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Cinque giorni di carenza di sonno potrebbero lasciare danni strutturali a carico delle fibre nervose. Lo sostiene uno studio su topi condotto da Chiara Cirelli della University of Wisconsin-Madison e Michele Bellesi dell’Università Politecnica delle Marche (Ancona). L’analisi mostra che la guaina protettiva che isola i nervi, la mielina, si assottiglia in soli 5 giorni di carenza di sonno.
Con questa limitazione del sonno gli effetti sugli animali sono stati notevoli e immediati: subito dopo la perdita di sonno si è osservata una riduzione dello spessore della mielina, struttura fondamentale per la salute del cervello.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Sleep.

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Ma in stanza, non nel letto, dove invece la qualità del sonno sarebbe sacrificata

Dormire con il proprio cane fa riposare meglio, perché offre conforto e senso di sicurezza. Ma attenzione: va bene che stia nella stanza, non nel letto, perché la qualità del riposo in questo caso è sacrificata. È quanto emerge da uno studio del Centre for Sleep Medicine della Mayo Clinic’s Arizona campus, pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings. Gli studiosi hanno preso in esame 40 persone che avevano un cane, sottoposte a una valutazione del sonno con il cane in camera da letto per cinque mesi. Sia i partecipanti allo studio che i loro cani hanno indossato per una settimana appositi device per tracciare con esattezza le loro attività. I risultati hanno rivelato che, indipendentemente dalla razza del cane, il riposo era migliore se lo si aveva accanto. Ma non a letto, dove anzi la qualità del sonno era messa in crisi. “Oggi, molti proprietari di animali domestici sono lontani da loro per gran parte del giorno, e così vogliono massimizzare il tempo trascorso insieme quando sono a casa – spiega Lois Krahn, una delle autrici dello studio – averli in camera da letto durante la notte è un modo semplice per farlo. Godendo del comfort e sapendo che questo non avrà un impatto negativo sul sonno”.

Fonte:www.ansa.it

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Un’ora in meno sonno a notte legata a maggior rischio malattia

Dormire un po’ di più potrebbe ridurre il rischio di diabete nei bambini: lo suggerisce una ricerca che sarà pubblicata sul numero di settembre della rivista Pediatrics. Dallo studio è emerso, infatti, che i bambini che dormono un’ora in meno a notte in media, hanno un maggior rischio di sviluppare la malattia, presentano una glicemia più alta e un maggior livello di resistenza all’ormone che regola la concentrazione di zucchero nel sangue, l’insulina.
Lo studio è stato condotto da Christopher Owen, della St George’s, University di Londra e mostra proprio che dormendo meno compaiono nei bambini fattori di rischio tipici della malattia.
I ricercatori hanno coinvolto 4.525 bambini di 9-10 anni e confrontato diversi parametri chiave del metabolismo con le ore di sonno dormite in media dai bambini di notte durante la settimana. Hanno così riscontrato che dormire un’ora in meno è collegato a un aumento della glicemia, aumento della resistenza all’insulina, maggiore peso corporeo e più massa grassa.
I ricercatori hanno anche stimato i benefici per il metabolismo offerti dal dormire mezz’ora in più in media per notte: hanno calcolato che 30 minuti in più di sonno per notte potrebbero essere associati a una riduzione di 0,1 kg/metro quadrato dell’indice di massa corporea (parametro usato per capire se una persona è normopeso o sovrappeso e che si calcola dividendo il peso dell’individuo per la sua altezza moltiplicata per se stessa) e una riduzione dello 0,5 per cento nella resistenza all’insulina. Si tratta di riduzioni significative e con un possibile impatto a lungo termine per la salute dei bambini.

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Scoperto nei topi, può essere manipolato e potenziato

C’è un meccanismo che attiva la memoria mentre si dorme e che può essere manipolato per evitare o potenziare la formazione di ricordi di lungo periodo: è un circuito nervoso grazie al quale i ricordi si consolidano durante la fase del sonno profondo. Pubblicata sulla rivista Science, la scoperta si basa su su osservazioni condotte sui topi e si deve deve al gruppo coordinato da Masanori Murayama, dell’istituto giapponese Riken. 

Ad avere un ruolo chiave nel consolidamento dei ricordi sono i neuroni della corteccia cerebrale.
I ricercatori hanno visto che, mettendo i topi di fronte a nuovi concetti da imparare e a nuovi stimoli sensoriali, le informazioni apprese fluiscono attraverso i neuroni della corteccia dalle regioni motorie del cervello a quelle legate al tatto e ai sensi. 

Sono stati quindi condotti tre tipi di esperimenti, dopo aver esposto i topi a nuovi stimoli sensoriali nell’esplorazione di una stanza.
Nel primo gli animali, privati del sonno, subito dopo aver fatto nuove esperienze col tatto, hanno esplorato meno l’ambiente. 
Nel secondo test hanno tenuto inattivi i neuroni della corteccia nella fase di sonno profondo, quella non rem, rilevando – alla seconda esplorazione della stanza – che si comportavano come se non avessero dormito, i loro risultati erano decisamente peggiori e non ricordavano le cose fatte in precedenza. 

Nel terzo esperimento i ricercatori hanno disattivato i neuroni della memoria mentre i topi erano svegli, senza rilevare particolari effetti. 

I ricercatori inoltre scoperto che, quando le aree motorie e di senso vengono stimolate contemporaneamente, i ricordi si mantengono più a lungo. ”I nostri risultati – commenta Murayama – sono utili per trattare i pazienti con problemi di sonno, che spesso hanno peggiori funzioni mnemoniche, e aprono la strada a nuove possibili terapie che passano attraverso la riattivazione di questi neuroni”.