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Con malattia che accelera invecchiamento

Un kit di istruzioni molecolare aiuta a ringiovanire le cellule umane. Finora è stato sperimentato in laboratorio e solo su cellule prelevate da bambini colpiti dalla progeria, la malattia genetica che accelera il processo di invecchiamento, ma ha indubbiamente aperto una strada. Il risultato, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, è stato ottenuto negli Stati Uniti, presso l’Istituto di ricerca biomedica Houston Methodist.

Coordinato da John P. Cooke, l’esperimento è stato condotto nel dipartimento di Scienze cardiovascolari dell’istituto. Le cellule, prelevate da bambini precocemente invecchiati e che a causa della malattia difficilmente riescono a superare l’adolescenza, sono state considerate un modello ideale per capire la malattia e per evitare le tante morti per infarto all’età di 13 o 15 anni, ma anche per studiare molti aspetti dell’invecchiamento ancora sconosciuti.

I ricercatori hanno deciso di ripristinare, nelle cellule, le estremità dei cromosomi (chiamate telomeri) che inevitabilmente si riducono con l’età e nei bambini malati di progeria si accorciano con un ritmo rapidissimo. “Abbiamo visto che quando facciamo regredire il processo di riduzione dei telomeri regrediscono anche molti problemi associati all’invecchiamento”.

I ricercatori hanno quindi utilizzato frammenti della molecola braccio destro del Dna, l’Rna, per ‘insegnare’ alle cellule a produrre la proteina chiamata telomerasi, capace di evitare l’accorciamento dei telomeri: una volta ricevute le informazioni giuste, la cellula ha cominciato a produrre la proteina. I risultati, hanno rilevato i ricercatori, sono stati davvero incoraggianti. Adesso si tratta di lavorare per trasformarli in una terapia: un processo che richiederà ancora alcuni anni.

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Mappare ogni cellula, iniziativa scienziati Usa e inglesi

Mappare ogni cellula dell’organismo umano per capire la funzione e la forma di ogni cellula sana all’interno dei vari organi, e di conseguenza i meccanismi di sviluppo delle malattie: è questa l’ambiziosa iniziativa globale lanciata in una collaborazione anglo-americana, che vede coinvolti in primo piano il ‘Sanger Institute’ britannico, il ‘Massachussetts Institute of Technology’ (MIT) e Harvard. 

Per completare l’Atlante, che seguirà le orme di quello del genoma umano – hanno ammesso gli esperti, al lancio dell’iniziativa – ci vorrà più di un decennio, in quanto bisognerà mappare e descrivere ogni cellula e le sue proprietà all’interno dei diversi tessuti ed organi. In questo modo verrà messa a punto per la prima volta una ‘Mappa di referenza’ di quello che dovrebbe essere l’organismo umano sano, da mettere a disposizione di ogni scienziato e medico al mondo.

Il piano prevede la collaborazione e finanziamenti di team di ricerca di tutto il mondo. “Abbiamo oggi per la prima volta gli strumenti per capire di cosa è fatto il nostro organismo e come funziona, nonché di scoprire come questi vari elementi funzionano per dare origine alle malattie”, ha osservato Aviv Regev, direttore del Broad Institute del MIT. L’Atlante sarà un’immensa banca dati di ogni dettaglio cellulare, che dovrebbe aiutare a capire lo sviluppo di patologie come il morbo di Alzheimer, i tumori e così via.

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Costruito il loro ‘hard disk’, nel Dna, per memorizzare le malattie

Le cellule del corpo umano possono diventare dei computer viventi capaci di ‘ricordare’: questo grazie ad uno speciale ‘hard disk’ molecolare che registra gli eventi nel Dna, permettendo di ricostruire a posteriori la storia di infiammazioni, malattie e tumori. Lo hanno messo a punto i bioingegneri del Massachusetts Institute of Technology (Mit), che pubblicano i risultati delle loro ricerche sulla rivista Science.

Questa e’ la prima volta che un simile sistema di memoria viene sviluppato all’interno di cellule umane. In precedenza erano stati fatti esperimenti solo sulle cellule batteriche, sviluppando sistemi di memoria ‘digitali’ (capaci di registrare l’avvenimento di uno specifico evento biologico, come l’esposizione ad una particolare sostanza chimica) e ‘analogici’ (in grado di registrare anche la durata e l’intensita’ degli eventi).

L’hard disk sviluppato nelle cellule umane e’ di tipo analogico: basato su un riadattamento del sistema ‘taglia e incolla’ del Dna (la famosa Crispr), ha dimostrato nei topi di poter registrare l’evoluzione di un’infiammazione, accumulando un numero di mutazioni progressive che e’ direttamente proporzionale alla durata e all’intensita’ dell’evento. Questa stessa tecnica potrebbe essere usata in futuro per studiare come le cellule si differenziano durante lo sviluppo embrionale, come reagiscono alle condizioni ambientali e come accumulano mutazioni che portano all’insorgenza delle malattie.