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Esperienze a confronto, casi clinici, approcci multidisciplinari a episodi di violenza di genere, domestici e familiari, nei confronti di soggetti deboli quali donne e minori. Questi i temi delle tesi presentate per la conclusione del primo Master in Codice Rosa, strategie di intervento per le vittime di violenza, diretto dalla professoressa Anna Coluccia. Al suo fianco, in sede di discussione, la dottoressa Vittoria Doretti, ideatrice del Codice Rosa, cioè di quello specifico percorso di accoglienza al pronto soccorso dedicato a chi subisce violenza e mira a rafforzare la collaborazione con altri enti istituzioni e soprattutto per il percorso-donna con i centri antiviolenza. Diplomati, al termine di questo primo master, 14 nuovi specialisti, 7 dei quali con borse di studio finanziate dalla Regione Toscana. «È una formazione compiuta ed esaustiva – commenta la direttrice del Master, la professoressa Anna Coluccia -. Il tema della violenza è stato affrontato sotto tutti i punti di vista, sia medico che giuridico, analizzando tutti gli aspetti e i fattori che caratterizzano questi episodi. Per questo ci tengo a ringraziare la Regione Toscana e l’assessore alla salute Stefania Saccardi per la grande sensibilità dimostrata attraverso le borse di studio che hanno permesso a molti professionisti provenienti da tutta Italia (e una dottoressa anche dalla Nigeria), di seguire proficuamente il corso. Siena è stata il baricentro di questo tipo di formazione – conclude la professoressa Coluccia -, anche per merito della stretta collaborazione tra Università di Siena, Azienda ospedaliero-universitaria Senese e Azienda Usl Toscana Sud-Est». «Sono stati momenti intensi e che hanno fornito numerosi spunti di riflessione – aggiunge la dottoressa Vittoria Doretti, ideatrice del Codice Rosa -: è stata un’agorà dove sono confluite diverse esperienze provenienti da differenti professionalità, non solo del settore della sanità. Per questo il mio ringraziamento va a tutti coloro che hanno frequentato il master oltre che agli operatori dei centri antiviolenza che, affrontando quotidianamente queste problematiche, hanno offerto un prezioso e indispensabile contributo».

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Dalla spirale della violenza, fisica e psicologica, si può uscire.
Ecco i dati di accesso al percorso della asl Toscana sud est nel 2017.

“Conosceva i miei punti deboli, a quelli si aggrappava per ricattarmi. Io non sapevo ribellarmi, avevo troppa paura delle sue reazioni e pensavo che nessuno potesse aiutarmi, diceva di amarmi ma subito dopo mi faceva sentire una nullità, fino a quando…” Il pensiero di chi subisce violenza, che sia psicologica, verbale o fisica, è questo, e difficilmente il pensiero si tramuta in parole. I casi di cronaca aumentano, ma la via d’uscita c’è. Una Rete che funziona e che vuole evitare che quel “fino a quando” sia l’ennesimo articolo di cronaca, ma la fine della violenza e il ritorno alla libertà. La Rete dei Centri antiviolenza, fondamentale sostegno per le Donne vittime di violenza di genere, attiva in tutt’Italia può essere contattata attraverso il numero nazionale 1522. Chi si sente annullato dall’altro, chi subisce violenza fisica o verbale può fare questo numero o può rivolgersi al suo medico di famiglia o al Pronto Soccorso o al 118 o al Consultorio o alle forze dell’ordine. Nella massima riservatezza verrà attivato un percorso di ascolto e protezione per uscire dalla violenza.
Per la sua parte, la Asl Toscana sud est, insieme alle altre istituzioni, è in grado di assicurare una risposta efficace alle vittime di violenza, garantendo una presa in carico e un accompagnamento nel percorso dedicato, con il sostegno di un team multidisciplinare.
“Il Codice Rosa – spiega Vittoria Doretti ideatrice del progetto- è nato a Grosseto nel 2010 proprio con questi obiettivi. Attualmente è una Rete clinica tempo-dipendente e definisce le modalità di accesso ed il percorso socio-sanitario, in particolare nei servizi di emergenza urgenza delle donne vittime di violenza di genere in linea con le linee guida nazionali e delle vittime di violenza causata da vulnerabilità o discriminazione. Definisce anche le modalità di allerta ed attivazione dei successivi percorsi territoriali, nell’ottica di un continuum assistenziale e di presa in carico globale.”
Nel 2017, il Codice Rosa della Asl Toscana sud est (Arezzo, Siena e Grosseto) ha contato 763 accessi: 684 di adulti (664 casi di maltrattamento, 12 di abusi e 8 di stalking) e 79 di minori (73 casi di maltrattamento e 6 di abuso).
Adulti: la fascia di età più colpita è quella tra i 40 e i 49 anni (180 accessi); seguono la fascia 30-39 (163 accessi) e la fascia 18-29 (157 accessi). La distinzione per sesso vede 616 donne e 68 uomini. La distinzione per nazionalità: 487 italiani e 197 stranieri.
Minori: la fascia di età più colpita sono gli adolescenti tra i 15 e i 17 anni (27 accessi); segue la fascia 7-11 anni (19 accessi) e quella 12-14 anni (18 accessi). Tra i minori sono i maschi quelli più soggetti a violenza (42, contro 37 femmine). Restano superiori i numeri degli italiani (57) rispetto agli stranieri (22).
Dal 2012 al 2017, nei Pronto soccorso della Toscana si sono registrati 17.363 casi di Codice Rosa (14.940 adulti, nella stragrande maggioranza donne, e 2.423 bambini). Nel 2017 sono stati 3.142 (2.592 adulti e 550 bambini).
Tutti dobbiamo prendere coscienza di questi dati e considerare che non comprendono i numerosi casi di chi non ha avuto la forza di chiedere aiuto. E’ per questo che ogni cittadino si deve sentire parte attiva della Rete: chi viene a conoscenza di forme di discriminazione, violenza psicologica o fisica, anche se non coinvolto in prima persona, può abbattere la più grande alleata della violenza che è la solitudine in cui spesso si trovano le vittime e aiutare ad attivare un percorso di sostegno. Ognuno di noi può diventare la voce di chi non può parlare perché bloccato dalla paura o dai sensi di colpa. Aiutare una vittima della violenza, vuol dire talora anche aiutare il suo persecutore per il quale inizierà un percorso riabilitativo ed educativo a comportamenti non violenti.