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Il 30 giugno scorso è scaduto l’ultimo termine di “recupero crediti ECM”, e sicuramente non ci saranno altri rinvii. Adesso per gli inadempienti il traguardo più prossimo è quello del 31 dicembre 2016. Poi c’è la cancellazione definitiva. Questo per i medici competenti. E gli altri? C’è chi paventa inaspriti controlli (lo ha detto a chiare lettere il Ministro Lorenzin) e la creazione nel 2017 di una black-list dei sanitari (medici e non) che sono ben lontani dall’aver concluso il loro obbligo annuale
Insomma, tempi difficili per tutti i professionisti che in questi anni hanno evaso l’obbligo ECM. E non si tratta di numeri piccoli, se è vero che una alta percentuale (oltre il 40%) abbia sistematicamente dal 2014 ad oggi omesso la partecipazione a corsi di aggiornamento sia residenziali che a distanza nel rispetto della legge in merito all’aggiornamento professionale. In pratica si tratta di un “illecito disciplinare” ed il rischio sempre più concreto è di venire sanzionati direttamente dagli Ordini. Eppure i segnali di un cambiamento erano già nell’aria: ben oltre 6000 medici competenti nell’anno 2015 sono stati depennati dall’albo nazionale “medici competenti” perdendo una importante qualifica professionale. L’Albo è pubblico e le imprese che li contattano possono ancora oggi verificare se il professionista ha mantenuto il suo status giuridico o lo ha perso definitivamente.
Note storiche sulla normativa sanzionatoria ECM
Anno 2011: Nella manovra del governo Monti (e nel precedente DPR n.138 del 13 agosto 2011, art. 3) si stabilì cheentro il 13 agosto 2012 tutti gli ordini professionali interessati, e quindi gli Ordini dei medici chirurghi e quelli delle professioni sanitarie non mediche, avrebbero dovuto fissare le sanzioni da applicare a chi non avesse acquisito in un anno i 50 crediti ECM necessari per soddisfare l’obbligo formativo.
Anno 2014: Con la approvazione del nuovo Codice deontologico (18 Maggio 2014) all’art. 19 (Aggiornamento e formazione professionale) si legge: Il medico nel corso della sua vita professionale persegue l’aggiornamento costante e la formazione continua. per lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze professionali tecniche e non tecniche favorendone la diffusione ai discenti ed ai collaboratori. Il medico assolve gli obblighi formativi. L’Ordine certifica agli iscritti ai propri Albi i crediti acquisiti nei percorsi formativi e ne valuta le eventuali indempienze.
Anno 2015: A seguito di ripetute inadempienze nel conseguimento dei credito formativi sono stati depennati dall’Albo nazionale medici competenti ben 6500 medici iscritti.
Anno 2016 Maggio:  Approvata nell’aula del Senato la nuova legge che modernizza la Sanità e riforma il suo impianto professionale. Fra i tanti articoli: quello relativo alla verifica che gli Ordini dovranno fare sull’aggiornamento continuo dei loro iscritti.

Anno 2016 Giugno: il ministro della Salute B. Lorenzin nel corso di una conferenza pubblica organizzata fra gli altri anche da Consulcesi, afferma che è in arrivo una indagine su chi omette di eseguire i corsi ECM. Viene ventilata come probabile la proposta di obbligare i medici ad esporre nel proprio ambulatorio, studio, etc. la certificazione di avvenuto aggiornamento ECM.

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Scade il 31 dicembre di quest’anno il triennio formativo Ecm: le informazioni sy myEcm

Scade il 31 dicembre di quest’anno il triennio formativo Ecm, e l’estate è la stagione naturale per monitorare i crediti. Per capire quanti se ne sono conseguiti, e se ne servono altri, al professionista basta collegarsi al sito dell’Agenzia dei servizi sanitari regionali “MyEcm” o al sito istituzionale del Consorzio gestione anagrafica professioni sanitarie gestito da Ordini, Collegi e Associazioni. Entrambi riportano i crediti suddivisi per anno e tipo di offerta formativa e gli eventi per i quali sono stati conseguiti crediti. MyEcm riporta anche un elenco di eventi nazionali di prossimo svolgimento, filtrato sulla base delle discipline associate; per contro riporta solo eventi nazionali o prodotti da provider di regioni con cui l’Agenzia Agenas ha convenzioni. Co.Ge.A.P.S. invece offre sia gli eventi nazionali sia quelli delle regioni, e ha una pagina personale che l’iscritto può arricchire, e consente di parametrarsi in modo oggettivo ai fini della misurazione del fabbisogno formativo, come spiega Sergio Bovenga Presidente Co.Ge.A.P.S.. 

«Ogni professionista sanitario iscritto all’Albo può in qualità di discente segnalare sue situazioni personali, ad esempio la frequenza di un master o una gravidanza, che il sistema non può sapere. Ricordo che lo standard – 150 crediti da conseguire in 3 anni – è un obbligo ‘teorico’.  Infatti potrebbero essere sufficienti 105 crediti per il triennio 2014-16 se, ad esempio, si è soddisfatto in pieno il fabbisogno degli anni precedenti. Inoltre, sempre per esempio, ove si fosse frequentato un master da 60 crediti Cfu, quest’ultimo tradotto vale (per un obbligo individuale triennale di 105 crediti) una riduzione di 35 crediti Ecm. Così da 150 (obbligo standard) il fabbisogno triennale scende prima a 105 crediti (obbligo individuale) e poi a 70 (con il master). Esoneri, esenzioni, formazione individuale, formazione all’estero e autoformazione si possono segnalare solo sul portale Co.Ge.A.P.S ».

Come fare se si scopre che alcuni corsi non sono stati accreditati? «Innanzi tutto bisogna conoscere le ‘regole del gioco’. In primo luogo, la trasmissione dei dati non avviene in tempo reale; se è vero che il discente riceve l’attestato ormai in giornata, o comunque entro poche ore, il possesso della attestazione di partecipazione non è sincrono con la registrazione in banca dati nazionale. Dal giorno di svolgimento del corso, il provider ha tre mesi per inviare i dati al Co.Ge.A.P.S. ed all’Ente accreditante (nazionale o regionale), e una volta ricevuti quei dati vanno verificati dall’istituzione preposta, quindi c’è una latenza che può anche superare i 3 mesi prima che i crediti siano visibili in banca dati. C’è poi il tema degli eventi Fad, sempre più “gettonati”. Questi ultimi – spiega Bovenga – sono rendicontati non a partire da quando il discente ha finito il corso, ma da quando il corso ha definitivamente termine, quindi se un corso partito a gennaio si conclude a dicembre 2016, e il discente lo ha concluso subito, deve aspettare la fine dell’anno più i canonici tre mesi per la trasmissione dei dati. Dunque, anche 14 mesi di distanza dal superamento del corso».
I provider di regioni convenzionate con Agenas e della maggior parte delle regioni non tardano più a inviare i dati. Con molte regioni – continua il presidente Cogeaps – stiamo lavorando a una piattaforma di web service per scambiare i dati più rapidamente; qualche provider ci mette ancora più di 3-4 mesi, ma grandi ritardi non se ne vedono più. In ogni caso, il processo certificativo è triennale, il corso fatto il giorno prima di Capodanno vale per questo triennio anche se magari verrà accreditato a tarda primavera 2017». E se improvvisamente si scopre che un corso non era di qualità i crediti vengono tolti senza che lo studente lo sappia? «Se ci si riferisce a provider “truffaldini”, sono situazioni ormai teoriche, per le quali è comunque titolata a parlare la Commissione Ecm presso l’Agenas; la linea degli Ordini, e anche la mia visione personale, è di tutelare la buona fede del discente. Chi ha regolarmente partecipato non poteva sapere che il corso era “fallato”, un’eventuale malafede va provata prima di agire sui crediti».