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Riduce la formazione di grasso specie sulla pancia ed antinfiammatoria

E se un pizzico di cannella ogni giorno fosse efficace nel contrastare gli effetti deleteri di una dieta troppo ricca di grassi? E’ quanto suggerisce una ricerca preliminare su animali che è stata presentata a Minneapolis nel corso delle Scientific Sessions della American Heart Association’s Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology | Peripheral Vascular Disease 2017.
Lo studio, di Vijaya Juturu, della OmniActive Health Technologies Inc a Morristown nel New Jersey, dimostra che assumere un po’ di cannella ogni giorno riduce la formazione di grasso corporeo, specie sulla pancia, attiva dei processi antinfiammatori e antiossidanti protettivi per l’organismo.
Inoltre il consumo regolare di cannella riduce la glicemia, i grassi nel sangue, l’insulina, e tutte le molecole note per essere coinvolte nel processo di immagazzinamento dei grassi.
La ricerca è stata condotta su due gruppi di topolini, tutti sottoposti ad un’alimentazione eccessivamente grassa. Solo il primo gruppo di animali ha preso per 12 settimane tutti i giorni un integratore a base di cannella. Rispetto agli altri topini, quindi, quelli che prendono la cannella risultano più in salute dopo la 12/ima settimana, più protetti dall’insalubre alimentazione cui sono stati sottoposti.

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“Se tu bevi, beve anche lui. Non bere alcolici in gravidanza è il comportamento più sicuro.” È il messaggio della campagna di prevenzione alcologica che, quest’anno, ha l’obiettivo di sensibilizzare e informare le donne sui pericoli connessi al consumo di bevande alcoliche durante la gravidanza. Alcune indagini condotte a livello locale confermano che il consumo di alcol interessa ancora il 27,6% delle donne incinte. In pratica, circa una mamma su quattro nella nostra provincia continua a consumare alcol nonostante sia a conoscenza degli effetti nocivi che può provocare sulla salute del nascituro. In gravidanza infatti non esiste una quantità ‘sicura’, perché questa sostanza attraversa la placenta arrivando direttamente al feto che non è in grado di eliminarlo. 

Proprio per questo l’Azienda USL di Modena, in collaborazione con numerosi partner del territorio, ha organizzato per tutto il mese di aprile la campagna “Alcol e gravidanza” che prevede numerose iniziative nel territorio della provincia di Modena. Gli esperti dell’Azienda USL di Modena assieme a pediatri e medici di medicina generale consegneranno alle donne materiale informativo, opuscoli e gadget, ideati appositamente per spiegare i rischi legati al consumo di bevande alcoliche durante la gestazione, dopo il parto e nel periodo dell’allattamento. Realizzato anche un adesivo che sarà applicato alla cartella clinica rilasciata alle donne assistite dai Consultori e nei reparti di Ostetricia e Ginecologia della nostra provincia.

Alcol e gravidanza
Non tutti sanno che l’alcol passa la placenta, arriva direttamente al feto e può nuocere soprattutto nell’ultimo trimestre di gravidanza e durante le prime settimane di vita. Da un’analisi del meconio (le prime feci del neonato) di 607 bambini condotta dall’Istituto Superiore di Sanità è emerso che 8 neonati su 100 sono esposti in Italia all’assunzione di alcol durante la loro vita intrauterina. Nel corso delle iniziative si parlerà inoltre di Sindrome Feto Alcolica (FAS), la più grave delle patologie neonatali causate dal consumo di alcol in gravidanza. Uno studio del centro di alcologia del Policlinico Umberto I di Roma stima una prevalenza pari a 1,2 casi su ogni 1.000 neonati vivi. La FAS è permanente, invalidante e influenza l’individuo a livello mentale e fisico. Tuttavia è prevenibile al 100%: basta evitare di assumere alcolici in gravidanza. 

In provincia di Modena 108mila bevitori a rischio
Nella nostra società l’alcol fa parte della cultura e della vita quotidiana: il consumo di bevande alcoliche è molto diffuso. Secondo i dati PASSI – il sistema di monitoraggio della salute della popolazione adulta che effettua analisi a campione – in provincia di Modena il 71% delle persone nella fascia d’età 18-69 anni consuma alcol, anche occasionalmente, e il 23% risulta essere un consumatore di alcol potenzialmente a maggior rischio per la salute, pari a oltre 108 mila persone. Il consumo a maggior rischio è più diffuso tra i giovani (48% nei ragazzi di 18-24 anni e 34% nelle ragazze della stessa età) e tra i maschi. Dati confermati anche dall’indagine HBSC (Health Behaviour in School-aged Children) condotta a livello regionale tra gli adolescenti: il 4% degli undicenni, l’8% dei tredicenni e il 34% dei quindicenni ha riferito di aver bevuto tanto da ubriacarsi almeno una volta nella vita. Tra gli adolescenti il 38% dei ragazzi e il 33% delle ragazze ha riferito di aver bevuto nell’ultimo anno 5 o più bevande alcoliche in un’unica occasione (così detto binge drinking).

I partner
L’iniziativa, sostenuta dalla Conferenza territoriale sociale e sanitaria (Ctss), è realizzata insieme alle associazioni Al-ANON – Familiari di Alcolisti; Alcolisti Anonimi e ai Club Alcologici Territoriali. Collaborano alla campagna anche la Società Italiana di Alcologia, l’Associazione Italiana Ospedalità Privata Emilia-Romagna, Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), Federazione Medici di Medicina Generale (FIMMG).

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In studio preliminare abbassano danni polveri ultrasottili a Dna

Alcune vitamine del gruppo B potrebbero proteggere dall’impatto delle polveri ultrasottili sulla salute. Lo suggerisce un piccolo studio pubblicato dalla rivista Pnas, secondo cui si riducono i danni epigenetici, cioè sull”accensione’ o lo ‘spegnimento’ di alcuni geni.
Le polveri ultrasottili sono in grado di penetrare profondamente nel sistema respiratorio, provocando infiammazione e stress alle cellule, e il sospetto degli scienziati è che siano in grado di agire a livello epigenetico. Per verificare se è possibile mitigare il danno al Dna dovuto alle PM2,5 i ricercatori della Harvard School of Public Health hanno esposto dieci volontari tra 19 e 49 anni di età ad un’aria fortemente inquinata da polveri ultrasottili facendo prendere loro un supplemento con 2,5 milligrammi di acido folico, 50 milligrammi di vitamina B6 e un milligrammo di vitamina B12. Un mese di supplemento, scrivono gli autori, ha ridotto l’effetto su dieci geni presi in esame tra il 28 e il 76%, con un impatto simile anche sul Dna dei mitocondri, le ‘centrali energetiche’ della cellula. “Lo studio è ancora preliminare – scrivono gli autori – e serve una ricerca in posti fortemente inquinati per verificare se l’effetto protettivo persiste anche su persone che hanno un’esposizione cronica. Ma è possibile che il supplemento possa mitigare gli effetti dell’inquinamento”.

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Cittadini e medici sempre più consapevoli

Aumenta la trasparenza sui farmaci e i loro effetti collaterali nell’Unione europea. Dopo l’entrata in vigore della legislazione europea sulla farmacovigilanza nel 2012, sono infatti raddoppiate le segnalazioni degli effetti avversi dai pazienti, e aumentate quelle da medici, infermieri, aziende e agenzie regolatorie. A evidenziarlo è l’Agenzia europea dei farmaci (Ema) nel rapporto pubblicato sul suo sito. 
Il nuovo sistema creato con la legge, che ha visto tra l’altro l’istituzione del Prac, il comitato scientifico dedicato alla gestione della sicurezza dei farmaci nell’Ema, ha dato buoni risultati secondo l’indagine. I problemi sulla sicurezza dei farmaci vengono individuati più in fretta, consentendo alle agenzie regolatorie di intervenire ed emettere allerta per i cittadini. 
Dal 2012 al 2014, su 31 procedure avviate dal Prac su rischi e benefici di sicurezza dei farmaci, ci sono state 26 variazioni dell’autorizzazione al commercio, 4 revoche e 4 sospensioni. Alla fine del 2014, la lista dei farmaci messi sotto sorveglianza extra ne comprendeva 193 per quelli autorizzati a livello centrale, e 8 sostanze presenti in 1.269 prodotti autorizzati a livello nazionale. 
Nel 2014 l’Ema ha ricevuto 132 notifiche di ritiro dei prodotti e sono state effettuate circa 200 ispezioni di farmacovigilanza l’anno. E’ stato fatto inoltre anche un focus sugli effetti collaterali legati a errori medici, passati da 4500 nel 2012 a oltre 7000 nel 2014, in parte anche per una maggiore consapevolezza.