senso, si conclude nel Documento di consenso, il consumo di carni avicole, in alternativa ad altre fonti proteiche, potrebbe rappresentare una strategia utile per controllare il rischio coronarico. Il documento – coordinato da Andrea Poli, presidente Nfi, e Franca Marangoni, ricercatrice Nfi, con il supporto di diversi specialisti italiani – sarà pubblicato sulla rivista scientifica internazionale ‘Food Nutrition Research’.