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La Scuola internazionale di Chirurgia Robotica di Grosseto, coordinata dal dottor Paolo Pietro Bianchi, responsabile del Dipartimento di Chirurgia della Asl Toscana sud est e direttore della Chirurgia generale di Grosseto, allarga l’ambito dell’insegnamento

Si è svolto infatti ieri e oggi il primo Corso di Chirurgia Robotica in Ginecologia, coordinato dal dottor Fabrizio Signore, direttore UO Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Misericordia. All’interno del Corso avanzato di Chirurgia robotica generale, i due giorni sono stati dedicati in parte all’analisi e all’approfondimento teorico delle tecniche mininvasive chirurgiche in ginecologia che sfruttano i vantaggi dell’utilizzo del robot, con illustrazioni di casistiche significative e presentazioni di relatori, professionisti del settore, provenienti da tutta Italia; mentre per l’aspetto pratico, i discenti hanno potuto eseguire simulazioni al robot e assistere in diretta a interventi di chirurgia robotica ginecologica tramite collegamento con la sala operatoria del Misericordia e di altri centri tra cui Pisa e Roma.
“La chirurgia robotica e il suo insegnamento sono un’eccellenza della sanità grossetana che oltrepassa i confini nazionali – afferma Bianchi – dopo anni di interventi oggi possiamo attivare corsi di robotica anche in ambito ginecologico che rappresentano un valore aggiunto per la formazione e la professionalità degli specialisti che arrivano qui da vari Paesi per cogliere questa importante opportunità”.
“La robotica rappresenta la chirurgia mininvasiva ad alta tecnologia che per la sua caratteristica di elevata precisione e per i vantaggi evidenti che comporta, trova ampio impiego anche in ginecologia. – spiega Signore – In questo settore gli interventi sono notevolmente aumentati negli anni, diventando anche sempre più complessi: se nel 2016 sono stati eseguiti 46 interventi di chirurgia robotica ginecologica, nel 2017 sono addirittura raddoppiati balzando a più di 80; Nei primi sei mesi di questo anno siamo allo stesso modo assistendo a un trend di interventi in continua crescita. In ambito ginecologico si fa ricorso alla robotica per interventi riguardanti patologie oncologiche, endometriosi profonda, interventi complessi di uroginecologia. Si tratta di chirurgia ad alta precisione che consente di ridurre le complicanze e aumentare i vantaggi per le pazienti, tra cui la forte riduzione della perdita di sangue e tempi di recupero post operatori molto più rapidi”.

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Quattro giorni di full immersion per 19 chirurghi da tutta Italia.

E’ partito ieri il corso base di Chirurgia Robotica della Scuola internazionale di Grosseto che durerà fino a giovedì 17 maggio.
Anche quest’anno l’ospedale Misericordia mette a disposizione di esperti provenienti da molte Regioni italiane l’esperienza e la professionalità della Chirurgia robotica che ha reso Grosseto punto di riferimento internazionale.

La giornata di ieri si è aperta con la presentazione del corso con il dottor Paolo Pietro Bianchi, responsabile del Dipartimento di Chirurgia della Asl Toscana sud est, direttore della Chirurgia generale di Grosseto e coordinatore della Scuola ed è proseguita con interventi di specialisti e dimostrazioni pratiche del funzionamento del robot Da Vinci da parte degli operatori grossetani. Il corso è stato impostato con una forte impronta di training per valorizzare quindi l’aspetto pratico-operativo attraverso esercitazioni eseguite su un laboratorio virtuale composto da modelli di simulazioni a posta per il robot. Oggi invece e per i giorni successivi si alterneranno lezioni frontali e interventi di Chirurgia robotica in diretta, eseguiti nelle sale operatorie del reparto di Chirurgia. Il collegamento diretto e via web permetterà ai partecipanti di assistere passo passo all’intervento e in maniera interattiva fare domande, anche con il supporto di video proiettati contestualmente.

“Questo corso è una grande opportunità per i professionisti che si approcciano alla Chirurgia robotica – afferma Bianchi – Mi piace ricordare che quella di Grosseto è l’unica scuola di robotica pubblica, completamente gestita dalla Asl Toscana sud est, dove l’obiettivo principale è trasmettere competenze e formare i chirurghi nel campo della robotica ormai così attuale e indispensabile nella medicina interventistica”.

Dal 2003, anno in cui la Scuola è stata fondata dal professor Pier Cristoforo Giulianotti, a oggi si sono formati circa 895 chirurghi provenienti da tutta Italia e da diversi Paesi del mondo. (http://www.roboticschool.it/ ), ma già venivano eseguiti interventi di Chirurgia robotica dal 2000.

Negli anni, l’ospedale grossetano è diventato un centro di eccellenza per la robotica e un polo di formazione internazionale. Solo nel 2017 sono stati eseguiti 406 interventi con il robot, casistica mai raggiunta finora. Attualmente a Grosseto vengono effettuate operazioni di robotica, con rigidissimi criteri di appropriatezza, su esofago, stomaco, fegato, pancreas, colon-retto, cui ai aggiunge la chirurgia ginecologica e urologica.

”Il numero di richieste di partecipazione ai nostri corsi formativi è sempre maggiore – conclude Bianchi – dimostrazione che la chirurgia tecnologica di cui la robotica è la sua massima espressione perché rappresenta la chirurgia mininvasiva ad alta tecnologia è in grande diffusione. Si tratta di chirurgia ad alta precisione che consente di ridurre le complicanze, tra cui la perdita di sangue, con tutta una serie di vantaggi per il paziente che portano alla possibilità di eseguire interventi sempre più complessi. La Regione Toscana si è dimostrata sempre lungimirante su questo tipo di politica sanitaria su cui ha deciso da tempo di investire e i benefici riportati sono ampiamente dimostrati e consolidati anche dal punto di vista clinico”.

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Tecnica utilizzata per la prima volta al mondo

Un rene ectopico pelvico, anomalia congenita che porta a dolore cronico e infezioni, ma comunque ben funzionante, è stato trapiantato su un paziente di 51 anni in dialisi. Gli interventi sono stati effettuati alle Molinette di Torino per la prima volta al mondo con la chirurgia robotica, fondamentale per la posizione anomala del rene, a stretto contatto con l’utero e con una vascolarizzazione complessa. “Due situazioni di sofferenza e di calvario – sottolinea l’ospedale – sono state trasformate in lieto fine”.
Il rene, ben funzionante ma destinato allo scarto, è stato trapiantato anche grazie alla volontà della donatrice, che con questo gesto generoso voleva dare un senso alle sue precedenti sofferenze. La nefrectomia con tecnica robotica è stata eseguita dal professor Paolo Gontero, direttore dell’Urologia universitaria dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, insieme al dottor Alessandro Greco e dagli anestesisti Alessandra Davi ed Elisabetta Cerutti.
“La chirurgia robotica – spiega Gontero – è stata fondamentale in questa particolare situazione. L’aiuto del robot ha permesso l’accuratezza chirurgica necessaria in un intervento così delicato”. “Si è trattato di un rene con una complesità di arterie mai presentata prima d’ora per un trapianto nella trentennale tradizione della Chirurgia Vascolare ospedaliera delle Molinette”, aggiunge il dottor Maurizio Merlo, direttore della Chirurgia Vascolare ospedaliera delle Molinette, che ha eseguito la ricostruzione vascolare del rene ed effettuato la fase vascolare del trapianto con gli anestesisti Antonella Marzullo e Luisella Panealbo.
Il trapianto, informano i sanitari delle Molinette, è tecnicamente riuscito e il paziente che ha ricevuto il rene è stato sganciato dalla dialisi. Ricoverato presso la terapia semi-intensiva della Nefrologia universitaria, è seguito dall’equipe del professor Luigi Biancone e le sue condizioni sono in costante miglioramento.

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E’ successo all’ospedale Scotte di Siena. Parliamo della prima asportazione di tiroide e timo effettuata utilizzando tecniche di chirurgia robotica.

Un paziente affetto da due diverse patologie, una a carico del timo e una a carico della tiroide, è stato curato con un unico intervento, durato circa 6 ore, praticando solo tre fori di pochi millimetri 2 sotto la mammella ed uno a livello dell’ascella. Il risultato è il frutto di un lavoro congiunto tra l’equipe dell’Uoc di chirurgia toracica dell’azienda ospedaliero universitaria di Siena, diretta da Giuseppe Gotti, con Luca Luzzi, e il direttore dell’otorinolaringoiatria dell’ospedale di Arezzo, Pierguido Ciabatti.

L’intervento, annunciano i medici, “è perfettamente riuscito e il paziente è stato dimesso dopo 4 giorni”.

L’uso della chirurgia robotica, nell’ambito della chirurgia del collo è una novità assoluta. Tradizionalmente, l’asportazione del timo prevedeva una sternotomia e, per asportare la tiroide, era necessario l’intervento chirurgico tradizionale, con complicazioni postoperatorie, dolore ed una lunga ospedalizzazione. Per questi motivi i due interventi venivano raramente associate con le tecniche tradizionali.

“Abbiamo studiato il caso in maniera approfondita – afferma Ciabatti – e con una minima rotazione di soli 30 gradi del robot, senza spostare il paziente, abbiamo fatto i due interventi. Per la chirurgia della tiroide abbiamo utilizzato una tecnica mini-invasiva robotica che ha permesso l’asportazione di tutta la ghiandola passando dalla stessa incisione del cavo ascellare usata per asportare il timo, evitando, in questo caso, la cervicotomia. Questa procedura è eseguita solo in altri due centri nazionali tra cui l’ospedale San Donato di Arezzo ove, unico in Italia, questa procedura viene effettuata dal un chirurgo otorinolaringoiatra”.

“Siena – commenta l’assessore regionale al diritto alla salute, Stefania Saccardi – oggi rappresenta uno dei pochissimi centri in Italia ad offrire la possibilità di una trattamento con tecnica robotica mini-invasiva delle patologie mediastiniche. La neonata Area Vasta della Toscana Sud Est – conclude – ha dimostrato la validità del concetto di macroarea, cioè mettere insieme risorse già esistenti nel territorio”.