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L’efficacia del virus anti influenza potrebbe essere causata dalle mutazioni legate al metodo di produzione dove i virus si incubano e vengono fatti crescere all’interno di uova. Questo è quanto emerge dai dati dello scorso anno, dove si è verificata una mutazione del 43% dei casi. Di diversi pareri i due istituti di ricerca in materia: i ricercatori dell’University of Pennsylvania affermano che la mutazione emersa nel virus A H3N2 è stato causa delle mutazioni del virus; mentre i ricercatori dello ScrippsResearchInstitute adducono la causa della mutazione genetica ad altri fattori che riguardano la zona più importante per il riconoscimento da parte del sistema immunitario.
Nella previsione di un investimento di maggiori risorse nella ricerca delle cause di mutazione genetica del virus, i ricercatori degli istituti e i medici dei presidi sanitari assicurano che la somministrazione del vaccino anti influenzale rappresenta comunquela migliore forma di protezione ad oggi.

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Fino a dicembre gratis in 11 centri del Lazio

Circa un quarto delle donne operate per tumore al seno potrebbe evitare la chemioterapia adiuvante dopo intervento, trattamento che risulterebbe inefficace, oltre ad essere gravato da pesanti effetti collaterali e costi onerosi per il SSN.
Un test molecolare altamente affidabile è in grado di predire su un gruppo di pazienti operate per cancro al seno le probabilità che la chemioterapia sia efficace e di prognosticare un’eventuale ricaduta a 10 anni dalla diagnosi.
Nel Lazio ogni anno sono circa 4.200 le nuove diagnosi di tumore al seno e questo accade in Italia ogni anno per oltre 48.000 donne. La grande maggioranza affronta l’intervento chirurgico e, circa la metà, dopo l’operazione viene sottoposta a chemioterapia adiuvante, che spesso non risulta efficace. Oggi però un nuovo test genomico consente su pazienti operate per un cancro al seno di prognosticare un’eventuale ricaduta a 10 anni dalla diagnosi e le probabilità che la chemioterapia sia efficace. Per le pazienti significa non dover affrontare senza motivo i pesanti effetti collaterali della chemioterapia, con riduzione dei costi anche per il Servizio Sanitario Nazionale correlati al trattamento ed alle possibili complicanze. In Italia le pazienti eleggibili hanno la possibilità di effettuare gratuitamente il test grazie al programma di sperimentazione PONDx, avviato a febbraio 2016 e attualmente in corso in 11 Centri del Lazio, tra i quali l’Istituto Nazionale Regina Elena di Roma. Al momento sono state testate più di 600 pazienti solo nel Lazio, di cui più di 60 presso l’Istituto Nazionale Regina Elena. Analogo studio è stato condotto in numerosi Centri Ospedalieri in Regione Lombardia e in altri Centri sul territorio italiano. I risultati saranno presentati in occasione di vari Congressi previsti nei prossimi mesi.
”Il test Oncotype DX© ci aiuta a individuare meglio le pazienti che hanno una prognosi più sfavorevole e ci dice quali di queste possono giovarsi di un trattamento chemioterapico in aggiunta all’ormonoterapia sia in pre che in post-menopausa”, afferma Francesco Cognetti, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Regina Elena di Roma. ”In particolare, il test fornisce informazioni su pazienti con tumore invasivo della mammella, linfonodi negativi o positivi fino a un massimo di 3, con recettori ormonali positivi, pazienti che in base ai prelievi anatomo-clinici e biologici sono in una zona di confine, in una fase in cui si può includere o escludere con certezza il trattamento chemioterapico rispetto alla sola ormonoterapia”.

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Fatto di una ‘schiera’ di minuscoli vermi

E’ piccolo come il chip di un telefono cellulare e aiuta a studiare l’efficacia dei farmaci per le malattie neurodegenerative: si tratta di una piattaforma nella quale per la prima volta vengono ‘schierati’ i vermi più studiati dai genetisti, i minuscoli Caenorhabditis elegans. Descritta sulla rivista Nature Communications, è stata realizzata nell’università del Texas di Austin, dal gruppo di Adela Ben-Yakar.
Attualmente è possibile studiare gli effetti dei farmaci solo sulle cellule coltivate in laboratorio, ma questo chip ‘vivente’ permette per la prima volta di osservare l’effetto dei farmaci su organismi. Il chip vivente permette di osservare contemporaneamente gli effetti di 96 molecole su 3.600 C. elegans. Quest’ultimo è un organismo particolarmente adatto allo studio delle malattie neurodegenerative perchè ha un sistema nervoso completo, che comprende diversi gruppi di neuroni. E’ inoltre uno dei primi organismi multicellulari dei quali è stata ottenuta la mappa completa del genoma.
Per dimostrare l’efficienza del chip, per cui è stato richiesto il brevetto, i ricercatori hanno analizzato circa mille farmaci approvati dall’ente per il controllo dei farmaci degli Stati Uniti, la Fda (Food and Drug Administration) per la cura di diverse malattie neurodegenerative. Per ora è stato realizzato un prototipo, ma si sta sviluppando un dispositivo commerciale più economico e facile da produrre.