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‘Neuroni fame’ con minor cibo risparmiano energia e bruciamo meno

Mettendosi a dieta può capitare di non perdere peso. Questo è dovuto al fatto che l’organismo, di fronte a una riduzione delle risorse a disposizione, compensa bruciando meno. A fare da innesco a questo meccanismo alcune cellule cerebrali. A evidenziarlo uno studio dell’Universita’ di Cambridge, nel Regno Unito, condotto sui topi e pubblicato sulla rivista eLife. Gli studiosi hanno testato il ruolo di un gruppo di neuroni in una regione del cervello nota come ipotalamo, che fa un po’ da ‘centralina’. Questi neuroni, detti Agrp, sono noti come i ‘neuroni della fame’: quando vengono attivati, ci fanno mangiare, ma se inibiti possono portare ad un’anoressia quasi completa.
Il team di ricerca ha usato un trucco genetico per manipolarli, attivandoli e ‘spegnendoli’. I topi sono stati studiati all’interno di alcune camere speciali in grado di misurare il dispendio energetico e impiantando sonde per misurare da remoto la loro temperatura, in diversi contesti di disponibilità di cibo. Dai risultati è emerso che i neuroni AGRP, quando attivati, ci rendono affamati e ci portano a mangiare, ma se non c’è cibo disponibile, agiscono per risparmiare energia, limitando il numero di calorie che bruciamo e quindi la perdita di peso. Inoltre, lo studio descrive anche un meccanismo grazie al quale questi neuroni sanno quanta energia abbiamo incamerato e controllano quante calorie consumiamo. Gli studiosi sperano che i risultati possano portare a sviluppare nuove terapie contro il sovrappeso e l’obesità e il loro consiglio per chi voglia dimagrire è utilizzare una strategia che preveda una riduzione moderata dell’apporto calorico e anche l’attività fisica.

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Nuova tendenza del fitness americano,attrice teatro testimonial

Tornare in forma fisica perfetta e perdere i chili di troppo grazie ad immagini tridimensionali del proprio corpo, aggiornate regolarmente per seguire i progressi o le battute d’arresto del regime atletico e dietetico seguito: e’ questa la nuova tendenza del fitness americano, offerta in un numero crescente di palestre.
Nelle ‘Gym’ – come si chiamano negli Usa – dei vip, si propone ora ai clienti l’esame realizzato da una macchina scanner che fornisce immagini 3D del proprio corpo. Misurandone cosi’,con centinaia di micro-immagini, non solo il peso, l’altezza, il giro vita e cosi’ via, ma anche la massa muscolare, l’accumulo di grassi, e liquidi. Vengono inoltre individuate le specifiche aree con piu’ adipe.
Una delle testimonial del successo del metodo e’ l’attrice’teatrale e musicale americana Sarah Loman, costantemente in lotta con il suo sovrappeso, che ha fatto ricorso ad una palestra di New York nota per il nuovo approccio tecnologico.
I progressi sono stati subito significativi ed hanno aiutato Loman a rimanere motivata ed impegnata: in quattro mesi, l’attrice si e’ liberata di circa 14 chili di grasso e ne ha acquistati 3 di massa muscolare.
“Se l’avessi fatto da sola avrei magari visto il numero dei chili che scendevano sulla bilancia – ha detto ai media Usa Loman – ma cosi’ ho seguito l’ammontare di liquidi che perdevo, di adipe e di muscolatura acquisita”.

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Fenilalanina stimola recettore CaSR per ridurre l’appetito

Se una dieta ricca di carne e pesce aiuta a perdere chili, il merito è di un enzima prodotto dalla digestione delle proteine e in grado di attivare l’ormone della sazietà. A fare luce su questo meccanismo, che potrebbe aprire la porta a nuove strategie contro l’obesità, è uno studio pilota presentato al congresso annuale della Società di Endocrinologia in corso nel Regno Unito.
Per testare gli effetti di fenilalanina, un aminoacido prodotto nell’intestino dopo il consumo di alimenti ricchi di proteine, i ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno condotto una serie di esperimenti. In primo luogo, hanno somministrato a topi una dose singola di questo enzima: quelli che l’avevano ricevuta mostravano un aumento dei livelli di ormone GLP-1, che sopprime l’appetito, e una riduzione dei livelli di grelina, ormone che stimola la fame. Inoltre, i topi che avevano ricevuto l’aminoacido tendevano anche a muoversi di più.
Successivamente, il team somministrato, per 7 giorni, dosi regolari di fenilalanina a topi con obesità indotta dalla dieta, confermando una riduzione di peso rispetto a quelli che non l’avevano ricevuta. Il motivo, hanno scoperto, è che la fenilalanina, si rivolge a un recettore sensibile al calcio (CaSR), responsabile dell’aumento dei livelli di GLP-1 e dell’abbassamento di quelli di grelina. “Il nostro lavoro – spiegano i ricercatori – è il primo a dimostrare che l’attivazione di CaSR può sopprimere l’appetito e suggerisce l’uso di fenilalanina per stimolare CaSR e affrontare l’obesità”.

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Indice massa corporea diminuisce, scende di oltre 5 percentili

Usare a scuola banchi in cui si sta in piedi, o al massimo ci si appoggia ad uno sgabello, può aiutare i bambini a dimagrire. Lo afferma uno studio condotto in Texas e pubblicato sull’American Journal of Public Health.

L’esperimento dei ricercatori dell’università del Texas ha riguardato 24 classi elementari e 380 studenti di 9 e 10 anni, a cui sono stati assegnati casualmente un banco normale o uno ‘standing desk’, per due anni. In media i soggetti che avevano il banco ‘evoluto’ hanno diminuito il loro indice di massa corporea del 3,4%, mentre gli altri hanno avuto solo il calo dovuto alla crescita del 2%.

Questo, spiegano gli esperti, corrisponde a una perdita di 5,24 percentili nel peso. Studi precedenti hanno dimostrato che questi banchi fanno consumare il 15% di calorie in più, ma questa è la prima volta che si osservano gli effetti sul lungo periodo. “Ricerche in tutto il mondo – sottolinea Mark Benden, uno degli autori – hanno mostrato che i banchi su cui stare in piedi sono positivi in termini di partecipazione degli studenti, e migliorano la salute, le funzioni cognitive e i risultati accademici”.