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Salute ossea migliore del 6% per chi ne fa oltre 2 minuti

Un singolo minuto di esercizio fisico intenso ogni giorno, come una breve corsetta, è legato a una migliore salute delle ossa nelle donne. Uno studio pubblicato sull’International Journal of Epidemiology mostra infatti che coloro che hanno fatto brevi sessioni di attività ad alta intensità di carico avevano una migliore salute ossea.
La buona salute ossea ha molti vantaggi per la salute, incluso un rischio ridotto di fratture in età avanzata. A causa dei cambiamenti ormonali, le donne in menopausa sono ad alto rischio di sviluppare osteoporosi e debolezza ossea. Tuttavia è noto che questo rischio diminuisca con l’aumentare dell’attività fisica, purché questa sia di carico sulle ossa, ovvero non ciclismo e nuoto, ma salti, ginnastica e corsa. La forza di gravità e le contrazioni muscolari, infatti fungono da stimolo per la formazione dell’osso stesso. Per stabilire quanta debba essere questa attività, i ricercatori dell’Università di Exeter e dell’Università di Leicester hanno esaminato i dati relativi a più di 2.500 donne e hanno confrontato i livelli di attività (misurati dai monitor a polso) con la salute delle ossa (misurata con scansione ad ultrasuoni dell’osso del tallone).
Hanno così scoperto che le donne che in media hanno fatto 60-120 secondi di attività ad alta intensità al giorno hanno una salute ossea del 4% migliore rispetto a quelli che hanno fatto meno di un minuto. I miglioramenti aumentavano al crescere del tempo dedicato: hanno infatti trovato una salute ossea del 6% migliore tra coloro che hanno corso più di due minuti al giorno.

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Domenica 21 a Roma per parlare di prevenzione del tumore al seno

Race for the Cure, la corsa rosa che dice “NO” al tumore del seno, evento simbolo di Susan G. Komen Italia, organizzazione senza scopo di lucro che opera dal 2000 nella lotta ai tumori del seno, diventa maggiorenne. Per il 18esimo anno, migliaia di donne e di uomini correranno insieme per mettere al tappeto con sport, salute e benessere, il tumore al seno.
Come di consueto, la Race sarà preceduta da due appuntamenti altrettanto importanti: il 19 e 20 maggio saranno giornate di iniziative, esperienze, idee per fare e saperne di più sull’importanza della prevenzione. Il Villaggio della Salute della Donna quest’anno sarà dedicato a donne appartenenti ad Associazioni e a categorie socialmente disagiate, attraverso la realizzazione di appositi percorsi di promozione della salute.
Saranno a disposizione consulti medici ed eventuali prestazioni specialistiche gratuite per la diagnosi precoce dei tumori del seno e delle principali patologie femminili, stage di apprendimento di discipline sportive, esibizioni di fitness, attività di relax e benessere e laboratori pratici e teorici di sana alimentazione, iniziative educative e ricreative dedicate alle “Donne in Rosa”, con un’area per i bambini, così che tutte possano sentirsi libere e serene. Appuntamento il prossimo 21 maggio al Circo Massimo a Roma per una giornata con il grande obiettivo della prevenzione. Le visite senologiche sono consigliate già dai 20 anni e le mammografie sono fondamentali a partire dai 40 anni. Questo perché il tumore al seno è una patologia molto diffusa: i dati epidemiologici indicano che in Italia 1 donna su 9 sviluppa un tumore del seno, registrando oltre 48.000 nuovi casi all’anno (uno ogni 15 minuti) e, sebbene le possibilità di guarigione siano alte, soprattutto quando la diagnosi è precoce, quasi 12.000 donne ogni anno perdono la loro battaglia contro la malattia. Molti studi, in particolare, evidenziano come esista un’associazione inversa fra attività fisica e tumore del seno specie nel periodo post-menopausa con riduzioni di rischio che vanno dal 20% all’80%. Per il tumore del seno premenopausa, le prove sono più deboli, ma non per questo meno significative.
Considerando entrambe le fasi, pre- e post-menopausale, infatti, l’attività fisica riduce del 15 – 20% il rischio di tumore del seno. Dunque, è tempo di muoversi: correre, passeggiare, salire le scale a piedi anziché prendere l’ascensore, con la consapevolezza che il rischio di tumore del seno diminuisce del 6% per ogni ora supplementare di attività fisica a settimana. E allora ecco l’iniziativa della Race for the Cure che, come da tradizione, permette alle partecipanti di scegliere se unirsi alla corsa competitiva di 5 km o a quella amatoriale oppure alla passeggiata di 2 km. L’importante è esserci e sostenere attivamente le Donne in Rosa, vere protagoniste dell’evento: donne che ce l’hanno fatta. A sostenerle come testimonial, l’attrice Rosanna Banfi, e al suo fianco Maria Grazia Cucinotta, madrina da sempre della Komen Italia che, anche quest’anno, parteciperà alla Race di Roma, accompagnando le donne in un percorso di salute e consapevolezza.
”Dobbiamo sempre ascoltare il nostro corpo: se ci accorgiamo del tumore al seno in una fase iniziale, possiamo avere oltre il 90% di possibilità di guarigione. E allora impariamo a prevenire, nutrendoci nel modo corretto, riducendo lo stress e facendo movimento. Perciò, partecipiamo numerose alla Race per celebrare la vita al fianco delle Donne in Rosa” ha dichiarato Maria Grazia Cucinotta, madrina di Komen Italia.

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I corridori abituali possono vivere fino a 3 anni in più

Un’ora di corsa può ‘regalarci’ sette ore in più di vita. Con una media di due corse settimanali in 40 anni complessivamente circa tre anni. Anche se siamo un po’ più lenti, corriamo sporadicamente, siamo fumatori, beviamo o il nostro problema è il sovrappeso. E’ quanto emerge dai risultati di uno studio guidato dalla Iowa State University, pubblicato su Progress in Cardiovascular Disease. Gli studiosi si sono rifatti a una ricerca precedente, svolta tre anni fa, che ha preso in esame oltre 55mila adulti seguiti per 15 anni, analizzando una grande mole di dati di test medici e di fitness condotti presso il Cooper Institute di Dallas e giungendo alla conclusione che appena cinque minuti di corsa al giorno bastano per aumentare l’aspettativa di vita. Col nuovo studio è stato possibile quantificare, aggiungendo anche i risultati di altre ricerche recenti, che un corridore tipico spenderebbe meno di sei mesi effettivamente in attività nel corso di quasi 40 anni, ma ciò potrebbe far prevedere un aumento della speranza di vita di 3,2 anni, con un guadagno netto di circa 2,8 anni.
In termini concreti, un’ora di corsa allunga statisticamente l’aspettativa di vita di sette ore, anche se come spiega l’autore principale della ricerca, Duck-chul Lee, al New York Times “queste aggiunte non sono infinite”. In altri termini, correre non ci rende certo immortali. Nel complesso, la revisione ha rafforzato i risultati precedenti, con i dati che hanno indicato che correre, a qualunque passo, riduce il rischio di morte prematura del 40%, anche tenendo conto di problemi come obesità e ipertensione e di consumo di alcol e fumo. Anche altre attività come camminare o andare in bici danno benefici, ma minori. Il rischio di morte prematura su riduce del 12%.

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Iniziativa internazionale di sensibilizzazione e raccolta fondi a favore delle persone con Parkinson e le loro famiglie

Un unico evento, 10 nazioni coinvolte, 25 città partecipanti solo in Italia, 20.000 iscritti e circa 500.000 chilometri percorsi in tutto il mondo nell’ultima edizione. Questi i numeri di Run For Parkinson’s, l’iniziativa internazionale di sensibilizzazione e raccolta fondi a favore delle persone con Parkinson e le loro famiglie.
A due secoli dalla scoperta di questa malattia, Run For Parkinson’s rinnova la sua missione di farla conoscere meglio attraverso corse non competitive. Le corse prenderanno il via domenica 26 marzo, data che sancirà l’inizio del mese della corsa contro il Parkinson, al centro della quale ricorre l’11 aprile, la giornata mondiale del Parkinson, e si snoderanno in 25 città italiane.
“E’ incredibile come la mente riesca a far superare i limiti fisici – spiega Claudia Milani, presidente di Italia Run for Parkinson’s – è questa la vera forza della nostra manifestazione podistica. Ognuno corre o cammina, a seconda delle sue possibilità e scopre che se lo fa assieme ad altri riesce a superare i propri limiti”.
La partecipazione è aperta a tutti e per conoscere le iniziative basta collegarsi al sito www.run4parkinson.org/it. Nel mondo sono cinque milioni le persone con Parkinson, in Italia 300.000; di questi 75.000 hanno meno di 50 anni e 25.000 meno di 30 anni.
Secondo i dati recentemente diffusi dall’Epda – European Parkinson’s Disease Association – per il 2030 si stima un raddoppiamento delle cifre e l’età di insorgenza della patologia si va via via abbassando, tanto che oggi si conta almeno un 10% dei parkinsoniani con meno di 40 anni. Sebbene vi siano state significative evoluzioni in ambito diagnostico, terapeutico e scientifico e oggi sia possibile controllare il Parkinson, ancora non c’è una cura definitiva in grado di sconfiggerne la progressione o la comparsa della malattia.

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A Roma il 29 gennaio, i disabili su una speciale carrozzella

Aiutare chi non può camminare a partecipare a una corsa speciale, favorendo il più possibile l’inclusione. Si cercano runner e in generale sostenitori per la corsa di Miguel, che si terrà a Roma il 29 gennaio, una delle corse più amate nella Capitale, dedicata a Miguel Benancio Sanchez, podista e poeta argentino vittima del regime militare nel 1978, appassionato di maratone. Servono per supportare persone disabili, con difficoltà a camminare, che così potranno partecipare all’evento e che devono essere ‘accompagnate’ con delle Joëlettes, carrozzelle da fuori strada a ruota unica che permettono a ogni persona a mobilità ridotta o in situazione di handicap di fare gite o corse, grazie all’aiuto di almeno due accompagnatori.
A lanciare la richiesta Sod Italia Onlus, associazione italiana displasia setto ottica e ipoplasia del nervo ottico. “È il terzo anno che portiamo alla corsa una bimba con una grave forma di disabilità, la prima volta pensavamo avesse paura.
Invece sorride e sembra divertirsi molto- spiega Laura Vitali, dell’associazione Sod Italia- il nostro desiderio è raccogliere fondi per poter comprare delle Joëlettes, che per il momento ci vengono fornite da un’altra onlus, ‘Il cammino possibile’. In generale, quindi, anche chi non vuole correre può sostenerci con delle donazioni o recandosi al nostro stand”. Chi vuole iscriversi come runner può trovare il riferimenti a cui rivolgersi sul sito dell’associazione (www.soditalia.it), oppure sulla pagina Facebook.

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Densità ossea aumenta in base a km che si è soliti percorrere

Se vuoi migliorare la salute delle ossa e metterti al riparo da osteoporosi e fratture, dedicati alla corsa di resistenza. Che lo sport faccia bene alla struttura scheletrica è noto, ma uno studio pubblicato su European Journal of Applied Physiology ora mostra che più chilometri si corrono più aumenta la densità ossea e più lento sarà il deterioramento che si verifica con l’età. Ricercatori dell’Università Camilo José Cela di Madrid hanno misurato l’effetto della corsa di resistenza sui cambiamenti nelle proprietà meccaniche del calcagno usando l’indice di rigidità, una variabile correlata alla densità ossea. I test sono stati eseguiti sul piede sinistro e destro di 122 maratoneti (abituati a correre i 42 km), 81 mezzi maratoneti (21 km) e alcuni corridori dei classici 10 km. I loro valori sono stati poi confrontati con quelli di un gruppo di controllo di individui sedentari di simile età.