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Il Rotary Club di Noto ha donato all’Asp di Siracusa cinque cuffie per chemioterapia destinate all’Oncologia di Avola. Si tratta di presìdi che, utilizzati dai pazienti sottoposti a chemioterapia, sono efficaci a ridurre in modo sensibile la caduta dei capelli, effetto collaterale molto comune in corso di trattamento.
Ad accogliere la donazione da parte del presidente del Rotary club di Noto Corrado Parisi è stato stamane il direttore generale f.f. dell’Asp di Siracusa Anselmo Madeddu nel corso di un incontro che si è svolto nella sala riunioni della direzione generale. Assieme al presidente del Rotary di Noto hanno partecipato i componenti il direttivo e una delegazione di soci, presenti il direttore amministrativo Giuseppe Di Bella, il direttore sanitario dell’ospedale Avola-Noto Rosario Di Lorenzo e il direttore dell’Unità operativa di Oncologia medica Paolo Tralongo con il personale sanitario del reparto.
Il direttore generale f.f. Anselmo Madeddu si è congratulato con il presidente e i soci del Rotary di Noto esprimendo gratitudine per l’attenzione che hanno voluto riservare ai pazienti oncologici: “Sono grato a nome dell’Azienda e dei pazienti che ne faranno uso – ha detto Anselmo Madeddu – per la sensibilità che li ha mossi preoccupandosi di come rendere più sopportabile una terapia che crea, sotto il profilo da loro attenzionato, notevole disagio soprattutto alle donne. I rotariani non sono nuovi a questi gesti di apprezzabile liberalità nei confronti del sistema sanitario, ricordiamo non ultima l’adesione del Distretto Rotary 2010 Sicilia-Malta e di tutti i Rotary Club dell’Area Aretusea al programma di screening “Rotary No ictus” per la prevenzione degli ictus ischemici a partenza cardiaca con la donazione di device in uso ai medici di medicina generale, o ancora la donazione pochi mesi fa da parte dei giovani dei club Rotary di Siracusa, Lentini e Augusta di tanti libri di fiabe destinati ai piccoli pazienti del reparto di Pediatria dell’ospedale di Siracusa. Questi episodi, di alto valore sociale, sono la dimostrazione dell’impegno di quanti si sentono parte integrante di un sistema pubblico cui apportare il personale contributo per migliorarlo”.
“Dopo una attenta verifica delle esigenze da parte di alcune categorie di pazienti – ha detto il presidente del Rotary di Noto Corrado Parisi – abbiamo pensato di donare queste cinque cuffie per chemioterapia Devicap che potranno essere utilizzate dai pazienti sottoposti a trattamento chemioterapico nella struttura ospedaliera di Avola. Le cuffie, come abbiamo avuto modo di chiarire durante un primo colloquio con il direttore dell’Unità operativa di Oncologia medica dell’Asp di Siracusa Paolo Tralongo che ne ha riconosciuto l’utilità, serviranno a ridurre in modo sensibile l’alopecia che è un effetto collaterale molto comune in corso di chemioterapia. E’ indubbio, infatti, che la perdita dei capelli ha un impatto negativo sulla qualità di vita dei pazienti, in particolare delle donne, in quanto costituisce una perdita di identità influendo negativamente nei rapporti sociali e nelle relazioni personali determinando a volte l’insorgenza di depressione”.
“Queste cuffie – ha spiegato Paolo Tralongo – agiscono attraverso un metodo molto semplice: messe in testa durante il trattamento chemioterapico, determinano una riduzione della temperatura del cuoio capelluto attraverso una vasocostrizione che riduce l’afflusso del principio attivo del farmaco a livello della radice del capello. Questo determina la riduzione evidente di uno degli effetti collaterali più visibile, quello per il quale ancora oggi alcune donne non accettano di fare chemioterapia, anche di fronte al rischio che la malattia vada avanti. Sembra un paradosso ma non lo è. Occorre rimuovere certi atteggiamenti culturali e per fare questo occorre fornire strumenti che assieme alla quantità agiscano sulla qualità delle prestazioni per affrontare patologia sotto tutti i punti di vista anche quello psicologico. Ringrazio il Rotary – ha aggiunto – per la sensibilità che dimostra in tante occasioni”.
Apprezzamenti per l’iniziativa sono stati manifestati anche dal direttore amministrativo Giuseppe Di Bella e dal direttore sanitario dell’ospedale Avola-Noto Rosario Di Lorenzo. “Sono gesti pregevoli per una azienda come la nostra – ha aggiunto il direttore amministrativo Giuseppe Di Bella – poiché confermano quanto altre istituzioni e realtà della società civile sono vicine alla sanità e questo è di grande incoraggiamento per continuare e migliorare il proprio lavoro nell’interesse dei bisogno di salute delle persone”.
“Condividendo quanto già detto in questa occasione– ha aggiunto Rosario Di Lorenzo – desidero sottolineare come questi gesti dimostrino che la struttura ospedaliera è vissuta dal cittadino come cosa propria, parte integrante del tessuto sociale, da valorizzare e da aiutare per migliorarne la qualità delle prestazioni di cui egli stesso usufruisce quando ne ha bisogno”.

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Pinto (Aiom), oggi è più ‘dolce’, non credere a pseudoscienza

L’87% degli italiani sa cos’è la chemioterapia, ma al 68% questi farmaci contro il cancro fanno ancora paura e il 78% ignora che oggi sono più “dolci” rispetto al passato perché più efficaci e meno tossici. È la fotografia del livello di conoscenza di una delle principali armi contro il cancro scattata dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in un sondaggio che ha coinvolto 1.010 cittadini.
E per far capire come la cura farmacologica contro i tumori sia cambiata la società scientifica ha realizzato il libro ‘Chemioterapia 100 domande 100 risposte’, disponibile sul sito www.aiom.it. Il progetto è realizzato con il contributo non condizionato di Sanofi Genzyme. La chemioterapia “è ancora oggi arma fondamentale da non trascurare – sottolinea Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. Questo libro vuole essere una guida per tutti i cittadini per comprendere a fondo la terapia che in più di 70 anni ha rappresentato il cardine della lotta ai tumori e che è ancora insostituibile nella cura della maggioranza delle neoplasie. Negli anni sono state diffuse mistificazioni prive di fondamento per screditarne l’efficacia e allontanare i pazienti.
Contemporaneamente abbiamo anche assistito alla pericolosa diffusione di teorie pseudoscientifiche sulle cure miracolose del cancro. Sulla chemioterapia inoltre grava lo stigma di una cura con ‘pesanti’ effetti collaterali che spesso fanno paura più del cancro stesso, reminiscenza del passato e molto lontane dalle attuali possibilità terapeutiche”. Il sondaggio evidenzia la scarsa conoscenza degli italiani: per il 53% la chemio non permette di condurre una vita “normale” e per il 37% è un trattamento ormai superato. La chemioterapia invece, spiega Pinto, “si è innovata, non è più quella di 30 anni fa, è più ‘dolce’. Inoltre oggi abbiamo a disposizione trattamenti complementari che ne riducono in maniera rilevante gli effetti collaterali come la nausea e il vomito e, con le dovute differenze, sono disponibili terapie che non provocano la caduta dei capelli. Oggi inoltre molti nuovi trattamenti sono somministrati in combinazione con la chemioterapia. Più armi quindi insieme per prolungare la vita e migliorare le percentuali di guarigione.

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Alcuni ricercatori dell’Università di Manchester hanno scoperto perchè, alcuni tumori, riuscivano a sviluppare resistenza alla chemioterapia. La risposta sta in una piccola proteina la BCL-XL. In uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Cell gli scienziati inglesi hanno cercato di comprendere la biochimica difensiva di alcuni tumori e i metodi per inibirla.

In particolare gli studiosi si sono concentrati su un gruppo di farmaci, i tassani, usati per trattare diversi tumori, tra cui quello del seno e dell’ovaio, cercando di capire come funzionano. Analizzando la crescita delle cellule tumorali in laboratorio, hanno potuto dimostrare come questi farmaci abbiano indotto le cellule tumorali a uccidere se stesse. Allo stesso tempo hanno anche scoperto una differenza chiave tra i tumori che rispondono ai farmaci, e quelli invece resistenti: nelle cellule resistenti alla terapia ci sono infatti alti livelli di una proteina, BCL-XxL, i cui effetti possono essere neutralizzati dai farmaci ora in sviluppo.

La proteina BCL-XL è, infatti, in grado di bloccare l’apoptosi della cellula, spuntando, per così dire, le armi ai principali farmaci anti tumorali.

”Potenzialmente – spiega Stephen Taylor, uno dei ricercatori – se combiniamo la proteina con i tassani, si possono prendere i tumori resistenti e renderli più sensibili ai farmaci. Questi nuovi inibitori, essenzialmente, ammorbidiscono le cellule tumorali, in modo che quando le cellule tumorali vengono trattate, è più facile che muoiano”.

Secondo lo studio, i farmaci già in sviluppo possono inibire la codifica di questa proteina rendendo la chemioterapia più efficace, anche se questo approccio non è ancora stato testato sulle persone. Per questo i ricercatori vogliono ora testare il loro approccio su campioni di malati di cancro, oltre che sugli animali.

Tuttavia non mancano dei timori, come quello di rendere anche i tessuti sani più vulnerabili alla chemio e aumentare il rischio di effetti collaterali.

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Al 51° congresso della Società Americana di oncologia (Asco), che si sta tenendo in questi giorni negli Stati Uniti, è stato presentato un nuovo farmaco per la cura del cancro al seno.

Si tratta del nanofarmaco Nab-Paclitaxel, e, durante la sperimentazione, si è dimostrato particolarmente efficace contro una forma di tumore del seno particolarmente aggressiva, ovvero quella metastatica triplo negativa.

Lo studio, intitolato Tn Acity, è stato condotto dal dott. Pierfranco Conte, direttore dell’oncologia medica dell’Istituto Oncologico veneto di Padova e potrebbe aprire scenari interessanti per lo sviluppo di nuovi nanofarmaci.

“E’ possibile aumentare la concentrazione del farmaco antitumorale per colpire selettivamente le cellule malate. Grazie alla nanotecnologia, particelle di dimensioni nanometriche trasportano il farmaco chemioterapico in dosi maggiori rispetto alla formulazione tradizionale, aumentandone l’efficacia con meno effetti collaterali”, ha dichiarato Conte, “a oggi è disponibile solo la chemioterapia; quindi è essenziale trovare il migliore regime chemioterapico per queste pazienti, ed il nuovo nanofarmaco coniuga un principio attivo antitumorale efficace con la tecnologia d’avanguardia basata appunto sulle nanoparticelle”.