Medical News

Oms, “donalo ora e donalo spesso” per far fronte a emergenze

“Come posso aiutare?” “Dona sangue. Donalo ora, donalo spesso”. Questo lo slogan della Giornata mondiale del donatore di sangue, che si celebra il 14 giugno.
Istituita dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), oltre a promuovere l’importanza di questo gesto, vuole ringraziare i volontari grazie ai quali ogni anno, a livello mondiale, vengono raccolte ben 112,5 milioni di donazioni. Un numero in crescita e merito principalmente dei paesi ad alto reddito.
La donazione di sangue da parte dell’1% della popolazione può soddisfare i requisiti fondamentali di una nazione. Ma in tutto, ad oggi, solo 57 paesi raccolgono il 100% della loro offerta di sangue da donatori di sangue volontari e non pagati. Risorsa fondamentale non solo per trattamenti programmati e interventi urgenti, ma anche per curare i feriti in caso di emergenze come calamità naturali, incidenti e guerre, l’accesso al sangue e agli emoderivati è un elemento fondamentale di un sistema sanitario efficace. E soprattutto è requisito indispensabile per un sistema che sappia far fronte alle emergenze, ovvero situazioni in cui aumenta la domanda di trasfusioni e la consegna di sangue diventa complessa. “L’adeguata disponibilità di sangue durante le emergenze richiede un servizio sanguigno ben organizzato, e questo può essere garantito solo grazie ad una popolazione di donatori di sangue impegnata a donare gratuitamente il sangue volontario durante tutto l’anno”, ricorda l’Oms. Di qui la decisione di incentrare la campagna di quest’anno sull’invito a donare regolarmente il sangue. Il Paese ospitante per l’evento globale del World Day Donor Day 2017 è il Vietnam. Diverse le iniziative previste in Italia, tra cui un incontro tra istituzioni e responsabili delle associazioni e federazioni dei donatori.

Medical News

Grazie a nuovi farmaci che eradicano virus usati dopo intervento

Anche i reni di donatori con epatite C, attentamente selezionati, potrebbero essere usati per i trapianti, accorciando le liste d’attesa. Lo affermano i risultati di un piccolo test dell’università della Pennsylvania pubblicati dal New England Journal of Medicine, nel quale la malattia è stata poi curata nei riceventi con i nuovi ‘superfarmaci’.
Ogni anno solo negli Usa, scrivono gli autori, almeno 500 reni in ottime condizioni sono scartati perchè il donatore ha l’epatite C. Per verificare la possibilità di utilizzarli i ricercatori hanno selezionato dieci persone in dialisi da almeno un anno e mezzo, di età compresa tra 45 e 60 anni, a cui sono stati assegnati reni provenienti da donatori cadavere infetti con il genotipo 1 del virus dell’epatite C.
Subito dopo il trapianto i pazienti hanno iniziato una terapia di 12 settimane con uno dei nuovi farmaci per l’epatite C, e il virus è risultato eradicato in tutti. “Abbiamo iniziato la sperimentazione con la speranza che, in caso di successo, avremmo potuto aprire un interno nuovo pool di organi e trapiantare centinaia, se non migliaia, di pazienti in più – spiega Davis S. Goldberg, uno degli autori -. Storicamente i reni infetti da epatite C vengono scartati, ma il nostro esperimento pilota dimostra la possibilità di curare il virus dopo il trapianto”.

Medical News

Verso banche di cellule e medicina rigenerativa low-cost

Primo trapianto al mondo di cellule staminali riprogrammate da donatore. È avvenuto in Giappone, su un uomo con una malattia della la retina, ed è la premessa per realizzare banche di cellule riprogrammate e a basso costo. Il risultato, riportato sul sito della rivista Nature, potrebbe essere il primo passo per una medicina rigenerativa alla portata di tutti.

”Il risultato va monitorato per verificarne l’esito, ma è interessante la prospettiva che apre: ovvero la possibilità di avere delle banche di cellule derivate da staminali pluripotenti indotte pronte all’uso”, ha rilevato il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’università di Roma Tor Vergata.

L’uomo, di 60 anni, ha ricevuto il trapianto per curare la degenerazione maculare, la malattia che colpisce la retina e che può portare alla cecità. Nel suo occhio sono state trapiantate cellule prelevate dalla pelle di un donatore anonimo, riprogrammate e poi fatte sviluppare in cellule della retina. 

L’intervento è stato eseguito dal chirurgo Yasuo Kurimoto, dell’ospedale di Kobe, che ha trapiantato cellule ottenute con la tecnica introdotta nel 2006 dal giapponese Shinya Yamanaka per far tornare ‘bambine’ le cellule adulte e basata su un cocktail di 4 geni, chiamati Oct-3/4, Sox2, c-Myc, e Klf4. Le cellule staminali pluripotenti indotte (Ips) così ottenute sono pluripotenti, ossia capaci di seguire diverse direzioni nello sviluppo.



Italia al lavoro sulle banche delle staminali riprogrammate

In Italia si lavora alla realizzazione delle banche di cellule staminali destinate ai trapianti, ottenute riprogrammando cellule adulte. La discussione per regolamentarle ha preso il via presso il Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita (Cnbbsv), ha detto Novelli, vicepresidente del Comitato.
”Dobbiamo preparaci a questo tipo di banche, che permettono di avere a disposizione velocemente cellule staminali già pronte”, ha osservato il genetista. In Italia, ha aggiunto, esistono già banche che conservano staminali ottenute facendo tornate ‘bambine’ le cellule adulte, ossia le staminali pluripotenti indotte, ”ma queste cellule attualmente vengono usate solo a scopi di ricerca, ossia per studiare malattie e scoprire farmaci per curale. Il prossimo passo è usarle nei trapianti”.Con questo obiettivo, ha rilevato Novelli, ”il Comitato per la Biosicurezza sta discutendo su tutti gli aspetti tecnici, biologici, giuridici ed etici, relativi all’uso di queste cellule sull’uomo, che vanno studiati e regolamentati”.