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Medici, paranoia ha alimentato eventi bui della storia

Oltre 400.000 cittadini tedeschi di entrambi i sessi, affetti da patologie mentali considerate ereditarie e incurabili, furono sterilizzati contro la loro volontà a partire dal 1934. Tra il 1939 e il 1945, più di 200.000 persone ricoverate in ospedali psichiatrici tedeschi furono invece assassinate perché ritenute un inutile peso per la popolazione tedesca. Per non dimenticare arriva a Roma, al Vittoriano, la mostra documentaria ‘Schedati, perseguitati, sterminati. Malati psichici e disabili durante il nazionalsocialismo’, arricchita dalla sezione ‘Malati, manicomi e psichiatri in Italia: dal ventennio fascista alla seconda guerra mondiale’.
   
La mostra è stata portata in Italia dal Network Europeo per la psichiatria psicodinamica (Netforpp Europa), in collaborazione con la Società Italiana di Psichiatria (SIP), con il Polo Museale del Lazio e con l’Agenzia per la vita indipendente (AVI). Attraverso 50 pannelli contenenti biografie e immagini storiche, l’esposizione vuole raccontare l’assoluta disumanità perpetrata nei confronti dei malati psichici e dei disabili durante il nazionalsocialismo e la conseguente omertà sull’accaduto nella Germania postbellica https://infofurmanner.de/. Fotografie, disegni, documenti ufficiali e inediti esposti per la prima volta in Italia, evidenziano il complesso meccanismo organizzativo che consentì i crimini. Al contempo la Sip lancia un allarme: la paranoia, disturbo patologico che ha fatto da ‘benzina’ a tanti eventi bui della nostra Storia, è in aumento ed oggi sono tra 1 e 2 milioni gli italiani ad esserne colpiti. Un fenomeno da non sottovalutare perchè la paranoia, avvertono gli psichiatri, “alimenta il ritorno dei ‘fascismi'” apoteksv.se.

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La Psichiatra Simonetta Magari: “Possibile grazie all’intelligenza emotiva”

Mercoledì 3 febbraio 2017 viene presentato il film “Ho amici in paradiso” del regista Fabrizio Maria Cortese e dove, fra gli attori professionisti, alcuni disabili interpretano il ruolo di diversamente abili nel film. Presenzia la proiezione LA MINISTRA DELLA SALUTE, ON. BEATRICE LORENZIN, assieme a Don Pino Venerito Direttore del Centro di Riabilitazione della Casa S. Giuseppe Opera Don Guanella di Roma, la Dottoressa Simonetta Magari DIRETTORE SANITARIO DELLO STESSO CENTRO e con operatori, gli attori del film.
IL FILM È NELLE SALE CINEMATOGRAFICHE D’ITALIA DAL 2 FEBBRAIO.
Il film è prodotto da Golden Hour Films con Rai Cinema, in associazione con l’Opera don Guanella e DESI, in collaborazione con Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana e la Fondazione Ente dello Spettacolo. _
Il film “Ho amici in paradiso”, è l’opera prima del regista Fabrizio Maria Cortese, prodotto dalla Golden Hour Films con Rai Cinema, in associazione con l’Opera don Guanella e DESI, in collaborazione con Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana e la Fondazione Ente dello Spettacolo.
È stato presentato come “evento speciale” alla Festa del Cinema di Roma – sezione “Alice nella città” ed ha affascinato gli spettatori, che hanno a lungo applaudito, per la leggerezza e l’amabilità con cui presenta la disabilità mentale. Tra i protagonisti, infatti, accanto ad attori professionisti (Fabrizio Ferracane, Valentina Cervi, Antonio Catania, Antonio Folletto, Emanuela Garuccio, Enzo Salvi, Gabriele Dentoni, Erika Blanc) recitano Michele Iannaccone, Stefano Scarfini, Mariano Belvedere, Paolo e Giorgio Mazzarese, Rocco Keci, Daniela
Cotogni, ragazzi con disabilità mentale ospiti del Centro di riabilitazione don Guanella di Roma.
MOLTEPLICI I TEMI CHE IL FILM AFFRONTA: la bellezza della diversità, il servizio sociale come luogo di rinascita ai valori autentici della vita, l’amicizia come “anticipazione” del paradiso in terra, l’inclusione sociale delle persone con disabilità, il volontariato come via per riscoprire la bellezza del dono di sé agli altri.
COSÌ COMMENTA DON PINO VENERITO DIRETTORE DEL CENTRO DI RIABILITAZIONE DELLA CASA S. GIUSEPPE OPERA DON GUANELLA DI ROMA: “L’idea risale all’estate del 2014: eravamo alla ricerca di qualcosa che potesse sottolineare in modo significativo il 1° Centenario della morte del nostro padre fondatore, San Luigi Guanella, che avremmo celebrato l’anno successivo, il 24 ottobre 2015.
Non volevamo fare un film sulla vita sua, anche se si presta molto bene ad essere sceneggiata. Né volevamo fare un documentario sulle nostre attività.
VOLEVAMO SEMPLICEMENTE COGLIERE L’OCCASIONE PER FAR RIVIVERE DON GUANELLA OGGI E MOSTRARLO “VIVO”. Ecco l’idea di presentare uno spaccato della vita del nostro Centro di riabilitazione: la sua mission e la sua spiritualità. Parlando con il regista ci siamo trovati d’accordo sul fatto di pensare a qualcosa che potesse raggiungere il grande pubblico, di uscire dai nostri ambienti “religiosi”. Abbiamo individuato insieme la strada della commedia: far riflettere la gente divertendola. Qui è stata la fantasia di Fabrizio Maria Cortese a trovare il soggetto adatto. Dentro questa storia “inventata” scorre la vita del nostro Centro”.
Don Pino Venerito Direttore del Centro di Riabilitazione della Casa S. Giuseppe Opera Don Guanella di Roma
CONCLUDE DON PINO VENERITO:” Penso sia riuscito molto bene a rendere l’idea di quello che volevo e volevamo. Mi sembra che IL FILM, MENTRE CATTURA IL CUORE PER LA TRAMA DEL RACCONTO, NELLO STESSO TEMPO DA OCCASIONE DI SCOPRIRE LA BELLEZZA DEL NOSTRO MODO “TIPICO” DI STARE INSIEME AI RAGAZZI DISABILI: accoglienza, benevolenza, interessamento, sollecitudine, cura, pazienza… gioco di squadra. Certo non esaurisce tutta la ricchezza del nostro modo tipico di fare attività di riabilitazione, ma le linee essenziali ci sono. Vi è anche la ricchezza del valore del volontariato. Abbiamo trattato con garbo alcuni temi scottanti, come quello della morte. Sono contento. Certo si poteva fare di meglio, ma come ci ha insegnato a dire san Luigi Guanella, l’ottimo è nemico del bene. Mi auguro che il grande pubblico possa godere di questa “bellezza e “ricchezza”.
“Il film, una commedia, METTE IN GIOCO LE CAPACITÀ COMICHE E LE PERSONALITÀ ETEROGENEE DI QUESTE PERSONE CONSIDERATE “MENO ABILI”, MA CHE POSSONO TIRAR FUORI MOLTE COMPETENZE DI INTELLIGENZA EMOTIVA come dimostrano studi scientifici da molti anni”” come AFFERMA LA DOTTORESSA SIMONETTA MAGARI, Direttore sanitario del Centro di Riabilitazione San Giuseppe Opera Don Guanella e docente dei disturbi del linguaggio e psicopatologia della disabilità intellettiva presso l’Università del Sacro Cuore.
La Dottoressa Simonetta Magari, direttore sanitario del Centro di Riabilitazione San Giuseppe – Opera Don Guanella e docente dei disturbi del linguaggio e psicopatologia della disabilità intellettiva presso l’Università del Sacro Cuore.
LA TRAMA:
Felice Castriota, protagonista del film, è un commercialista salentino legato alla malavita; sembra spinto dal coraggio quando denuncia il nome del boss, per il quale ha riciclato denaro sporco, ma nella realtà è perché attratto dal facile guadagno. Pensa che dodici mesi di affidamento in prova al servizio sociale presso il don Guanella di Roma passeranno in fretta e potrà ritornare alla vita che ha sempre fatto: soldi, belle donne, divertimento… I suoi primi giorni al Centro don Guanella sono caratterizzati dal rifiuto della realtà: le persone con disabilità, che deve accudire, gli fanno schifo; poi, passo dopo passo, incomincia a farsi voler bene da loro e a rendersi consapevole della straordinaria ricchezza racchiusa in loro. Si appassiona alla loro condizione, si rende disponibile a realizzare con loro un progetto teatrale, incontra la loro amicizia. Cambia vita. Ma proprio sul più bello, quando sembra che la sua vicenda si incanali verso un lieto fine, si susseguono colpi di scena che rimescolano ulteriormente le carte e lo riportano a fare i conti con il suo passato. Saranno loro, i suoi amici disabili incontrati, conosciuti e amati al Centro don Guanella che gli salveranno la vita: in fondo, anche nella situazione di pericolo estremo di finire i suoi giorni, non si è lasciato mai travolgere dallo scoraggiamento perché sicuro: “Ho amici in paradiso”. Loro, i disabili incontrati al Don Guanella. Il film è divertente e nello stesso tempo commuove anche lo spettatore più indurito.

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Premier alla Conferenza nazionale sulla disabilità con Poletti

“Io sono qui per dire che il tema della disabilità, come abbiamo fatto per il ‘dopo di noi’ e per le altre leggi approvate, è per il governo della Repubblica un pilastro. E non è una roba per addetti ai lavori. E credo, anzi che nella legge di stabilità riusciremo ad aumentare, anche se di poco, il fondo per la non autosufficienza di un altro scatto”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi, a margine dell’apertura del secondo giorno della conferenza nazionale per le politiche per la disabilità alla Fortezza da Basso di Firenze. Renzi, atteso al Wired Fest in Palazzo Vecchio, ha voluto effettuare un giro tra gli stand della manifestazione, parlando con disabili e volontari e facendosi con loro alcuni selfie. Nel corso del ‘minitour’ lo ha raggiunto il ministro per il welfare Giuliano Poletti: i due, seguiti da fotografi, cameramen e giornalisti, hanno terminato il giro insieme.

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Premier alla Conferenza nazionale sulla disabilità con Poletti

“Io sono qui per dire che il tema della disabilità, come abbiamo fatto per il ‘dopo di noi’ e per le altre leggi approvate, è per il governo della Repubblica un pilastro. E non è una roba per addetti ai lavori. E credo, anzi che nella legge di stabilità riusciremo ad aumentare, anche se di poco, il fondo per la non autosufficienza di un altro scatto”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi, a margine dell’apertura del secondo giorno della conferenza nazionale per le politiche per la disabilità alla Fortezza da Basso di Firenze. Renzi, atteso al Wired Fest in Palazzo Vecchio, ha voluto effettuare un giro tra gli stand della manifestazione, parlando con disabili e volontari e facendosi con loro alcuni selfie. Nel corso del ‘minitour’ lo ha raggiunto il ministro per il welfare Giuliano Poletti: i due, seguiti da fotografi, cameramen e giornalisti, hanno terminato il giro insieme.

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Associazione Coscioni, disattesa legge contro discriminazioni

Marciapiedi dissestati o senza scivolo per farvi accedere una sedia a rotelle, ascensori non funzionanti, luoghi pubblici, come le questure, accessibili solo attraverso scalini. Roma non è un Paese per disabili e non lo sono neanche la maggior parte delle città italiane. Costrette quotidianamente ad affrontare un vero e proprio percorso a ostacoli però le persone con disabilità ora hanno un”arma’ per segnalare le barriere architettoniche e ricevere aiuto per abbatterle. Dopo un periodo sperimentale, debutta ufficialmente la App “No-Barriere”, iniziativa lanciata dall’Associazione Luca Coscioni, presentata oggi con una dimostrazione dal vivo, lungo un “percorso a ostacoli” nelle vie del centro storico della capitale. In Italia infatti è “quasi ovunque disattesa la Legge del 2006 per la tutela contro le discriminazioni”, denuncia Marco Cappato, tesoriere dell’associazione.

Scaricabile gratuitamente su smartphone e tablet, per utenti Android e iOs, la App è dedicata non solo ai tanti che ogni giorno fanno i conti in prima persona con gli ostacoli disseminati lungo le strade delle nostre città, ma anche a chiunque voglia attivarsi per contribuire a segnalare le barriere architettoniche. Basta scattare una foto, inserire una breve descrizione del problema e attivare la geolocalizzazione.

La segnalazione viene automaticamente visualizzata online e permette di avere una mappatura delle ‘anomalie’. Ma allo stesso tempo la notifica viene inviata all’associazione Luca Coscioni, che la valuta e fornisce indicazioni al cittadino su come denunciare la barriera al sindaco del comune di riferimento. “Se non se ne fa carico – spiega Rocco Berardo, dirigente dell’associazione – entro tempi ragionevoli, si può procedere per vie legali per rivendicare il proprio diritto a non essere discriminati”.

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Un sabato colmo di emozioni dove le persone con disabilità sono state protagoniste per un giorno, ed in cui le barriere hanno fatto un po’ meno paura. 

Questo è stato il Disabili Abili Fest 2016, una festa organizzata dall’azienda Disabili Abili, che si è svolta al Parco di Villa Montalvo a Campi Bisenzio (Fi) per parlare e abbattere le barriere: mentali, fisiche e architettoniche.

L’evento è stato un successo, dopo un timido inizio in mattinata l’affluenza è cresciuta nel pomeriggio ma non solo, le persone raggiunte con la diretta live su Facebook sono state oltre le 20.000.

Alle ore 11.30 hanno aperto il festival Betina Genovesi titolare della Disabili Abili e Renato Coppini caporedattore del magazine on-line disabiliabili.net. Poi è stato un susseguirsi di interventi emozionanti fra i quali quelli di Iacopo Melio e la sua personale lotta contro le barriere architettoniche chiamata #vorreiprendereiltreno, e di Max Ulivieri creatore di LoveAbility che ci ha parlato di una barriera, quella della sessualità e dell’assistente sessuale, che in pochi hanno il coraggio di trattare.
Interessanti sono stati anche gli interventi dedicati alle barriere fisiche con Devis Trioschi fisioterapista che ha parlato delle posture e dell’indipendenza che può dare una carrozzina elettronica, ma anche l’intervento del Centro Adeli e delle loro innovative ricerche sulla riabilitazione, con una toccante testimonianza di un mamma seguita dal loro centro. Come si è detto è stato trattato l’argomento dell’indipendenza, ma anche del Dopo di noi, cioè del futuro dei figli disabili una volta perduti i genitori progetto presentato da: Nunzio Riccobello di Asamsi.



La Disabili Abili ha colto l’occasione del festival per presentare in anteprima nazionale la carrozzina elettrica Permobil F3 Corpus l’ultima nata della casa produttrice svedese Permobil, leader mondiale nella produzione di carrozzine elettroniche.
Nel pomeriggio lo sport l’ha fatta da padrone, grazie alle due campionesse di tennis tavolo Paola Bevilacqua e Marisa Nardelli che hanno giocato con il pubblico, della cooperativa Se.Af con il torneo di bocce e con i giovani campioni di basket in carrozzina delle Volpi Rosse.
All’orario dell’aperitivo le emozioni si sono fatte ancora più intense con il rap autobiografico e toccante del giovane Cris Brave, la voce strepitosa di Lulu Rimmel e le sonorità degli Strummers.
Se questa è stata la prima edizione chissà cosa potremmo aspettarci da quella del 2017.

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In Europa piu’ investimenti per l’assistenza domiciliare

Ancora pochi gli anziani che in Italia sono assistiti al proprio domicilio: si tratta di 50 per ogni 1000 residenti ultra 65enni curati in Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), una quota insufficiente rispetto a quel che si verifica negli altri paesi OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) in cui in media sono assistiti in ADI 70 anziani su 1000.



Sono i dati emersi dal Rapporto Osservasalute 2015 presentato ieri al Policlinico Gemelli di Roma. Secondo quanto spiegato da Gianfranco Damiani dell’Università Cattolica di Roma, il valore ottimale previsto è di oltre 100 anziani su 1000.



Dal Rapporto emerge che l’ADI ha riguardato in un anno 733.000 assistiti (12/1000 residenti) di cui oltre l’83% anziani (circa 611.000) pari a 50/1000 residenti ultra 65enni.



L’ADI funziona soprattutto al Centro, meno bene al Nord, e in modo inadeguato al Sud (tasso anziani assistiti rispettivamente 68, 53, 36 per 1000).



”L’assistenza domiciliare – spiega Nicola Ferrara, presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, SIGG – è la cosiddetta Assistenza Domiciliare Integrata che viene gestita dai distretti sanitari delle ASL, che autorizzano accessi domiciliari al medico di famiglia integrandolo con l’eventuale presenza di altre figure professionali (infermiere, fisioterapista, etc) e servizi a contenuto sociale (pulizia dell’alloggio, assistente sociale, disbrigo di pratiche burocratiche, etc). La distribuzione decrescente Centro-Nord-Sud – rileva Ferrara – è legata al fatto che il Nord ha scelto di privilegiare la residenzialità, il Centro ha sviluppato l’Assistenza Domiciliare imperniata sul medico di famiglia, il Sud il “cash for care”, ovvero l’assistenza finanziata attraverso contributi dei Comuni e gli assegni di invalidità e/o di accompagnamento”. “Siamo sicuramente indietro rispetto a altri paesi su questo fronte – sottolinea Ferrara – ci sono paesi che hanno risolto (o tentato di risolvere) il problema della disabilità e della cronicità proprio con lo sviluppo dell’assistenza domiciliare”.



L’Italia, emerge dal Rapporto, resta indietro anche sul fronte della residenzialità socio-sanitaria per la lungo-assistenza: la rete complessiva è di 4,5 posti letto per 1000 abitanti; in particolare risulta carente il numero di posti letto per gli ultra65enni pari a 20 pl/1000, contro una media OCSE di 50/1000 e un valore ottimale raccomandato di 70/1000). Per quanto riguarda la disponibilità di posti letto si osserva un gradiente geografico decrescente Nord-Sud e si passa da un massimo di 10/1000 in Piemonte a un minimo di 1/1000 in Campania (per pazienti anziani si va da un massimo di 43/1000 della PA di Bolzano al minimo della Campania 0,3/1000). Gli ospiti dei presidi sono complessivamente 310.000 di cui l’85% anziani (264.000).



Non a caso nel nostro paese vi è un elevato ricorso alle badanti che è proprio sintomo di carenza di assistenza domiciliare, spiega Ferrara; “ma il ricorso alle badanti, che permette la gestione dell’anziano disabile, non è di per sé negativo. Piuttosto – conclude Ferrara – dobbiamo tendere ad una migliore formazione del care-giver, sia esso un familiare, sia esso una badante assunta dalla famiglia”.