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Ketamina è più efficace di altri farmaci su forme gravi

Non c’è solo la cannabis tra le droghe che potrebbero avere una ‘nuova vita’ come farmaci. Negli Usa l’Fda ha designato la ketamina, un anestetico che è anche una delle droghe più sequestrate nelle discoteche, come ‘terapia innovativa’ per la depressione maggiore, uno status che la porterà in breve tempo ad essere il primo farmaco approvato in 50 anni contro questa condizione.

La sostanza, un allucinogeno che a basse dosi ha un effetto analgesico e viene usato al momento come sedativo in veterinaria, è in via di approvazione per le depressioni maggiori resistenti ai trattamenti e per quelle con imminente rischio di suicidio, e lo status prevede una ‘corsia preferenziale’ che dovrebbe velocizzare l’immissione in commercio. I risultati dei test di fase 3 dovrebbero arrivare nel 2018, e se fossero positivi la richiesta di autorizzazione potrebbe arrivare lo stesso anno. “Solo negli Usa ci sono oltre 41mila suicidi ogni anno – spiega Husseini Manji, ricercatore della Janssen, l’azienda che sta sviluppando il farmaco – molti dei quali a causa di depressioni maggiori non trattate”.

Diversi studi hanno confermato l’efficacia della sostanza per diversi problemi psicologici, compreso il disturbo da stress post traumatico. “Quello che è unico della ketamina – spiega alla Cnn Dan Iosifescu, neuropsichiatra della Icahn School of Medicine at Mount Sinai – è che fa avvenire in poche ore o pochi giorni quello che gli altri farmaci per la depressione fanno succedere in settimane o mesi”.

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Sono geni che potrebbero aprire la via a nuove cure

Scoperte ben 15 regioni del Dna associate con la depressione e molte di esse sono vicine ai geni coinvolti nello sviluppo del cervello. Pubblicata sulla rivista Nature Genetics, la scoperta potrebbe aiutare a sviluppare nuove terapie. Lo studio si deve al gruppo coordinato da Roy Perlis, del Massachusetts General Hospital, Ashley Winslow, dell’università americana della Pennsylvania e David Hinds, della società specializzata in test genetici 23andMe. La novità della ricerca consiste anche nell’aver coinvolto, invece che dei non volontari, persone che avevano fatto test genetici.
Complessivamente sono stati analizzati i dati di 338.000 persone di origine europea presenti nella banca dati della società americana 23andMe, oltre 75.000 dei quali con problemi di depressione. ”Identificare i geni che influenzano il rischio di una malattia è un primo passo verso la sua comprensione”, ha osservato Perlis. Inoltre, ha aggiunto, scoperte di questo tipo ”offrono nuovi obiettivi su cui puntare per lo sviluppo di nuovi trattamenti”. Le attuali terapie, ha aggiunto, puntano a colpire neurotrasmettitori scoperti oltre 40 anni fa e ”abbiamo davvero bisogno di nuovi trattamenti. Speriamo che la scoperta di questi geni ci offra nuove strategie di cura”.
Nonostante sia noto che la familiarità è un elemento importante nella depressione, per la maggior parte gli studi genetici precedenti non sono stati in grado di identificare le varianti genetiche responsabili della malattia. Finora l’attenzione si era concentrata su due regioni del Dna che contribuiscono al rischio nelle donne cinesi, ma le varianti sono rare nelle altre popolazioni. Secondo i ricercatori le diverse forme in cui compare la depressione, dai disturbi dell’umore a quelli del sonno e dell’appetito, implica che la malattia sia dovuta all’attività di molti geni, che singolarmente hanno effetti così deboli da essere difficilmente individuabili se non si coinvolgono numerosi volontari.

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Servirebbe ‘prescrizione’ medica, studio ne calcola i benefici

Basta mezz’ora alla settimana di ‘natura’, anche una semplice passeggiata in un parco pubblico, per abbassare il rischio di depressione e persino di pressione alta. Lo afferma uno studio dell’università australiana del Queensland pubblicato dalla rivista Scientific Reports, secondo cui i risultati suggeriscono che alla popolazione generale andrebbe prescritta una ‘dose minima’ di tempo da passare nel verde.

La ricerca si basa sull’osservazione di oltre 1500 persone residenti a Brisbane, e sull’analisi delle loro cartelle cliniche per verificare lo stato di salute. “Se tutti visitassero il parco più vicino per mezz’ora alla settimana – spiega Danielle Shanahan, uno degli autori – ci sarebbe un calo del 7% dei casi di depressione e del 9% di quelli di ipertensione. Dati i costi per la società della depressione da sola, i risparmi per i budget sanitari pubblici sarebbero immensi”.

Nonostante i benefici, sostiene lo studio, il 40% dei residenti di Brisbane non ha mai visitato un parco cittadino.

”C’è bisogno di maggior supporto e incoraggiamento – conclude lo studio – per fare attività in spazi naturali”.

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Psichiatri,in arrivo nuova terapia efficace su sintomi cognitivi

La depressione è ai vertici della classifica delle malattie più diffuse, con 33 milioni di casi in Europa, eppure solo un paziente su tre si cura, e la metà lo fa in modo inappropriato. A lanciare l’allarme sono gli psichiatri che, in occasione di un incontro a Milano, annunciano l’arrivo di una terapia innovativa ‘multimodale’. Una novità importante, rilevano gli specialisti, poichè la nuova molecola (vortioxetina) agisce simultaneamente con due diversi meccanismi d’azione: a vantaggio di un miglioramento dello stato emotivo affettivo ed anche delle funzioni cognitive del paziente.



I numeri, avvertono gli psichiatri, sono allarmanti: la depressione raggiungerà entro il 2030, secondo le stime dell’OMS, il primo posto fra le patologie croniche. E le stime sono pesanti anche in termini di costi economico-sanitari: 800 miliardi di dollari annui, per assistenza terapeutica, e mediamente 21 giorni di lavoro all’anno persi per un lavoratore europeo depresso su dieci. Tuttavia, solo un paziente su tre si cura, iniziando comunque le terapie con un grave ritardo sulla comparsa della sintomatologia, ed ancora meno si seguono cure ‘su misura’ idonee a ridurre le manifestazioni della malattia e soprattutto a garantire una salvaguardia della sfera affettiva e cognitiva. Sono infatti questi i due punti chiave che accrescono il timore del paziente quando si sottopone ad una cura per la depressione. Oggi la nuova terapia ‘multimodale’, a breve disponibile anche in Italia, garantisce appunto questa duplice protezione. Per combattere la depressione in maniera efficace, afferma Claudio Mencacci, direttore Dipartimento di Neuroscienze dell’ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano, ”occorre innanzitutto accorciare i tempi di diagnosi, oggi ancora molto dilatati. Un ritardo implicabile alla mancata presa di coscienza della sintomatologia. Infatti oltre ad apatia e perdita di interesse verso i piaceri della vita, non vanno sottovalutati gli aspetti cognitivi. Questi non vanno intesi soltanto come riduzione della concentrazione, attenzione e memoria di lavoro, ma riguardano anche il procrastinare una decisione o l’incapacità di attuare strategie di ‘problem solving”’

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E’ inoltre sui pazienti a medio-alto rischio che va posta la maggiore attenzione e uno stretto monitoraggio: ”Per questi – sottolinea Mencacci – potrebbe essere particolarmente indicata questa nuova terapia. In particolare, sono numerose le evidenze cliniche che questa molecola vanta in termini di efficacia e tollerabilità generale ed in particolare sulla sfera sessuale e sull’aumento del peso corporeo, dove purtroppo altre terapie antidepressive oggi hanno un impatto negativo”.



”La peculiarità della molecola – rileva Giovanni Biggio, professore emerito di neuropsicofarmacologia all’Università degli Studi di Cagliari e Past President della Società Italiana di neuropsicofarmacologia – risiede quindi nella sua capacità di modulare in modo selettivo indiretto la funzione delle sinapsi, ovvero le connessioni neuronali che si attuano nel nostro cervello a livello soprattutto della corteccia cerebrale e dell’ippocampo, che si traduce in un miglioramento del processo cognitivo, in particolar modo dell’apprendimento, ma anche nel segnale di partecipazione alla vita” e, successivamente, in Chirurgia toracica e presso l’Uoc Malattie respiratorie e trapianto polmonare. “Il ritrapianto – aggiunge Paladini – presenta problemi più complessi rispetto al primo trapianto e il successo dell’intervento è legato a diversi fattori”.

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Il 17 ottobre sarà la giornata mondiale dedicata alla depressione. Il tema quest’anno al centro del dibattito sarà “La depressione della porta accanto”.

La depressione è una malattia diffusa in tutto il mondo ed è in aumento soprattutto nei paesi più sviluppati.

Per il suo impatto sociale, per l’eco anche mediatica che suscita, “la depressione – spiegano gli psicologi- sembra un po’ il sintomo della nostra epoca, quello che meglio la caratterizza”. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2001 la depressione si trovava al quarto posto fra le malattie causa di invalidità e si prevede che entro il 2020 raggiungerà il secondo posto dopo le malattie cardiovascolari.

Il Centro Salute Mentale di Trento – servizio preposto alla cura e alla prevenzione dei disturbi psichici- collabora da anni con l’associazione “Eda Italia Onlus” alla realizzazione in Trentino della “Giornata Europea sulla Depressione”. La giornata nasce con lo scopo principale di dare informazioni corrette alla popolazione sulla natura della malattia depressiva e dei disturbi dell’umore

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Sono circa 20.000 in Italia, i bambini a cui vengono prescritti psicofarmaci per disturbi mentali di varia entità. Un problema sottovalutato secondo gli esperti dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.

Il problema principale consiste nella scarsità di studi sull’effetto di questi farmaci su pazienti in età evolutiva. Inoltre, le ricerche utilizzano come base metriche e riferimenti a pazienti adulti, di conseguenza sono poco affidabili.

“Eppure, dicono gli esperti, “i disturbi psichiatrici dei bambini e degli adulti sono simili solo per definizione, non per cause o manifestazioni: si pensi ad esempio all’ansia e alla depressione”.

A fronte del costante aumento delle prescrizioni e della relativa spesa farmaceutica, Maurizio Bonati, responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica del Mario Negri, ha voluto realizzare una vera e propria guida dedicata a chi prescrive psicofarmaci agli adolescenti, per sottolineare il modo giusto e corretto di gestire questi farmaci importanti, ma non privi di effetti avversi.

Il volume si intitola “Psicofarmaci nell’età evolutiva”, ed è pubblicata da Il Pensiero Scientifico Editore. “Questa guida terapeutica – ha commentato Silvio Garattini, fondatore del Mario Negri – rappresenta un potenziale strumento essenziale accurato ed efficace per l’uso razionale degli psicofarmaci per i bambini e gli adolescenti: in particolare da parte dei neuropsichiatri, psichiatri, pediatri e medici di medicina generale”.

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Il 95% dell’umanità è ammalata. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica americana The Lancet. Solo una persona su venti, in tutto il mondo, non ha sofferto di alcun problema di salute nel 2013. E un terzo dell’umanità, poco più di due miliardi e mezzo di persone, ha patito più di cinque patologie.

Numeri allarmanti che, secondo lo studio Global Burden of Disease 2013 (Gbd) sono destinati ad aumentare nei prossimi anni. In aumento anche i cosiddetti Disability-adjusted life years, ovvero gli anni di vita trascorsi da malati, che dal 1990 al 2013 sono aumentati del 10%.

I ricercatori hanno esaminato circa 36mila cartelle cliniche, provenienti da 188 diversi paesi, relative al periodo 1990-2013. I dati riscontrano un costante aumento di patologie quali, lombalgia, dolore al collo, anemia da carenza di ferro e perdita dell’udito a causa dell’invecchiamento della popolazione. Preoccupa l’aumento esponenziale dei casi di depressione e di diabete. Quest’ultimo ha visto un aumento dei casi, nel periodo interessato, di quasi il 43%.

“Il fatto che la mortalità si abbatta più velocemente rispetto all’incidenza delle malattie”, spiega Theo Vos, principale autore del lavoro e docente allo Institute of Health Metrics and Evaluation della University of Washtington, “costituisce un’ulteriore dimostrazione di quanto sia importante prestare attenzione alla degradazione della salute umana a livello globale dovuta a queste cause di disabilità, piuttosto che concentrarsi semplicemente sulla riduzione della mortalità”.