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Calano del 5,1% opposizioni, record Basilicata con –38,7%

Da fegato a cuore a reni, crescono del 19% i donatori di organi in Italia, mentre calano di oltre il 5% le opposizioni al trapianto. E finalmente il dato positivo riguarda anche il sud. Lo evidenza il Centro Nazionale Trapianti (CNT), che ha diffuso i dati preliminari 2017, di donazioni e trapianti del primo semestre, con proiezione al 31 dicembre 2017. Le opposizioni al trapianto, soprattutto da parte dei familiari dei deceduti, calano del 5,1% passando dal 32,8% del 2016 al 27,7% del 2017, trainate dal calo registrato al Sud.
Al Sud, Campania, Sicilia, Calabria, Molise e Basilicata registrano rispettivamente -11,2%, -11%, -5%, -8%, -38,7%. I dati segnano il +19% di donatori rispetto al 2016, che passano da 1.480 a 1.762, con Lombardia (282 donatori), Toscana (228) e Veneto (199) le regioni più virtuose in valori assoluti. Ma rispetto alla popolazione, la prima è la Toscana con 60,9 donatori per milioni di persone (Pmp), mentre una fortissima crescita si registra in Friuli Venezia Giulia, dove si passa da 31,7 a 56,5. Per quanto riguarda le regioni del Sud, si passa da 13,3 a 19,7 donatori per milioni di persone in Campania, da 13,8 a 20,9 in Basilicata, da 11,6 a 14,2 in Calabria, da 12,6 a 19,9 in Sicilia. Quanto ai donatori utilizzati, cifra indice dell’efficienza del sistema trapianti e dell’adozione di più accurati criteri di valutazione dell’idoneità degli organi, sono 1.518 nel 2017, a fronte dei 1.298 del 2016, con una crescita del 16,9%, soprattutto grazie al Friuli Venezia Giulia che diventa prima regione in Italia rispetto al numero di abitanti. Mentre gli accertamenti delle morti cerebrali, step che costituisce il primo passaggio del percorso della donazione, crescono del 10,3% passando da 2.478 a 2.734.

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Diminuiscono le liste di attesa di rene e polmoni

In Italia non ci sono mai stati tanti trapianti e tante donazioni d’organo come nel 2016. Lo affermano i dati del Centro Nazionale Trapianti, presentati oggi a Roma, secondo cui ci sono stati 1596 donatori e i pazienti trapiantati sono aumentati di oltre 400 unità portandosi a quota 3736. In totale, spiega il report, sono stati 1303 i donatori utilizzati, mentre 273 donazioni sono state di rene da vivente e 20 di fegato da vivente. Sostanzialmente stabili le opposizioni alla donazione, intorno al 30%. Diminuiscono anche le liste di attesa di rene e polmoni.
“I donatori utilizzati dopo accertamento di morte superano per la prima volta quota 1300 – scrivono gli esperti – tra essi registriamo, finalmente, diverse donazioni dopo accertamento di morte con criteri cardiocircolatori, cioè con una modalità che potrebbe ulteriormente sviluppare le donazioni ed i trapianti in Italia, come sta avvenendo nelle principali nazioni europee”.
La regione più ‘generosa’ si conferma la Toscana, con in generale il nord che supera il sud per donatori pro capite. Al contrario le opposizioni sono maggiori al mezzogiorno.
Buone notizie, sottolinea il documento, anche dalle liste d’attesa per il trapianto. “In particolare per la prima volta la lista del rene e quella del polmone appaiono non solo stabili, ma in diminuzione rispetto all’anno precedente – si legge -. La riduzione della lista del rene è pari a 300 pazienti. La lista fegato appare stabile, mentre l’incremento della lista cuore va considerato in relazione all’uso dei cuori artificiali che incrementano la platea dei pazienti ‘trapiantabili'”.

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All’avanguardia in uso tecniche per ‘curare’ organi danneggiati

Italia prima in Europa, insieme alla Spagna, nell’utilizzo di donatori di organi della terza età. “Un donatore su due ha più di 60 anni, e spesso si tratta di persone che hanno avuto ictus cerebrali. In almeno un quarto dei casi hanno, addirittura, più di 70 anni”. A spiegarlo all’ANSA è il direttore del Centro Trapianti Alessandro Nanni Costa, a margine del 40/esimo congresso della Società Italiana Trapianti di Organo (Sito) in corso a Roma. Ma il nostro Paese, è emerso, è anche all’avanguardia nell’utilizzo di macchinari che consentono di ringiovanire e ‘curare’ gli organi danneggiati.
“Nel 2015 abbiamo avuto circa 300 donatori over 70, ovvero con organi che hanno ‘una certa età’ – prosegue Nanni Costa – ma da noi vengono comunque utilizzati. Ovviamente questo fa sì che si escluda la donazione di cuore e polmone, ma si può donare tranquillamente il fegato”. E’ del 2016, tra l’altro, il record del donatore matusalemme, aveva ben 92 anni. Nell’ambito del congresso, molta attenzione è stata data alle tecniche di riperfusione degli organi.
“Si tratta – spiega Umberto Cillo, presidente eletto della Sito – di una tecnica che l’Italia ha iniziato a studiare già dal 2004 e permette di ossigenare organi che ora scarteremmo. Si tratta infatti di una sorta di ‘rigenerazione’ che ripara i danni che si sono determinati durante o prima le operazioni di prelievo e migliorarne le condizioni”. Per ora viene utilizzata soprattutto per il fegato e per il polmone, ma può essere utilizzata anche per il rene e per il cuore. Queste macchine consentono infatti anche “di testare la funzionalità degli organi e conservarli per più tempo e in condizioni migliori, aumentando la sicurezza per i pazienti”. In futuro, conclude Cillo, “nasceranno Organ factories, ovvero centri specializzati a livello regionale, che recupereranno gli organi mettendoli a disposizione dei Centri Trapianti”.

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E’ risultato progetto ‘Donatori in divisa 2.0’

Cinquanta poliziotti in servizio a Bologna, iscritti nel registro regionale dell’Emilia-Romagna dei donatori di midollo osseo e pronti quindi a donare. E’ il risultato del progetto ‘Donatori in divisa 2.0′, nato dalla collaborazione tra la Polizia di Stato e le associazioni di donatori di sangue e midollo osseo (Avis, Fidas e Advs) regionali. Ad illustrare il frutto della campagna di sensibilizzazione a è stato Giovanni Pioda, dirigente dell’ufficio sanitario della Polizia di Stato di Bologna, durante il convegno che si è tenuto della sala conferenze del Mast, Manifattura di arti, sperimentazioni e tecnologia. 

”I 50 cittadini poliziotti sono un pacco dono”, ha detto Pioda, ricordando come la campagna ha portato “una nuova consapevolezza: e cioé che pregiudizi e indifferenza non devono avere più cittadinanza. Donare il midollo provoca un po’ di dolore fisico, ma senza nessun danno. E consente di salvare la vita di un malato di leucemia, di un gemello genetico che si trova da qualche parte nel mondo”.

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Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha firmato le nuove linee guida della legge sulla fecondazione assistita. Questo provvedimento è diretta conseguenza delle due sentenze della Corte costituzionale – n.151/2009 e n.162/2014 – che hanno eliminato rispettivamente il numero massimo di tre embrioni da trasferire in un unico e contemporaneo impianto, e il divieto di fecondazione eterologa.

Le nuove norme entreranno in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Tra le novità introdotte, la possibilità di doppia donazione sia di ovociti che di seme. Esclusa la selezione delle caratteristiche fisiche.

Ma la vera rivoluzione è il ritorno della fecondazione eterologa. Il ministero rilascerà nuove linee guida e indicazioni per la coppia che accede ai trattamenti di fecondazione assistita, mentre tutto ciò che riguarda i donatori di gameti (seme ed ovuli) sarà contenuto nel testo di un nuovo Regolamento, già approvato dal Consiglio Superiore di Sanità, che sta proseguendo il suo iter.

“Dopo l’istituzione del Registro nazionale dei donatori, questo è il secondo importante passo per l’aggiornamento dell’intero quadro normativo che regola la Procreazione Medicalmente assistita in Italia”: lo ha spiegato il ministro della salute Beatrice Lorenzin commentando le nuove linee guida della legge e annunciando l’inserimento delle fecondazione eterologa nei Lea. “Presto – ha aggiunto il ministro – arriveranno i decreti sul consenso informato e sui cosiddetti “embrioni abbandonati”, e il recepimento delle normative europee sulla donazione dei gameti”.