Medical News

Il direttore generale dell’Asp di Catania, dr. Giuseppe Giammanco, ha presieduto questa mattina un tavolo tecnico, presso il Dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria catanese, al fine di definire nuovi interventi per il contenimento dell’osservato aumento di casi di morbillo in Provincia.
Presenti il direttore sanitario, dr. Franco Luca; il direttore del Dipartimento di Prevenzione, ing. Antonio Leonardi; il direttore del Servizio di Epidemiologia, dr. Mario Cuccia.
Sette le azioni messe in campo dall’Asp di Catania per migliorare la risposta del sistema sanitario di fronte all’epidemia di morbillo sul territorio.
Gli interventi si collocano in diretta continuazione con le campagne di vaccinazione avviate dall’Azienda sanitaria già nell’autunno 2017, in sinergia con l’Assessorato regionale alla Salute, l’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia-ambito territoriale di Catania, gli Istituti scolastici della Provincia, i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta.
Potenziati gli ambulatori vaccinali, prevedendone l’apertura anche il sabato mattina (fascia oraria 8.30-12.30); e raddoppiandoli (da mercoledì 11 aprile) nelle sedi di Catania (Viale Fleming e San Giorgio), Giarre e Sant’Agata Li Battiati.
Definite le priorità organizzative per migliorare i percorsi organizzativi e la gestione dei casi in piena condivisione con i pediatri di libera scelta e i medici di medicina generale, i Presidi Ospedalieri del territorio provinciale e le Aziende Ospedaliere della Città.
Individuate nuove strategie per consolidare la collaborazione con l’Ufficio Scolastico provinciale e i dirigenti scolastici.
Presso tutti i punti prelievo dell’Asp di Catania sarà, inoltre, possibile effettuare gratuitamente (da mercoledì 11 aprile) la ricerca anticorpale per il morbillo, per i soggetti adulti non vaccinati al di sotto dei 50 anni.
Istituito, infine, un punto di informazione e assistenza per l’utenza con una e-mail dedicata: info-scuole.vaccini@aspct.it.
Nella scheda allegata vengono illustrate nel dettaglio le singole azioni.

Medical News

Simeu, ha un ruolo strategico quando la tempestività è essenziale

Il Pronto soccorso ha un ruolo strategico nella gestione di patologie in cui la tempestività dell’intervento è un fattore essenziale: più del 50% delle patologie ‘tempo dipendenti’, come infarti, ictus e sepsi, passano infatti dal Pronto soccorso (ps), ben più di quanto generalmente noto sulla base delle stime ufficiali. È quanto emerge da una raccolta dati promossa dalla Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu) su un campione di 92 Ps che rappresentano circa 5 milioni di passaggi all’anno, un quarto del totale nazionale.
L’indagine, relativa a dati del 2016, si è svolta nell’ambito dell’ Accademia dei Direttori, organizzata a Bologna dalla Simeu con la partecipazione di 150 direttori di dipartimento e struttura complessa della Medicina di emergenza urgenza.
I casi ‘tempo dipendenti’ che passano complessivamente dai Pronto soccorso italiani in un anno sono relativi a sepsi (110.000 casi di Ps all’anno), trauma maggiore (trauma che implica il pericolo di vita del paziente, 78.000 casi), ictus (102.000), infarto (72.000).
“Il risultato della raccolta dati – spiega Maria Pia Ruggieri, presidente nazionale Simeu – sottolinea l’importanza dell’attività di ricerca basata su dati concreti: raccogliendo i dati reali e analizzandoli in dettaglio, le società scientifiche possono svolgere un importante servizio per una programmazione sanitaria nazionale sempre più efficace. Nello specifico di questa ricerca, ad esempio i casi di trauma maggiore nei pronto soccorso, risultano essere quattro volte più frequenti rispetto alle stime ufficiali. Si tratteggia così un fenomeno importante e sottovalutato, che va studiato nelle sue cause, per valutare nuove strategie di intervento e migliorare i percorsi di cura”.
L’Accademia, conclude la Simeu, ha inoltre individuato “alcune condizioni indispensabili per la qualità e la sicurezza delle cure in emergenza-urgenza, che saranno oggetto nei prossimi giorni di una lettera per il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin”.

Fonte:www.ansa.it

Medical News

Al Sud minore sopravvivenza, in aumento ma in 7 anni +24% sopravvivono

Sono 369mila, in crescita, i nuovi casi di tumore stimati nel 2017 in Italia: oltre il 40% sarebbe però evitabile attraverso corretti stili di vita e screening, mentre è boom di cancro al polmone fra le donne. Indicative anche le differenze sul territorio: al Nord ci si ammala di più ma al Sud si sopravvive di meno. Il dato positivo, tuttavia, è che grazie a terapie efficaci e campagne di prevenzione sono aumentate del 24% in 7 anni le persone vive dopo la scoperta della malattia.
È questo il censimento ufficiale, giunto alla settima edizione, che fotografa l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) e della Fondazione AIOM, raccolto nel volume ‘I numeri del cancro in Italia 2017’, presentato oggi al Ministero della Salute. I casi stimati nel 2017 sono 192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine, nel 2016 erano 365.800.
I dati indicano un vero e proprio boom di diagnosi di cancro del polmone fra le donne: 13.600 nel 2017 (+49% in 10 anni), dovuto alla forte diffusione del fumo fra le italiane. Crescono in entrambi i sessi anche quelli del pancreas, della tiroide e il melanoma; in calo, invece, le neoplasie allo stomaco e al colon-retto, grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening. E oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, addirittura il 24% in più rispetto al 2010. Poi, una conferma: il cancro colpisce più al Nord della Penisola, ma al Sud si sopravvive di meno. “L’incidenza è in netto calo negli uomini (-1.8% per anno nel periodo 2003-2017), legata principalmente alla riduzione dei tumori del polmone e della prostata, ed è stabile nelle donne, ma si deve fare di più per ridurre l’impatto di questa malattia, perché oltre il 40% dei casi è evitabile – afferma Carmine Pinto, presidente Aiom -. Ormai è scientificamente provato che il cancro è la patologia cronica che risente più fortemente delle misure di prevenzione. Migliaia di studi condotti in 50 anni hanno dimostrato con certezza il nesso di causalità fra fattori di rischio quali gli stili di vita sbagliati (fumo di sigaretta, sedentarietà e dieta scorretta), agenti infettivi, a cui può essere ricondotto l’8,5% del totale dei casi, esposizioni ambientali e il cancro. Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per combatterlo, come l’immunoterapia e le terapie target che si aggiungono alla chemioterapia, chirurgia e radioterapia. Tutto questo, unito alle campagne di prevenzione, si traduce nel costante incremento dei cittadini vivi dopo la diagnosi”. Lo scorso anno, sottolinea inoltre Pinto, “si temeva che il nostro sistema sanitario non riuscisse a reggere le conseguenze economiche dovute all’arrivo dei nuovi trattamenti. Siamo riusciti ad evitare questo rischio grazie al Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi che ci ha permesso di garantire a tutti i pazienti le migliori cure disponibili. Per questo – conclude – rilanciamo anche per il 2018 la richiesta di proroga del Fondo con risorse dedicate”.

Fonte:www.ansa.it

Medical News

Sangue da regioni, Zingaretti: “Non ci sarà carenza sangue”

“Ad oggi al SERESMI (Servizio Regionale di Sorveglianza Malattie Infettive) sono pervenute 27 notifiche di casi di Chikungunya. I 10 nuovi casi rispetto alla giornata di ieri sono residenti o riportano un soggiorno nel comune di Anzio e sette casi non risultano aver viaggiato in Italia o all’estero nei 15 giorni precedenti l’esordio dei sintomi. Rimangono inalterate le notifiche facenti riferimento il territorio di Roma”. Lo comunica la Regione Lazio.
Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti rassicura dopo il blocco di ieri sulle donazionidi sangue disposto dalla Asl Roma 2 per il caso Chikungunya: “Ieri come sapete è stato adottato un provvedimento: ovviamente il Centro nazionale sangue ha garantito la fornitura per coprire quello che ci sarà in meno, inevitabilmente, a seguito di questo blocco. Quindi non ci saranno problemi per la rete sanitaria”.
Nella Capitale, a causa del blocco, era stata calcolata una carenza di 200-250 sacche di sangue nei prossimi giorni, una quantità paragonabile ad una maxi-emergenza. La cifra è contenuta nella circolare che il Centro Nazionale Sangue ha inviato alle Regioni, pubblicata sul sito del Cns. “Al fine di supportare la regione Lazio – si legge inoltre – si invitano tutti i responsabili delle Src (le strutture regionali di coordinamento, ndr) ad attivare la compensazione interregionale secondo le indicazioni e i criteri stabiliti dal ‘Piano strategico nazionale per le maxiemergenze’, configurandosi le ricadute dell’evento epidemico sul sistema sangue laziale alla stregua di una maxiemergenza”. Il piano per le maxiemergenze approvato lo scorso anno prevede che ogni regione abbia una scorta di sangue dedicata, da utilizzare in caso di eventi come terremoti o incidenti con molti feriti.

Usl accerta un caso nel Modenese

L’azienda Usl di Modena ha accertato un caso di Chikungunya per un residente di Casinalbo. Il Comune di Formigine, in provincia di Modena, ha attivato il piano di emergenza sanitaria con disinfestazione della zona interessata. La chikungunya – viene ricordato – è una malattia virale caratterizzata da febbre acuta e trasmessa dalla puntura di zanzare infette. In Europa nell’agosto 2007 sono stati notificati i primi casi autoctoni in Emilia-Romagna.

Scatta gara di solidarietà, 849 sacche sangue da 10 Regioni per il Lazio

Sono 849 le unità di sangue già messe a disposizione dalle Regioni per sopperire alle eventuali carenze nel Lazio dovute ai focolai di Chikungunya a Roma e Anzio. Lo comunica il Centro Nazionale Sangue, precisando che le sacche provengono da dieci regioni. Fino a questo momento si sono rese disponibili a inviare sangue Calabria, Molise, Emilia Romagna, Sicilia, Liguria, Lombardia, Marche, Provincia Autonoma di Trento, Veneto e Toscana, mentre le altre si stanno ancora organizzando anche con raccolte straordinarie. Alcune delle unità sono state già inviate, mentre delle altre è in via di organizzazione il trasporto. “La gara di solidarietà, necessaria a garantire le trasfusioni ai pazienti del Lazio, è già scattata grazie alla collaborazione di tutte le Regioni e delle associazioni di volontariato – afferma il direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Liumbruno -. Domani saranno a Roma i rappresentanti delle associazioni da tutte le regioni per coordinare ulteriormente gli sforzi”.

Regione Emilia Romagna aiuta Lazio, ‘raccogliamo sangue’

L’obiettivo è raccogliere 500 unità di sangue alla settimana per tutto il periodo dell’emergenza Chikungunya, da destinare alla capitale. Regione Emilia-Romagna, Avis e Fidas lanciano un appello ai donatori del territorio, chiedendo “un contributo straordinario” per far fronte a quanto sta accadendo in provincia di Roma: il centro regionale sangue del Lazio ha sospeso la raccolta come misura di prevenzione dell’infezione . “Chiediamo ai nostri donatori uno sforzo straordinario, certi che come sempre la risposta ci sarà – dice l’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi-. La nostra è una regione che ha nella solidarietà uno dei principi fondamentali. Il nostro sistema è forte, da sempre capace di garantire l’autosufficienza regionale e di fornire unità di sangue alle regioni che più ne hanno bisogno. Questo è il momento di dimostrarlo”. In Emilia-Romagna sono 137.972 i donatori di sangue totali, quelli che donano periodicamente sono 126.518.
Nel Lazio “sono 17 i casi accertati dal Servizio Regionale di Sorveglianza Malattie Infettive (Seresmi) ad oggi di Chikungunya, di questi 6 nella Capitale”. Lo rende noto la Regione. “Di questi 17, dieci casi sono residenti o riportano un soggiorno nel Comune di Anzio, e sette casi non risultano aver viaggiato in Italia o all’estero nei 15 giorni precedenti l’esordio dei sintomi”.
In tutte le altre aree della Regione, in base all’assunzione di un minor livello di rischio di infezione, al sangue raccolto verrà applicata una ‘quarantena’ di 5 giorni se il donatore ha soggiornato in una delle due città colpite. A livello nazionale i donatori che hanno soggiornato nei comuni interessati saranno invece sospesi per 28 giorni. “Sono state attivate tutte le misure possibili per evitare eventuali carenze a Roma – spiega il direttore del Centro, Giancarlo Maria Liumbruno -, a partire dalla mobilitazione delle scorte accantonate per le maxi-emergenze. Sia nel Lazio che nelle altre Regioni, è già partita una gara di solidarietà, che coinvolge sia le istituzioni che le associazioni dei donatori, che saranno coinvolti in una serie di raccolte straordinarie per aiutare il Lazio”.

Avis, mobilitati per far fronte a deficit sangue

“Le sedi Avis, i nostri volontari e i nostri donatori sono già mobilitati per far fronte al deficit di sangue ed emocomponenti che si sta verificando in alcune zone di Roma e della sua provincia in seguito al provvedimento di sospensione per Chikungunya emanato dal Centro Nazionale Sangue”. Lo rende noto il presidente di Avis nazionale Alberto Argentoni dicendosi sicuro “che anche questa volta, come tante volte in passato, i donatori moltiplicheranno il loro impegno di solidarietà, programmando le donazione e rispondendo alle chiamate delle nostre sedi e dei centri trasfusionali”.

Appello Cri ai donatori, programmate donazioni

Appello della croce rossa ai donatori di tutto il territorio italiano in seguito alla sospensione delle donazioni ad Anzio e nell’Asl 2 di Roma a causa del virus Chikungunya. “Contattate la struttura trasfusionale più vicina e programmate quanto prima una donazione di sangue o plasma, secondo le indicazioni che vi saranno fornite”, invita Colum Donnelly, delegato nazionale della Croce Rossa Italiana per la donazione di sangue, poichè “sono tantissimi i pazienti che, necessitando di trasfusioni per interventi chirurgici oppure quale terapia per malattie come la talassemia, dipendono direttamente dalle scorte delle strutture trasfusionali e non possiamo consentire che le conseguenze di questa situazione mettano in pericolo la loro salute”.

Lorenzin martedì:
”Siamo molto preoccupati per la situazione Chikungunya, il Comune di Roma proceda subito alle disinfestazioni. E’ passato troppo tempo dalla prima richiesta di intervento da parte della Asl che risale al 7 settembre”. Ora ”e’ molto probabile la decisione di uno stop alle donazioni di sangue anche a Roma. Oggi e’ arrivata dalla Regione al Comune (per conoscenza al ministero e alla prefettura) una nuova diffida per una disinfestazione immediata”, ha detto il ministro della Salute.

Raggi ha firmato martedì ordinanza per disinfestazioni

È stata firmata dalla sindaca di Roma Virginia Raggi l’ordinanza “per contrastare l’emergenza sanitaria dovuta ai casi sospetti e accertati di Chikungunya trasmessi dalla zanzara tigre, non solo su suolo pubblico, ma anche su quello privato”.

Medical News

Per 28 giorni per chi e’ stato nel comune, trasmessa da zanzare

Alcuni casi di Chikungunya, una malattia virale caratterizzata da febbre acuta e trasmessa dalla puntura di zanzare infette, si sono verificati nella zona del Comune di Anzio. Non e’ la prima volta che accade in Italia, nell’agosto del 2007 sono stati notificati i primi casi autoctoni in Emilia Romagna. Le persone colpite ora starebbero bene ma, con una circolare inviata oggi, sono state bloccate le donazioni di sangue per 28 giorni per chi ha soggiornato nel comune.

Regione Lazio, disinfestazione dopo 3 casi

La Regione Lazio ha ordinato al comune di Anzio di procedere alla disinfestazione in un’area del suo territorio a seguito dei tre casi di febbre per infezione da virus Chikungunya. La Asl RM 6 e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e Toscana hanno individuato nei giorni scorsi nella zona indicata la presenza di alcune zanzare, che provocano una sindrome influenzale di breve durata con dolori articolari. Già nella giornata di ieri l’Istituto Superiore di Sanità, su richiesta della Regione, ha posizionato alcune ‘esche speciali’ per indicare tutte le aree dove eventualmente sono presenti le larve. Conclusa l’operazione la Asl RM6, su richiesta della Regione, indicherà al sindaco competente di procedere immediatamente a una regolare disinfestazione, solo ed esclusivamente nelle zone indicate, operazione necessaria ad eliminare la presenza di questi insetti. La Regione Lazio, inoltre, ha già inviato ai Medici di Medicina Generale una circolare informativa e invitato i cittadini, che manifestano questa sintomatologia, a recarsi in maniera precauzionale, presso uno studio medico per tutti gli accertamenti del caso.

Fonte:www.ansa.it

Medical News

In 30 anni hanno fatto aumentare il numero dei casi tra Usa, Europa e Australia

I lettini solari sono responsabili di oltre 450mila casi di tumore della pelle e più di 10mila casi di melanoma ogni anno in Usa, Europa e Australia insieme: a stimarlo è un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che chiede ai Paesi membri di fare di più per limitarne l’uso.
Negli ultimi 30 anni l’esposizione a radiazioni ultraviolente (uvr) a scopi cosmetici ha fatto lievitare l’incidenza dei tumori della cute e abbassare l’età in cui si manifestano. La maggior parte degli utenti sono donne, soprattutto adolescenti e giovani. Diversi studi hanno dimostrato che chi ha usato i lettini solari almeno una volta nella vita ha un 20% in più di rischio di avere il melanoma rispetto a chi non li ha mai usati, e del 59% in più se vi si ricorre prima dei 35 anni. “I lettini abbronzanti sono pericolosi per la salute. I Paesi devono considerare se bandire o limitarne l’uso, e informare dei possibili rischi”, sottolinea Maria Neira dell’Oms. Nel 2009 lo Iarc, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, aveva classificato l’esposizione ai raggi uv di apparecchi come carcinogena per l’uomo. Più di 40 autorità nazionali e provinciali nel mondo hanno implementato bandi o restrizioni all’uso dei lettini solari, ma molto deve essere ancora fatto per limitarli, secondo l’Oms. Alcuni paesi ad esempio hanno scelto di limitare l’accesso ai lettini ponendo un limite d’età, o a chi ha la pelle sensibile (chi ha lentiggini o si scotta facilmente). Brasile e Australia hanno vietato i lettini solari commerciali, mentre Canada, Francia, Irlanda e Usa hanno posto controlli per evitare che vengano pubblicizzati benefici per la salute non cosmetici. In Italia invece è stato richiesto ai proprietari dei lettini di proibirne l’uso alle persone con pelle chiara e alle donne incinte. I raggi uvr emessi da lettini e lampade solari sono intensi quanto quelli della luce tropicale di mezzogiorno e aumentano il rischio di tumori della pelle, melanoma e non, oltre che di invecchiamento cutaneo, infiammazione degli occhi e abbassamento delle difese immunitarie.

Medical News

Studio Gemelli, al via cure su misura per i diversi tipi arresto cuore

In molti casi di infarto, circa il 30% del totale, può esservi anche lo zampino del sistema immunitario del paziente che induce una eccessiva azione infiammatoria. In un lavoro pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology da esperti dell’Istituto di Cardiologia della Cattolica e Polo di Scienze Cardiovascolari e Toraciche del Gemelli diretto da Filippo Crea, e riportato oggi in occasione della Giornata per la Ricerca in corso presso il nosocomio romano, viene riferito che un’attività esagerata di alcune cellule immunitarie, i linfociti di tipo T, porta a eccessiva infiammazione della placca aterosclerotica depositata sulle pareti dei vasi sanguigni, placca che poi va incontro a rottura e causa l’infarto.
La giornata è dedicata alla medicina personalizzata e proprio la gestione dell’infarto è una delle frontiere su cui è attiva la medicina di precisione. Infatti negli ultimi anni si è iniziato a capire che gli infarti non sono tutti uguali, ma originano da meccanismi diversi che si traducono in prognosi diverse da paziente a paziente. I progetti di ricerca in corso e futuri presso il Gemelli, consentiranno di sviluppare terapie mirate sulla base del meccanismo che porta all’infarto e di stabilire per ogni paziente la prognosi, nonché indicazioni sulle misure di prevenzione primaria e secondaria da seguire. Uno dei meccanismi possibili è proprio mediato dall’azione del sistema immunitario sulla placca: in un sottogruppo di pazienti si è visto che la placca aterosclerotica sulle pareti dei vasi che ossigenano il cuore (le coronarie) va incontro a rottura e successiva formazione del trombo con meccanismi che coinvolgono uno squilibrio nelle cellule del sistema immunitario.
Inoltre altre ricerche hanno evidenziato come in circa la metà degli infarti non si verifica rottura di placca e che in assenza di rottura la prognosi dei pazienti è più favorevole a lungo termine. In alcuni casi si ha solo un’erosione, e probabilmente questi infarti necessitano di terapia diversa senza necessità di impiantare uno stent coronarico.

Medical News

Villani, 47 in primi 4 mesi dell’anno contro i 4 del 2016

In soli 4 mesi, ovvero dal primo gennaio al primo maggio 2017, all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma i ricoveri di bambini colpiti dal morbillo si sono più che decuplicati rispetto allo stesso periodo del 2016. Sono infatti passati da 4 nel 2016 a 47. A sottolineare la gravità del fenomeno è il presidente della Società italiana di pediatria (Sip), nonchè responsabile del reparto Pediatria generale e malattie infettive dell’ospedale Bambino Gesù, Alberto Villani.
“Il calo della copertura vaccinale per il morbillo – ha affermato Villani – sta portando, come previsto, ad un aumento dei casi. La malattia si diffonde ma è da tempo che le società scientifiche hanno messo in guardia: l’aumento dei casi è un dato atteso e frutto di una disattenzione collettiva”. Dei 47 ricoveri registrati al primo maggio, precisa Villani, “18 presentavano complicanze e oltre la metà, pari a 25, hanno riguardato bambini molto piccoli sotto l’anno di età e che, quindi, non potevano essere già vaccinati”. In particolare, rileva, “4 ricoveri hanno riguardato bimbi sotto il mese di vita”.

Medical News

Nuovo bollettino Iss-Ministero, 1.920 contagi da inizio anno

Sono stati 385, ad aprile 2017, i casi di morbillo registrati in Italia, ovvero cinque volte quelli verificatisi nello stesso mese del 2016, quando se ne erano contati appena 76. E’ quanto emerge dal nuovo bollettino settimanale curato dal Ministero della Salute e dall’Istituto superiore della sanità (ISS), che aggiorna a 1.920 il numero totale dei casi verificatisi da inizio di quest’anno. Di questi un terzo con almeno una complicanza.
Dal sesto numero del bollettino, nato per monitorare l’epidemia di morbillo in corso in Italia, risulta che dal 24 al 30 aprile 2017, sono stati 29 i contagi registrati, che portano complessivamente a 385 i casi nel solo mese di aprile 2017. Il 34% ha avuto almeno una complicanza, come diarrea, polmonite, otite, epatite, insufficienza respiratoria, calo di piastrine, più raramente encefalite e convulsioni. Il 40% è stato ricoverato, il 15% ha fatto ricorso al pronto soccorso. Quasi tutte le Regioni hanno segnalato casi, ma il 92% proviene da Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia. Infine sono stati 176 i casi tra gli operatori sanitari.
In soli 4 mesi, ovvero dal primo gennaio al primo maggio 2017, all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma i ricoveri di bambini colpiti dal morbillo si sono più che decuplicati rispetto allo stesso periodo del 2016. Sono infatti passati da 4 nel 2016 a 47. A sottolineare la gravità del fenomeno è il presidente della Società italiana di pediatria (Sip), nonchè responsabile del reparto Pediatria generale e malattie infettive dell’ospedale Bambino Gesù, Alberto Villani.