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In occasione della Giornata Mondiale della vista, l’OMS ha ricordato come – nel mondo – circa 253 mln di persone hanno problemi di vista, mentre 36 mln sono totalmente ciechi. Secondo l’Agenzia, la cecità, effetto dell’invecchiamento della popolazione, nel 2050 potrebbe coinvolgere 115 mln ca.
I soggetti più a rischio sono gli over 50 e gli under 16, ma molte di queste malattie potrebbero essere prevenute o curate: “Nel mondo le malattie croniche dell’occhio sono la causa principale di perdita di visione – si legge nella scheda sul sito del’Oms -. Difetti visivi non curati e cataratte non operate sono le principali cause di problemi fr-libido.com. Proprio la cataratta rimane la causa principale di cecità nei paesi a basso e medio reddito”.

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Solo l’11% si sottopone a controlli oculistici

Non c’è ancora una risposta sanitaria adeguata a contrastare la crescente diffusione della retinopatia diabetica. Una patologia che in Italia interessa oggi oltre un milione di pazienti e che, in assenza di un miglioramento del quadro assistenziale, genererà un aumento della spesa sanitaria di 4,2 miliardi di euro nel periodo 2015-2030, secondo un recente studio condotto dal CEIS-Università di Roma Tor Vergata che ha valutato anche l’impatto economico declinato sulle singole regioni. Ma che soprattutto mette a rischio la vista del 30% dei pazienti diabetici.
Un allarme e una sollecitazione all’azione rivolte soprattutto alla politica e al mondo delle istituzioni nel corso del secondo Forum Nazionale sulla patologia che si è tenuto al Senato sul tema “Retinopatia Diabetica: una lotta possibile”, promosso dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB Italia Onlus) e dalla rivista di economia e politica sanitaria Public Health & Health Policy (PH&HP), con il patrocinio del Senato della Repubblica, del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.
”Sensibilizzazione, diagnosi precoce e riabilitazione sono le tre parole chiave della nostra azione – ha dichiarato in apertura dei lavori l’Avvocato Giuseppe Castronovo, presidente di IAPB Italia Onlus – per ridurre il numero ancora oggi insostenibile dei pazienti diabetici che perdono la vista: circa il 30 per cento”.
Il quadro gestionale della patologia oggi ci presenta pazienti che vivono una difficile condizione: sotto-diagnosticati (secondo il rapporto ARNO 2015 solo l’11 per cento dei soggetti diabetici è stato sottoposto a visita oculistica), non trattati adeguatamente o, ancora, non sottoposti a screening. Inoltre, una quota importante dei pazienti in trattamento non aderisce pienamente alle cure, assumendo solo in parte i farmaci o non completando le somministrazioni previste. Infine, l’offerta dei centri oculistici specialistici per il trattamento della patologia, sempre secondo un’analisi curata dai ricercatori del CEIS, risulta inadeguata sul piano della quantità e distribuita geograficamente in modo disomogeneo sul territorio.
”Siamo di fronte a un problema di sanità pubblica che va assolutamente affrontato – ha rilevato nel corso del suo intervento Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – così che il Sistema Sanitario possa essere in grado di gestire la situazione in modo sistematico e strutturale.
Occorre offrire ai cittadini una risposta omogenea – ha proseguito Ricciardi – superando le oggettive differenze nella gestione, che oggi si registrano su scala regionale”. ”Nella maggior parte dei casi medici di medicina generale e oculisti sono entrambi consapevoli che il problema è condiviso – spiega Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di Medicina Generale – l’integrazione tra gli attori coinvolti dovrebbe partire proprio dallo screening retinografico, che dovrebbe in futuro essere una procedura eseguibile – naturalmente su pazienti selezionati per fattori di rischio – già presso l’ambulatorio del medico di base, ma refertato da un oculista, perché senza integrazione non si va da nessuna parte”.

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Raccolti da sito Livescience, anche cleptomania temporanea

Nel 2016 sono stati descritti sulle riviste scientifiche casi di allucinazioni da glutine, ‘sindromi da Raperonzolo’ con una donna che aveva nello stomaco una palla di capelli da 15 centimetri, la cecità dovuta ad un uso eccessivo dello smartphone. A raccogliere i più strani casi medici dell’anno è il sito Livescience, che ne segnala anche uno avvenuto in Italia, una donna uccisa dalla puntura di un Ragno Eremita, la prima volta in Europa. Fra i protagonisti delle storie più bizzarre c’è anche il ‘peperoncino fantasma’, il più piccante al mondo, che secondo un articolo sul Journal of Emergency Medicine è riuscito a creare un buco nell’esofago di un uomo.
Il morso di un serpente invece, riporta il Journal of Clinical Neuroscience, ha fatto perdere l’olfatto a un uomo in Australia per oltre un anno. La rivista Bmj Case Reports riporta invece il caso di una donna affetta da ‘cleptomania temporanea’ dovuta a un intervento al cervello, e anche quella di un uomo che ha scoperto solo in tarda età di avere una malattia rara per cui assorbiva troppo ferro dagli alimenti, mascherata dalle sue frequenti donazioni di sangue.
  Sul New England Journal of Medicine c’è invece un caso di ‘allucinazioni da glutine’ in una donna affetta da celiachia. “La donna ha smesso di consumare glutine e il sintomo è scomparso – riportano i medici – ma quando inavvertitamente lo assume le allucinazioni ritornano”.

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L’apparecchio si chiama BrainPort V100 ed è il nuovo ausilio per non vedenti appena giunto in Europa dagli Stati Uniti. Si tratta di un apparecchio hi-tech che combina un paio di occhiali con videocamera e un piccolo dispositivo intraorale dotato di 400 elettrodi secondo i costruttori, la Wicab, aiuterà i non vedenti a orientarsi elaborando immagini visive a partire dagli stimoli ricevuti sulla lingua.

L’apparecchio, dopo l’approvazione della Food and Drug Administration, è stato anche approvato per il mercato europeo e sarà presto disponibile. BrainPort funziona per un un software che converte le immagini catturate dalla videocamera in segnali elettrici, percepiti dall’utente come vibrazioni o formicolii sulla lingua. Con l’addestramento iniziale (almeno 10 ore) e l’esperienza, il non vedente riesce ad interpretare gli impulsi e quindi “vedere” forma, dimensione e posizione degli oggetti, e determinare se gli oggetti sono fermi o in movimento.

La sperimentazione avvenuta prima dell’approvazione ha dato risultati soddisfacenti.  I due terzi (69%) delle 74 persone che hanno provato BrainPort, per un anno, si sono dimostrati in grado di riconoscere gli oggetti.