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Progetto finanziato dalla Comunità Europea. Ecco come accedere
AREZZO – Assistere e sostenere al domicilio le persone che hanno una condizione di fragilità per problematiche di tipo cognitivo e/o per persone completamente non autosufficienti seguite dai servizi. E’ l’obiettivo di un progetto finanziato dalla Comunità Europea, attraverso la Regione, al quale hanno partecipato le Zone Distretto della Sud Est.
Il progetto ha una durata di 18 mesi. Si rivolge a cittadini con diagnosi specialistica di demenza lieve o moderata, per i quali possono essere attivate prestazioni professionali domiciliari, extra domiciliari e semiresidenziali, ma anche a cittadini non autosufficienti in carico ai servizi sociosanitari territoriali per supportare la persona e la sua famiglia rimanendo al proprio domicilio (attraverso l’erogazione di un contributo economico a supporto della spesa per l’assunzione regolare di un assistente familiare).
Nella Zona Distretto Arezzo, Casentino e Valtiberina, per informazioni le famiglie possono rivolgersi ai Punti Insieme della Zona Distretto, ai medici di medicina generale e agli Sportelli di Segretariato Sociale e al Servizio Sociale Professionale di riferimento per le persone già seguite dai servizi.
I numeri di telefono da chiamare (in orario 8,30-13,30) sono: per articolazione Aretina, tel 0575/255801; per il Casentino tel 0575/588452; per la Valtiberina tel 0575/757776.

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Il 9 e il 10 ottobre a Oristano una due giorni dedicata a formare i dipendenti Ats sulle corrette modalità di comunicazione e relazione con i cittadini

La comunicazione e la relazione con il pubblico saranno il tema del corso di formazione organizzato dal Servizio di Psicologia della Ats-Assl Oristano e rivolto agli operatori di front office dell’Azienda per la tutela della salute della Sardegna (centralinisti, operatori di sportello, addetti Urp ecc), in programma domani, martedì 9, e dopodomani, mercoledì 10, nella sala conferenze (Aula verde) dell’ospedale San Martino di Oristano.
Obiettivo del corso, che ha come responsabile scientifico il direttore del servizio di Servizio di Psicologia dell’Ats-Assl Oristano Domenico Putzolu, è quello di migliorare la qualità della comunicazione con i cittadini, fornendo al personale che si trova a contatto diretto con gli utenti gli strumenti adatti per trasmettere in maniera puntuale, completa ed esaustiva le informazioni richieste e migliorarne le capacità relazionali. Durante la due giorni saranno illustrati metodi, strumenti e tecniche per ottimizzare la comunicazione all’interno dell’azienda e quella verso gli utenti, facilitando uno scambio di informazioni chiaro, rapido ed efficiente.
Quella che si apre domani è la prima edizione del corso. La seconda edizione è in programma giovedì 18 e venerdì 19 ottobre.

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Garantiscono le prestazioni rivolte ad 1 milione e 300mila persone, erogate su oltre 6.500 chilometri quadrati e soprattutto assicurate in 13 ospedali, 70 distretti, 37 consultori, 38 centri di salute mentale e 13 centri per dipendenze. Sono i 7.300 fra infermieri, ostetriche ed operatori socio sanitari (oss) che costituiscono oltre la metà di tutti i dipendenti della Azienda USL Toscana nord ovest (13mila). ”Ma soprattutto sono l’anima della nostra Azienda. Quelli che spesso finiscono, come tutta la Sanità, ingiustamente sotto attacco, ma che mettono cuore, faccia ed anima tutti i giorni al servizio dei cittadini”. Lo ha detto Maria Teresa De Lauretis, direttore generale della USL Toscana nord ovest nel corso dell’incontro aperto alla cittadinanza dal titolo “Accompagnare la vita” organizzato dal dipartimento delle professioni infermieristiche ed ostetriche al Palazzo dei Congressi di Pisa.
“La professione infermieristica – ha affermato l’assessore regionale al diritto alla salute Stefania Saccardi – è una di quelle che ha accresciuto maggiormente le proprie competenze grazie ad uno sviluppo degli ambiti di lavoro. Gli infermieri raggiungono ogni settore sanitario, dagli ospedali al territorio e proprio in Toscana, primi in Italia, stiamo lavorando alla implementazione della nuova figura dell’infermiere di famiglia. Di pari passo alla crescita delle competenze ed al loro ruolo strategico siamo consapevoli debba crescere anche il numero delle persone assunte per questo stiamo lavorando anche in tale direzione“.
“Questo titolo – ha spiegato Chiara Pini, direttore del dipartimento delle professioni – racchiude il senso del nostro lavoro. Infermieri, ostetriche e operatori socio sanitari sviluppano con le persone che a loro si affidano una alleanza che va al di là del mero atto professionale e che si rivolge alle persone con un qualunque bisogno di salute. Solo per citare alcuni esempi: gli oltre mille interventi di elisoccorso eseguiti ogni anno, oppure i 108mila ricoveri offerti negli oltre 3mila posti letto, i 15 milioni e 400 mila di prestazioni ambulatoriali, o i servizi offerti direttamente a casa dei pazienti con 560mila prestazioni domiciliari. “Insieme” è la parola chiave di questo incontro durante il quale ci siamo confrontati con i cittadini per sapere cosa si aspettano da noi nei percorsi di salute che “accompagnano la vita” di ciascuno dalla nascita grazie alle 190mila prestazioni assicurate nell’era materno infantile, con quasi 7mila parti, così come nelle emergenze con 430mila accessi al pronto soccorso”.

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Pres. diabetologi, ogni 6 secondi nel mondo muore un diabetico

Se i 4 milioni di pazienti diabetici in Italia “donassero il 5 per 1000 alla ricerca sul diabete, si potrebbero fare ulteriori e fondamentali passi avanti, così come accaduto ad esempio per la ricerca sul cancro, sarebbe una svolta”. A sottolinearlo il presidente della Società italiana di diabetologia (Sid), Giorgio Sesti, in occasione del convengo al Senato ‘Il diabete in Italia fra ricerca e assistenza’.
    “E’ prioritario avere più fondi per la ricerca a fronte dei numeri in costante crescita della malattia: ogni 6 secondi – ha affermato Sesti – nel mondo muore una persona per diabete, per un totale di 1,5 mln di morti l’anno e il tasso di mortalità di questa patologia è balzato dal 18/mo al 14/mo posto dal 2014 al 2015, segno che il diabete è ancora una malattia fortemente sottovalutata”. A ciò si aggiungono i costi enormi, ha ricordato il presidente della Fondazione Diabete Ricerca onluss, Enzo Bonora, “dovuti alle complicanze del diabete che, solo in Italia, ogni anno, causa 75mila infarti, 50mila ictus e 10mila amputazioni”. Per questo, ha annunciato, “scriveremo al ministero dell’Economia per esporre i costi della malattia, evitabili se vi fossero finanziamenti adeguati per la ricerca”.
    Eppure la ricerca italiana sul diabete è “a livelli di eccellenza – ha rilevato Bonora – con 50 gruppi sul territorio, 500 ricercatori e 4mila lavori pubblicati negli ultimi 16 anni”.
    Nonostante i numeri, però, la malattia resta ‘sottodimensionata’: “Solo in Italia – ha affermato l’endocrinologo Stefano Del Pratro dell’Università di Pisa – il 15% delle risorse destinate alla Sanità è impegnato per il diabete, l’8,8% di quelle destinate alla Sanità a livello mondiale”. Sul fronte delle terapie, tuttavia, i passi avanti della ricerca mondiale sono notevoli: “Prossimi obiettivi in via di concretizzazione – conclude Del Prato – sono ad esempio l’insulina intelligente, che si rende disponibile nella giusta quantità a seconda delle esigenze del paziente, ed anche un vaccino preventivo per il diabete di tipo 1, oltre a 250 nuove molecole in sviluppo contro il diabete di tipo 2”.