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La rete diabetologica sul banco di prova

L’emergenza COVID sta mettendo a dura prova l’organizzazione del Servizio Sanitario così come lo conoscevamo e non fa eccezione la rete diabetologia.

Preso alla sprovvista lasciando medici e pazienti scollati dal mondo reale fatto di contatti umani e fisici. Nel giro di 48 ore, medici e pazienti si sono ritrovati a gestire i controlli a distanza, una nuova realtà che prima era riservata solo a chi non poteva raggiungere l’ambulatorio.
Una gestione che, nella fase 2, si prospetta molto simile a quella delle ultime settimane, ma con un vantaggio da non sottovalutare legato alla confidenza maturata all’uso della tecnologia. Ecco le modalità di intervento suggerite da 4 esperti in diabetologia

D: Come avete risposto alla nuova esigenza di cura a distanza?
R: Paolo DI BARTOLO, Presidente Nazionale AMD (Associazione medici Diabetologi).

Per supportare le persone con diabete in questo particolare momento, l’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e la Società Italiana di Diabetologia (SID) hanno istituito un numero verde attivo tutti i giorni (800 942 425 dalle 10 alle 18) per venire incontro alle esigenze delle persone con diabete, costrette a casa come il resto della popolazione e senza possibilità di effettuare visite e prestazioni ambulatoriali già programmate.

In più, la diabetologia si è attivata anche sui social e ha lanciano il progetto “Un’ora con AMD, SID, SIEDP

Tutti i giorni, dalle 18.00 alle 19.00, sulle pagine Facebook delle tre Società scientifiche, diabetologi SID, AMD e SIEDP si alternano per tenere in diretta delle presentazioni sulla gestione del diabete a beneficio dei pazienti”.

D: Quale è il ruolo della tecnologia per la gestione in remoto del diabete?
R. Vincenzo PROVENZANO, Presidente Nazionale SIMDO
Per affrontare le problematiche più urgenti e consentire gli impianti di microinfusori, il Centro di Riferimento Regionale per la Diabetologia e l’impianto di Microinfusori dell’Ospedale siciliano di Partinico (trasformato in COVID-H) si è dotato di locali del tutto separati dall’area rossa del nosocomio e di personale esclusivamente dedicato ai pazienti con diabete.

L’impiego di videochiamate, di un cellulare dedicato h24 e di piattaforme multimediali condivise, sta permettendo di superare i limiti imposti dalla quarantena, mantenendo i nostri pazienti in costante contatto con il team diabetologico e condividendo il monitoraggio in tempo reale.

Inoltre, attraverso i software dedicati al trasferimento dei profili glicemici, tutti i pazienti portatori di tecnologia, inviano regolarmente i loro profili e ricevono le modifiche terapeutiche. Webcam e videochiamate consentono inoltre di effettuare delle sedute di educazione terapeutica dove vengono consigliate le ricette di una buona alimentazione e di sane abitudini. Isoliamo il virus, uniamo in rete educatori, psicologi, dietisti e diabetologi ai nostri pazienti e così distanziamo… solitudine e complicanze!

D: Analizzando la situazione di smartworking e la nuova organizzazione delle attività e del tempo dei bambini con diabete, è possibile allentare il controllo perché si è a casa tutti insieme?
R: Riccardo SCHIAFFINI, Dirigente Medico I Livello, Endocrinologia e Diabetologia, Ospedale Pediatrico Bambin Gesù.

Anche se le scuole sono chiuse, il diabete non va in vacanza, per un duplice motivo

Il primo è legato ai bambini e agli adolescenti che hanno il diabete che, anche durante questa emergenza, devono continuare a controllare bene la loro malattia (tramite un attento autocontrollo glicemico con sensori del glucosio e con glucometri tradizionali) e attraverso anche una terapia insulinica che in questo momento non è facile adattare, considerati gli stravolgimenti della vita quotidiana legati a orari meno definiti e alla impossibilità/difficoltà nello svolgere attività fisica. In secondo luogo c’è il rischio che in questo periodo, in cui siamo giustamente preoccupati per tutta la situazione, vengano sottovalutati i rischi di chetoacidosi e diabete all’esordio perché le famiglie potrebbero essere indotte a trascurare i sintomi di una iperglicemia incipiente (poliuria e polidipsia) e tendono a non voler venire in ospedale”.

D: Quanto abbiamo imparato da questa rivoluzione “forzata” e quale sarà la lezione per il futuro di domani?
R: Riccardo Fornengo, Consigliere Nazionale AMD, Responsabile S.S.D. di Diabetologia di Chivasso

Mai come in questo momento, nonostante le società scientifiche insistano da anni che la tecnologia non è un lusso, ci si rende conto che avere a disposizione dei dispositivi per la misurazione della glicemia o per l’infusione della terapia, non è un vezzo di diabetologi smart ma è “terapia”, è “farmaco”, è “salute”.

In questi giorni, riusciamo a gestire abbastanza bene le persone con diabete che usano la tecnologia, più avvezzi a scaricare informazioni su piattaforme e che usano i CGM o FGM o glucometri linkati a app su smartphone

Avere la possibilità di interagire a distanza con loro avendo davanti il loro tracciato ci dà la possibilità di gestirli, aiutarli, prendersi cura e farlo bene. Per gli altri pazienti, invece tutto è molto più complesso: moltissimi non fanno esami, misurano la glicemia ma non sanno dove scaricata, altri la dettano al medico o all’infermiera. L’impiego della tecnologia d’avanguardia, è in grado di annullare le distanze e portare il team diabetologico a casa, permettendo di adattare e aggiornare le terapie alle nuove abitudini “domestiche “per una corretta gestione della patologia.

News del giorno

A Palermo e provincia un paziente diabetico su tre (pari al 34%) presenta una bassa aderenza alla terapia prescritta dal medico, cioè segue poco correttamente e ad intermittenza la cura che serve a tenere sotto controllo la glicemia. E un altro 35% ha un’aderenza media. E’ l’allarmante risultato provinciale di “DiaDay 2019”, la campagna di monitoraggio gratuito in farmacia organizzata da Federfarma su tutto il territorio nazionale e che ha visto a Palermo e provincia il coinvolgimento di 138 farmacie, nelle quali 333 pazienti diabetici si sono sottoposti a verifica attraverso la compilazione di un questionario. E’ emerso, quindi, che il 69% dei pazienti monitorati (sei punti in più del 63% medio nazionale) non rispetta la cura, andando incontro al rischio di peggiorare o di contrarre gravi malattie correlate a questa diffusa patologia. Se si considera che in questa provincia i diabetici noti al Sistema sanitario sono oltre 100mila e che ve ne sono almeno altrettanti che non sanno di esserlo, è facile immaginare le conseguenze di un approccio poco responsabile alle terapie.
L’analisi dei risultati dei questionari consente di tracciare un identikit del palermitano diabetico “distratto”: nella maggior parte dei casi ha un’età superiore a 55 anni, vive da solo, soffre di diabete da più di tre anni, non effettua il monitoraggio della glicemia, nel seguire la cura si fa assistere da un parente, dimentica sovente di assumere il farmaco prescritto e, quando lo riprende, accusa disturbi fisici.
Viceversa, il 31% di pazienti “responsabili” è composto in prevalenza da pensionati autosufficienti, che si informano sulle caratteristiche del medicinale, lo assumono puntualmente, non dimenticano di portarlo con sé quando escono da casa, non accusano disturbi fisici dopo l’assunzione, non hanno difficoltà a mantenere il piano terapeutico.
“Sono indicazioni – spiega Roberto Tobia, presidente di Federfarma Palermo-Utifarma e segretario nazionale di Federfarma – che mettiamo a disposizione delle autorità sanitarie affinché valutino attentamente le conseguenze per la collettività sul piano della tutela della salute dei pazienti diabetici e di quello dei costi aggiuntivi che il Servizio sanitario nazionale subisce a causa dell’aggravarsi della patologia. Allo stesso tempo – aggiunge Tobia – i risultati di questa ennesima nostra iniziativa di prevenzione gratuita mettono in risalto il ruolo sociale della farmacia territoriale, quale presidio avanzato del Servizio sanitario nazionale; ruolo che può e deve sempre più integrarsi con l’attività dei medici di medicina generale come supporto nel controllo dell’aderenza alla terapia da parte di tutti i pazienti cronici, nell’ottica di rendere ancora più efficiente ed efficace l’azione di prevenzione e di contenimento dei costi per l’Erario”.
“I risultati del DiaDay 2019 – sottolinea Tobia – consentono in tal senso di comprendere il fatto che, attraverso il contatto diretto con la farmacia, è possibile stimolare un approccio più consapevole da parte del paziente, coinvolgere in maniera più costante familiari e parenti, organizzare meglio l’assistenza soprattutto ai pazienti che vivono da soli e gestire in modo costante verifiche e controlli per informare il medico su ogni variazione o anomalia”.
In questa ottica, conclude Tobia, “la norma che finanzia in via sperimentale la ‘Farmacia dei servizi’ in nove regioni e che partirà a breve anche in Sicilia, sarà l’occasione per mettere meglio a fuoco il ruolo sociale delle farmacie nel concretizzare finalmente l’obiettivo del legislatore volto a creare una rete sinergica tra ospedali, medici di medicina generale e farmacie territoriali che assicuri un’assistenza sanitaria completa e una verifica costante dei suoi pazienti”.

Medical News

Giovedì 16 novembre, dalle 9.00 alle 12.00, il tradizionale mercato della Coldiretti ospiterà uno stand speciale in cui medici e infermieri effettueranno test gratuiti della glicemia e degli altri parametri a rischio

Test della glicemia, misurazione della pressione, rilevazione della circonferenza e del peso, consulenze diabetologiche, nutrizionistiche e infermieristiche, somministrazioni di questionari per la valutazione del rischio di sviluppare il diabete e distribuzione di materiale informativo. In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, istituita nel 1991 dall’International DiabetesFederation e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e celebrata il 14 novembre di ogni anno, l’equipe di Diabetologia della Assl di Oristano insieme alla Società Italiana di Diabetologia (Sid), con la preziosa collaborazione dell’associazione Coldiretti, giovedì 16 novembre dalle ore 9.00 alle 12.00 sarà al mercato Campagna Amica di Oristano, allestito al terrapieno San Martino, per offrire gratuitamente a tutta la popolazione controlli gratuiti fondamentali per scoprire se si è a rischio di sviluppare il diabete e quali sono gli stili di vita da adottare per prevenire una malattia spesso subdola, molto conosciuta nel nome ma poco nella vita reale, e per questo a volte curata male o in ritardo. Eppure oltre 400 milioni di persone adulte nel mondo soffrono di diabete e le stime per il futuro dicono che entro il 2040 ci saranno quasi 650 milioni di malati. Un dato, questo, ancora più allarmante in Sardegna e in particolare nella provincia di Oristano, dove si contano circa 9.000 persone affette da diabete di tipo 1 e 2: cifra a cui si devono sommare i soggetti che convivono con la patologia senza saperlo, continuando così ad adottare stili di vita sbagliati, nocivi e potenzialmente letali. 

La cornice del mercato targato Coldiretti è stata scelta non a caso per celebrare la Giornata Mondiale del Diabete, dal momento che la prevenzione ed il controllo della malattia passano in primo luogo per un sano regime alimentare a base di legumi, verdura, frutta, prodotti freschi, locali e di stagione proprio come quelli offerti negli stand di Campagna Amica. «Siamo felici di poter ospitare la Assl di Oristano nelle sue iniziative mirate a sensibilizzare all’importanza di una sana alimentazione e a migliorare la salute dei cittadini attraverso Campagna Amica, che diventa uno strumento di aggregazione e comunicazione sociale». Afferma Giovanni Murru, presidente provinciale Coldiretti. 

All’iniziativa saranno presenti la diabetologa Concetta Clausi, coordinatrice dell’evento e presidentessa regionale della Sid, la dietista Elsa Madau, le infermiere Paola Salis e Giuseppina Loddo la psicologa Carla Porcu e la ginecologa Manuela Boi, che fornirà consulenze sul diabete gestazionale, che insorge in gravidanza, e sulla prevenzione dell’obesità in menopausa. 

Il tema della Giornata Mondiale del Diabete del 2017, infatti, è incentrato sulla salute delle donne. Una donna su dieci, durante la gravidanza, sviluppa il diabete gestazionale. Alle donne in dolce attesa, la Assl di Oristano assicura percorsi diagnostici, terapeutici ed educativi dedicati, dato che il diabete nel periodo gestazionale può causare vari problemi, sia alla donna che al feto. L’adozione di corretti stili di vita è fondamentale per affrontare serenamente la gravidanza, senza rischi per la salute della madre e del bambino, e per evitare che la malattia si possa sviluppare in futuro. La maggior parte delle donne che ha sofferto di diabete gestazionale alla fine della gravidanza ritorna alla normalità, ma almeno il 35% continua a presentare un elevato rischio di sviluppare un diabete di tipo 2: una probabilità che si riduce con un attento monitoraggio, una corretta alimentazione, l’attività fisica e l’allattamento al seno. Ma il diabete gestazionale è pericoloso anche per i figli: i bimbi nati da una madre che ha presentato questa patologia in gravidanza possono andare incontro a sovrappeso e obesità e, se non seguono stili di vita adeguati potrebbero sviluppare un diabete di tipo 2 anche in giovane età. Importante dunque è anche educare i più piccoli ad uno stile di vita sano, abolendo le merendine e sostituendole con cibi sani e abituandoli fin da piccoli a svolgere attività fisica in modo regolare. Buone abitudini che devono però restare anche una volta adulti. 

«E’, in particolare, alle donne che abbiamo scelto di rivolgerci in questa giornata – spiega la dottoressa Clausi – perché tradizionalmente sono le donne a dare l’impronta allo stile di vita di tutta la famiglia: sensibilizzare loro alla scelta di una corretta alimentazione e di una vita sana significa proiettare quella stessa scelta sull’intera la famiglia».

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Il diabete in Italia è un tema di grande rilevanza ma non adeguatamente considerato. Attualmente più di 3 milioni di persone ci convivono ma le previsioni stimano che questo dato aumenterà del 30% entro il 2030. Molte persone inoltre non sono consapevoli di soffrire di diabete.
Le complicanze dovute al diabete sono molteplici e possono anche apparire diversi anni dopo la comparsa della malattia. È importante dunque non sottovalutare i sintomi e prendere degli accorgimenti, come il cambiamento delle proprie abitudini alimentari.
Il diabete inoltre comporta anche grandi costi per la sanità pubblica e il welfare sociale, ai quali ogni anno costa rispettivamente 8,26 e 10,7 miliardi di €.
La seguente infografica sull’impatto della salute mondiale in Italia, cogliendo l’occasione della Giornata Mondiale del Diabete 2017, raccoglie dati rilevanti su questo tema con lo scopo di creare consapevolezza sulla sua importanza e offrire supporto per prevenire o affrontare i disturbi ad esso legati.
Realizzata dal team di MyTherapy (applicazione gratuita per Google Play e iOS), il suo obbiettivo è sensibilizzare le persone sull’importanza del diabete e sulla necessità di realizzare campagne di prevenzione e di sostenere coloro che richiedono un aiuto

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Il 14 novembre 2017 si celebra la Giornata Mondiale del Diabete, un evento che si rinnova dal 1991 grazie all’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e all’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) allo scopo di sensibilizzare e informare l’opinione pubblica, ed è promosso da tutte le società scientifiche internazionali legate alla patologia. Per l’occasione – domenica 12 novembre 2017 – il Servizio di Diabetologia dell’ASSL di Nuoro (ATS Sardegna) sarà disponibile ad effettuare lo screening dalle ore 9.00 alle ore 13.00, presso la Casa Meloni, in piazza Su Nodu Mannu, a Olzai. Il tema della Giornata Mondiale del Diabete indicato dall’IDF (International Diabetes Federation) per l’anno 2017 è: Le donne e il diabete: il nostro diritto a un futuro sano I messaggi chiave che guidano la campagna sono:
• le donne in gravidanza necessitano di un migliore accesso allo screening, alle cure e all’educazione al fine di ottenere risultati positivi per la salute della madre e del q bambino
• proteggiamo la salute della madre e del bambino migliorando l’accesso alla diagnosi, alla cura e all’educazione.
• donne e ragazze sono la chiave per adottare uno stile di vita sano, per il miglioramento della salute e per il benessere delle generazioni future Ma anche
• lo screening del diabete di tipo 2 è importante per modificare il suo corso e ridurre il rischio di complicanze.
• lo screening delle complicanze del diabete è una parte essenziale della gestione di tutti i tipi di diabete. Ufficio Stampa Dott. Gianluca Corsi
Tel. 0784 240756 Cell. 3458980223
e.mail: ufficio.stampa@aslnuoro.it
«Il diabete mellito _ spiega il Dott. Alfonso Gigante, Responsabile del Servizio di Diabetologia dell’ASSL di Nuoro – è una vera pandemia per il continuo aumento delle persone che ne sono affette (in Italia quasi 4 milioni) e per le ingenti risorse che la malattia assorbe (pari a circa 9 miliardi/anno per i soli costi diretti soprattutto ospedalizzazioni, farmaci, assistenza); inoltre la malattia provoca, in molti casi, una scadente qualità della vita e forti ripercussioni sociali con una spesa per i costi indiretti (perdita di produttività, spesa a carico del sistema previdenziale per disabilità permanente, pensionamento anticipato ed anche perdita di produttività di chi assiste il paziente) di quasi 11 miliardi/anno. È, pertanto, fondamentale, per contenere costi sociali e assistenziali, una diagnosi precoce». «E tuttavia – prosegue Gigante -, accanto ai casi noti di diabete (secondo i dati dell’Osservatorio ARNO 2015 la prevalenza del diabete è pari al 6,2%) secondo stime recenti, i casi di diabete misconosciuto sono il 20-30% del totale (circa 1 milione di italiani). Si ritiene, infatti, che ogni 3 diabetici vi sia un soggetto che ha già sviluppato la malattia, ma non ne è a conoscenza, e che per ogni paziente con diabete noto vi sia un individuo che è ad alto rischio di svilupparlo perché presenta una ridotta tolleranza al glucosio o una glicemia a digiuno alterata».

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L’esperienza di Samuele Fenu, 38enne di origini sarde

Al traguardo di una delle gare più massacranti, quella dell’Ironman, anche con il diabete. E che problema c’è? Nessuno. Samuele Fenu, di 38 anni, di origine sarde, affetto da diabete mellito di tipo 1 dall’età di 12 anni, ha concluso a Zurigo la gara regina del triathlon. Dimostrando che anche con questa patologia si possono compiere delle vere imprese sportive. Le difficoltà sono tutte nei numeri: 4 chilometri di nuoto, 180 in bicicletta e 42 di corsa finali.
“Ci sono volute 13 ore per arrivare alla finish line, tanti mesi di preparazione, con 12/15 ore di allenamento settimanale, dove mi sono concentrato sempre sullo scopo mai pensando al risultato – spiega Fenu – studiando le reazioni del mio corpo, capire di cosa avesse bisogno, ma soprattutto adattarlo ad uno sforzo simile tenendo sotto controllo la glicemia”.

Un’esperienza indimenticabile

“E’ stato uno dei giorni più intensi della mia vita, una grande festa – racconta Fenu -. Ho fatto quasi tutta la preparazione da solo, per cui ritrovarmi a nuotare, correre e pedalare insieme a tante persone ha trasformato la fatica in energia positiva (almeno per gran parte della gara), e nei momenti di difficoltà che ho attraversato durante la corsa soprattutto negli ultimi 20 km, la mia famiglia, la mia ragazza e amici lungo il percorso mi hanno supportato, e aiutato mentalmente a trovare le risorse necessarie per arrivare alla tanto sognata finish line”.
Uno sforzo, ma anche un messaggio. Fenu ha gareggiato con il logo dell’associazione ‘I love diabete’. E’ una Onlus che si occupa, a livello nazionale e nelle singole regioni, di promuovere l’attività sportiva in casi di patologia. “Il messaggio che vorrei condividere – precisa Fenu – è che con cuore, determinazione e sacrificio si può arrivare ovunque, con il diabete si può fare tutto e molto di più, preparandosi bene senza sottovalutare nessun particolare ed ascoltando sempre il nostro corpo”.

Fonte:www.ansa.it

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Studio, -66% con 2 tazze caffè al dì, uomini non hanno stesso beneficio

La caffeina riduce il rischio di morte nelle donne affette da diabete: quelle che bevono regolarmente caffè o te’ vivono infatti più a lungo rispetto alle donne malate che non ne consumano, ma tale associazione non si riscontra tra gli uomini. Lo dimostra uno studio dell’Università di Porto (Portogallo) presentato al congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (Easd).
I ricercatori hanno osservato che maggiore è la quantità di caffeina consumata, minore è il rischio di morte nelle donne diabetiche. Hanno inoltre rilevato che l’effetto protettivo dipende dalla fonte della caffeina: più alti livelli di consumo di caffeina da caffè sono infatti associati ad un minore rischio di morte per tutte le cause ed in particolare per malattie cardiovascolari; al contrario, le donne che consumavano più caffeina da Te’ facevano registrare una minore probabilità di morire per cancro.
Più dell’80% della popolazione adulta mondiale consuma caffeina giornalmente e vari studi hanno dimostrato l’effetto benefico del caffè rispetto al rischio di morte per tutte le cause nella popolazione generale, ma poco si sapeva circa il ruolo della caffeina sulla mortalità delle persone diabetiche. Lo studio ha preso in considerazione un campione di 3.000 uomini e donne diabetici dal 1999 al 2010. I ricercatori hanno così evidenziato che le donne diabetiche che consumavano fino a 100 mg di caffeina al giorno (una normale tazza di caffè) avevano il 51% di possibilità in meno di morire delle donne che non consumavano caffeina. Con un consumo da 100 a 200 mg al giorno, il rischio di morte era minore del 57% e con un consumo maggiore di 200 mg (due tazze di caffè) il ridotto rischio di morte era del 66%.
Inoltre si è anche osservato che le forti consumatrici di caffeina da Te’ registravano un minore rischio di morte da cancro pari all’80%. Tuttavia, precisano gli autori, ulteriori conferme sono necessarie ed “il nostro studio osservazionale può solo suggerire la possibilità di un effetto protettivo della caffeina”.

Fonte:www.ansa.it

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Un’ora in meno sonno a notte legata a maggior rischio malattia

Dormire un po’ di più potrebbe ridurre il rischio di diabete nei bambini: lo suggerisce una ricerca che sarà pubblicata sul numero di settembre della rivista Pediatrics. Dallo studio è emerso, infatti, che i bambini che dormono un’ora in meno a notte in media, hanno un maggior rischio di sviluppare la malattia, presentano una glicemia più alta e un maggior livello di resistenza all’ormone che regola la concentrazione di zucchero nel sangue, l’insulina.
Lo studio è stato condotto da Christopher Owen, della St George’s, University di Londra e mostra proprio che dormendo meno compaiono nei bambini fattori di rischio tipici della malattia.
I ricercatori hanno coinvolto 4.525 bambini di 9-10 anni e confrontato diversi parametri chiave del metabolismo con le ore di sonno dormite in media dai bambini di notte durante la settimana. Hanno così riscontrato che dormire un’ora in meno è collegato a un aumento della glicemia, aumento della resistenza all’insulina, maggiore peso corporeo e più massa grassa.
I ricercatori hanno anche stimato i benefici per il metabolismo offerti dal dormire mezz’ora in più in media per notte: hanno calcolato che 30 minuti in più di sonno per notte potrebbero essere associati a una riduzione di 0,1 kg/metro quadrato dell’indice di massa corporea (parametro usato per capire se una persona è normopeso o sovrappeso e che si calcola dividendo il peso dell’individuo per la sua altezza moltiplicata per se stessa) e una riduzione dello 0,5 per cento nella resistenza all’insulina. Si tratta di riduzioni significative e con un possibile impatto a lungo termine per la salute dei bambini.

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Riduce danni di una dieta occidentale ricca di grassi e zuccheri

Una sostanza presente nel tè verde riduce i danni della dieta occidentale, aiutando a prevenire demenza, obesità e diabete. Uno studio pubblicato su FASEB Journal, mostra che è in grado di ridurre lo sviluppo di resistenza all’insulina, l’aumento di peso e alterazioni della memoria in topi alimentati con una dieta ad alto contenuto di grassi e fruttosio.
 La dieta occidentale è generalmente ricca di carni rosse e trasformate, grassi saturi, zuccheri e carboidrati raffinati, con poca frutta, verdure, cereali integrali e frutti di mare.
    Seguirla è stato collegato a un aumento di peso, nonché allo sviluppo del diabete di tipo 2 e a compromissione cognitiva. I ricercatori della Northwest A&F University, in Cina, hanno seguito tre gruppi di topi maschi per 16 settimane, assegnando a ogni gruppo un regime alimentare diverso. Un gruppo è stato nutrito con una dieta ad alto contenuto di grassi e zuccheri; un secondo gruppo con la stessa dieta ma aggiungendovi 2 grammi di un composto presente nel tè verde chiamato epigallocatechina gallato (EGCG); il terzo gruppo (di controllo) è stato alimentato con una dieta standard. Alla fine del periodo di studio, come previsto, i primi due gruppi di topi avevano guadagnato più peso del gruppo di controllo. Tuttavia, l’aumento di peso è stato molto meno grave per i topi la cui dieta è stata integrata con il composto di tè verde. Inoltre questi ultimi presentavano meno casi di insulino-resistenza e una memoria migliore, testata attraverso la capacità di trovare una via d’uscita da un labirinto.

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Sesti (Sid), Grave sospendere insulina specie in pazienti gravi

Cerotto a base di estratti erboristici che aiutano a neutralizzare i sintomi del diabete e protocolli in grado di sostituire la terapia a base di insulina, persino nei malati più gravi. Anche il mondo del diabete non è esente da fake news che si diffondono facilmente sul web, permettendo guadagni a sedicenti esperti e alimentando false speranze che possono in alcuni casi mettere a rischio la vita del paziente.
Attraverso una semplice ricerca su Google si trovano ad esempio metodi miracolistici, come i cerotti cinesi DiaRemedium, “un preparato esclusivo, unico nel suo genere – si legge sul web – che può offrire un aiuto concreto ai diabetici”. Ora acquistabile anche in Italia, “la sostanza riporta in una condizione di salute, distruggendo completamente la malattia”, al punto che “nel 93% delle persone, dopo un mese di impiego della sostanza, l’insulina ha dimostrato capacità di auto-produzione”.
“Da colleghi allarmati – chiarisce all’ANSA Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – abbiamo ricevuto l’informazione che la notizia transitava per i social, suscitando le domande dei pazienti”.
Ma c’è anche la notizia di una “rivoluzionaria” ricerca, che avrebbe dimostrato che la glicemia alta non dipende dall’insulina o dalla resistenza a questo ormone pancreatico, ma “dalla produzione eccessiva di glucosio da parte di enzimi del rene e fegato”, ed è qui quindi che si dovrebbe agire. In questo consiste il Diabete Protocollo messo a punto da tal Kenneth Pullman, che sostiene di aver praticato la cura su sé stesso, vedendo diminuire dopo 19 giorni la sua glicemia, pur avendo sospeso insulina e antidiabetici.
“Questi risultati – spiega Sesti – non sono provati da nessun studio pubblicato su riviste scientifiche. L’articolo si basa su assunti molto pericolosi. L’insulina è un farmaco salvavita e la sua sospensione può mandare in coma, mettendo a rischio la vita”. Il consiglio, conclude, “è quello di rivolgersi al medico prima di sospendere farmaci o di intraprendere cure a base di nutraceutici o qualsiasi altro protocollo”.