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Sfatato un mito, il beneficio e’ indipendente dai chilometri percorsi

Le persone che corrono regolarmente, anche per pochi chilometri alla settimana, hanno una spina dorsale più sana e meno a rischio di ernie del disco rispetto a chi è sedentario. Lo ha scoperto uno studio pubblicato dalla rivista Scientific Reports dell’australiana Deakin University che sfata il mito che correre possa essere un problema per la schiena.
Per la ricerca sono stati reclutati 79 adulti, uomini e donne, due terzi dei quali corridori abituali, che sono stati divisi in tre gruppi sulla base delle distanze percorse (più di 50 chilometri a settimana, tra 20 e 30 e nessun esercizio). A tutti è stato dato un accelerometro per una settimana per verificare l’esatta quantità di esercizio svolto, e la salute della schiena è stata studiata con una risonanza magnetica. Nei corridori, indipendentemente dalla quantità di chilometri percorsi, i dischi intervertebrali sono risultati più grandi e con una maggior quantità di fluido all’interno rispetto ai sedentari. “Entrambe queste misure – sottolineano gli autori – sono indice di migliore salute, quindi si può concludere che chi corre ha una spina dorsale più in forma”.
In un altro esperimento i ricercatori hanno studiato dieci persone che camminavano su un tapis roulant, verificando che anche una camminata veloce, a circa sette chilometri all’ora, è sufficiente a garantire dischi più in salute.

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Con esercizi di carico benefici dopo 12 mesi 2 volte a settimana

Correre e saltare per un paio di volte a settimana per almeno un anno, rinforza le ossa degli uomini e aiuta a proteggerle dall’osteoporosi. A concentrarsi sui problemi ossei dei maschi è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica ‘Bone’, che mostra come alcuni esercizi specifici riescano favorire la formazione delle ossa, aumentandone la densità.
L’osteoporosi colpisce più di 200 milioni di persone in tutto il mondo ed è un grave problema di salute pubblica, poiché favorisce fratture e ricoveri, soprattutto tra le donne ma non esclude gli uomini, su cui esistono meno studi. Il team dell’Università del Missouri-Columbia, guidato da Pamela Hinton, ha preso in esame 38 uomini di età compresa tra 25 e 60 anni affetti da osteopenia, o bassa massa ossea, suddividendoli in due gruppi. Un gruppo ha eseguito esercizi di resistenza, come affondi e squat. L’altro gruppo ha eseguito vari tipi di salti, come singoli, doppi, a gambe alternate. Dopo 12 mesi di esecuzione, per due o tre volte a settimana, di questi esercizi definiti ‘di carico’, in entrambi i gruppi è stata osservata una diminuzione del livello di sclerostina, proteina che, se espressa ad alti livelli, ha un impatto negativo sulla formazione dell’osso. L’altro cambiamento significativo è stato un aumento dell’ormone IGF-1, che invece innesca la crescita delle ossa.
“Spesso le persone sanno di dover fare attività fisica per prevenire l’obesità, malattie cardiache o diabete”, spiega Hinton. Tuttavia, sport come nuoto e ciclismo, hanno benefici per la salute globale, ma non rafforzano lo scheletro. “C’è quindi anche bisogno – conclude – di fare esercizi specifici per proteggere la salute delle ossa, come correre, saltare e fare affondi”.

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Correre ‘frena’ l’invecchiamento del cuore, aiutando a salvaguardarne il Dna dalla ‘corrosione’ tipica del tempo che passa.
Lo rivela una ricerca pubblicata sulla rivista Experimental Physiology e condotta su topolini da scienziati della University of Maryland.
Ogni parte del nostro corpo comincia a invecchiare subito dopo la nascita. A ciò corrisponde a livello cellulare l’accorciarsi fisiologico dei cromosomi, che sono i depositari dell’informazione genetica. I cromosomi si accorciano alle estremità dove ci sono i telomeri – i cappucci protettivi – che sono come le estremità di plastica dei lacci di scarpa, senza le quali i lacci finiscono per sfrangiarsi. La lunghezza dei telomeri è dunque una misura dell’età biologica di un individuo, così come gli anelli dei tronchi sono una misura dell’età degli alberi.
I ricercatori hanno osservato i benefici della corsa facendo correre topolini per 30 minuti sulle ruote delle gabbiette.
Hanno confrontato i telomeri del Dna delle cellule cardiache di questi topi con quelli di topolini ‘sedentari’. È emerso che dopo l’allenamento l’attività dell’enzima che protegge i telomeri (la telomerasi) è più elevata. Inoltre la corsa stimola anche i processi di riparazione del Dna delle cellule del cuore contribuendo a mantenerle giovani.

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A Roma il 29 gennaio, i disabili su una speciale carrozzella

Aiutare chi non può camminare a partecipare a una corsa speciale, favorendo il più possibile l’inclusione. Si cercano runner e in generale sostenitori per la corsa di Miguel, che si terrà a Roma il 29 gennaio, una delle corse più amate nella Capitale, dedicata a Miguel Benancio Sanchez, podista e poeta argentino vittima del regime militare nel 1978, appassionato di maratone. Servono per supportare persone disabili, con difficoltà a camminare, che così potranno partecipare all’evento e che devono essere ‘accompagnate’ con delle Joëlettes, carrozzelle da fuori strada a ruota unica che permettono a ogni persona a mobilità ridotta o in situazione di handicap di fare gite o corse, grazie all’aiuto di almeno due accompagnatori.
A lanciare la richiesta Sod Italia Onlus, associazione italiana displasia setto ottica e ipoplasia del nervo ottico. “È il terzo anno che portiamo alla corsa una bimba con una grave forma di disabilità, la prima volta pensavamo avesse paura.
Invece sorride e sembra divertirsi molto- spiega Laura Vitali, dell’associazione Sod Italia- il nostro desiderio è raccogliere fondi per poter comprare delle Joëlettes, che per il momento ci vengono fornite da un’altra onlus, ‘Il cammino possibile’. In generale, quindi, anche chi non vuole correre può sostenerci con delle donazioni o recandosi al nostro stand”. Chi vuole iscriversi come runner può trovare il riferimenti a cui rivolgersi sul sito dell’associazione (www.soditalia.it), oppure sulla pagina Facebook.

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Una molecola capace di sanare danni cellule nervose

Correre “sprigiona” la produzione di una molecola capace di riparare danni al cervello, il fattore di crescita VGF.
Lo dimostra una ricerca su topi condotta presso l’Università di Ottawa e pubblicata sulla rivista Cell Reports.
I ricercatori hanno visto che se animali con un deficit di sviluppo del cervelletto – che normalmente muoiono molto presto e manifestano varie difficoltà psicomotorie – corrono su una ruota opportunamente posizionata nelle loro gabbiette, la loro longevità aumenta raggiungendo o superando l”aspettativa di vita standard’ di animali sani. Inoltre nel loro cervello risultano riparati danni al materiale isolante dei nervi, la cosiddetta guaina mielinica.
Gli esperti si sono anche accorti che alla corsa dei topi corrisponde un aumento di produzione nel loro organismo del fattore di crescita VGF e che l’aumento di concentrazione di questo fattore persiste fin tanto che all’animale è dato modo di correre sulla ruota.
Come controprova del fatto che sia proprio VGF a riparare il cervello degli animali, gli esperti lo hanno iniettato in altri animali con le stesse anomalie del cervelletto. Ebbene, questi animali si riprendono esattamente come quelli che corrono e i danni neurali risultano altrettanto ‘sanati’.
VGF potrebbe dunque divenire oggetto di nuovi studi per testarne l’efficacia su malattie come la sclerosi multipla (caratterizzata proprio da danni alla guaina isolante de nervi) o altre malattie neurodegenerative.