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Dopo un tumore al cervello. Il padre aveva fatto ricorso

Secondo un giudice d’appello olandese, un ragazzo di 12 anni non è costretto a sottoporsi alla chemioterapia, se non vuole. Il caso, riportato dalla tv pubblica olandese Nos e da altri media locali, era già finito davanti a un tribunale di primo grado due mesi fa ma il padre del giovane aveva poi fatto appello.
Al giovane era stato scoperto un tumore al cervello l’anno scorso. Dopo un’operazione andata bene e la radioterapia, il paziente avrebbe ancora dovuto sottoporsi alla chemio, ma il ragazzo ha deciso di rifiutare ulteriori trattamenti per paura degli effetti collaterali. I genitori del giovane sono divorziati: la madre sostiene la decisione del ragazzo mentre il padre ha portato il caso davanti al giudice.
Per gli psicologi il ragazzo è capace di intendere e di volere e quindi la Corte ha stabilito che lui stesso è in grado di decidere sul proprio trattamento.

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Fino a dicembre gratis in 11 centri del Lazio

Circa un quarto delle donne operate per tumore al seno potrebbe evitare la chemioterapia adiuvante dopo intervento, trattamento che risulterebbe inefficace, oltre ad essere gravato da pesanti effetti collaterali e costi onerosi per il SSN.
Un test molecolare altamente affidabile è in grado di predire su un gruppo di pazienti operate per cancro al seno le probabilità che la chemioterapia sia efficace e di prognosticare un’eventuale ricaduta a 10 anni dalla diagnosi.
Nel Lazio ogni anno sono circa 4.200 le nuove diagnosi di tumore al seno e questo accade in Italia ogni anno per oltre 48.000 donne. La grande maggioranza affronta l’intervento chirurgico e, circa la metà, dopo l’operazione viene sottoposta a chemioterapia adiuvante, che spesso non risulta efficace. Oggi però un nuovo test genomico consente su pazienti operate per un cancro al seno di prognosticare un’eventuale ricaduta a 10 anni dalla diagnosi e le probabilità che la chemioterapia sia efficace. Per le pazienti significa non dover affrontare senza motivo i pesanti effetti collaterali della chemioterapia, con riduzione dei costi anche per il Servizio Sanitario Nazionale correlati al trattamento ed alle possibili complicanze. In Italia le pazienti eleggibili hanno la possibilità di effettuare gratuitamente il test grazie al programma di sperimentazione PONDx, avviato a febbraio 2016 e attualmente in corso in 11 Centri del Lazio, tra i quali l’Istituto Nazionale Regina Elena di Roma. Al momento sono state testate più di 600 pazienti solo nel Lazio, di cui più di 60 presso l’Istituto Nazionale Regina Elena. Analogo studio è stato condotto in numerosi Centri Ospedalieri in Regione Lombardia e in altri Centri sul territorio italiano. I risultati saranno presentati in occasione di vari Congressi previsti nei prossimi mesi.
”Il test Oncotype DX© ci aiuta a individuare meglio le pazienti che hanno una prognosi più sfavorevole e ci dice quali di queste possono giovarsi di un trattamento chemioterapico in aggiunta all’ormonoterapia sia in pre che in post-menopausa”, afferma Francesco Cognetti, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Regina Elena di Roma. ”In particolare, il test fornisce informazioni su pazienti con tumore invasivo della mammella, linfonodi negativi o positivi fino a un massimo di 3, con recettori ormonali positivi, pazienti che in base ai prelievi anatomo-clinici e biologici sono in una zona di confine, in una fase in cui si può includere o escludere con certezza il trattamento chemioterapico rispetto alla sola ormonoterapia”.

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Era stato condannato per la morte di un paziente a cui aveva somministrato solo vitamina C e integratori

L’Ordine dei medici di Padova ha radiato Paolo Rossaro, il medico di famiglia condannato in Cassazione a un anno e sei mesi con la sospensione della pena per omicidio colposo, in relazione alla morte di Cristian Trevisan, un camionista vicentino morto nel 2007 per un linfoma di Hodgkin e curato non con la chemioterapia ma con vitamina C e integratori.
Il provvedimento, segue di qualche settimana la radiazione dall’Ordine dei medici di Treviso di Roberto Gava, cardiologo e farmacologo accusato di essere un antivaccinista. La commissione disciplinare sarà chiamata a breve a giudicare anche Claudio Sauro, medico di famiglia finito sotto procedimento perchè autore della “chemioterapia naturale”. “E’ il Medioevo scientifico – commenta Rossaro – siamo tornati alla caccia alle streghe, si processano le idee”.
Secondo l’Ordine, il linfoma di Hodgkin oggi ha un tasso di guarigione del 95% e, quindi, se trattato con la chemioterapia, il camionista vicentino avrebbe potuto salvarsi.

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Tutte le presunte ‘cure’ alternative anticancro

Dopo la morte di Eleonora, la ragazza di 18 anni affetta da leucemia e per la quale i genitori,seguaci di un ‘metodo’ alternativo chiamato Hamer, hanno detto no alla chemioterapia, anche un’altra donna, che per le cure si rifaceva alla stessa teoria, e’ morta nel riminese. La presunta ‘terapia’, che prende il nome dall’ex medico internista tedesco Ryke Geerd Hamer, parte dal presupposto che il tumore sia il frutto di un conflitto psichico e, come rileva l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) in una scheda pubblicata sul suo sito, “e’ basata su premesse non scientifiche e ha già provocato la morte di diversi pazienti”.

Non è la prima volta che, alla ricerca di cure, i malati si rivolgono a presunte cure alternative anticancro, non validate dalla comunità scientifica: dal metodo Di Bella, basato sulla somatostatina, a quello Simoncini a base di bicarbonato, passando per l’urinoterapia e il siero Bonifacio.

Il cosiddetto metodo Di Bella, ideato dal medico Luigi Di Bella, era un multitrattamento, a base di farmaci chemioterapici, ormoni e vitamine. La sua diffusione nella seconda metà degli anni ’90 spinse il ministero della Salute ad avviare una sperimentazione clinica nel 1998. I risultati, pubblicati sul British Medical Journal, ne sancirono la sostanziale inefficacia terapeutica: nessun caso di completa remissione del tumore e solo tre di remissione parziale.

La ‘cura’ Simoncini, che prende il nome da Tullio Simoncini, medico radiato dall’albo nel 2006 e più volte condannato, e’ basata sul bicarbonato e parte dall’assunto che tutti i tumori sarebbero causati da “reazioni di difesa” dei tessuti all’ aggressione di un fungo, la Candida albicans, da trattare con il bicarbonato. I test, condotti già negli anni Cinquanta, hanno però smentito l’utilità di questa ipotesi terapeutica. “Attualmente alcuni studi in corso stanno valutando se il bicarbonato possa potenziare l’effetto dei farmaci chemioterapici”, spiega l’Airc.

Altri pazienti sono conquistati dalle promesse dell’urinoterapia, basata su presunti effetti benefici dell’urina, che sarebbe in grado di curare cancro, Aids e altre malattie, ma i cui giovamenti non sono mai stati provati scientificamente. Per finire, risalendo agli anni ’70, il siero di Bonifacio aveva provocato ondate di viaggi della speranza da parte dei malati. La presunta cura ideata dal veterinario Liborio Bonifacio era a base di feci di capra mescolate a urina e acqua, poi filtrate e sterilizzate. I fallimenti delle due sperimentazioni spinsero Bonifacio a ritirarsi, nel 1982.