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Con attività creative e rilassanti più benessere ed entusiasmo

La chiave della felicità? Potrebbe risiedere in attività creative e rilassanti, come dipingere, scrivere poesie o canzoni, provare una nuova ricetta, lavorare a maglia o all’uncinetto. A dimostrarlo uno studio dell’Università di Otago, in Nuova Zelanda, pubblicato sulla rivista The Journal of Positive Psychology. Gli studiosi hanno preso in esame 658 studenti universitari, a cui è stato chiesto di tenere un diario delle attività giornaliere e del proprio stato d’animo per un periodo di 13 giorni. Dopo aver analizzato i diari, i ricercatori hanno riscontrato che i ragazzi provavano maggiore entusiasmo, erano più positivi del solito, nei giorni in cui avevano fatto più attività creative. Lo studio non ha chiesto specificamente agli studenti di registrare nel dettaglio la natura della loro attività creativa, ma gli studiosi avevano raccolto tali informazioni in modo informale in uno studio precedente. Gli esempi più comuni che i ragazzi facevano erano dedicarsi alla scrittura creativa (poesia, narrativa breve), lavorare a maglia e uncinetto, sperimentare nuove ricette, dipingere, disegnare o fare degli schizzi, occuparsi di progettazione grafica e digitale o di performance musicali.

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Hanno cervello privo di segni di invecchiamento

Si trovano nel cervello dei ”nonni” dalla memoria super – ovvero anziani ‘superdotati’, che hanno capacità di memoria del tutto assimilabili a quelle di un ventenne – le chiavi per invecchiare mantenendo il cervello giovane.

 Infatti scienziati del prestigioso Massachusetts General Hospital di Boston, osservando le immagini di risonanza magnetica del cervello di questi ‘superanziani’, hanno scoperto che i nonnini mantengono sia strutturalmente sia funzionalmente un cervello giovane, che non mostra, cioè, i normali segni di invecchiamento ben visibili nel cervello della gran parte delle persone dai 50 anni in su.

Il loro studio è stato pubblicato sul Journal of Neuroscience e secondo gli scienziati Usa getta le basi per capire i processi che portano alla demenza e comprendere come evitarli.

E’ fisiologico che già dopo i 50 anni il cervello inizi a invecchiare con chiari segni di riduzione di volume, specie in aree strategiche per apprendimento e memoria, come l’ippocampo.

Gli esperti hanno studiato il cervello di 40 anziani di 60-70 anni – tra cui 17 anziani dalla memoria ancora agile come quella di un giovane – e 40 giovani di 18-32 anni. Hanno scoperto che i super-anziani non mostrano alcun segno di invecchiamento nelle aree del cervello cruciali per apprendimento e memoria. E non è tutto, hanno visto che lo spessore del cervello in queste aree è direttamente correlato alle abilità mnemoniche dei super-vecchietti. Quindi più questi hanno una memoria scattante, più è ampio il volume del loro cervello.

Capire come fanno questi anziani a mantenere un cervello giovane e scattante, decifrare se la loro sia una dote innata o se, invece, sia il loro stile di vita ad averli protetti dal peso del tempo – concludono gli esperti Usa diretti da Brad Dickenson – darà le chiavi per capire come prevenire
la perdita di memoria e la demenza.