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Ferma l’ormone della fame; studio sui topi

Il problema principale di una dieta è che quando, con grossi sforzi, si arriva all’agognato ‘traguardo’ sulla bilancia, la fame si fa irresistibile e il rischio di ingrassare di nuovo è dietro l’angolo, vanificando tutte le fatiche fatte per perdere peso. Ma adesso ricercatori americani hanno trovato un modo per ovviare a questo importante problema di salute finora rimasto irrisolto: in un lavoro che sarà pubblicato questa settimana sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, esperti della Mayo Clinic di Rochester hanno dimostrato che bloccando l'”ormone della fame” (la grelina) con una sostanza ad hoc è possibile evitare di riprendere peso a lungo termine dopo una dieta.
Lo studio è stato condotto su animali e se i risultati fossero replicati anche sui pazienti sarebbe un vero passo avanti nella gestione dell’obesità e delle malattie correlate. Dopo una perdita di peso importante il problema principale è non ingrassare di nuovo; purtroppo avviene di frequente, per effetto boomerang, che il corpo cominci a produrre troppa grelina, rendendo il cibo irresistibile e la fame irrefrenabile.
Gli esperti hanno messo a punto un metodo per ”zittire” l’ormone della fame, iniettando una sostanza inibitrice chiamata butirilcolinesterasi. Su topi ex-obesi gli esperti hanno visto che una sola iniezione di questo ”farmaco sperimentale” mantiene il peso corporeo degli animali vita natural durante, proteggendoli dal rischio di ingrassare nuovamente. Si tratta, concludono i ricercatori, di una scoperta dalle ricadute cliniche potenzialmente significative perché anche il quadro metabolico (ad esempio il controllo del diabete) si gioverebbe di tale trattamento.

Fonte:www.ansa.it

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Quattro tazze fanno bene, nuove prove contro il ‘veleno bianco’

Il cuore non ama il sale ma il caffè è suo amico: dal congresso europeo di Cardiologia in corso a Barcellona si scrive la dieta del cuore sano. Studio dopo studio il sale è messo sempre più al bando. I danni del ‘veleno bianco’ trovano nuove prove scientifiche. Mentre per il caffè arriva una nuova conferma dei suoi effetti benefici, tanto da essere definito una sostanza che può entrare nella lista della dieta sana, troppo sale, secondo uno studio di 12 anni su più di 4.000 persone, raddoppia il rischio di insufficienza cardiaca.
“L’assunzione di sale è una delle principali cause dell’alta pressione sanguigna e un fattore di rischio indipendente per la malattia coronarica e l’ictus”, ha affermato Pekka Jousilahti, dell’Istituto nazionale per la salute e il benessere, Helsinki, Finlandia. Oltre al CHD e all’ictus, l’insufficienza cardiaca è una delle principali malattie cardiovascolari in Europa e nel mondo, ma il ruolo dell’assunzione di sale elevato nel suo sviluppo fino ad ora era sconosciuto. “Il cuore non ama il sale.
L’elevata assunzione di sale aumenta notevolmente il rischio di scompenso cardiaco. E questo aumento del rischio di insufficienza cardiaca correlato al sale è indipendente dalla pressione sanguigna”, ha spiegato Jousilahti. In sostanza le persone che consumavano più di 13,7 grammi di sale ogni giorno avevano un rischio di danno più elevato di due volte rispetto a quelli che consumavano meno di 6,8 grammi, ha proseguito. “L’assunzione giornaliera ottimale del sale è probabilmente anche inferiore a 6,8 grammi”, concludono gli esperti. Ed in effetti l’Organizzazione Mondiale della Sanità su questo ha dato indicazioni severe, raccomandando un massimo di 5 grammi al giorno, mentre la necessità fisiologica, quindi quella per mantenere l’organismo attivo, sarebbe addirittura della metà. E nella ricerca degli elisir per la salute del cuore emerge che bere quattro tazze ogni giorno, può essere parte di “una dieta sana in persone sane” ed è associato ad un minore rischio di morte fino al 64%.

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Sostituendo un piatto di carne con legumi rischio scende di molti punti

Basta una piccola variazione in positivo della dieta, come sostituire una porzione di carne con una di legumi o di frutta secca, per diminuire significativamente il rischio di morte. Lo ha dimostrato uno studio coordinato dall’università di Harvard, secondo cui vale però anche l’effetto opposto.
I ricercatori hanno usato i dati di due grandi studi sulla popolazione americana per monitorare la dieta di 74mila persone per 12 anni, tra il 1984 e il 1996, e il loro rischio di morte nei 12 successivi. Alle diete sono stati assegnati dei punteggi secondo tre diversi metodi, che in generale danno ‘voti’ più alti ai cibi più salutari. Lo studio, spiegano gli autori, ha dimostrato che indipendentemente dal sistema usato per dare i ‘voti’ chi ha i punteggi più alti ha un minore rischio di morte, con cereali integrali, frutta, verdura e pesce che danno il contributo maggiore. Per chi invece ha una dieta poco salutare e quindi è in basso nel punteggio, bastano piccoli miglioramenti, tali ad esempio da migliorare la posizione di venti percentili, per avere effetti rilevabili e duraturi. “Un miglioramento minimo – spiegano -, corrispondente ad esempio alla sostituzione nella propria dieta abituale di una porzione di carne con una di legumi, produce un abbassamento del rischio di morte tra l’8 e il 17%. Il cambiamento opposto invece lo aumenta tra il 6% e il 12%”.
A dare il contributo maggiore al rischio ridotto, sottolinea la ricerca, sono le minori malattie cardiovascolari. Non a caso tra gli interventi più efficaci c’è la riduzione del sale e l’aumento del consumo di omega 3, già trovati come fattori di protezione per il cuore.

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Dagli andrologi la dieta per chi vuole diventare papa’

Un caffè a colazione, una tazzina dopo pranzo, un’altra pausa-espresso a metà pomeriggio: un “vizio” che non è dannoso per chi vuole diventare papà, perché il caffè è stato “scagionato” dagli ultimi studi e tre tazzine al giorno sono non solo una dose sicura per la fertilità, ma addirittura un aiuto naturale come mostrano dati discussi dagli esperti della Società Italiana di Andrologia (SIA) in occasione del loro Congresso Nazionale, durante il simposio ‘Cucina, Salute & Benessere”. “La caffeina è un inibitore aspecifico delle fosfodiesterasi che aumenta la concentrazione del GMP ciclico ‘messaggero’ del segnale di vasodilatazione e di rilassamento del tessuto erettile. Ciò comporta la riduzione fino a un terzo del rischio di disfunzione erettile in chi consuma fino a tre tazzine rispetto a chi non beve caffè o ne beve una quantità superiore.
La caffeina va così ad aggiungersi alle sostanze che favoriscono il benessere sessuale, molte delle quali sono contenute nei cibi della tradizione italiana: la dieta mediterranea aumenta infatti dal 72 al 95% la quota di spermatozoi sani e di elevata qualità, stando ad uno studio italiano discusso durante il congresso, dichiara Alessandro Palmieri, presidente SIA e Professore all’Università Federico II di Napoli.
Ma oltre a seguire una dieta sana, serve puntare sull’esercizio fisico perchè la sedentarietà è una minaccia per la salute sessuale maschile “Una regolare attività fisica migliora la qualità dello sperma e dell’erezione ma un esercizio costante spesso prevede un impegno di tempo poco compatibile con la vita quotidiana, così abbiamo pensato di utilizzare una semplice app, scaricabile gratuitamente su tutti gli smartphone per aiutare gli uomini a monitorare la quantità di moto giornaliera attraverso la conta dei passi” spiega Andrea Salonia, ideatore della pasSIApp, consigliere SIA e Professore Associato di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano L’obiettivo era quello di superare la soglia dei 10.000 passi al giorno. Ebbene, il test della disfunzione erettile eseguito prima e dopo l’incremento dell’attività motoria ha mostrato che dopo tre mesi uno su due è riuscito a muoversi di più e a migliorare la propria disfunzione erettile, il 16% è tornato addirittura a un’erezione normale. Tutto questo semplicemente camminando ogni giorno per circa mille passi in più, per arrivare ai 10.000 raccomandati: questo conferma che il movimento quotidiano regolare ha un grande potenziale sul benessere sessuale maschile”.

Questo nello specifico l’elenco dei cibi per chi vuole diventare papà.
Agrumi: contengono vitamina C, antiossidante, e vitamina A per aumentare la motilità degli spermatozoi.
Pomodori: contengono licopene, che migliora la motilità degli spermatozoi.
Ortaggi a foglia verde: utili per i contenuti di vitamina C e A e di acido folico, importante per produrre spermatozoi sani.
Carote: contengono beta-carotene protettivo per lo sperma.
Fagioli: utili per l’acido folico e lo zinco, che aiutano a dare spermatozoi sani e a ridurne la tendenza all’agglutinazione.
Uova: contengono zinco che impedisce agli spermatozoi di agglutinarsi.
Pesce: per i contenuti di acidi grassi omega-3, che migliorano la qualità del seme.
Frutta secca: apporta zinco in quantità, ma anche il coenzima Q10, antiossidante molto efficiente.
Olio extravergine d’oliva: contiene antiossidanti che migliorano la qualità degli spermatozoi. Cibi no: carni conservate, formaggi grassi e latte non scremato, bevande zuccherate, alcol, dolci.

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‘Neuroni fame’ con minor cibo risparmiano energia e bruciamo meno

Mettendosi a dieta può capitare di non perdere peso. Questo è dovuto al fatto che l’organismo, di fronte a una riduzione delle risorse a disposizione, compensa bruciando meno. A fare da innesco a questo meccanismo alcune cellule cerebrali. A evidenziarlo uno studio dell’Universita’ di Cambridge, nel Regno Unito, condotto sui topi e pubblicato sulla rivista eLife. Gli studiosi hanno testato il ruolo di un gruppo di neuroni in una regione del cervello nota come ipotalamo, che fa un po’ da ‘centralina’. Questi neuroni, detti Agrp, sono noti come i ‘neuroni della fame’: quando vengono attivati, ci fanno mangiare, ma se inibiti possono portare ad un’anoressia quasi completa.
Il team di ricerca ha usato un trucco genetico per manipolarli, attivandoli e ‘spegnendoli’. I topi sono stati studiati all’interno di alcune camere speciali in grado di misurare il dispendio energetico e impiantando sonde per misurare da remoto la loro temperatura, in diversi contesti di disponibilità di cibo. Dai risultati è emerso che i neuroni AGRP, quando attivati, ci rendono affamati e ci portano a mangiare, ma se non c’è cibo disponibile, agiscono per risparmiare energia, limitando il numero di calorie che bruciamo e quindi la perdita di peso. Inoltre, lo studio descrive anche un meccanismo grazie al quale questi neuroni sanno quanta energia abbiamo incamerato e controllano quante calorie consumiamo. Gli studiosi sperano che i risultati possano portare a sviluppare nuove terapie contro il sovrappeso e l’obesità e il loro consiglio per chi voglia dimagrire è utilizzare una strategia che preveda una riduzione moderata dell’apporto calorico e anche l’attività fisica.

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Riduce la formazione di grasso specie sulla pancia ed antinfiammatoria

E se un pizzico di cannella ogni giorno fosse efficace nel contrastare gli effetti deleteri di una dieta troppo ricca di grassi? E’ quanto suggerisce una ricerca preliminare su animali che è stata presentata a Minneapolis nel corso delle Scientific Sessions della American Heart Association’s Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology | Peripheral Vascular Disease 2017.
Lo studio, di Vijaya Juturu, della OmniActive Health Technologies Inc a Morristown nel New Jersey, dimostra che assumere un po’ di cannella ogni giorno riduce la formazione di grasso corporeo, specie sulla pancia, attiva dei processi antinfiammatori e antiossidanti protettivi per l’organismo.
Inoltre il consumo regolare di cannella riduce la glicemia, i grassi nel sangue, l’insulina, e tutte le molecole note per essere coinvolte nel processo di immagazzinamento dei grassi.
La ricerca è stata condotta su due gruppi di topolini, tutti sottoposti ad un’alimentazione eccessivamente grassa. Solo il primo gruppo di animali ha preso per 12 settimane tutti i giorni un integratore a base di cannella. Rispetto agli altri topini, quindi, quelli che prendono la cannella risultano più in salute dopo la 12/ima settimana, più protetti dall’insalubre alimentazione cui sono stati sottoposti.

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Popolare fra le celebrity, non ci sono benefici in piu’ dal consumo di 500 calorie a giorni alterni

Nata negli Stati Uniti ma popolarissima anche in Europa, la ‘dieta del digiuno a giorni alterni’- su cui molte celebrita’ giurano come la soluzione al grasso superfluo – produrrebbe risultati in realta’ simili a quelli delle diete piu’ convenzionali.
Lo studio condotto all’universita’ dell’Illinois a Chicago su un centinaio di obesi – divisi in due gruppi – ha osservato dopo un anno, un dimagrimento del 5.3% del peso corporeo, tra chi aveva seguito un regime alimentare tradizionale, ossia che limita quotidianamente il numero di calorie assunte .
Per chi aveva scelto la dieta del digiuno a giorni alterni – ossia un giorno si mangia normalmente mentre l’altro non piu’ di 500 calorie – il dimagrimento era stato pari al 6% del peso corporeo. Lievemente di piu’.
Ma il tasso di volontari che ha smesso questa dieta durante lo studio perche’ troppo dura e’ stato pari al 38%, contro il 29% degli ‘abbandoni’ tra chi ha seguito le diete piu’ comuni.
L’analisi e’ pubblicata su “Jama of Internal Medicine”.

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Nessun beneficio se non si è celiaci

La dieta senza glutine non dà nessun beneficio in termini di salute del cuore se a seguirla è una persona che non soffre di celiachia, anzi in questo caso potrebbe essere dannosa. Lo afferma uno studio su 110mila soggetti della Columbia University, pubblicato dal British Medical Journal.
I ricercatori hanno analizzato i dati di 65mila donne e 45mila uomini, seguiti tra il 1986 e il 2010 e divisi in cinque livelli a seconda del consumo di glutine stimato. Dai gruppi sono stati esclusi i soggetti che hanno ricevuto una diagnosi di celiachia. Dallo studio non è emersa nessuna associazione tra il glutine e le patologie cardiache, con quelli nel gruppo a minore consumo che hanno mostrato gli stessi tassi di malattia degli altri. “Il glutine chiaramente è pericoloso per chi ha la celiachia – afferma Benjamin Lebwhol, uno degli autori -. Ma libri molto popolari, basati su aneddoti ed evidenze occasionali, hanno indotto a credere che una dieta con poco glutine sia salutare per tutti”.

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In 500 scuole la campagna di pediatri e nutrizionisti

Cinque superpoteri di altrettanti super eroi, perché cinque sono le porzioni giornaliere consigliate di frutta e verdura anche i colori della salute.
   
Questa l’idea della campagna che vede uniti pediatri e nutrizionisti per promuovere, attraverso il divertimento, una sana alimentazione tra i bambini. Presentata oggi presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma “Dammi il Cinque” prevede una guida per insegnanti e un libro di avventure per i bimbi che saranno distribuite in 500 scuole italiane, ma anche cartoni animati a tema e incontri in 15 comuni.
    “Un bimbo italiano su tre è in sovrappeso – afferma Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip)- e all’origine una dieta squilibrata e troppo ricca di grassi e una diffusa sedentarietà”. Tra le cause anche la nota avversione dei bambini nei confronti di frutta e verdura. Consumare quotidianamente 5 porzioni di frutta e verdura di 5 colori diversi, invece, garantisce il giusto apporto di vitamine, minerali, antiossidanti e fibre. Di qui, spiega l’ideatrice del progetto Maria Teresa Carpino, amministratore delegato di Mati Group, società specializzata nella comunicazione sul benessere, “l’idea di suscitare il desiderio di immedesimarsi nei nostri eroi e quindi mangiando molta frutta e verdura per diventare come loro”. Ad esempio, il bianco di mela, pera e banana, ricche di potassio, è associato al superpotere della ‘forza eccezionale’. Il verde di kiwi, lattuga e uva, ricche di magnesio, è collegato al superpotere della ‘ultravista’. Il viola di lamponi more e mirtilli fa guadagnare una ‘memoria enciclopedica’. L’iniziativa, patrocinata dalla Sip, è realizzata con il contributo scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il sostegno incondizionato della Menarini e la collaborazione della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), dell’Associazione Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI).

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Resetta il pancreas, induce nascita nuove cellule per insulina

Una particolare dieta detta ‘mima-digiuno’ potrebbe essere usata per sconfiggere il diabete: infatti è risultata capace di riprogrammare cellule adulte del pancreas e ripristinare la funzione dell’organo, ovvero la produzione dell’ormone insulina che serve per regolare la quantità di zucchero nel sangue (glicemia).
Lo rivela uno studio italiano condotto nel laboratorio di Valter Longo, lo scienziato che lavora tra la University of Southern California di Los Angeles e l’IFOM di Milano, e che ha ideato questo speciale piano alimentare che mima gli effetti positivi ottenibili col digiuno (solo acqua), ma senza digiunare e quindi senza troppe difficoltà e soprattutto senza rischi.
La nuova ricerca è stata pubblicata sulla rivista Cell e mostra le potenzialità della dieta di Longo sia sul diabete giovanile (di tipo 1 in cui le cellule produttrici di insulina non ci sono più perché hanno subito un attacco da parte del sistema immunitario) sia per il diabete più diffuso, di tipo 2 o insulino-resistente, quello legato anche all’obesità.
La DMD (la dieta che mima il digiuno) è caratterizzata da alcuni giorni al mese di alimentazione con poche calorie e cibi ben selezionati (ad esempio pochi zuccheri, pochi grassi saturi, poche proteine etc) mentre per il resto del tempo si può seguire un’alimentazione normalissima.
In questo lavoro Longo ha mostrato che la DMD promuove la crescita di nuove cellule produttrici di insulina riducendo i sintomi del diabete di tipo 1 e tipo 2 nei topi. Gli stessi effetti sono stati ottenuti in provetta su cellule di pancreas umano. In pratica la dieta riaccende dei geni embrionali e trasforma cellule pancreatiche non adibite alla produzione di insulina in ‘cellule beta’, il cui lavoro è appunto quello di produrre l’ormone. Gli sviluppi di questo studio hanno una portata enorme perché potrebbero condurre in futuro a una cura del diabete di tipo non farmacologico ma solo attraverso questa particolare alimentazione.