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La Regione guidata da Luca Zaia ha concesso una proroga fino al 2019 per la consegna dei documenti vaccinali, in deroga alla norma che fissa invece limiti più stretti

Il governo, tramite il Ministero della Salute, sta valutando di impugnare il decreto della Regione Veneto che sui vaccini concede una moratoria fino al 2019. Un mandato formale, secondo quanto si apprende, non è ancora stato dato all’Avvocatura dello Stato, ma informalmente è già stato avviato l’esame del dossier per impugnare la norma di fronte al Tar del Veneto.
L’esame, che coinvolge anche il distretto del Veneto dell’Avvocatura dello Stato, riguarda i contenuti della norma regionale che dà tempo fino all’anno scolastico 2019-2020 in Veneto per presentare tutta la documentazione vaccinale per i bambini da zero a sei anni, evitando la decadenza dell’iscrizione dagli asili nido e infanzia. Il principio cardine su cui farà leva l’impugnazione è che sebbene la sanità sia una materia in gran parte concorrente, cioè di competenza sia delle Regioni che dello Stato, la salvaguardia della salute è invece una competenza esclusivamente statale e quindi non è possibile che ci siano trattamenti e regole diversi a seconda degli orientamenti regionali.
Il Veneto aveva invfatti prorogato la scadenza all’anno scolastico 2019-20, per presentare la documentazione di avvenuta vaccinazione dei bambini per l’iscrizione a nidi e scuole dell’infanzia, evitando la decadenza dell’iscrizione stessa. La decisione arriva con un decreto che predispone le ‘indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin’, firmato dal direttore generale della sanità veneta, Domenico Mantoan, mentre la Regione attende l’esito del ricorso alla Consulta.
A pochi giorni dallo squillo della prima campanella e dalla scadenza fissata all’11 settembre per presentare la documentazione o l’autocertificazione in merito alle dieci vaccinazioni divenute obbligatorie per l’iscrizione a scuola da 0 a 6 anni (per gli altri gradi di scuola, fino ai 16 anni, il termine è invece fissato al 31 ottobre), si complica dunque il quadro a livello regionale. E se il Veneto opta per la moratoria, la regione Lombardia fa invece ‘marcia indietro’ e congela la delibera che prevedeva una deroga di 40 giorni dall’inizio della scuola per mettere in regola i bambini iscritti agli asili nido (gli unici di competenza diretta) dal punto di vista delle vaccinazioni.
Sull’obbligo vaccinale già a partire da questo anno scolastico 2017-18, le ministre dell’Istruzione e della Salute, Valeria Fedeli e Beatrice Lorenzin, hanno però più volte ribadito di non ammettere proroghe o deroghe, sottolineando l’urgenza di assicurare una uniformità delle coperture vaccinali nelle scuole. Per facilitare le procedure, la circolare congiunta dei due ministeri dello scorso 1 settembre aveva appunto ‘ufficializzato’ anche la possibilità di ricorrere all’autocertificazione. Il Veneto ha però deciso di ‘smarcarsi’: la scelta della moratoria, in attesa dell’esito del ricorso contro la legge sull’obbligo vaccinale già presentato dalla Regione alla Consulta, deriva – informa una nota della Regione – da “incongruenze nella legge Lorenzin che non renderebbero chiari i tempi di applicazione della decadenza dell’iscrizione, evidenziate dai tecnici della Regione Veneto”. Al contrario, la Regione Lombardia ha invece annunciato che sta valutando, dopo la nuova circolare del Governo, se approvare o meno l’annunciata delibera sull’applicazione della legge sui vaccini, valutazione che era prevista nella Giunta che si è riunita stamane ma che non ha preso una decisione. A chiarire la posizione è lo stesso presidente Roberto Maroni: “Non voglio lo scontro col Governo – ha detto -. Ho parlato con la ministra Fedeli, ci siamo chiariti. Non c’è posizione di conflittualità, vogliamo risolvere il problema con la leale collaborazione tra istituzioni”.
Da parte sua, il ministro Fedeli ribadisce che “tutto il sistema dello Stato ha operato per facilitare l’applicazione della legge, perché essa ha un valore in sé. Noi – ha sottolineato – abbiamo fatto di tutto per facilitare, informare, coinvolgere, dare anche strumenti concreti, con la circolare congiunta che abbiamo mandato in tutta Italia sulla autocertificazione”. L’importante, ha aggiunto, “è che il genitore sia consapevole della scelta che fa. A me dispiace molto, soprattutto per i bambini, perché una delle due sanzioni, oltre a quella economica, è quella che il bambino non può frequentare il nido”. La tensione resta però alta e critiche sono giunte anche da Lega , M5S e Federconsumatori. Intanto, in molte regioni continua la ‘corsa’ delle famiglie per mettersi in regola in vista dell’avvio dell’anno scolastico, con i centri vaccinali in vari casi presi d’assalto.

Fonte:www.ansa.it

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Oms,10% bimbi non vaccinato in 2016;domani riprende esame Senato

Il provvedimento che introduce l’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola “sta perdendo pezzi” e, alla fine, “sta vincendo chi urla più forte”. In una lettera inviata oggi al presidente del Senato Pietro Grasso – alla vigilia della ripresa dell’esame del testo a Palazzo Madama, in programma per domani – Corinna Verniani, mamma di una bimba che non può essere vaccinata perché affetta da una malattia, richiama l’attenzione sull’importanza delle vaccinazioni e la lettera è stata già sottoscritta da migliaia di genitori ‘pro vax’.
Lo scorso anno, la donna denunciò che la figlia non poteva essere vaccinata, ma nella di prima elementare che frequentava ben 8 bambini su 19 non avevano fatto il richiamo contro morbillo, parotite e rosolia ed i medici le consigliarono quindi di allontanare la piccola dalla classe. Oggi, Corinna Verniani denuncia come il ddl che mira a garantire la “sicurezza” di tutti i piccoli sia a rischio: “Ogni giorno il ddl viene esautorato un po’, per compiacere una forma di comunicazione che non dovrebbe dettar legge; chi urla più forte oggi pare averla vinta”, scrive, ed in poche ore dopo la diffusione su Facebook, come segnala il sito IoVaccino, già 2500 persone avevano sottoscritto l’appello, compresi scienziati come l’epidemiologo Pierluigi Lopalco e il virologo Roberto Burioni. Infatti, incalza, “non consentiamo ad insegnanti e medici di dare il buon esempio, alleggeriamo le sanzioni fin quando al massimo non daremo un simpatico buffetto a chi non vaccina i propri figli senza motivo valido. Noi non siamo necessariamente per il rigore, ma i tentennamenti non sono ammessi, qualsiasi strada si scelga di intraprendere”. Sul decreto, avverte, “si sta tirando il freno a mano”. Ed in risposta ad un recente studio dei ricercatori Antonietta Gatti e Stefano Montanari, i quali hanno sostenuto la presenza di sostanze tossiche nei vaccini, interviene il direttore della divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center della Emory University di Atlanta, Guido Silvestri: “Le preparazioni vaccinali sono purissime”, afferma, definendo lo studio “di qualità scientifica pessima”. Sullo sfondo, i dati allarmanti pubblicati oggi da Oms e Unicef: nel mondo il tasso di vaccinazioni tra i bambini è in stallo dal 2010 e anche nel 2016 uno su 10, cioè 12,9 milioni di neonati, non ha ricevuto neppure le immunizzazioni di base, ricordano come i vaccini salvino ogni anno 2-3 milioni di vite. Ma anche in Europa “circa 650.000 bambini che nascono ogni anno non ricevono la serie completa delle tre dosi di vaccino contro difterite, tetano e pertosse nel primo anno”, sottolinea Flavia Bustreo, Vicedirettore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Notificato appello, Zaia, ‘no a metodi coercitivi’

La Regione Veneto ha notificato il ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto legge 73 del 2017 sulle vaccinazioni obbligatorie. “Quello che rifiutiamo – commenta il presidente Luca Zaia – è un intervento statale che impone un obbligo collettivo di ben dodici vaccinazioni, una coercizione attuata per di più con decreto d’urgenza, senza precedenti storici a livello internazionale, nemmeno in periodi bellici, che rendere l’Italia il Paese con il maggior numero di vaccinazioni obbligatorie in Europa”.

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Via libera dalla Commissione Igiene e Sanita’ del Senato al decreto vaccini, su cui il Governo ha posto la fiducia. Oggi l’approdo in Aula a Palazzo Madama. Durante la seduta notturna la Commissione ha approvato, tra gli altri, l’emendamento che prevede l’istituzione dell’Anagrafe Vaccinale Nazionale, che registrera’ la situazione vaccinale degli italiani, e un emendamento che prevede vaccinazioni anche per operatori sanitari, sociosanitari e scolastici. Su quest’ultimo si attende, pero’, il parere della Commissione Bilancio che arrivera’ oggi prima dell’approdo in Aula. Sono queste le novita’ principali del testo che prevede l’obbligatorieta’ delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola.
Tra le modifiche apportate dal passaggio in Commissione a Palazzo Madama, la principale riguarda la riduzione delle vaccinazioni obbligatorie, passate da 12 a 10, ovvero: polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emofilo di tipo B, morbillo, parotite, rosolia e varicella. A queste, poi, se ne aggiungono altre 4 “consigliate” attivamente dalle Asl: anti-meningococco B e C, anti-pneumococco e anti-rotavirus.
Diminuite, inoltre, le sanzioni ai genitori che non vaccinano e tolto il riferimento al rischio della perdita di patria potesta’. Tra gli emendamenti approvati nei giorni scorsi, uno prevede la possibilità, per i medici, di somministrare i vaccini in farmacia.

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Metodo coercitivo poco rispettoso, cittadini vanno informati

“Abbiamo ribadito la nostra posizione che non è di essere contro i vaccini. Confermiamo il ricorso sia sul decreto che sull’eventuale legge. Pensiamo che questo metodo coercitivo sia poco rispettoso anche per il fatto che i cittadini devono essere informati, e creerà qualche abbandono”.
Lo ha affermato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia in merito al decreto sul l’obbligo vaccinale uscendo da un incontro con il ministro Lorenzin alla Conferenza delle Regioni.

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Medici ed esperti del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità forniscono ai cittadini informazioni sulle novità introdotte dal decreto. Trecento chiamate già nelle prime due ore

E’ attivo il numero di pubblica utilità – 1500 – del Ministero della Salute al quale risponderanno medici ed esperti del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità per fornire ai cittadini informazioni e risposte in merito alle novità introdotte dal recente decreto legge in materia di vaccini.
Il numero sarà attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle ore 16.

Al centralino del Ministero 300 chiamate in due ore

È in funzione da mercoledì 14 giugno alle 10 e nelle prime due ore sono arrivate oltre 300 chiamate.
“La prima chiamata è arrivata già tre secondi dopo l’attivazione del numero- ha spiegato Ranieri Guerra, direttore generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute – hanno una durata media di 15-20 minuti segno che la gente chiama per avere un’informazione molto dettagliata. Abbiamo dieci postazioni che non si sono fermate un attimo, siamo già a circa 300 chiamate. Di queste ne abbiamo individuate 4 o 5 non propriamente di richiesta di informazioni ma chiaramente provocatorie. Non è un problema perché rispondiamo a tutti. Il servizio sembra funzionare molto bene, registriamo tutto quindi siamo anche in grado di alimentare una rubrica di domande è risposte che metteremo in linea quanto prima. Credo che non ci siano grandi criticità, il personale è formato e in grado di rispondere ottimamente”. All’inaugurazione del numero di pubblica utilità ha preso parte anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. “Tutti vogliono sapere, questo è il motivo per cui abbiamo attivato il numero- ha commentato Lorenzin – e per cui dobbiamo ingaggiare i pediatri e i medici di medicina generale, perché per quanti numeri verdi possiamo fare, ogni famiglia ha il pediatra di riferimento. Per questo per noi è una collaborazione fondamentale. Hanno chiamato anche tanti genitori che hanno i figli immunodepressi che non possono essere vaccinati e vogliono sapere se saranno al sicuro nella classe. Terremo attivo il numero fino a quando sarà necessario, fino a quando vediamo che c’è una richiesta di informazioni così forte”.

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Non in discussione i vaccini ma aspetti normativi

La giunta regionale del Veneto ha dato mandato all’Avvocatura di impugnare davanti alla Corte Costituzionale il decreto del Governo che introduce l’obbligo vaccinale prevedendo pesanti sanzioni per i trasgressori. Lo ha annunciato il presidente Luca Zaia, specificando che l’impugnativa sarà pronta entro una o due settimane e riguarderà non solo l’eventuale legge di conversione approvata dal Parlamento, ma anche lo stesso decreto. “Non mettiamo assolutamente in discussione i vaccini – ha spiegato Zaia -, ma alcuni aspetti del decreto”.
“Il Veneto, che non ha l’obbligo vaccinale, così come 15 Paesi europei importanti (dalla Germania alla Spagna, dal Regno Unito ai Paesi del nord Europa), ed è l’unica regione ad avere un’anagrafe vaccinale digitale, ha dimostrato, con una performance del 92,6%, che non è l’obbligo a risolvere il problema, quanto il dialogo con le mamme e le famiglie. Le multe, per di più, sono sperequative, dicendo in pratica che chi ha 7500 euro da spendere può rifiutare il vaccino e chi non li ha no. La nostra preoccupazione è che l’effetto della coercizione crei un abbandono più che fisiologico della vaccinazione. E non agiamo certo per soldi, ma per una questione di principio”.
“Questo – ha aggiunto l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto – è un tema di cui parliamo da tempo, partendo dal presupposto che siamo favorevoli ai vaccini, ma con una politica di trasparenza e informazione del territorio, evitando le fake news su internet e il sentito dire”.

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Gentiloni, la mancanza di documentazione sui vaccini produrrà da parte dell’autorità scolastica sanzioni dalle 10 alle 30 volte maggiori di quelle esistenti

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge che reintroduce l’obbligatorietà delle vaccinazioni a scuola. Da 0 a sei anni, in assenza dei vaccini i bambini non potranno accedere ad asili nido e scuole materne.
Dai 6 ai 16 anni scatta una serie di misure: si dovrà presentare alla scuola il certificato di vaccinazione, altrimenti il dirigente scolastico farà una segnalazione alla Asl, la quale contatterà la famiglia e darà un arco di tempo nel quale effettuare la vaccinazione al proprio figlio, se non lo farà andrà incontro a multe pesanti, fino a 7.500 euro. Non solo: chi violerà l’obbligo sarà segnalato dalla ASL al Tribunale dei Minorenni per la sospensione della potestà genitoriale.

LA LISTA DEI VACCINI OBBLIGATORI

“Superare le difformità a livello regionale e dare un’ unica linea di indirizzo. Questo l’obiettivo del decreto approvato oggi, con cui abbiamo allargato a 12 le vaccinazioni obbligatorie per l’iscrizione a scuola, ha affermato il ministro della salute Lorenzin al termine del Cdm. “Alcune misure” del decreto sui vaccini sono state approvate dal Consiglio dei ministri “salvo intese – ha aggiunto-: ci sono ancora dei nodi che tecnicamente stiamo cercando di risolvere”.
“Vogliamo aumentare la copertura vaccinale in tutto l’arco della vita del ragazzo. Nel percorso scolastico si interviene per verificare che la copertura sia avvenuta e laddove non lo sia stato per mettere in campo una serie di misure che siano piuttosto stringenti nei confronti della famiglia e mettano in sicurezza la comunità scolastica. Queste azioni ci permettono di alzare rapidamente il livello di copertura in tutta la comunità e mettere in sicurezza tutta la popolazione”, ha sottolineato Lorenzin. “La scuola avrà l’obbligo di riferire alla Asl la mancata vaccinazione, l’Asl avrà l’obbligo di chiamare la famiglia e dare dei giorni per vaccinare. Se ciò non avviene c’è una sanzione molto elevata. E il controllo avviene ogni anno, non una tantum”, ha aggiunto.
Lorenzin ha annunciato, inoltre, che si sta valutando l’obbligo per gli operatori sanitari. “La questione dell’obbligo delle vaccinazioni per gli operatori sanitari sarà un altro aspetto che potremmo inserire nella fase parlamentare. E’ un problema ed infatti proprio gli operatori sanitari sono molto colpiti dai contagi in ospedale”.

Ecco tutte le novità per le famiglie:
SI PARTE A SETTEMBRE, CON IL NUOVO ANNO SCOLASTICO

“L’obbligo delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola scatterà dal prossimo settembre per la fascia di età 0-6 anni, ma questa strada dell’obbligo riguarda l’intero arco da 0 a 16 anni anche se con modalità diverse”. In concreto, ha chiarito Lorenzin, “da 0 a 6 anni se non si rispetta l’obbligo di vaccinazione il bambino non potrà entrare a scuola”.
Si tratta dunque dell’accesso ad asili nido e scuole materne. Invece, “dai 6 ai 16 anni – ha affermato – scattano una serie di misure: si dovrà cioè presentare alla scuola il certificato di vaccinazione; se non lo si presenta, il dirigente scolastico farà una segnalazione alla asl, la quale contatterà la famiglia e darà un arco di tempo nel quale effettuare la vaccinazione al proprio figlio. Se i genitori dovessero rifiutare la vaccinazione, ci saranno una serie di sanzioni molto pesanti”.

MULTE ‘SALATE’, FINO A 7.500 EURO

“Per la scuola dell’obbligo la mancanza di documentazione sui vaccini produrrà da parte dell’autorità scolastica sanzioni dalle dieci alle trenta volte maggiori di quelle esistenti”, ha spiegato il premier. I genitori che non vaccineranno i figli per l’accesso a scuola dai 6 ai 16 anni incorreranno in una multa che va da 500mila a 7.500 euro. Sanzioni che saranno comminate dalle Aziende Sanitarie.

VIA LA POTESTA’ GENITORIALE SE SI VIOLA L’OBBLIGO

Il genitore o l’esercente la potestà genitoriale sul minore che violi l’obbligo di vaccinazione “è segnalato dalla ASL al Tribunale dei Minorenni per la sospensione della potestà genitoriale”. Le misure del decreto, afferma il ministero della salute, entrano in vigore dal prossimo anno scolastico.

CONTROLLI DIVENTANO ANNUALI

“Vogliamo aumentare la copertura vaccinale in tutto l’arco della vita del ragazzo. Nel percorso scolastico si interviene per verificare che la copertura sia avvenuta e laddove non lo sia stato per mettere in campo una serie di misure che siano piuttosto stringenti nei confronti della famiglia e mettano in sicurezza la comunità scolastica. Queste azioni ci permettono di alzare rapidamente il livello di copertura in tutta la comunità e mettere in sicurezza tutta la popolazione”, dice Lorenzin. “La scuola avrà l’obbligo di riferire alla Asl la mancata vaccinazione, l’Asl avrà l’obbligo di chiamare la famiglia e dare dei giorni per vaccinare. Se ciò non avviene c’è una sanzione molto elevata. E il controllo avviene ogni anno, non una tantum”, aggiunge

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L’annuncio del premier dopo il caos sul decreto

Dopo il caos di ieri con il decreto annunciato all’ordine del giorno del consiglio dei ministri e poi smentito, il premier Paolo Gentiloni prova a chiudere in consiglio dei ministri il caso vaccini. L’obbligo approderà sul tavolo del governo la prossima settimana dopo un approfondimento tra il ministero della Salute, il Miur e la presidenza del consiglio per rispettare il diritto alla Salute e quello all’Istruzione. Un confronto che, si è augurato il premier, possa essere collegiale e coordinato per evitare fughe in avanti come quella avvenuta ieri. Sul merito del provvedimento tutti i ministri, anche la titolare dell’Istruzione Valeria Fedeli, si dicono d’accordo. Il nodo, da sciogliere nella prossima settimana, è garantire la costituzionalità del testo base che in due articoli prevede l’esibizione del certificato vaccinale per le scuole di ogni ordine e grado, sia pubbliche che private. Altrimenti, prevede il testo base che sarà oggetto di confronto, i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private saranno obbligati a rifiutare l’iscrizione. Il ministro della Salute avvalora la necessità di un decreto, che quindi ha i requisiti di urgenza, in base ai dati dell’Iss sull’aumento delle malattie per mancata vaccinazione e sull’emergenza morbillo, finita anche in una denuncia del New York Times. Ma Fedeli, che si dice “stupita” per l’accelerazione della ministra della Salute, insiste nell’esigenza di contemperare il diritto alla Salute con quello all’Istruzione per “non scaricare su un bambino una scelta che appartiene ai genitori”. Gentiloni ha evitato di aprire il confronto nella riunione di oggi. Ed ha invitato ad un lavoro collegiale tra i ministeri rinviando ad un approfondimento in sede di governo a quando ci sarà il testo del dl, che il presidente del consiglio chiede già per la prossima settimana. Nessun richiamo o tirata d’orecchi per quanto successo ieri, assicurano fonti di governo, anche se il premier non ha certo gradito il pasticcio che ha provocato la rabbia di Matteo Renzi per la mancanza di coordinamento nel governo su un tema così cruciale per il Pd. “Ho molto apprezzato il richiamo al coordinamento e alla collegialità con cui Paolo Gentiloni ha aperto il Consiglio dei Ministri”, ha raccontato Fedeli, a fine riunione, dando “ragione” alla richiesta del leader dem. ”Diamo tutti insieme – auspica Lorenzin – una risposta concreta alla popolazione per la tutela della loro salute, dei loro figli e delle famiglie a fronte del drammatico calo della copertura vaccinale”. L’obiettivo del decreto, oltre all’obbligatorietà, spiega la ministra, è allargare l’attuale lista delle vaccinazioni “perché abbiamo creato negli anni una differenza tra le vaccinazioni obbligatorie e quelle raccomandate”. Vaccinazioni che in ogni caso sono già ora tutte gratis, chiarisce il ministro, entrando in una polemica tra Pd e M5S. Il grillino Alessandro Di Battista, ha infatti proposto oggi, in una trasmissione, tv l’eliminazione del ticket sanitario sui vaccini. Gratuità, ribatte il Pd, che è già stata decisa nella legge di stabilità 2017. “I parlamentari sono pagati per scrivere le leggi. Se incapaci potrebbero almeno leggerle”, attacca Matteo Renzi. “Sembra che nei giorni scorsi – ribatte il deputato M5S – Renzi abbia proprio detto: ‘La questione vaccini deve diventare la Banca Etruria del M5S’. Ecco da dove parte l’attacco”.

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A Regioni 25 milioni euro per attuazione. Test per 40 malattie

E’ entrato in vigore il decreto ministeriale sullo screening neonatale per la diagnosi precoce di malattie metaboliche ereditarie, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 15 novembre, che consente di dare avvio allo screening neonatale esteso su tutto il territorio nazionale, con modalità uniformi. Lo screening comprende test per 40 malattie metabolòiche ereditarie. Il decreto permette inoltre di trasferire alle regioni 25 milioni di euro del Fondo sanitario nazionale vincolati per tale finalità.
    Lo screening neonatale, afferma il ministero della Salute, “rappresenta uno degli strumenti più avanzati della pediatria preventiva e consente di ottenere, attraverso il prelievo di alcune gocce di sangue del neonato che vengono versate su un apposito cartoncino, di individuare in modo precoce e tempestivo i soggetti a rischio per alcune malattie congenite, per le quali sono disponibili trattamenti e terapie in grado di modificare la storia naturale della malattia”.
    Il decreto contiene indicazioni su: la lista delle patologie, l’informativa e il consenso, le modalità di raccolta e invio dei campioni, il sistema di screening neonatale con gli elementi della sua organizzazione, regionale o interregionale, deputata a garantire l’intero percorso dello screening neonatale dal test di I livello alla presa in carico del neonato confermato positivo, le modalità di comunicazione e richiamo per la conferma diagnostica e la presa in carico del paziente, le iniziative di formazione e informazione nonché i criteri per la ripartizione dello stanziamento.
   In tal modo, spiega il ministero della Salute, “si assicura la massima uniformità nell’applicazione della diagnosi precoce neonatale sul territorio nazionale, anche per garantire idonei standard qualitativi, ridurre il numero di richiami dei nati esaminati, ottimizzare i tempi di intervento per la presa in carico clinica e favorire l’uso efficiente delle risorse su adeguati bacini di utenza, anche tramite appositi accordi interregionali”. Inoltre, rileva il dicastero, la Legge 167/2016 (‘Disposizioni in materia di accertamenti diagnostici neonatali obbligatori per la prevenzione e la cura delle malattie metaboliche ereditarie’), entrata in vigore il 15 settembre 2016, “consente di fare un ulteriore passo avanti in quanto prevede l’inserimento dello Screening neonatale esteso (Sne) nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), così da poterlo garantire a tutti i nuovi nati”. “Appena entrerà in vigore il DPCM dei nuovi LEA, il sistema screening dalla fase sperimentale andrà a regime grazie alla Legge 167/2016 che prevede l’obbligatorietà dello Sne su tutto il territorio nazionale”.