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Quelle da batteri sono più antiche del previsto

Le infezioni provocate dai batteri sono più antiche del previsto: lo dimostrano i resti di un uomo che soffriva di calcoli renali vissuto 9.000 anni fa in Africa, lungo le rive del Nilo Bianco. Lo ha scoperto lamissione archeologica italiana diretta da Donatella Usai e Sandro Salvatori, del Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani di Treviso, supportata scientificamente dalle università di Padova, Parma e Milano, e con il contributo del ministero degli Affari Esteri.
La ricerca conferma come alcuni agenti patogeni siano molto antichi, alcuni databili anche a 65.000 anni fa, modificando in questo modo l’opinione prevalente che vuole l’origine di molte malattie che affliggono l’uomo collegata all’avvento dell’economia di produzione, ovvero al momento in cui più stretti si sono fatti i rapporti tra uomo e animale, spesso vettore di infezioni batteriche.
Le analisi sono state condotte su tre calcoli della prostata, rinvenuti tra le ossa della pelvi, nel cimitero preistorico di Al Khiday, localizzato a 20 chilometri a sud di Omdurman, lungo la sponda sinistra del Nilo Bianco, nel Sudan centrale. I calcoli, due dei quali di dimensioni rilevanti (3 centimetri di diametro con circa 12-15 grammi di peso e uno più piccolo) sono stati indagati al microscopio a scansione elettronica e in diffrazione ai raggi X mostrando una struttura e composizione molto particolare data da cristalli di apatite e whitlockite.

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Esperto, vanno presi solo come ‘allarme’ su stili vita

In rete sono sempre di più i ‘death clock’, siti che sulla base di poche informazioni predicono addirittura la data di morte, ma le loro indicazioni, che variano molto a seconda del sito scelto, vanno prese al massimo come un allarme su stili di vita sbagliati. Lo afferma un articolo su Bmj di John Appleby, Chief Economist del Nuffield Trust, una onlus inglese specializzata in ricerca sulla salute pubblica.
A seconda del calcolatore usato, racconta Appleby che ha testato su se stesso i diversi algoritmi, la sua aspettativa di vita varia tra i 67 e gli 89 anni. Alcune delle variazioni nelle predizioni sono dovute a differenze nei database usati, che usano aspettative di vita non basate sulla singola nazione, inoltre ci sono grandi diversità anche nel numero di variabili incluse per la predizione. Tra i parametri che influiscono sulla longevità, sottolinea l’esperto, ci sono secondo diversi studi persino l’essere o no sposati o l’atteggiamento più o meno ottimistico nei confronti della vita, oltre a dati su cui si può intervenire come l’indice di massa corporea o la propensione a bere o a fumare. “L’unica conclusione che si può fare – scrive Appleby – è che i risultati vanno presi ‘con un grano di sale’.
I ‘death clock’ possono essedre visti come una ‘allerta’ sulla propria salute”.