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L’apelina, capace di regolare la glicemia e aumentare la sensibilità all’insulina

Più vicini ad un nuovo farmaco contro il diabete, una malattia sempre più diffusa e per la quale non sempre i trattamenti oggi disponibili sono veramente efficaci.
Si tratta dell’apelina, una molecola naturalmente presente nel nostro corpo che si è dimostrata capace di regolare la glicemia e aumentare la sensibilità all’insulina. Pubblicati sulla rivista Diabetes, Obesity and Metabolism, sono i risultati di uno studio clinico pilota su 16 individui obesi. C’è estremo bisogno di nuove soluzioni terapeutiche per il diabete, una malattia sempre più diffusa e per la quale non sempre i trattamenti oggi disponibili sono veramente efficaci.
Oltre dieci anni fa i ricercatori dell’Inserm presso l’Università di Tolosa hanno scoperto l’apelina, una sostanza naturale che il nostro corpo produce e che fa le veci dell’insulina in caso il sistema primario di regolazione della glicemia non funzioni bene. Gli esperti hanno dimostrato in via preliminare su 16 individui che una dose di apelina è in grado di ridurre la glicemia e che una dose superiore è anche in grado di aumentare la naturale sensibilità all’insulina da parte dell’organismo, sensibilità compromessa nel diabete.
Si tratta della prova di principio che darà il via a nuovi studi clinici su più soggetti, nella speranza di arrivare a un nuovo farmaco alternativo antidiabete.

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Aumenta produzione anticorpi, risvolti per autoimmunità. Studio nato in Italia.

La formazione di anticorpi contro virus e batteri è “comandata” da un ormone collegato alla felicità, la dopamina. Lo rivela una ricerca internazionale pubblicata su Nature e nata in Italia, che potrebbe avere risvolti per le malattie autoimmuni e contribuisce a spiegare perché le persone felici hanno spesso un buon sistema immunitario.
Quando virus o batteri invadono il nostro corpo, in regioni specializzate dei linfonodi, i cosiddetti centri germinativi, le cellule immunitarie (linfociti B e T) collaborano tra loro per sviluppare una risposta contro gli specifici agenti patogeni. A svolgere un ruolo in questo meccanismo sembra essere la dopamina, uno degli ormoni collegati al piacere e neurotrasmettitore del sistema nervoso centrale. Analizzando le cellule del sistema immunitario in vitro, i ricercatori hanno dimostrato che i linfociti T nel centro germinativo producono e contengono dopamina. A seguito di interazioni con linfociti B, la dopamina viene rilasciata e contribuisce al differenziamento in cellule che producono anticorpi. Attraverso simulazioni al computer ne hanno poi analizzato le conseguenze.
“L’effetto più pronunciato del processo controllato dalla dopamina è quello di produrre una quantità aumentata di anticorpi”, afferma Michael Meyer-Hermann, del Braunschweig Integrated Centre of Systems Biology. Una scoperta promettente, sottolinea la prima autrice Ilenia Papa, che ha iniziato lo studio sotto la supervisione di Claudio Doglioni e Maurilio Ponzoni, del San Raffaele di Milano, per proseguirla in Australia.
“Per la prima volta – spiega – è stato dimostrato il ruolo della dopamina nel centro germinativo: la sua azione costituisce un vantaggio nel differenziamento dei linfociti B in cellule che producono anticorpi e, potenzialmente, questo meccanismo può essere modulato in corso di malattia”. Ciò significa che potrebbe essere sfruttato per potenziare le risposte immunitarie durante infezioni aggressive. Ma potrebbe anche rivelarsi utile per “malattie autoimmunitarie, ovvero dove c’è una produzione incontrollata di auto-anticorpi: farmaci che bloccano i recettori per la dopamina potrebbero costituire una terapia aggiuntiva a quelle in uso”.

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Usata da Ippocrate a Pach Adam, il 7 maggio giornata mondiale

”La salute si basa sulla felicità”: su questo assunto il celeberrimo medico statunitense e padre della clownterapia Patch Adams ha fondato il suo metodo terapeutico, una combinazione vincente di umorismo e divertimento quali ingredienti essenziali per la guarigione fisica e mentale del paziente. Ad oggi è convinzione comune degli esperti che la cosiddetta “Terapia del Sorriso” sia non solo in grado di aiutare i malati a vivere meglio la loro patologia, ma apporti anche notevoli benefici a livello di respirazione, ossigenazione, circolazione, nonché di riduzione dello stress e degli stati ansiogeni.
Per gli scienziati di tutto il mondo, ridere fa davvero vivere meglio e rappresenta la più semplice ed economica via per il benessere, sia fisico o mentale, nella vita come nel lavoro. Sono molteplici infatti i benefici sul corpo e sulla mente di una risata: migliora la circolazione del sangue, aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari, tiene il cervello allenato, contrasta ansia e depressione e contribuisce alla salute del sistema immunitario. Ma soprattutto, migliora il rapporto con gli altri e con se stessi, influenzando positivamente le relazioni a livello privato e, soprattutto, lavorativo. Basti pensare che gli studiosi della St. Edwards University di Austin, in Texas, conducendo uno studio su 2500 impiegati, hanno scoperto che l’81% si dichiara maggiormente produttivo se inserito in un contesto lavorativo dove regna il buonumore. Uno studio della Mayo Foundation for Medical Education and Research, riportato da Huffington Post, ha rivelato che ridere riduce drasticamente gli ormoni dello stress: il cortisolo del 39%, l’epinefrina del 70% e la dopamina del 38%. Allo stesso modo un’indagine della Loma Linda University, in California, riportata da Nature, ha evidenziato come, alla vista di un video comico, le beta-endorfine, che alleviano la depressione, aumentino del 27%.
In occasione della Giornata Mondiale della Risata del 7 maggio 2017, lo psicologo e psicoterapeuta Stefano Lagona, responsabile scientifico del corso di Formazione a Distanza di Educazione Continua in Medicina, in partnership con Consulcesi Club, ha realizzato il corso “La terapia del sorriso: efficacia ed applicazione nei contesti di cura”. Sono molti i benefici: la risata riduce lo stress, aiuta sul lavoro favorendo la relazione con i colleghi, il lavoro di gruppo, la leadership e le capacità di problem solving, rafforza le relazioni interpersonali ma stimola anche il sistema immunitario: numerosi studi hanno dimostrato che le emozioni positive favoriscono la produzione di una cascata di reazioni tale da attivare il sistema immunitario ed in particolare i linfociti killer. Inoltre fa rilasciare endorfine, gli “ormoni della felicità”.
Lo studio dell’importanza dell’umorismo e della risata sulla salute ha origini lontane, infatti già Ippocrate sosteneva: «Il buonumore equivale a un elisir di lunga vita»; comunque, la paternità della terapia del sorriso viene attribuita al giornalista scientifico Norman Cousin, il quale sperimentò su di sé gli effetti terapeutici della risata e il loro potenziale nel favorire il decorso della malattia. Questo approccio riunisce tecniche e metodologie diverse: dalla più famosa clownterapia, passando per lo yoga della risata, la visione di filmati e spettacoli fino alla partecipazione attiva alla comicità. La terapia del sorriso trova il suo luogo naturale nei reparti pediatrici ma non è destinata solo ai bambini: gli stessi clown-dottori sono frequenti anche in oncologia e geriatria nonché nelle scuole, nelle missioni umanitarie e nelle carceri.

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Nuova tendenza del fitness americano,attrice teatro testimonial

Tornare in forma fisica perfetta e perdere i chili di troppo grazie ad immagini tridimensionali del proprio corpo, aggiornate regolarmente per seguire i progressi o le battute d’arresto del regime atletico e dietetico seguito: e’ questa la nuova tendenza del fitness americano, offerta in un numero crescente di palestre.
Nelle ‘Gym’ – come si chiamano negli Usa – dei vip, si propone ora ai clienti l’esame realizzato da una macchina scanner che fornisce immagini 3D del proprio corpo. Misurandone cosi’,con centinaia di micro-immagini, non solo il peso, l’altezza, il giro vita e cosi’ via, ma anche la massa muscolare, l’accumulo di grassi, e liquidi. Vengono inoltre individuate le specifiche aree con piu’ adipe.
Una delle testimonial del successo del metodo e’ l’attrice’teatrale e musicale americana Sarah Loman, costantemente in lotta con il suo sovrappeso, che ha fatto ricorso ad una palestra di New York nota per il nuovo approccio tecnologico.
I progressi sono stati subito significativi ed hanno aiutato Loman a rimanere motivata ed impegnata: in quattro mesi, l’attrice si e’ liberata di circa 14 chili di grasso e ne ha acquistati 3 di massa muscolare.
“Se l’avessi fatto da sola avrei magari visto il numero dei chili che scendevano sulla bilancia – ha detto ai media Usa Loman – ma cosi’ ho seguito l’ammontare di liquidi che perdevo, di adipe e di muscolatura acquisita”.

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La perfezione estetica delle bambole magre distorce la perfezione di sè

Silhouette e vestiti succinti della Barbie classica condizionano le bambine che, dopo aver giocato con la storica bambola Mattel, si sentono meno soddisfatte del proprio corpo. Al contrario, non sortisce questo effetto negativo una bambola più in carne che veste abiti più modesti.

Lo rivela un’indagine condotta su 112 bambine di 6-8 anni da psicologi e nutrizionisti della The Pennsylvania State University e pubblicata sulla rivista Body Image.

E’ trascorso circa un anno da quando la Mattel ha messo sul mercato nuove bambole più ”vere”, formose, basse, con capelli e occhi scuri, senza tacchi, insomma più somiglianti a una donna media. I ricercatori Usa hanno voluto valutare su un gruppo di bambine l’impatto che le diverse bambole hanno sulla percezione di sé e del proprio corpo. Ebbene, è emerso che le piccole che giocavano con la bambola fisicamente ‘normale’, in carne e vestita in modo modesto si dicono più soddisfatte del proprio corpo dopo il gioco; invece dopo aver giocato con la Barbie classica, magra e in abiti succinti, le bambine manifestano insoddisfazione per il proprio corpo e desiderio di dimagrire.

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Dato emerge da questionario svolto in Gran Bretagna

Segnali di insoddisfazione per la propria immagine corporea possono esserci molto presto: ‘campanelli di allarme’ si riscontrano già a tre anni. E’il preoccupante dato che emerge da un sondaggio svolto con 361 questionari in Gran Bretagna dalla Professional Association for Childcare and Early Years (Pacey), che si occupa di formazione del personale per l’infanzia. Quasi un terzo di assistenti e staff di asili e scuole ha detto di aver sentito bimbi etichettarsi come grassi, il 10% di averli sentiti dire di vedersi brutti. Segnalati anche casi di piccoli che hanno rifiutato il cibo per timore di ingrassare. La situazione risulta ancora peggiore dai 6 ai 10 anni: ad avere problemi con la propria immagine corporea sarebbero quasi la metà dei ragazzi. “Vi sono ricerche che suggeriscono che circa a 4 anni i bambini sono a conoscenza di strategie su come perdere peso – spiega Jacqueline Harding, esperta di sviluppo infantile- dobbiamo essere attenti a come segnaliamo ai bimbi pensieri negativi sul loro aspetto”.