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La dieta di tipo mediterraneo rimane la scelta migliore, anche quando di mezzo c’è la psoriasi. Lo conferma uno studio condotto in Francia su 3500 persone colpite da questa patologia. I pazienti sono stati divisi in tre gruppi: un primo gruppo si è discostato da questo tipo di alimentazione, il secondo l’ha seguita a metà e infine il terzo gruppo ha aderito a un regime alimentare di tipo mediterraneo, consumando frutta, verdura, cereali integrali, pesce, olio d’oliva e noci. Il risultato ha dimostrato che quanto più i pazienti aderivano ai dettami di un regime alimentare di tipo mediterraneo, tanto meno gravosa diventava la psoriasi.
Sebbene il rapporto tra i due elementi deve essere provate da ulteriori ricerche, è certo che la dieta mediterranea potrebbe avere effetti diretti e salutari sul sistema immunitario.

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Riduce del 40% il rischio per la forma legata agli ormoni

La dieta mediterranea è un’ottima alleata nella prevenzione del cancro al seno, specie di una forma molto aggressiva di questo tumore che è spesso associata a una prognosi infausta: infatti un maxi-studio condotto su oltre 62 mila donne (la cui salute è stata seguita per 20 lunghi anni) mostra che coloro che seguono fedelmente la tradizione mediterranea hanno un rischio inferiore del 40% di ammalarsi di cancro al seno ER-negativo, quello cioè non dipendente dagli ormoni estrogeni.
La ricerca è stata condotta da Piet van den Brandt dell’università olandese di Maastricht e pubblicata sull’International Journal of Cancer.
Gli esperti olandesi hanno confrontato il rischio di cancro al seno di donne che seguivano più o meno fedelmente i precetti della dieta mediterranea ed evidenziato gli effetti protettivi di questa tradizione alimentare rispetto a un tipo di tumore della mammella molto aggressivo che rappresenta circa il 30% di tutti i tumori del seno.

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Riduce gravità del disturbo in sole 12 settimane

La depressione si vince a tavola con una ricetta molto tradizionale: si tratta di seguire la dieta mediterranea e di avere l’accorgimento di evitare certi cibi (ad esempio dolci e bibite) e preferirne altri (cereali integrali, legumi, uova, carni magre, olio d’oliva).
Lo rivela una sperimentazione clinica condotta in Australia da Felice Jacka della Deakin University.
Secondo quanto riferito sulla rivista BMC Medicine, lo studio clinico prende le mosse da una serie di evidenze scientifiche pubblicate in cui si misurava il rischio di depressione di persone che adottavano una dieta sana o, invece, inclini a mangiare in modo scorretto. Da questi studi emergeva che la depressione è più frequente tra coloro che conducono una dieta poco salubre così Jacka ha pensato di allestire una sperimentazione clinica per vedere se effettivamente la dieta mediterranea potesse in qualche modo trattare il disturbo depressivo.
Nello studio Smiles Jacka ha coinvolto 67 pazienti con depressione da moderata a grave: metà del campione ha seguito per 12 settimane una dieta mediterranea modificata a base sostanzialmente di cereali integrali, molti legumi, carne magra, uova, pesce latticini non zuccherati. con un limitatissimo consumo di bibite e alcolici Il resto del campione per le 12 settimane doveva invece continuare la propria dieta di sempre. Il livello di depressione di tutti i partecipanti è stato misurato con una scala (da 0 a 60 dove 60 indica depressione grave e 0 remissione) prima e dopo le 12 settimane.
È emerso che tra coloro che hanno seguito la dieta mediterranea il livello di depressione è calato; in alcuni pazienti si è addirittura raggiunta la remissione. Resta da capire quali siano gli ingredienti della dieta mediterranea con effetti antidepressivi, ma è probabile che sia un mix di tutto ad esempio la ricchezza di grassi buoni che proteggono il cervello e il ridotto consumo di zuccheri tossici per il cervello.

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Migliorano effetti colesterolo ‘buono’

La dieta mediterranea, arricchita di uno degli ingredienti cardine che è l’olio d’oliva, è un toccasana per il cuore. Aggiungendo a questo regime alimentare, tra le altre cose ricco di frutta e verdura, il prezioso condimento (ne bastano quattro cucchiai al giorno) migliorano infatti gli effetti protettivi per il cuore del colesterolo ‘buono’ (Hdl), cosa che riduce il rischio di malattie cardiache e ictus. È quanto emerge da una ricerca dell’Hospital del Mar Medical Research Institute, a Barcellona, pubblicata sulla rivista Circulation.
Gli studiosi hanno preso in esame 296 persone considerate a rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, che partecipavano a uno studio denominato Prevención con Dieta Mediterránea. L’età media era di 66 anni ed è stata assegnata loro da seguire per un anno una dieta scelta tra tre diverse. La prima era una dieta mediterranea tradizionale arricchita da quattro cucchiai al giorno di olio di oliva, meglio se extravergine, la seconda una dieta mediterranea tradizionale integrata giornalmente con una manciata di noci e la terza una dieta ‘di controllo’ che conteneva una quantità ridotta di carne rossa, latte e formaggi ad alto contenuto di grassi, alimenti trasformati e dolci.
Dai risultati è emerso che nessuna delle diete aumentava i livelli di colesterolo buono (Hdl) ma entrambe quelle mediterranee ne hanno migliorato le funzioni. I progressi sono stati migliori in coloro che avevano seguito la dieta con olio extravergine di oliva. In particolare, a migliorare era l’effetto di contrasto alla formazione di placche nelle arterie e la capacità vasodilatatoria, con vasi sanguigni più ‘rilassati’.

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Più protetto chi consuma vegetali, pesce e cereali integrali

Non seguire la dieta mediterranea sembra aumentare il rischio avere una diagnosi di Iperattività e Deficit di Attenzione (Adhd). Lo rivela una ricerca pubblicata sulla rivista Pediatrics, che aggiunge nuove evidenze ai già benefici del regime alimentare nostrano, caratterizzato da alto contenuto di vegetali, pesce, cereali integrali e povera di carni rosse, uova, latticini e dolci.
La sindrome di Iperattività e Deficit di Attenzione è uno dei disturbi neurologici più comuni nell’infanzia. Anche se le cause precise non sono chiare, la ricerca precedente ha suggerito che una dieta povera può svolgere un ruolo. Per analizzare un eventuale legame tra Adhd e dieta mediterranea, nota già per ridurre il rischio di malattie cardiache, Alzheimer e alcuni tipi di cancro, i ricercatori hanno analizzato i dati di 60 bambini e adolescenti, tra 6 e 16 anni, con diagnosi di Adhd, e altrettanti senza patologia. Le abitudini alimentari dei due gruppi sono state valutate utilizzando questionari specifici. Ne è emerso che, rispetto ai bambini che avevano alta aderenza a una dieta mediterranea, quelli che non la seguivano avevano maggiore probabilità di avere una diagnosi del disturbo.
Inoltre, il team ha identificato maggiore prevalenza di Adhd nei bambini che consumavano grandi quantità di caramelle e bevande zuccherate, ma piccole quantità di pesce grasso. Ora la ricerca dovrà “determinare se cambiare dieta possa invertire i sintomi di Adhd”, commenta María Izquierdo Pulido, dell’Università di Barcellona, che ha guidato lo studio.

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Capace di proteggere la struttura a lungo termine

La dieta mediterranea rallenta l’invecchiamento e protegge il cervello. Negli anziani che la seguono il cervello infatti si restringe meno rispetto a chi non l’ha adottata. Lo ha verificato uno studio dell’università di Edimburgo, pubblicato sulla rivista Neurology. La dieta mediterranea ha i suoi pilastri nella frutta, verdura, olio d’oliva, legumi e cereali, un moderato consumo di pesce, formaggio e vino e poca carne rossa e pollame. ”Quando invecchiamo, il cervello si restringe e perdiamo cellule cerebrali: tutto ciò influisce sulla memoria e l’apprendimento – commenta Michelle Luciano, coordinatrice dello studio – La nostra ricerca aggiunge un altro tassello ai tanti che indicano l’impatto positivo della dieta mediterranea sulla salute del cervello”. I ricercatori hanno raccolto le informazioni sulle abitudini alimentari di 967 persone sane di circa 70 anni. A 562 di loro hanno fatto una risonanza magnetica a 73 anni per misurare il volume del cervello, della materia grigia e lo spessore della corteccia, che è lo strato più esterno. Dopo 3 anni a 401 di loro hanno fatto una seconda risonanza magnetica, per valutare l’impatto della dieta mediterranea. Si è così visto che chi non l’aveva adottata aveva subito la perdita maggiore di volume del cervello rispetto a chi invece l’aveva seguita bene: una differenza dello 0,5% nel volume cerebrale, pari alla metà di quello che si ha col normale invecchiamento. Non è stata invece trovata una relazione tra dieta mediterranea, volume della materia grigia e spessore della corteccia, né tra il consumo di pesce e carne e cambiamenti del cervello, contrariamente a quanto rilevato da altri studi. ”E’ possibile che altri componenti della dieta mediterranea abbiano questo impatto o la loro combinazione presi tutti insieme – conclude Luciano – Il nostro studio evidenzia come la dieta dia una protezione di lunga durata al cervello”.

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Meno rischio cancro anche per quelli della testa e del collo

La dieta mediterranea protegge dai tumori della testa e del collo, tra i più frequenti.

 Più si è fedeli ai precetti della nostra tradizione gastronomica, più si riduce il rischio di questo cancro. 

Sono i risultati di una ricerca pubblicata sull’European Journal of Cancer Prevention, svolta presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e condotta da Stefania Boccia e Gabriella Cadoni del Policlinico A. Gemelli.

I tumori della testa e del collo sono localizzati principalmente a livello della laringe, della faringe e della bocca. Nel 2015 sono stati diagnosticati in Italia circa 9.200 nuovi casi. Considerando l’intera popolazione maschile, quelli della testa e del collo sono i tumori più frequenti dopo il cancro della prostata (35.200), del polmone (29.400), del colon retto (29.100) e della vescica (21.100). Il rapporto fra maschi e femmine per questo tumore è 4 a 1. Il fumo e il consumo di alcolici sono i principali fattori di rischio. La dieta mediterranea è un modello alimentare che prevede il consumo quotidiano di cereali, frutta, ortaggi e verdura, legumi, latte e yogurt, olio di oliva; il consumo frequente di uova e alimenti quelli di origine animale (pesce e carni bianche); il consumo moderato di dolci e carne rossa. Prevede, infine, il consumo di moderate quantità di vino durante i pasti.

I ricercatori hanno analizzato le abitudini alimentari di circa 500 casi di tumore della testa e del collo e di oltre 400 soggetti senza patologie tumorali (gruppo di controllo). E’ emerso che seguire la tradizionale dieta mediterranea riduce il rischio di tumori della testa e del collo: in particolare si è visto che gli individui più fedeli alla dieta mediterranea avevano un rischio di questi tumori del 50% minore rispetto agli individui meno fedeli allo stile alimentare nostrano.

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Hanno fatto scalpore le dichiarazioni del professor Umberto Veronesi in merito al rapporto degllo IARC sul consumo di carne, di cui abbiamo dato notizia qui.

La notizia della cancerogenicità delle carni rosse. “Non ci coglie impreparati, lo sapevamo da tempo, da almeno 20 anni io per primo, ai congressi e agli incontri divulgativi, ripeto che ci sono indicazioni epidemiologiche di un legame tra consumo carni rosse e tumori del colon. Quello che è stato fatto oggi è una sorta di sistematizzazione” degli studi. Non mangio gli animali – precisa l’oncologo – perché li amo e penso che i loro diritti di esseri viventi vadano rispettati, prima di tutto il loro diritto alla vita. Il secondo motivo è di equilibrio e sostenibilità ambientale: l’eccessivo consumo di carne è il motivo principale dell’ingiustizia alimentare, che fa sì che circa un miliardo di persone nel mondo occidentale muoia per troppo cibo mentre in Asia e nei Paesi africani circa 800 milioni di persone muoiono di fame o soffrono di malnutrizione”, ha dichiarato Veronesi, che continua. “L’identificazione certa di una nuova sostanza come fattore cancerogeno è sempre e comunque una buona notizia in sé, perché aggiunge conoscenza e migliora la prevenzione. In questo caso dunque – avverte Veronesi – non si tratta della ‘vittoria’ di una parte sull’altra, ovvero dei vegetariani contro i carnivori, ma di un passo avanti della ricerca”.

In un intervista alla Stampa di Torino, l’oncologo milanese, da sempre vegetariano e sostenitore delle diete a base di verdure ha poi aggiunto. “La regola da seguire è quella di ridurre al minimo il consumo di carne rossa e adottare il più possibile la dieta mediterranea: pesce, pasta, verdure, frutta, olio d’oliva”, conclude Veronesi. “Meno ci esponiamo a cancerogeni conosciuti, meno ci ammaliamo. Dunque, meno mangiamo la carne rossa, meno ci ammaleremo”.

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CHICAGO – Uno studio del Rush Medical Center pubblicato dalla rivista Alzheimer’s & Dementia, The Journal of the Alzheimer’s Association, dimostra che una dieta sana, simile a quella Mediterranea con qualche modifica, può dimezzare il rischio di sviluppare l’Alzheimer. L’analisi ha coinvolto oltre 900 persone seguite dal 1997 al 2013, periodo in cui si sono verificati 144 casi di Alzheimer. Nelle persone che seguivano strettamente la dieta il rischio è risultato minore del 53%, e anche in chi la seguiva saltuariamente si è vista una minore probabilità del 35%.
Il protocollo alimentare, denominato Mind (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay), prevede quindici gruppi di alimenti divisi in dieci ‘salutari’, che comprendono tra gli altri verdure a foglia verde, frutta secca, frutti di bosco, cereali integrali e olio d’oliva, e cinque ‘cattivi’, dalla carne rossa al burro ai fritti. Nella dieta gli alimenti cattivi devono essere inseriti meno di una volta a settimana, mentre per gli altri ci sono delle frequenze indicate, ad esempio i frutti di bosco dovrebbero essere mangiati almeno due volte a settimana.

18 Marzo 2015