Medical News

Un trial clinico dimostra gli effetti rapidi di una sola dose. La sostanza è chiamata ‘ayahuasca’, ed è un infuso psichedelico a base di diverse piante amazzoniche

Una sostanza allucinogena sembra avere effetti antidepressivi importanti su pazienti con depressione resistente ai farmaci.
Lo rivela una sperimentazione clinica condotta da Draulio de Araujo dell’università del Rio Grande de Norto in Brasile, allestita ‘in doppio cieco’ (due gruppi di pazienti scelti a caso cui viene dato il trattamento o una sostanza placebo senza che né i ricercatori né i pazienti sappiano chi prende la sostanza e chi il placebo).
La sostanza è chiamata ‘ayahuasca’, ed è un infuso psichedelico a base di diverse piante amazzoniche. Poichè già precedenti studi clinici (ma non in doppio cieco) avevano suggerito gli effetti antidepressivi della ayahuasca (che significa liana degli spiriti), gli esperti hanno deciso di condurre una sperimentazione con una dose di ayahuasca confrontata con placebo in doppio cieco.
Hanno coinvolto 29 pazienti depressi che non traevano giovamento alcuno dalle terapie standard (o, come si dice, resistenti ai farmaci) e misurato gli effetti della ayahuasca confrontandola con placebo.
Gli esperti hanno misurato con scale ad hoc il grado del disturbo depressivo di ciascun paziente prima e dopo il trattamento (dopo uno, due e 7 giorni dalla dose).
E’ emersa una risposta significativa alla sostanza allucinogena già dopo il primo giorno dalla dose.
”Per quanto ne sappiamo – scrivono i ricercatori nel loro lavoro – questo è il primo trial a testare gli effetti di sostanze allucinogene sulla depressione resistente ai farmaci.
Inoltre questo studio porta nuove prove della sicurezza e del valore terapeutico della ayahuasca, nei dosaggi appropriati, contro la depressione”.

Fonte:www.ansa.it

Medical News

In Italia R. Green, padre bimbo che salvò 7 persone con organi

Nel 1994 in Italia solo 6,2 persone per milione d’abitanti sceglievano di dire sì alla donazione d’organi di un proprio caro. A ottobre di quell’anno, però, qualcosa cambiò tutto: la morte di Nicholas Green, bimbo americano di 7 anni rimasto ucciso durante un tentativo di rapina in Calabria, e il coraggio dei suoi genitori che ne donarono gli organi, salvarono la vita a 7 persone. Un gesto di solidarietà che scatenò un vero e proprio ‘effetto Nicholas’, come ha raccontato oggi a Milano il padre Reginald: negli anni seguenti le donazioni d’organo in Italia sono triplicate, arrivando a 23,1 per milione d’abitanti.
Nicholas poté donare due reni, due cornee, il cuore, il fegato e le cellule del pancreas. La donazione cambiò la vita a 5 malati gravi, di cui 4 adolescenti, e ridiede la vista ad altre due persone. Il 9 febbraio scorso è morto a Roma Andrea Mongiardo, 37enne di Roma che quando morì Nicholas aveva una grave malattia cardiaca: gli rimaneva un solo anno di vita.
Ricevette proprio il cuore, e di anni ne visse altri 22, fino a quando perse la sua battaglia contro un linfoma. Delle 7 persone salvate da Nicholas, oggi, a distanza di quasi un quarto di secolo, ben cinque vivono una vita normale: due hanno ad esempio abbandonato la dialisi, mentre una ragazza ricevette il fegato e si salvò da una malattia che la stava uccidendo. Oggi sta bene, ha avuto un figlio e l’ha chiamato proprio Nicholas.

Medical News

L’uso più «facile» della pillola abortiva limita il ricorso all’aborto chirurgico. Nel 2015 il numero di interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) è infatti sceso del 9,3% rispetto al 2014 passando da 96.578 (già in calo del 6% rispetto al 2013) a 87.639, con un decremento maggiore tra il secondo e il terzo trimestre, motivato in parte dall’eliminazione dell’obbligo di ricetta – previsto dall’Aifa per le maggiorenni – sull’uso della «pillola dei 5 giorni dopo». I carichi di lavoro per i ginecologi non obiettori (1,6 Ivg a settimana per 44 settimane lavorative) sono mediamente compatibili con un adeguato accesso alla prestazione ma sono molto disomogenei tra le varie regioni, con punte di criticità concentrate in alcune Asl: ad esempio in Puglia, dove in una Asl il ginecologo non obiettore è costretto a effettuare 15,8 Ivg a settimana (media regionale di 3,5) , in Piemonte o in Sicilia. È il quadro che emerge dalla Relazione del ministero della salute sull’attuazione della legge 194/78).
Il dato complessivo sul numero di aborti è dimezzato rispetto al picco rilevato nel 1983 (234. 801 interventi). Anche il tasso di abortività (numero di Ivg per mille donne tra i 15 e i 49 anni) italiano è tra i più bassi a livello internazionale (pari a 6.6 per 1.000). A ricorrere più frequentemente all’aborto volontario sono le donne tra i 25 e i 34 anni, prevalentemente nubili (56,9%) tra le italiane e prevalentemente coniugate tra le straniere (48,3%) . Trend in diminuzione anche per le minorenni, con il tasso di abortività che è passato da da 3.7 per mille nel 2014 a 3,1 nel 2015. Le diminuzioni maggiori del tasso di abortività si registrano in Puglia, in Molise, nelle Marche, in Emilia Romagna e in Umbria.
In gran parte positive le conclusioni del ministero della Salute: «La prevenzione dell’Ivg – si legge nelle osservazioni finali della ministra Lorenzin – è obiettivo primario di sanità pubblica; dal 1983 l’Ivg è in diminuzione in Italia e attualmente il tasso di abortività del nostro Paese è fra i più bassi dei paesi occidentali». Tuttavia, osserva il ministero «rimane elevato il ricorso all’Ivg da parte delle donne straniere, a carico delle quali si registra un terzo delle ivg totali in Italia».
In generale sono in diminuzione i tempi di attesa, anche se persiste una notevole variabilità tra regioni. E riguardo la presenza dei ginecologi obiettori, il ministero assicura che «non emergono criticità nei servizi di Ivg». In particolare emerge che «le interruzioni di gravidanza vengono effettuate nel 59,6% delle strutture disponibili, con una copertura adeguata, tranne che in Campania, Molise e Pa di Bolzano». E la ministra sottolinea che mentre il numero di Ivg è pari al 20% del numero di nascite, il numero di punti Ivg è pari al 74% del numero dei punti nascita. In conclusione «Il numero dei ginecologi non obiettori nelle strutture ospedaliere sembra quindi congruo rispetto alle Ivg effettuate».
Interessante il dato sul trend del tasso di abortività nel trentennio 1981-2010 legato al livello di istruzione. La tendenza al calo del tasso riguarda infatti solo le donne con il diploma di scuola superiore o laurea, mentre dal 1991 è rimasto stabile tra le donne con titolo di studio basso e con valori in aumento nell’ultimo anno disponibile. Le variazioni sono spiegate dal fatto che «le donne con istruzione più elevata – si legge nel report – sono quelle che maggiormente hanno migliorato le loro conoscenze e i loro comportamenti sul controllo della fecondità».

Medical News

Studi preliminari dimostrano azione protettiva su cervello

La nicotina – assunta senza tabacco e non fumata – potrebbe avere effetti anti-aging per il cervello, e addirittura aiutare a tenere a bada il Parkinson e l’Alzheimer.

Lo rivela una ricerca su topolini i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Toxicology.

Condotta da Ursula Winzer-Serhan del Texas A&M College of Medicine, la ricerca suggerisce che la nicotina potrebbe fornire la chiave per nuove azioni anti-aging.

Gli esperti hanno aggiunto diverse dosi di nicotina nell’acqua di topolini e visto che solo ad alte dosi la sostanza produce nell’animale dei cambiamenti comportamentali, con riduzione dell’appetito e minor consumo calorico. A livello cerebrale si nota invece l’aumento della presenza di recettori specifici per la nicotina. Secondo i dati preliminari la sostanza sortirebbe effetti anti-aging sui topi, proprio legati al suo effetto ‘spezza-fame’.

Questi risultati, comunque, non devono incoraggiare a fumare, né ad assumere sostanze contenenti nicotina, conclude l’autrice, che comunque è una sostanza che dà dipendenza. Sono invece la premessa per nuove ricerche su possibili azioni anti-aging magari di sostanze affini ma meno nocive.